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Affondamento del Sommergibile britannico HMS UPHOLDER


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To Francesco Mattesini:

 

Some time ago you wrote in an article that HMS UPHOLDER was probably sunk by German aircraft at 1310/14 April  1942. I quote:

 

"...La terza ipotesi, la più convincente, fa ritenere che l'Upholder sia stato affondato da aerei tedeschi nel pomeriggio del 14 aprile. Alle 13.10 di tale giorno due Me 110' E due Do 17, appartenenti rispettivamente alla 8^ e alla 10^ Squadriglia del 3° Gruppo del 26° Stormo Distruttori (III/ZG.26), partiti dall'aeroporto di Castelbenito (Tripoli), durante il volo di avvicinamento per assumere la scorta ravvicinata al convoglio dell'operazione Aprilia avvistarono una scia, probabilmente causata dall'idrofono di un sommergibile, e dopo averla attaccata con bombe osservarono una macchia scura emergere sulla superficie del mare."

 

Can you tell me where the attack took place? Many thanks.

 

Best wishes,

 

Platon

 

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Caro Platon.

 

Ti mando la mia ricostruzione sull'affondamento dell'HMS UPHOLDER. Se vuoi aggiungere qualche dato importante te ne sarei grato.

 

Francesco

 

 

27) Upholder; 540 tons (14 aprile 1942)

 

Partì da Malta il 6 aprile 1942 per portarsi nel Golfo di Susa (Tunisia) allo scopo di sbarcare due agenti segreti arabi e poi di recuperare, nella notte fra il 9 e il 10, un capitano dell’Esercito inglese, di nome Wilson che, a bordo di un canotto pneumatico, aveva accompagnato a terra i due arabi. Ripreso a bordo il capitano Wilson, l’Upholder (tenente di vascello Malcolm David Wanklyn)  nella notte fra il 10 e l’11 aprile si incontrò ad occidente nell’isola Lampione (Lampedusa) con il sommergibile Unbeaten, sul quale trasbordò il suo passeggero che doveva andare in Inghilterra, portando documenti d’intelligence.

 

Quindi, l’Upholder, che si trovava a levante dell’isola Djerba,  ricevé l’ordine, trasmesso alle 22.55 dal Comando della 10a  Flottiglia, di recarsi in lat. 33°N, long. 14°E per pattugliare le acque a oriente di Tripoli durante la giornata del 12 aprile. L’indomani, con trasmissione delle ore 10.15 del Comando della 10a  Flottiglia, l’Upholder  fu informato di spostarsi a nordest di Tripoli per costituire con i sommergibili Trasher e Urge, che erano essi pure in missione in zone attigue, una linea di agguato davanti alla rotta di un importante convoglio italiano diretto a Tripoli (operazione “Aprilia”). Nello shieramento che doveva entrare in vigore alle ore 02.00 del 15, l’Upholder ebbe assegnata la posizione lat. 33°25’N, long. 13°40’E, tra l’Urger e il Trasher. Questi ultimi due sommergibili, essendo in procinto di raggiungere le loro zone,  udirono esplosioni lontane di cariche di profondità che si susseguirono dalle prime ore del mattino del 14 fino al crepuscolo.

 

Quella stessa sera il Trasher tentò, come era stato previsto,  di mettersi in contatto con l’Upholder ma questi non rispose. La sua perdita è stata fino ad oggi attribuita alle bombe di profondità della torpediniera italiana Pegaso (capitano di corvetta Francesco Acton), che alle 16.00 del 14 aprile attaccò, in lat. 34°47’N, long. 15°55’E, un supposto sommergibile avvistato da un aereo Cant Z. 506 della 170a Squadriglia dell’83° Gruppo della Ricognizione Marittima di Augusta, che scortava il convoglio con compiti antisommergibili. Ma dopo aver fatto il segnale di allarme, per la presenza di una scia alla superficie del mare ritenuta appartenente al periscopio di un sommergibile, il pilota dell’aereo italiano, tenente Pier Luigi Colli, che era coadiuvato da un ufficiale osservatore della Regia Marina nella persona del tenente di vascello Mauro Tavoni, si accorse che in realtà quella scia era causata da un delfino.

 

Rientrato alla base Collì confermò il suo errore, e disse chiaramente che, avendo assistito dall’alto all’attacco della Pegaso, questo si era svolto contro alcuni delfini. Occorre poi dire che l’Upholder non poteva trovarsi in quella zona a nordest di Malta, perché si trovava spostata di ben 100 miglia dalla posizione che gli era stata assegnata nello sbarramento, tra l’Urge e il Trasher, e il comandante Wanklyn difficilmente avrebbe potuto prendere una simile iniziativa.

 

Sulla perdita dell’Upholder  restano tre sole spiegazioni possibili.

 

La prima è che sia andata a finire su uno sbarramento minato italiano al largo di Tripoli, nella notte tra l’11 e il 12 aprile. Ma un sommergibile, che certamente era l’Upholder, fu avvistato in superficie al largo di Misurata il mattino del 13, ed è quindi ipotesi anche questa da scartare.

 

La seconda ipotesi, è che sia stato affondato durante una caccia antisom. Nel periodo fra il 10 e il 15 aprile si svolse con Tripoli un intenso movimento di convogli in arrivo e in partenza, e da parte italiana si ebbero due avvistamenti di sommergibili, rispettivamente l’11 al largo del porto e, come detto, il 13 al largo di Misurata. Di conseguenza sui verificò al largo di Tripoli una ricerca antisom, che fu estesa durante i giorni 13 e 14  sin oltre Misurata da parte dei motodragamine tedeschi della 6a Flottiglia R 9, R 12 e R 15 e dalla torpediniera italiana Mantanari. Tutte queste unità scaricarono in mare molte bombe di profondità ma nessuna di esse segnalò di aver ottenuto un concreto risultato.

 

La terza ipotesi, la più convincente, fa ritenere che l’Upholder sia stato affondato da aerei tedeschi nel pomeriggio del 14 aprile. Alle 13.10 di tale giorno due Me 110 e due Do 17, appartenenti rispettivamente alla 8a e alla 10a Squadriglia del 3° Gruppo del 26° Stormo Distruttori (III/ZG.26), durante la scorta ravvicinata al convoglio dell’operazione “Aprilia” avvistarono una scia, probabilmente causata dall’idrofono di un sommergibile, e dopo averla attaccata con bombe osservarono una macchia scura emergere sulla superficie del mare.

