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NELL’80° ANNIVERSARIO DELLA “RESA INCONDIZIONATA” DELL’ITALIA AGLI ANGLO-AMERICANI E LE SUE TRAGICHE CONSEGUENZE


Francesco Mattesini
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Mi è venuto la curiosità di vedere come si erano comportati gli altri paesi Europei costretti a passare dai tedeschi agli alleati dall'andamento della guerra.

In Finlandia le forze tedeschi e erano deboli e si ritirarono lentamente verso nord inseguiti dai finlandesi.

La Bulgaria non era in guerra con la Russia, non c'erano forze tedesche, dichiarò guerra alla Germania e immediatamente dopo ricevette la dichiarazione di guerra da parte della Russia.

La Romania è il caso più simile all'Italia. Vi fu un colpo di stato del Re contro il governo filotedesco e immediata dichiarazione di guerra alla Germania. fu costretta comunque alla resa incondizionata. Dopo il cambio di fronte l'esercito combatté duramente contro tedeschi e ungheresi.

In tutti questi casi l'esercito rimase unito, ma le condizioni erano molto diverse che in Italia; era l'estate '44 quando i tedeschi erano molto più deboli e non in grado di mantenere il controllo del paese che li stava abbandonando.

Rimango dell'idea che il disfacimento dell'esercito italiano fosse inevitabile.

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Sto leggendo il libro di Mario Roatta "8 milioni di baionette..." traspare chiaramente la personalità dell'autore. Parla come se lui non avesse avuto un ruolo di primordine tra le autorità militari italiane del tempo, ricordo era il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, quindi come se avesse avuto poca responsabilità su tutto ciò che è accaduto nei giorni precedenti e successivi all'8/9/43. Insomma, in soldoni, la responsabilità fu degli altri... 

Sono rimasto particolarmente colpito da questo nonostante sapessi che Roatta era noto perchè amante della bella vita, mangiare, feste, donne ecc. Non c'è niente di male in tutto questo, il problema è che non rinunciava a questo stile di vita neppure nei momenti critici che avrebbero richiesto diciamo maggiore sobrietà. Non parliamo poi delle sue responsabilità circa quello che accadde in Slovenia e per il quale nel dopoguerra fu indagato. Ovviamente come purtroppo spesso succede ai personaggi di quel tipo, riuscì a farla franca sfruttando le varie amnistie, morendo tranquillamente a Roma.

 

 

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Adesso, GABRIELEM ha scritto:

Sto leggendo il libro di Mario Roatta "8 milioni di baionette..." traspare chiaramente la personalità dell'autore. Parla come se lui non avesse avuto un ruolo di primordine tra le autorità militari italiane del tempo, ricordo era il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, quindi come se avesse avuto poca responsabilità su tutto ciò che è accaduto nei giorni precedenti e successivi all'8/9/43. Insomma, in soldoni, la responsabilità fu degli altri... 

Sono rimasto particolarmente colpito da questo nonostante sapessi che Roatta era noto perchè amante della bella vita, mangiare, feste, donne ecc. Non c'è niente di male in tutto questo, il problema è che non rinunciava a questo stile di vita neppure nei momenti critici che avrebbero richiesto diciamo maggiore sobrietà. Non parliamo poi delle sue responsabilità circa quello che accadde in Slovenia e per il quale nel dopoguerra fu indagato. Ovviamente come purtroppo spesso succede ai personaggi di quel tipo, riuscì a farla franca sfruttando le varie amnistie, morendo tranquillamente a Roma.

 

 

Roatta doveva finire impiccato, accanto a Badoglio.

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Il libro di Aga Rossi va bene. Quello di Ruggero Zangrandi non mi ha mai convinto,.

