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Restano i dubbi sulla perdita del sommergibile ROMOLO


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Di Domenico Clarizia (con un commento di Platon Alexiades)
Riesame degli avvenimenti della notte 17/18 lugio 1943 e dell'affondamento del sommergibile Romolo

 

La perdita del sommergibile ROMOLO è attribuita, dalle fonti ufficiali, a probabile esplosione interna, nel locale batterie o nel deposito munizioni, conseguente i danni subiti a seguito dell’attacco con bombe da parte di un aereo inglese, un Wellington del 221 Squadron, alle 03.20 del 18 Luglio 1943 a S di Capo Spartivento.
In letteratura la perdita viene riportata all’incirca con le medesime informazioni; l’unico approfondimento disponibile è un articolo di Franco Prosperini apparso sulla rivista Storia Militare n. 148 dove la versione ufficiale della perdita è descritta in dettaglio riportando le considerazioni della Commissione d’Inchiesta Speciale (C.I.S.).





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Affinché in questa discussione, nuovo rompicapo, si possano conoscere tutte le ipotesi dell’affondamento del sommergibile ROMOLO, porto a conoscenza il seguente Rapporto al DUCE del 22 luglio 1943, consegnato a MUSSOLINI l’ammiraglio Arturo RICCARDI, Sottosegretario e Capo di Stato Maggiore della Regia Marina.

 

 

Francesco Mattesini

 

 

SUPERMARINA

 

22 Luglio 1943-XXI

 

Visto dal DUCE

Rapporto del 22.7.42-XXI

 

         I Sommergibili ROMOLO e REMO, costruiti espressamente quali trasporti, dovevano per necessità operative trasferirsi al più presto nel Mar Tirreno per venire temporaneamente adibiti al traffico con le isole maggiori.

 

         Caratteristiche costruttive di tali unità erano, in rapporto ai loro compiti: la mancanza di siluri e di cannoni, di poter dedicare al trasporto la maggior quantità possibile del loro dislocamento (tonn. 2.200 in superficie) e le notevoli dimensioni indispensabili per assicurare una buona capacità di carico: erano dotate di 3 complessi binati di mitragliere da 13,2. Era per contro loro speciale caratteristica poter eseguire l’immersione nel modo più rapido possibile, sempre in relazione  al loro dislocamento, immersione che poteva in effetti compiersi in soli 45 secondi e cioè con un aumento di appena quindici secondi rispetto a quella dei sommergibili operativi (tonn. 870).

 

         La consegna inerente al loro impiego era infatti quella di poter scomparire al più presto sott’acqua in caso di un qualsiasi avvistamento.

 

         In considerazione che tali caratteristiche rendevano le unità di difficile impiego per la loro vulnerabilità, si era provveduto a dotarle dei primi due apparecchi Metox disponibili per la scoperta della radiolocalizzazione, era stata particolare cura destinarvi quali Comandanti ufficiali di provata capacità, ed erano state condotte esaurienti prove relative al funzionamento di tutte le apparecchiature.

 

L’allenamento del personale, agevolato dall’entusiasmo dell’equipaggio, era stato condotto con ritmo intenso, prolungato ancora di alcuni giorni in seguito a lavori resisi necessari nel corso delle prove, ed infine considerato sufficiente e soddisfacente dai Comandanti stessi delle unità.

 

Per il trasferimento veniva stabilito di fare eseguire al sommergibile navigazione occulta, ossia in superficie solo di notte, in immersione di giorno.

 

Ma in seguito dello sbarco nemico in Sicilia, il contrasto antisommergibile avversario nella zona dove le unità dovevano necessariamente passare divenne più forte, ed andò intensificandosi giorno per giorno. Le crociere di motosiluranti andavano estendendosi, l’esplorazione aerea assumeva sempre più carattere di continuità, sommergibili nemici venivano avvistati in prossimità delle coste calabre.

 

         Data la situazione contingente che imponeva di far trasferire le unità nel Tirreno al più presto, e di transitare lo stretto di Messina di giorno (perché di notte vi era in atto la caccia antisommergibile nazionale), veniva ordinato di far partire le unità rispettivamente: il REMO alle ore 1100 ed il ROMOLO alle ore 1600 del giorno 15 luglio, eseguendo navigazione in superficie fino al Punto M 1, in modo da passare al più presto a Nord dello stretto, e la navigazione occulta dal Punto M 1 al Punto B 1. Veniva richiesta la scorta aerea per le due unità dall’alba del giorno 16 fino al passaggio dello stretto.

 

         Non potendo essere assicurata tale scorta e prevedendosi il giorno 16 il passaggio attraverso lo stretto di un sommergibile nazionale con scorta a.s. di tre  motosiluranti, veniva stabilito di fare eseguire al ROMOLO e REMO navigazione occulta anche nello Jonio fino a Sud-Ovest della Calabria – essendo questa la zona più pericolosa – ritardando eventualmente di un giorno l’arrivo.