 

In quindici mesi di attività bellica, a partire dal 24 gennaio 1941, il binomio Upholder – Wanklyn aveva affondato nel Mediterraneo 16 navi per 94.314 tonns, inclusi i transatlantici italiani Conte Rosso, Neptunia e Oceania, il cacciatorpediniere Libeccio e i sommergibili Saint Bon e Tricheco, ed avevano silurato e danneggiato altre quattro navi, tra cui l’incrociatore Giuseppe Garibaldi. Si tratta del maggiore successo ottenuto da un sommergibile e da un ufficiale comandante britannico nel corso della seconda guerra mondiale. Con l’Upholder andarono perduti i trentadue uomini dell’equipaggio, compresi quattro ufficiali, e un passeggero, il capitano dell’Esercito C. Parker, del Reggimento Beds e Herts.

Edited by Francesco Mattesini
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Caro Francesco,

 

Many thanks for your information which I had read before. Your article on the Aprilia convoy in the Bollettino was excellent.

A little correction: The passenger was Lance Corporal Charles Parker (not Captain). A little typo: the torpedo-boat was Montanari (not Mantanari).

Montanari did not carry out any depth charging with R 9, R 12 and R 15. All four vessels sailed from Tripoli at 0230/13 April and swept the area in advance of the arrival  of the Amsterdam/Giulia convoy escorted by the destroyer Premuda (capo scorta) and the torpedo boat Clio which was due to arrive at Tripoli on 13 April . Montanari and the three German minesweepers did not observe anything and reinforced the convoy at 0650/13 and escorted it in.

So this hypothesis can be eliminated.

Where did you find that a submarine was seen off Misurata on 13/4? Can you give me the time? To my knowledge there were no submarine in this area,

There were many reports of submarine "sightings' at this period (more than any other period) which are not corroborated by the presence of a submarine.

My personal opinion is that Upholder was lost on the Italian minefield "T" as she probably crossed it during the night of 11/12 April. This is a guess and I have no absolute proof.

I repeat my question: any position for the attack by the four German aircraft at 1310/14?

 

All the best,

 

Platon

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Siccome Platon Alrexiades ha citato il convoglio “Aprilia”, e l’inutile attacco della torpediniera PEGASO a un presunto sommergibile che per anni è stato ritenuto l’UPHOLDER del tenente di vascello David Wabnkley, considerato affondato in quell’occasione, riporto quanto ho scritto nel mio saggio su quell’episodio.

 

Per quanto riguarda l’idea di Platon che l’UPHOLDER sia affondato su un sommergibile dello sbarramento T di Tripoli, lascio a lui tutta la responsabilità di questa sua convinzione, che non può assolutamente provare, perché nessuno sulla vicina costa a sentito nulla e non ci sono state tracce di rottami o nafta alla superficie del mare, come all'epoca si sarebbe potuto appurare.

 

Quanto alla posizione del secondo attacco ad un sommergibile degli aerei tedeschi, il rapporto dell’O.B.S. non riporta la posizione, che potrebbe trovarsi soltanto su una relazione fatta a suo tempo nell’ambito del III./ZG 26, e certamente riportata anche nei Diari del Fliegerfuhrer Africa e della Luftflotte 2, e quindi consultabili se non sono andati distrutti alla resa della Germania.

 

 

“Alle 15.33 del 14 aprile 1942, durante l’attacco di aerosiluranti britannici al convoglio dell’operazione Aprilia, diretto a Tripoli, due velivoli tedeschi Ju.88,  che si trovavano di scorta ravvicinata al convoglio Kappa, dopo aver danneggiato uno degli aerosiluranti Beaufort attaccato alla quota di 200 metri, mitragliarono un sommergibile avvistato in superficie in lat. 36°10’N, long. 15°15’ E., con esito definito efficace dagli equipaggi tedeschi. Il sommergibile attaccato in quella posizione, che risultava essere molto a nord del convoglio e poco a sud di Malta non poteva essere l’Uopholder, e neppure l’Urge, e tanto meno il Thrasher. Poteva invece trattarsi del P 35 (tenente di vascello S.L.C. Maydon), che dalla documentazione britannica risulta sia partito dalla Valletta quel giorno 14 aprile per portarsi in una zona di agguato situata a sud di Lampedusa.  

 

Successivamente, alle ore 16.15, ad attacco degli aerosiluranti concluso contro il convoglio dell’operazione Aprilia, la torpediniera italiana Pegaso (capitano di corvetta Francesco Acton), ricevette da un idrovolante di scorta la segnalazione sulla presenza di un sommergibile, avvistato in lat. 34°47’N, long. 15°55’E, a 90 miglia per 130° da Malta. La segnalazione arrivava dall’idrovolante Cant. Z. 506 (MM 45389) n. 2 della 170^ Squadriglia dell’83° Gruppo della Ricognizione Marittima partito da Augusta alle 13.05 che aveva avvistato una “scia ritenuta di sommergibile”. L’idrovolante italiano dopo aver fatto il segnale d’allarme, mediante il lancio di un fumogeno bianco, riconobbe la scia avvistata per quella di un “delfino”.

 

La Pegaso, basandosi sull’allarme lanciato dal Cant Z 506, segnalò la presenza dell’unità subacquea a sinistra del convoglio, e il cacciatorpediniere Pigafetta (nave Capo Scorta del convoglio) , trasmettendo all’aria “Un sommergibile in 34°50’ – 15°50’”, ordinò alle navi di accostare d’urgenza a dritta, alzando il segnale di bandiera, sparando due razzi a luce verde e segnalando con il radiotelefono.

 

Nel frattempo la Pegaso, abbandonando il suo posto di scorta a prora del convoglio, aveva diretto a tutta forza  nella zona segnalata dal velivolo, e ritenne di aver preso contatto con l’unità subacquea mediante l’ecogoniometro. Quindi, nel corso di un’azione brevissima, la torpediniera lanciò in mare alcune bombe, per poi perdere il contatto con il presunto sommergibile. Al termine di questa breve azione, che non sembrava aver dato risultati concreti nei riguardi dell’unità subacquea attaccata (perché non vi era alcun sommergibile), la Pegaso segnalò il risultato dell’attacco al Pigafetta; quindi si allontanò dalla zona per raggiungere la testa del convoglio, che aveva proseguito nella sua rotta per Tripoli.

 

Il pilota del Cant Z. 506, sottotenente pilota Pier Luigi Colli, che coadiuvato dal guardiamarina osservatore Mauro Tavoni aveva seguito dall’alto tutta l’azione della torpediniera, e che purtroppo aveva causato quel falso allarme e il successivo attacco da parte della Pegaso, al rientro alla base confermò che non si trattava di un sommergibile. Colli sostenne di essersi sbagliato nel fare il segnale di allarme, perché l’avvistamento, accertato in un secondo tempo, si riferiva a “un delfino”. Anche l’attacco della Pegaso, affermò con convinzione il pilota dell’idrovolante, era stato diretto contro “scie di delfini”.”

 

Francesco Mattesini

Edited by Francesco Mattesini
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Caro Francesco,

 

Many thanks for the info which I had from your article. Regarding the attack by the two Junker 88 at 1533/14 April. Although P.35 passed about 25 miles west of this position we have to discount her for two reasons:

1. The submarine remained submerged all day according to her report (as per normal instructions), you mention that the 'submarine' was surfaced.