 

Riporto quanto ho scritto nel mio ultimo libro sulla mancata difesa di Roma e la fuga di Porta San Paolo:

 

Sulla fuga del Re e del suo seguito lo storico Jens Petersen ha ritenuto inattendibile l’ipotesi, avanzata da molti, che “ci sia stata qualche intesa tacita o esplicita tra Kesselring e gli italiani”. Su questa eventuale e meschina macchinazione esiste soltanto il legittimo sospetto, anche se “Sorprende di fatto la facilità con la quale il Governo, il Re e il Comando Supremo riuscirono ad attraversare gli Abruzzi e a raggiungere la sera del 9 settembre la costa Adriatica”. Ruggero Zangrandi, e più recentemente anche Elena Aga Rossi in Una nazione allo sbando, parlano di un ipotetico “accordo segreto tra Kesselring e il governo Badoglio”; ma Petersen, e noi siamo tendenzialmente della sua stessa opinione, tende ad escluderlo per il seguente motivo:[1]

L’esistenza di un tale accordo è molto inverosimile e praticamente da escludere. Un ordine di lasciare passare il Re e il governo Badoglio avrebbe richiesto la complicità di centinaia di persone, e avrebbe certamente rovinato la carriera di Kesselring, colpevole di aver fatto fuggire Badoglio, l’uomo più odiato da Hitler in quel momento.

E’ invece da tenere in considerazione, che noi condividiamo, la tesi sostenuta da Renzo De Felice, secondo il quale:[2]

Kesselring, contravvenendo agli ordini di Hitler, ma giudicando in base agli svantaggi che avrebbe potuto per lui avere la cattura di Vittorio Emanuele, abbia volutamente ignorato l’autocolonna reale in marcia verso la costa adriatica, così da scongiurare il pericolo di provocare tra gli italiani e soprattutto  nell’esercito  un  sollevamento  degli animi  e una  resistenza  che gli avrebbe procurato ulteriori difficoltà in un momento in cui già ne aveva tante. 

In effetti, lo ripetiamo, forse si trattò di una possibile combine, anche se non provata, il cui prezzo sarebbe stato per gli italiani che il Re si sarebbe messo in salvo come desiderava e nella città di Roma, con i suoi preziosi monumenti e opera d’arte, non si sarebbe combattuto. E questo avrebbe permesso a Kesselring, di non essere imbottigliato tra gli Alleati e gli italiani, come era nei piani degli anglo-americani, e con il possesso delle ferrovie e delle strade statali per Napoli (Casilina e Appia) e Pescara (Tiburtina Valeria), nonché la strada lungomare, avere libera la via per fare affluire rinforzi e i rifornimenti alle sue sei divisioni presenti nel sud Italia, in particolare a Salerno.


[1] Jens Petersen “Italia e Germania nell’estate 1943”, L’Italia in guerra. Il quarto anno – 1943, Commissione Italiana di Storia Militare, Roma, 1994, p. 247-248.

[2] Renzo De Felice, Mussolini l’alleato, vol. II, La guerra civile 1943-1945, Torino, Einaudi, 1947, p. 81.

 

Edited by Francesco Mattesini
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9 ore fa, GABRIELEM ha scritto:

Sto leggendo il libro di Mario Roatta "8 milioni di baionette..." traspare chiaramente la personalità dell'autore. Parla come se lui non avesse avuto un ruolo di primordine tra le autorità militari italiane del tempo, ricordo era il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, quindi come se avesse avuto poca responsabilità su tutto ciò che è accaduto nei giorni precedenti e successivi all'8/9/43. Insomma, in soldoni, la responsabilità fu degli altri... 

Sono rimasto particolarmente colpito da questo nonostante sapessi che Roatta era noto perchè amante della bella vita, mangiare, feste, donne ecc. Non c'è niente di male in tutto questo, il problema è che non rinunciava a questo stile di vita neppure nei momenti critici che avrebbero richiesto diciamo maggiore sobrietà. Non parliamo poi delle sue responsabilità circa quello che accadde in Slovenia e per il quale nel dopoguerra fu indagato. Ovviamente come purtroppo spesso succede ai personaggi di quel tipo, riuscì a farla franca sfruttando le varie amnistie, morendo tranquillamente a Roma.

 

 

Di Roatta Mursia sta pubblicando tutti i diari. E' stata una operazione meritoria fatta con criterio che ha comportato delicatissimi rapporti con la famiglia di cui l'editore e il curatore hanno conquistato la fiducia. Insomma, andavano pubblicati.