 

         In seguito a tale comunicazione, alle ore 2000 del 15 si ordinava ai due sommergibili, che si trovavano già in mare, di eseguire navigazione occulta, regolandosi in modo da trovarsi esattamente e rispettivamente alle 0400 ed alle 0500 del 17 sul meridiano 16°E. e di effettuare da detto meridiano navigazione in immersione anche durante le ore notturne, in modo da emergere a miglia 6 per 212° da Reggio Calabra rispettivamente alle 1700 ed alle 1900 del giorno 17. In detto punto le unità avrebbero trovato ognuna una VAS nazionale che le avrebbe scortate fino a Nord dello stretto.

 

         Successivamente, alle 1337 del giorno 16, in considerazione del passaggio previsto del R. Incr. SCIPIONE si o0rdinava ai due sommergibili di regolare la propria navigazione in modo da essere sul meridiano 16°06’ E rispettivamente alle 0200 ed alle 0300 del 17, iniziando a tali ore la navigazione in immersione e restando invariate le precedenti disposizioni circa il punto e le ore di emersione davanti a Reggio Calabria.

 

         Dopo la partenza delle unità più nessuna notizia ha potuto essere raccolta a loro riguardo.

         Sono state fatte tutte le ipotesi possibili; e precisamente:

 

a) azione di mine: è stata esclusa dati i fondali altissimi sui quali s9i svolgeva la navigazione;

 

b) azione di M/S: non appare probabile dato che il nemico le aveva concentrate a Capo dell’armi contro lo SCIPIONE, e mancandone ogni altro avvistamento;

 

c ) azione di aerei: è possibile, in quanto nelle stesse zone un sommergibile nazionale risulta perduto e molte altre unità attaccate e poste in avarie gravi. Si deve però notare che nessun segnale riguardo al ROMOLO e REMO da parte degli aerei è stato intercettato, mentre di consueto gli aerei avversari segnalano sempre l’avvistamento e l’attacco ai sommergibili e tali segnali vengono normalmente decrittati;

        

d) azione di sommergibili: è quella che appare più probabile anche alla luce dei successivi avvenimenti. Un sommergibile era stato infatti segnalato sotto costa a Punta Alice ed anche per questo le rotte dei due sommergibili erano state portate più al centro del golfo di Taranto.

 

         Ma non è improbabile che, in vista dell’azione di bombardamento eseguita nella notte sul 22 da grosse unità nemiche contro Crotone, tale sommergibile abbia in precedenza ricevuto ordine di dislocarsi al centro del Golfo e spostarsi successivamente verso Taranto allo scopo di sorvegliare i movimenti delle nostre navi da battaglia. Nel corso di tali spostamenti l’incontro dei due sommergibili nazionali sarebbe risultato assai probabile e le grandi dimensioni di essi lo avrebbero facilitato.

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Ringrazio Platon Alexiades, FDD/Milani e Mattesini per i documenti che integrano bene le mie considerazioni. I rapporti di Platon confermano che l'attacco delle 03.20/18 interessò l'AMBRA e non è quindi la causa della perdita del ROMOLO.

Mi sembra interessante notare anche le differenze di valutazioni (anche se i motivi sono comprensibili) sullo stato di efficienza e sull'addestramento degli equipaggi tra il promemoria di Riccardi e le considerazioni della Commissione d'Inchiesta Speciale.  Anche Riccardi segnala tuttavia che l'allestimento dei due sommergibili si prolunga "per ulteriori lavori resisi necessari nel corso delle prove" e che il sistema di immersione aveva evidentemente caratteristiche speciali e diverse da quelle degli altri battelli.

Pur non essendo possibile ovviamente trarre conclusioni definitive circa la perdita del ROMOLO, l'ipotesi dell'incidente in fase di immersione, in mancanza anche di altre possibili cause di perdita, sembra essere, se non molto probabile, certamente possibile.

Domenico C.

 

 

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Grazie mille Platon.

 

Ringrazio anche Gabriele Milani per aver postato il suo documento. Io non ci sono riuscito a spedirlo perché ho sempre problemi nella posta elettronica del mio computer.

 

Ritengo anche valida l'ipotesi dell'incidente in fase di immersione del ROMOLO  come ha scritto  Domenico C.

 

Cordialmente

 

Francesco

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  • 1 year later...

L'interessante approfondimento su cause e circostanze della perdita del Romolo m'induce ad una riflessione sul contributo che il ritrovamento dei relitti delle due unità da trasporto gemelle potrebbe un domani fornire all'accertamento della completa verità storica. In particolare, per il Remo (TV Vassallo) abbiamo anche le coordinate del punto d'affondamento (lat.39°19'N - long.17°30'E), 25 miglia a levante di Punta Alice, e la certezza del siluramento ad opera dell'HMS United (Lt Roxburgh) nel pomeriggio del 15 luglio 1943. Mi chiedo: una "bestia" di 87 metri di lunghezza e di 2.200 tonnellate di dislocamento in superficie può ancora rimanere ignota ai sonar dei cacciamine e delle navi idro-oceanografiche della nostra Marina Militare? Ieri, 9 settembre, era il giorno dedicato alla memoria dei Caduti del mare. Almeno per il Remo, che giace in un preciso punto del Golfo di Taranto e non in una remota area oceanica, vi risulta traccia di qualche attività passata, in corso o in programmazione per localizzarne il relitto in vista di eventuali rilievi più probabilmente affidati a Rov?  

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