2. P.35 did not report being attacked. If she had been bombed so closely why did this incident was not worth mentioning in the patrol report?

I have checked the possibility that an Italian or German submarine may have been attacked in error but I could not find one in this area. Any suggestion?

We have to assume that this "attack" was bogus like many.

 

Best regards,

 

Platon

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Caro Platon

 

Non mi risulta che ci siano stati nel corso dell'operazione "Aprilia" attacchi aerei a sommergibili italiani o tedeschi.

 

Comunque se si trattava di un sommergibile britannico non poteva essere l'UPHOLDER non trovandosi in quella posizione.  Serebbe il caso di conoscere se il P 35 (tenente di vascello S.L.C. Maydon) é stato attaccato dopo la partenza da Malta, il 14 aprile poiché nel libro  "Submarines" della Historical Section Admiralti, nulla viene detto.

 

Ciao 

 

Francesco

Edited by Francesco Mattesini
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Dear Francesco,

 

I have a copy of P.35 patrol report. As I said before no mention of an air attack. I also have copies of Italian and German submarine patrols for this period and none were in the area,

The attack by these two German aircraft was "bogus" this is what the British called a "nonsub". From experience, I can tell you that this was not rare!

 

Best wishes,

 

Platon

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Caro Platon,

 

Nel Bollettino n. 140 del 15 aprile, trasmesso a Superaereo dell’Ufficio di Collegamento della Regia Aeronautica presso l’O.B.S., riferendosi all’attività aerea della Luftflotte 2 del giorno 14, è riportato che due Do 17 e 2 Me 110 (della 10a e 8a ZG. 26) di scorta ravvicinata ad un convoglio, alle ore 13.10 del 14 aprile 1942, avevano attaccato un sommergibile, scoperto dalla scia lasciata probabilmente dall’idrofono, sganciando bombe e osservando una “macchia bruna”. Da questa missione non rientrò alla base un Do 17, ma l’equipaggio fu salvato.

 

Questo è un attacco reale, quello delle mine e soltanto un’ipotesi. Gli sbarramenti antinave T di Tripoli erano conosciuti dai britannici, e dopo la perdita del P 32 e del P 33 (agosto 1941), i comandanti dei loro sommergibili sapevano di doversi tenere lontani da quella zona.

 

Occorre ancora precisare che lo sbarramento ordinato all’UPHOLDER con altri due sommergibili era molto più a nord-est di Tripoli.

 

Saluti cordiali

 

Francesco

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Dear Francesco,

 

The British knew there were mines off Tripoli but did not know exactly where except the approximate position of the sinking of HMS Neptune.

HMS Upholder's initial route to intercept the Aprilia's convoy took care of avoiding the minefields off Tripoli,

However as UPHOLDER was expected to have arrived early in her intercepting position, Cdr Simpson (S.10)  thought she might have the time to intercept a westbound convoy revealed by ULTRA to leave Tripoli on 13 April [these were MONREALE and UNIONE escorted by PREMUDA and LINCE]. Her new intercept route did not specify to go around the minefields and Wanklyn had he chosen to do it, might have crossed the minefields if he was pressed by time. I will reveal more information in an article but I am missing a few details.

I am not saying that UPHOLDER was mined for sure but it is a very possible hypothesis.

 

You write that no mine explosion was witnessed from Tripoli. I will only answer that when Force K ran into the "T" minefield and HMS NEPTUNE and HMS KANDAHAR were sunk, nothing was observed from Tripoli and the only survivor of HMS NEPTUNE was picked up by accident. The minefields were far enough from Tripoli (15 miles) so that an explosion would not be seen or heard. UPHOLDER could also have been mined anywhere as many drifting mines were reported that time.

The German claim on 14 April is rather vague and as you can see the Germans also made errors in identification of "submarines" as can be shown by their claim of 12 April.

 

Best wishes,

 

Platon

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Senti Platon,

 

se a me voui dimostrare che l'UPHOLDER é stato affondato da una mina italiana, togliendo il successo alla Luftwaffe,, mi sta benissimo, ansi sarebbe auspicabile.

 

Ma non c'é traccia che sia stata una mina nella zona di Tripoli che lo possa dimostrare. Nessuna esplosione udita, nessun rottame, nessuna chiazza di nafta alla superficie del mare. Ricordo che le mine dello sbarramento T, concesse dai tedeschi per la protezione del porto di Tripoli, ma posate dalle navi italiane della 7a Divisione (ammiraglio Casardi) con a bordo marinai specialisti tedeschi, erano del tipo antinave, e una loro esplosione si sarebbe sentita da molto lontano da Tripoli.

 

Quindi l'ipotesi dell'attacco aereo resta la più plausibile causa della perdita dell'UPHOLDER.

 

Francesco

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Senti Platon,

 

se a me voui dimostrare che l'UPHOLDER é stato affondato da una mina italiana, togliendo il successo alla Luftwaffe,, mi sta benissimo, ansi sarebbe auspicabile.

 

Ma non c'é traccia che sia stata una mina nella zona di Tripoli che lo possa dimostrare. Nessuna esplosione udita, nessun rottame, nessuna chiazza di nafta alla superficie del mare. Ricordo che le mine dello sbarramento T, concesse dai tedeschi per la protezione del porto di Tripoli, ma posate dalle navi italiane della 7a Divisione (ammiraglio Casardi) con a bordo marinai specialisti tedeschi, erano del tipo antinave, e una loro esplosione si sarebbe sentita da molto lontano da Tripoli.

 

Quindi l'ipotesi dell'attacco aereo resta la più plausibile causa della perdita dell'UPHOLDER.

 

Francesco

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Dear Francesco,

 

I cannot say for sure whether it was an aircraft or mine that accounted for UPHOLDER. But Axis aircraft were not very efficient at antisubmarine operations. In the Mediterranean the most dangerous were the Italian seaplanes (not the land-based aircraft, the only time these sank a submarine for sure were in Malta harbour). I would like to see the German report but I have my doubts as UPHOLDER was probably north or north-west of Tripoli (according to her orders to intercept the MONREALE convoy) while the German aircraft were (I think but you can perhaps contradict me?) on the north-east route toward the Aprilia convoy. Since we do not even know the position claimed by the German aircraft this is a very hazy theory.

 

You dismiss the possibility of mining because nothing was head or seen from Tripoli. I do not think that at night one could hear or see much at a distance of 15 miles. When the submarine P.32 was lost by mine north of Tripoli, there were no débris recovered only survivors. When the NEPTUNE and KANDAHAR were mined no one knew in Tripoli that the two ships had been sunk. Did the supposed sinking by German aircraft brought up débris? As far as oil patch: every time bombs were dropped pilots seem to see "oil" leaks everywhere.