Ho letto quelli relativi alle vicende del 1943 e non si può non vedere l'intento autoassolutorio e autogiustificatorio oltre ogni sensatezza, oltre ogni evidenza.

I diari sono si fonti primarie, ma vanno presi con le pinze per l'attendibilità. E qui altro che pinze, molloni da altoforno.

Di Roatta sarebbe sempre da ricordare quello che combinò sul fonte orientale e le ormai documentate fucilazioni, repressioni e rappresaglie contro i civili.

 

Sempre sul tema fronte orientale c'è un altro libro di Elena Aga Rossi

https://www.mulino.it/isbn/9788815271594

 

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Mi sono interessato a Roatta dopo aver letto "Otto milioni di baionette" e ho letto i suoi diari pubblicati.

 Pubblico integralmente la mia recensione su Amazon del diario 6 settembre - 31 dicembre 1943 (mio giudizio 3 stelle su 5).

"Per capire come possa convivere una recensione entusiastica con una stroncatura, bisogna considerare che ci sono due tipi di diario.
Quelli scritti con l’idea di usarli in futuro come base per le proprie memorie, come quelli di Ciano e che vertono su argomenti politici, anche se a volte riportano vicende personali.
Quelli privati, essenzialmente una registrazione di fatti personali, come quelli di Roatta.
Scrive “sono andato da Badoglio” o “mi ha visitato il Principe Umberto”, più o meno come scrive “sono andato dal sarto”, “la scorsa notte ho dormito bene”.
Raramente riporta quanto detto in un colloquio, generalmente solo quando l’interlocutore importante dice qualcosa di lusinghiero nei suoi confronti.
Non fa mai ragionamenti filosofici, le rare concessioni ai sentimenti sono le preoccupazione per la moglie e il figlio rimasti al nord e qualche deprecazione per lo stato miserevole dell’Italia.
Il curatore Francesco Fochetti scrive che i diari coprono i periodi 1915-19, 1939-41, dal 6/09/43 fino all’arresto il 16/11/44 e periodi successivi; inoltre vi è un lunghissimo racconto sull’attività come addetto militare in Polonia dal 1926 al 1930.
Mancano quelli che ritengo i periodi più interessanti, la permanenza in Spagna 1936-39 e quella in Croazia gennaio 1942 – febbraio 1943, ma anche così la scelta fatta da Fochettti per la pubblicazione mi ha lasciato perplesso prima ancora di leggere il libro.
Giustificata per il periodo dal 6 settembre all’11 novembre 1943 quando era Capo di Stato Maggiore Esercito, ma il periodo successivo fino al 31 dicembre ’43 è di scarso interesse, come ammette anche il curatore e poteva essere tranquillamente condensato come per il periodo successivo al 1 gennaio 1944.
In pratica dopo la metà settembre ’43 non c’era più un esercito da comandare, si chiedeva agli alleati di poter combattere contro i tedeschi e gli alleati rispondevano che accettavano solo forze per presidiare il territorio, quindi nei diari non poteva esserci qualcosa di storicamente rilevante.
Fochetti è un bravo e scrupoloso archivista, non uno storico.
L’interesse rimane dal punto di vista della storia del costume, siamo riportati in un mondo in cui non esistevano vestiti preconfezionati, si comprava la stoffa e la si portava dal sarto, le auto si guastavano spesso e così via.
In un primo tempo mi è piaciuta la decisione del curatore di coprire con OMISSIS alcuni dati di natura privata e personale, ma ripensandoci ho trovato l’OMISSIS sui diari un po’ ridicolo; le persone che potrebbero offendersi sono magari morte da 50 anni!
Nei diari sono citate molte persone, generali e politici e le note per inquadrarle sono decisamente scarse, in questo caso il curatore è stato carente.
Dal punto di vista della documentazione delle figure minori è eccezionale “Lenin a Zurigo” di Solzenicyn; alla fine del libro ci sono 25 pagine di note biografiche su rivoluzionari ed altri personaggi redatte dall’autore.
Concludendo, i difetti del libro non sono colpa di Roatta."