UPHOLDER could have crossed three minefields laid by the destroyers DA MOSTO and DA VERAZZANO. She could have easily been lost one any one of them.

 

Do you know the position of the minefield laid off Tripoli by MONTE GARGANO on 9.6.1940? I have been unable to locate it. The documents appear to have been lost.

 

Best wishes,

 

Platon

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Caro Platon

 

Se la teoria dell’attacco degli attacco degli aerei “è nebulosa” e non ti convince, io la penso differentemente.

 

Se l’UPHOLDER aveva ricevuto il messaggio di spostarsi in lat. 33°25’N, long. 13°40’E, e non sappiamo neppure dove si trovava dopo l’incontro ad ovest di Linosa

con L’UMBEATEN, la notte tra il 10 e l’11 aprile, precedentemente l’ordine pervenutogli dal Comando della 10a  Flottiglia era stato quello di recarsi ad oriente di Tripoli, sul punto 33°N, 14°E, per pattugliare quelle acque nella giornata del 12. Da quel momento non dette più sue notizie, ma fu avvistato l’indomani al largo di Misurata, e quindi lontano dagli sbarramenti minati di Tripoli, da una pattuglia dell’Esercito italiano.

 

 A questo punto come poteva trovarsi nelle acque di Tripoli, dove la caccia antisom era molto intensa è avrebbe dovuto spostarsi dalla costa verso nord. Anche in questa occasione il tenente di vascello Wanklyn aveva agito di propria iniziativa ?

 

La Sezione Storica dell’Ammiragliato, che secondo Te sbaglia sempre, nel suo libro sui sommergibili in Mediterraneo dichiarò all’Ufficio Storico Marina che la causa dell’affondamento dell’UPHOLDER andava ricercata nella caccia antisommergibile, e non sulle mine; soltanto in un secondo tempo apparve quest’ultima eventualità, perché nessuna nave italiana o tedesca aveva dichiarato di aver ottenuto qualcosa di concreto con lo sgancio delle bombe antisom, fatto soprattutto a scopo precauzionale, e non si sapeva nulla dell’attacco aereo tedesco evidentemente per lacuna nella consultazione dei documenti. Ossia ci era dimenticato che esisteva anche l’Aviazione, e non soltanto quella degli idrovolanti della Regia Marina.

 

Tutto il resto, lo ripeto, sono soltanto ipotesi con le quali non si va lontano. Soltanto gli aerei del III./ZG.26 avevano visto la scia dell’idrofono di un sommergibile, e non si può affermare che, sganciando le bombe, non potevano averlo affondato per lo loro scarsa efficienza nella caccia subacquea.

 

Come vedi è una discussione tra sordi. Lasciamo ai lettori del Forum di farsi un’opinione.

 

Cordialmente

 

Francesco

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Dal mio saggio “L’Operazione Aprilia”, stampato nel Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, maggio 2007, p. 9 – 115, (escludendo però le note di riferimento a fine pagina di difficile sistemazione), per la conoscenza dei lettori riporto il seguente capitolo:

 

 

Ipotesi sulla perdita del sommergibile britannico Upholder

 

Nel corso dell’operazione Aprilia [un convoglio di 4 motonavi scortate, partite da Napoli, Brindisi e Messina e riunitesi nello Ionio, con destinazione Tripoli] scomparve, senza lasciare nessuna traccia, il sommergibile Upholder, né si conoscono i suoi movimenti trascorsi tra i giorni 12 e 14 aprile, dal momento che non trasmise mai con la radio. Sulla sua fine sono state fatte almeno tre ipotesi; ma ve ne è anche una quarta, forse quella che causò o ne agevolò il suo misterioso affondamento. Sulla scorta della documentazione dell’O.B.S. (Oberbefehlshaber Sud), noi cercheremo, nei limiti del possibile, di tentare di fare maggiore chiarezza, ad iniziare dalla rotta che il sommergibile britannico dovette aver seguito nel suo tentativo di intercettare, a nordest di Tripoli, il convoglio italiano diretto a quel porto della Libia.

 

 L’Upholder salpò dal porto di La Valletta (Malta) il 6 aprile 1942, per portarsi, con rotta ovest nel Golfo di Susa, con l’incarico di sbarcare in quella località della Tunisia, nella notte tra il 9 e il 10 aprile, due agenti segreti arabi, il capitano dell’Esercito britannico Tug Wilson [e il caporale dei lanceri Charles Parker – aggiunta ricevuta da Platon Alexiades].  

 

Doveva essere per l’Upholder la sua ventiquattresima, e penultima missione, prima di rientrare nel Regno Unito, per dare un meritatissimo turno di riposo al suo comandante, capitano di corvetta Malcolm David Wanklyn e al suo equipaggio, che erano stressati e logorati nel fisico da quasi sedici mesi di guerra nel Mediterraneo centrale. Il comandante Wanklyn, che era accreditato di oltre 100.000 tonnellate di naviglio colato a picco con l’Upholder, dopo l’affondamento del transatlantico italiano Conte Rosso, il 24 maggio 1941, era stato insignito della Victoria Cross.

 

Portata a termine quella missione speciale e recuperato il capitano Wilson e il caporale Parker, che su un canotto pneumatico aveva accompagnato a terra i due agenti arabi, l’Upholder diresse verso nord, per recarsi ad un appuntamento con il sommergibile l’Unbeaten (tenente di vascello E.A. Woodward), fissato per la notte fra il 10 e l’11 aprile ad occidente dell’Isola Lampione (Lampedusa). Lo scopo fu quello di trasbordare sull’Unbeaten il capitano Wilson che doveva andare in Inghilterra, probabilmente portando informazioni d’intelligence, ricevute a Susa, e ritenute importanti. Quindi i due sommergibili si divisero, ciascuno per svolgere una propria missione. Da quel momento l’Upholder, che ricevé l’ordine di recarsi ad oriente di Tripoli, sul punto 33°N, 14°E, per pattugliare quelle acque nella giornata del 12, non dette più sue notizie. 

 

L’Upholder fu certamente avvistato da un aereo alle 15.30 dell’11 aprile a 10 miglia a sud-est di Kerkennah, con rotta sud est, mentre si spostava verso la zona assegnata al largo di Tripoli. L’avvistamento non poteva riguardare l’Urge del capitano di corvetta E.P. Tomkinson, dal momento che zona assegnata a questo sommergibile, che era partito da Malta quello stesso giorno, 11 aprile, era spostata più a nord, tra le isole di Pantelleria e di Lampedusa, e probabilmente il sommergibile si trovava ancora distante dal punto di destinazione.

 

L’indomani, 12 aprile, si verificò un episodio che poteva risultale fatale all’Upholder. e di cui siamo venuti a conoscenza recentemente consultando i bollettini operativi tedeschi della 2a Luftflotte, giornalmente inviati alla conoscenza del Comando Operativo della Regia Aeronautica (Superaereo), e da quest’ultimo ente ritrasmessi al Comando Supremo e a Supermarina.

 

 Alle ore 18.30 del 12 aprile, quattro aerei tedeschi, due  Do.17 e due Bf.110, rispettivamente della 8a e della 10a Squadriglia del 3° Gruppo del 26° Stormo Caccia Distruttori (III./ZG.26) di base nell’aeroporto Castel Benito di Tripoli, essendo di scorta ravvicinata ad un convoglio salpato da Trapani e diretto a Tripoli, costituito dal piroscafo Amsterdam e dalla motonave Giulia scortate dalle torpediniere Clio e Montanari, attaccarono e colpirono con le bombe un sommergibile che si trovava in lat. 35°07’N, long. 13°15’E, corrispondente a 40 miglia per 126° da Lampedusa. Dopo l’attacco gli equipaggi dei velivoli tedeschi non poterono accertare l’eventuale affondamento o il danneggiamento dell’unità subacquea. 

 

Sempre il 12 aprile, il sommergibile Urge, che si trovava a operare a nord di Lampedusa, attaccò  due piroscafi che navigavano in convoglio, lanciando due siluri che fallirono il bersaglio. Quel giorno transitarono in quella zona due convogli italiani. Quello dei mercantili Amsterdam e Giulia, guidato dal cacciatorpediniere Premuda, arrivò a Tripoli alle 09.45 del 13, e l’altro costituito dalla motonave Gino Allegri e dalla torpediniera Centauro. La presenza del sommergibile, alle ore 12.30 del 12 agosto a 45 miglia a nord di Lampedusa, trasmessa dal cacciatorpediniere Premuda alla torpediniera Centauro, fu intercettata a Roma e portò Supermarina ad ordinare a Marina Messina di “Interrompere il traffico locale tra Pantelleria e Lampedusa”.

 

 E’ quindi possibile che L’Upholder avesse diretto per intercettare uno dei due convogli, probabilmente quello guidato dal Premuda attaccato e segnalato dall’Urge, venendo bombardato dagli aerei tedeschi, alle 18.30, a 40 miglia per 126° da Lampedusa.

 

 Infatti, il sommergibile attaccato in quella zona, a sud est di Lampedusa, poteva essere soltanto l’Upholder che si spostava in direzione di Tripoli, per poi essere avvistato, nel pomeriggio dell’indomani 13, in lat. 32°24’N, long. 15°22’E,  poco al largo di Misurata, da una pattuglia della vigilanza costiera dell’Esercito italiano, che segnalò la notizia dell’avvistamento alle ore 17.00.

 

Il Thrasher, della 1a Flottiglia Sommergibili, che era partito da Alessandria il 29 marzo, aveva assegnata quale zona di operazioni il Golfo della Sirte, da Bengasi fino a Misurata. Quel giorno 12 il sommergibile del tenente di vascello H.S. Mackenzie si trovava spostato molto a levante di Misurata, a sud-ovest di Bengasi, ove alle ore 11.43, attaccando un convoglio proveniente da Tripoli, costituito dai piroscafi Bravo, Amba Aradam e il tedesco Atlas, scortato dalla torpediniera Perseo e

da quattro cacciasommergibili tedesci. Il Thrasher silurò ed affondò l’Atlas (2997  t.s.l.) in lat. 31°28’N, long. 18°55’E, e poi avvicinandosi alla costa a sud di Bengasi, usando il cannone, fece fare la stessa fine al piccolo rimorchiatore italiano Pilo 210 (30 t.s.l.).

 

Quindi e da supporre che il Thrasher non avrebbe avuto il tempo di raggiungere per le ore 17.00 la zona al largo di Misurata, perché era costretto ad alternare, con luce diurna, la navigazione in superficie e in immersione, per sfuggire alla vigilanza aeronavale dell’Asse, in quei giorni particolarmente intensa dovendo proteggere i numerosi convogli in transito nelle zone di Tripoli e del Golfo della Sirte.

 

 In precedenza, dopo un fallito attacco a un convoglio ed essere sfuggito ad una successiva caccia notturna al largo di Misurata, alle 05.40 del 9 aprile, il Thrasher, che si era spostato nella zona di Bengasi, aveva attaccato un convoglio proveniente da Tripoli, e affondato il piroscafo l’italiano Gala (1.029 t.s.l.). Prima di rientrare ad Alessandria, completò la serie dei suoi successi, il giorno 19 del mese affondò con il cannone la motozattera tedesca F 184 (155 tons), a 2 miglia ad ovest di Derna.

 

Se si accetta la tesi, da noi ritenuta assai probabile, che l’Upholder abbia raggiunto la zona di Tripoli, e quindi da supporre che l’attacco aereo del giorno 12   non avesse causato al sommergibile danni tanto gravi, da doverlo costringere a interrompere la missione, per rientrare alla base; a meno che non si fosse trattato di un azione determinata da un avvistamento di sommergibile inesistente, molto comune in tempo di guerra.

 

Sempre il giorno 13 aprile, come abbiamo già detto, all’Upholder fu inviato,  dal Comando della 10a Flottiglia Sommergibili di Malta, l’ordine di  spostarsi verso ovest per costituire, assieme all’Urge e al Thrasher, una linea d’agguato estesa per 50 miglia, con lo scopo di intercettare un convoglio dell’Asse diretto a Tripoli, scoperto dall’organizzazione crittografica britannica Ultra. Sbarramento subacqueo che doveva entrare in vigore alle ore 02.00 del giorno 15, e in cui l’Upholder doveva occupare una posizione centrale, nel punto di lat. 33°25’N, long. 13°40’E, con l’Urge che arrivava da nord dalla zona di Lampedusa, dislocato ad ovest, e il Trasher  che si spostava per nordovest dal Golfo della Sirte, dislocato ad est.

 

Tuttavia, lo ripetiamo, non si conosce se l’Upholder avesse ricevuto il segnale di trasferimento trasmessogli.

 

L’Urge, che dirigeva verso la zona in cui doveva costituirsi la linea di agguato ordinata dal Comando della 10^ Flottiglia, segnalò nel suo rapporto di aver udito in lontananza frequenti e violente esplosioni che si susseguirono dalle prime ore del mattino del 14 aprile, a partire dalle 06.51, fino al crepuscolo. Esplosioni che si verificarono  ad  intervalli  piuttosto  regolari,  per poi sfociare nel pomerio in un vero bombardamento che continuò ininterrotto fino alle 18.00, e che furono interpretate come causate da bombe di profondità, evidentemente sganciate, a scopo precauzionale, da unità navali italiane, secondo quella che era la loro tattica usuale, nel corso di una scorta ad un convoglio, per allarmare e tenere a distanza i sommergibili.