Non si racconta di cene, feste o avventure femminili, sospetto che si tratti di maldicenze di commilitoni invidiosi.

Molto più interessante è "Sciacalli addosso al SIM" e anche qui ricopio la mia recensione (mia valutazione 5 stelle su 5)

"Questo è il secondo libro ricavato dall’archivio Roatta, ma a differenza dei diari era stato scritto con l'intenzione di pubblicarlo.
Comincio con le critiche, tutte imputabili al curatore l’archivista storico Francesco Fochetti.
Non è stato fatto nemmeno un minimo di commento, le note sono solo quelle originali di Roatta.
Non esiste un elenco dei nomi delle persone citate, con un minimo di note biografiche.
Vi sono persone di cui Roatta non cita il nome, ma che ora sarebbero facilmente identificabili.
Le citazioni in francese non sono tradotte.
Nella parte finale relativa all’evasione ci sono parecchi riferimenti ad una piantina dell’ospedale che non è inclusa nel libro.
Insomma con un minimo di fatica si sarebbe potuto fare un lavoro molto migliore.
Il titolo è quello originale scelto da Roatta, a cui probabilmente piacevano i titoli ad effetto, ma non rispecchia molto il contenuto del libro.
Nella prima parte Roatta scrive del periodo 1934-37 in cui era a capo del SIM; descrive accuratamente struttura, metodi, compiti del SIM.
Mi ha stupito e stupirà molti scoprire che in quel periodo il SIM si occupava quasi esclusivamente di Francia, Jugoslavia, ma soprattutto di Germania, che era considerata il nemico più probabile e pericoloso per la questione dell’Alto Adige.
I libri di storia in argomento spionaggio sono in fondo superficiali, ricostruiscono quasi esclusivamente le operazioni più importanti, successi e fallimenti; Roatta invece cita raramente qualche episodio senza citare nomi e date, a titolo di esempio per illustrare metodologie ed obbiettivi.
Vi è poi una breve parte sempre interessante dedicata alla sua partecipazione nella guerra di Spagna, quindi si salta al novembre 1944 quando fu arrestato e processato con l’accusa di essere il mandante dell’uccisione dei fratelli Rosselli avvenuto in Francia nel giugno 1937.
Pubblico ministero al processo era Carlo Berlinguer del Partito d’Azione, padre di Enrico Berlinguer futuro segretario del Partito Comunista.
Pochi giorni prima della sentenza in cui fu condannato all’ergastolo, Roatta fuggì dall’ospedale militare, cosa che al tempo ebbe enorme risonanza e fu attribuita a estese complicità in alto loco.
Invece Roatta racconta che fece tutto da solo, poteva solo sperare in un suo amico che in precedenza si era offerto di ospitarlo; io credo nella sua versione, quasi sempre le spiegazioni più semplici sono quelle giuste.
Per concludere è scritto bene, piacevole da leggere."

Nel libro parla dell'attività degli addetti militari presso le ambasciate, e afferma che devono disporre di fondi adeguati per poter invitare presso la propria abitazione e devono partecipare alla vita sociale di alto livello della capitale; in tal modo possono raccogliere confidenze e informazioni.

Probabilmente aveva seguito questi principi quando era addetto militare in Polonia e in Germania e così è nata la nomea di amante della bella vita.

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12 ore fa, Giuseppe Garufi ha scritto:

Roatta doveva finire impiccato, accanto a Badoglio.

Come deve comportarsi il comandante di una armata di occupazione in territorio nemico dove ci sia guerriglia?

Citatemi un caso di uno che non si sia macchiato di crimini di guerra.

Con gli stessi criteri tutti andrebbero fucilati, a partire dei comandanti francesi in Algeria o quelli USA in Vietnam.

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9 ore fa, Giancarlo Castiglioni ha scritto:

Come deve comportarsi il comandante di una armata di occupazione in territorio nemico dove ci sia guerriglia?

Citatemi un caso di uno che non si sia macchiato di crimini di guerra.

Con gli stessi criteri tutti andrebbero fucilati, a partire dei comandanti francesi in Algeria o quelli USA in Vietnam.

i crimini di guerra restano crimini di guerra

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