 

  In realtà, gran parte di quelle esplosioni derivavano proprio dalla caccia antisom dell’Asse, che in gran parte si svolgeva nelle acque di Tripoli, e che fu integrata anche con scariche di bombe lanciate, a scopo precauzionale, dalle molte unità di scorta italiane che percorrevano il Mediterraneo centrale, per scortare diverse navi mercantili. Tuttavia le detonazioni che furono udite nel pomeriggio dall’Urge, ed anche dal Thasher, e che fino alle 18.00, assunsero il fragore di una vera battaglia, derivavano anche da altre da cause. Ossia, dalle bombe sganciate da aerei tedeschi di scorta al convoglio Kappa dell’operazione Aprilia; dalle cariche di profondità lanciate dalla torpediniera Pegaso, in seguito al falso allarme sulla presenza di un sommergibile; dall’esplosione a fine corsa di siluri, lanciati da aerei britannici  decollati da Bu Amud, nella Cirenaica Orientale, per attaccare di giorno il convoglio diretto a Tripoli; e, infine, dalle detonazioni dei proiettili d’artiglieria delle navi italiane di scorta, che difendevano il convoglio dall’attacco degli aerosiluranti della R.A.F.

 

**

 

Prima ancora che si svolgesse un attacco di otto aerosiluranti Beaufort della RAF contro il convoglio Kappa dell’operazione Aprilia, quattro aerei tedeschi del III./ZG.26, e precisamente due Bf. 109 della 8a Squadriglia (8/ZG.26) e due Do. 17 della 10a Squadriglia (10/ZG.26), che si trovavano di scorta al convoglio, avevano individuato una scia, ritenuta causata dall’idrofono di un sommergibile in immersione; quindi  l’avevano attaccata con le bombe, notando subito dopo una macchia scura emergere alla superficie del mare, che poteva essere interpretata come nafta sgorgante dallo scafo dell’unità subacquea attaccata.

 

[uno dei Do 217 non rientro alla base essendo stato abbattuto da un caccia a lungo raggio Beaufighter della R.A.F. che scortava gli aerosiluranti Beaufort]

 

Alle ore 16.15, dopo che si era concluso l’attacco degli aerosiluranti britannici contro il convoglio Kappa [con la perdita di cinque Beaufort da parte della caccia tedesca di scorta]. la torpediniera italiana Pegaso (capitano di corvetta Francesco Acton), ricevette dall’idrovolante di scorta Cant Z. 506 della 170a Squadrigli Ricognizione Marittima la segnalazione sulla presenza di un sommergibile, avvistato nel punto di lat. 34°47’N, long. 15°55’E, corrispondente  a 90 miglia per 130° da Malta. Il pilota dell’idrovolante, sottotenente Pier Luigi Colli, che aveva per osservatore un ufficiale della Marina, il guardiamarina Mauro Tavoni, aveva avvistato una “scia ritenuta di sommergibile”, e aveva dato l’allarme mediante il lancio di un fumogeno bianco. Tuttavia, subito dopo aveva riconosciuto che la scia avvistata era quella di un “delfino”. 

 

Per il Cant Z. 506 non vi fu il tempo di annullare l’avvistamento, che poteva essere fatto soltanto trasmettendo con la radio. Conseguentemente la Pegaso, segnalò la presenza di un’unità subacquea a sinistra, e abbandonando il suo posto di scorta a prora del convoglio, aveva diretto a tutta forza nella zona segnalata dal velivolo, e ritenne di aver preso contatto con l’unità subacquea mediante l’ecogoniometro. Quindi, nel corso di un’azione brevissima, la torpediniera lanciò in mare alcune bombe (un pacchetto), per poi perdere il contatto con il presunto sommergibile. Al termine di questa azione, che non sembrava aver dato risultati concreti nei riguardi dell’unità subacquea attaccata (perché evidentemente non vi era alcun sommergibile), la Pegaso segnalò il risultato dell’attacco al cacciatorpediniere Pigafetta [unità capo scorta]; quindi si allontanò dalla zona per raggiungere la testa del convoglio, che aveva proseguito nella sua rotta per Tripoli. 

 

Occorre dire che riguardo a un possibile successo della torpediniera Pegaso, il rapporto di missione compilato dal capitano di corvetta Francesco Acton, era molto vago, diremmo inesistente, riportando soltanto, in modo alquanto schematico:

 

16,15 – In seguito a fumata bianca idro di scorta e rilevamento et distanza ecogoniometro eseguo i prescritti segnali di allarme sommergibile e inizio attacco con lancio di un pacchetto di bombe. 16,30 – Non avendo più eco all’ecogoniometro cesso l’attacco e raggiungo il convoglio riassumendo la scorta prodiera”.

           

Il sottotenente Colli, che assieme agli altri uomini del suo equipaggio aveva seguito dall’alto tutta l’azione della torpediniera, e che purtroppo era responsabile di aveva causato quel falso allarme e il successivo attacco da parte della Pegaso, al rientro alla base confermò che non si trattava di una sommergibile, ma soltanto di “un delfino”. Anche l’attacco della Pegaso, affermò con convinzione il pilota del Cant Z. 506, era stato diretto contro “scie di delfini”. 

 

Del testo della telefonata di Marina Messina a Supermarina, effettuata alle ore 19.45 del 14 aprile 1942, si riportava inequivocabilmente:

 

 “1615 – Il nostro aereo ha avvistato scia ritenuta di sommergibile. Lanciato fumata bianca – effettivo riconoscimento per scia di delfini.

 1630 – Un C.T. [era la torpediniera Pegaso] di scorta ha segnalato “sommergibile nemico” con artifizi e sparando con mitragliere e con cannoni. Aereo ritiene si trattasse ancora di scie di delfini”.

 

Riteniamo che queste spiegazioni servano a far comprendere, una volta per sempre, che a causare la perdita dell’Upholder non poteva essere stata la torpediniera Pegaso. Ragion per cui, a meno che non si voglia assegnarne l’affondamento ad un insieme di circostanze, determinate dai danni causati dagli attacchi aerei del 12 e del 14 aprile da parte dei velivoli del III./ZG,26, che a questo punto ci sembra la ipotesi più convincente, la scomparsa del sommergibile britannico, resterebbe un mistero.

 

Com’era stato previsto, la sera del 14 aprile il sommergibile Trasher tentò, per mezzo del telegrafo subacqueo, di mettersi in contatto con l’Upholder, ma questi non rispose. Conseguentemente, non conoscendo quali furono i movimenti compiuti dal sommergibile del comandante Wanklyn, sulla perdita dell’Upholder si devono fare le seguenti considerazioni.

 

Nello scambio di corrispondenza con l’Ufficio Storico della Marina Militare, la Sezione Storica dell’Ammiragliato britannico ha ipotizzato che il sommergibile sia andato a finire su uno sbarramento minato italiano al largo di Tripoli. Una seconda ipotesi, però meno probabile, ritiene che l’Upholder sia andato perduto durante una caccia antisom, sempre nella zona di Tripoli.

 

Nel periodo fra il 10 e il 15 aprile si svolse con l’importante ancoraggio della Tripolitania un intenso movimento di convogli in arrivo e in partenza, e da parte italiana si ebbero dalla vigilanza costiera due avvistamenti di sommergibili: il primo alle ore 19.00 del giorno l’11, a 10 miglia per 355° da Tripoli, ad una distanza di 2 o 3 miglia dagli sbarramenti minati difensivi del porto [e quindi in zona di sicurezza], ed il secondo, come abbiamo già visto, alle ore 17.00 il giorno 13 al largo di Misurata, in lat. 32°24’N, long. 15°22’E.

 Il primo avvistamento non poteva riguardare l’Upholder, bensì il Thrasher; il secondo avvistamento doveva riferirsi proprio all’Upholder che, secondo gli ordini ricevuti, doveva trovarsi in quella zona, giungendovi dopo essere stato attaccato il 12 aprile a sudest di Lampedusa dagli aerei tedeschi del III./ZG.26.

 

In conseguenza degli avvistamenti si verificò, per ordine di Marilibia, una ricerca antisom, che inizio alle 05.40 del 12 aprile, per essere poi estesa durante i giorni 13 e 14 dalla zona di Tripoli sin oltre Misurata, da parte dei moto-dragamine tedeschi della 6a Flottiglia  R 9, R 12 e R 15 e della torpediniera italiana Montanari. Tutte queste unità scaricarono in mare molte bombe di profondità a scopo precauzionale, ma nessuna di esse segnalò di aver ottenuto un risultato concreto. Nello stesso tempo non apparvero tracce che potessero far pensare alla perdita di un sommergibile sugli sbarramenti minati di Tripoli, di cui peraltro i britannici conoscevano ormai esattamente le posizioni, non essendo stati potenziati dal giugno 1941.

 

Mostrando di dubitare che l’Upholder si trovasse effettivamente nelle vicinanze del porto di Tripoli, l’ammiraglio Vitaliano Rauber, nel suo libro “La lotta antisommergibile” [ufficio Storico Marina Militare] ha rilevato che transitarono nella zona” ben undici convogli, più o meno importanti, o unità isolate”, e non vi furono attacchi contro di essi; “un battello  con un comandante deciso, com’era quello dell’UPHOLDER, se fosse stato in zona si sarebbe rivelato con qualche azione offensiva”.  Riguardo poi all’eventuale affondamento del sommergibile sugli sbarramenti minati, Rauber aggiunse: “Infine il Comandante del battello inglese era vecchio del mestiere e sembra difficile che possa essere incappato in sbarramenti la cui esistenza non doveva essergli del tutto ignota”.   

 

Vi è poi una terza ipotesi, quella fino a oggi ritenuta dagli enti navali storici, inglesi e italiani, la più probabile, ma che noi abbiamo dimostrato essere inesatta. L’ipotesi accredita all’azione della Pegaso l’affondamento dell’Upholder. anche se l’attacco della torpediniera si verificò in una zona dove il sommergibile non doveva trovarsi, essendo spostata di 100 miglia verso nordest dalla posizione che gli era stata assegnata dal Comandante della 10a Flottiglia Sommergibili di Malta, capitano di vascello George Simpson. E’ quella posizione era importantissima, perché assegnava all’Upholder il centro dello sbarramento, tra l’Urge e il Thrasher, davanti alla rotta che avrebbe seguito il convoglio italiano diretto a Tripoli.

 

Per questo motivo non ci appare ipotesi accettabile l’idea, da molti addetti ai lavori o appassionati ritenuta possibile, che il comandante Wanklyn avesse deciso di propria iniziativa di andare incontro al convoglio  Kappa per anticipare l’attacco con la sua dotazione di otto siluri Mark 4. Un’idea che non regge a una attenta analisi, dal momento che gli ordini imponevano al comandante dell’Upholder di coordinare l’attacco con gli altri sommergibili, come era già avvenuto in altre occasioni, tra cui quella del mattino del 18 settembre del 1941, che lo portò ad affondare nella medesima zona d’agguato, a nordest di Tripoli, i transatlantici italiani Oceania e Neptunia.

 

Inoltre, e questo è elemento molto importante, l’esito dell’attacco della Pegaso fu giudicato da Supermarina “poco consistente”, e pertanto molto dubbio. 

 

Infatti, nella relazione del capitano di corvetta Acton si affermava che la sua torpediniera, dopo aver rilevato con l’ecogoniometro un sommergibile avvistato alle 16.15 da un idrovolante di scorta, e aver lanciato contro di esso un solo “pacchetto di bombe”, aveva perso il contatto sonoro; e ciò avvenne senza che alla superficie del mare apparissero relitti o vaste chiazze di nafta, e a volte resti umani. Elementi, questi, che servivano sempre a denunciare, dopo un attacco con bombe di profondità, l’affondamento o il danneggiamento di un sommergibile immerso.   

 

Sappiamo invece, lo ripetiamo per una maggiore comprensione, che si era trattato di un falso allarme sulla presenza di un sommergibile, segnalato dall’idrovolante Cant Z. 506 della 170a Squadriglia Ricognizione Marittima. Il velivolo, che aveva notato alla superficie del mare una scia ritenuta causata da un sommergibile, dopo aver lanciato il segnale d’allarme si era subito accordo dell’errore, riconoscendo nella scia quella di “un delfino”. Notizia che confermò rientrato alla base di Taranto, alle 19.30 di quel 14 aprile, aggiungendo che l’attacco della Pegaso, a cui aveva assistito dall’alto, si era svolto contro “ scie di delfini”.

 

Comunque sia, per quell’errore, che al momento non ebbe alcuna conseguenza per la navigazione del convoglio Kappa, non si deve dare, ne si dette all’epoca,  alcuna colpa all’equipaggio del Cant Z. 506. L’episodio, che aveva costretto il cacciatorpediniere Pigafetta ad ordinare una seppur breve deviazione di rotta alla formazione, e la torpediniera Pegaso ad abbandonare per un certo periodo di tempo il suo posto, di prora al convoglio, per andare a consumare inutilmente un pacchetto di bombe di profondità,  non deve sorprendere più di tanto, perché rientrava nei limiti di  errore molto comuni in tempo di guerra; specialmente quando la tensione degli uomini, sugli aerei e sulle navi, volendo evitare una qualsiasi minaccia contro un obiettivo da proteggere con la massima determinazione, è al massimo livello.

 

La quarta ipotesi, anch’essa da noi scoperto consultando i bollettini operativi della 2a Luftflotte, porta a ritenere che l’Upholder sia stato affondato dai quattro aerei tedeschi del III./ZG.26 che, alle 13.10 del 14 aprile, attaccarono un sommergibile in immersione, senza però specificare la posizione in cui avvenne quell’azione; forse a nord-est di Tripoli dal momento che gli aerei delle due squadriglie erano di base sull’aeroporto di Castel Benito, e dovevano andare incontro al convoglio Kappa per assumerne la scorta aerea e antisom. Gli equipaggi dei velivoli, dopo lo sgancio delle bombe sulla scia lasciata dal probabile idrofono, osservarono, come unica traccia  di  un possibile affondamento, una macchia scura emergere sulla superficie del mare. Ciò fa ritenere possibile trattarsi della nafta dell’Upholder, che stava  salendo  in  superficie,  dopo  gli  squarci  mortali  prodotti  allo scafo  del sommergibile dalle esplosioni delle bombe.

 

E’ questa l’unica interpretazione possibile che oggi si può fornire sulla fine di quel glorioso battello britannico, dovendo a priori scartare le altre tre ipotesi. Soprattutto quella che, praticamente inesistente, che accredita la perdita dell’Upholder alla torpediniera Pegaso.

 

Infatti, lo ripetiamo, oltre a non essere autorizzato ad abbandonare la linea di agguato per andare incontro al convoglio, con uno spostamento addirittura impensabile, di ben 100 miglia, dalla posizione in cui doveva trovarsi per realizzare lo sbarramento con l’Urge e il Thrasher, e’ stato calcolato che  durante la navigazione con luce diurna, la normale velocità oraria di spostamento in immersione dell’Upholder  non poteva superare i due nodi e mezzo. Tenendo poi conto che, dovendo ricaricare le batterie, operazione prevista fra le ore 20.30 e la mezzanotte del 13 aprile, la velocità in affioramento del sommergibile non avrebbe superato i cinque nodi all’ora, ne conseguiva che l’Upholder, avrebbe dovuto trovarsi intorno alle 0530 del 14 aprile a 50 miglia dalla posizione assegnatagli nello sbarramento che doveva entrare in vigore alle ore  02.00 del giorno 15.

 

Infine, – sempre per quanto appare nella documentazione della Sezione Storica dell’Ammiragliato britannico fatta pervenire all’Ufficio Storico della Marina Militare – occorre rilevare che i sommergibili Urge e Thrasher spostandosi dalle loro iniziali zone di agguato, rispettivamente ubicate a sud di Pantelleria e nel Golfo della Sirte, per raggiungere le nuove posizioni assegnate per il mattino del 15 aprile a nord di Tripoli, non risulta che abbiano percepito di essere stati direttamente sottoposti ad eventuale attacco aereo; e ciò appare elemento determinante per ritenere, in modo concreto, che l’azione dei Bf 110 della 8/ZG.26  e dei Do 17 della 10/ZG.26,  poteva essere stata diretta soltanto contro l’Upholder, il solo sommergibile britannico che poteva allora trovarsi tra Tripoli e la zona a sudest di Malta.

 

Nonostante esistessero prove che l’attacco della torpediniera Pegaso non avesse portato ad alcun risultato contro un presunto sommergibile, l’ammiraglio Rauber riportò nella sua citata opera la seguente versione: 

 

Si può ancora obiettare che l’attacco del PEGASO fu poco consistente, solo una passata, che il contatto venne perso subito dopo, che non apparve in superficie alcun segno dell’affondamento del battello. A tutto ciò è possibile rispondere che non è rara una perdita di contatto dopo un bombardamento, specie se non  si ha il tempo per fare una ricerca accurata; che un” pacchetto” di una ventina di btg. se centrato, distrugge un Smg,, e infine che i segni non vennero notati perché la tp. E l’aereo si allontanarono rapidamente dalla zona.

 

L’ammiraglio Rauber, dopo aver esaminato le tre ipotesi sulla perdita dell’Upholder (affondamento da mine o dalla caccia antisom nella zona di Tripoli o affondamento da parte della Pegaso), tralasciando però il contributo fornito degli aerei tedeschi e le dichiarazione dell’equipaggio del Cant Z. 506 che evidentemente non conosceva (sic), concludeva la sua analisi affermando con eccessivo ottimismo:

 

In conclusione nessuna delle tre ipotesi può essere scartata con assoluta sicurezza, quello che ci sembra si possa dire è che quest’ultima, cioè l’affondamento dell’UPHOLDER ad opera del PEGASO, appare la più attendibile. (117)

 

Sappiamo ora che questa versione sulla fine dell’Upholder non era assolutamente credibile. La documentazione per arrivare alla verità esisteva nell’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, ma evidentemente le ricerche compiute negli anni 1950 – 1970 furono di natura alquanto lacunosa. E’ anche probabile, in un momento di polemiche per gli scarsi risultati conseguiti nella guerra sul mare, che l’affondamento di quel glorioso sommergibile, servisse a sua volta in Italia per dar un po’ di prestigio. Scopo che evidentemente fu raggiunto, dal momento che ancora oggi la tesi dell’affondamento dell’Upholder da parte della torpediniera Pegaso, versione accettata come possibile anche dalla Sezione Storica dell’Ammiragliato britannico, fa parte dei libri di storia e di gran parte dei servizi nei siti Internet in tutto il mondo. [Ora però dopo la mia scoperta i pareri sull’affondamento dell’Upholder sono cambiati].

 

***

 

In quindici mesi di attività bellica, a partire dal 24 gennaio1941, il binomio Wanklyn – Upholder aveva affondato nel Mediterraneo ben 16 navi per 94.314  tons, inclusi i transatlantici italiani Conte Rosso,  Neptunia e Oceania, il cacciatorpediniere Libeccio e i sommergibili Ammiraglio Saint Bon e Tricheco. Inoltre aveva silurato e danneggiato altre 5 navi, tra cui l’incrociatore Giuseppe Garibaldi, per un totale di 31.817 tons. Si trattava del maggior successo ottenuto da un sommergibile e da un ufficiale comandante britannico nel corso delle due guerre mondiali”.

 

L’Ammiragliato britannico mantenne segreta la perdita dell’Upholder e del suo equipaggio per quattro mesi. Soltanto il 22 agosto 1942 diramò un comunicato con il quale si portava alla conoscenza dell’opinione pubblica del Regno Unito che il sommergibile non era rientrato alla base. Quindi esprimeva nei confronti del suo eroico comandante Wanklyn e del suo equipaggio un profondo rammarico, che era poi una forma di rispetto che contrastava con la freddezza e schematicità di linguaggio, di solito usuale quando l’Ammiragliato annunciava la perdita di una sua nave. In particolare, riguardo a Wanklyn, si elogiavano le doti professionali e la sua straordinaria carica di umanità che lo avevano fatto rispettare, se non addirittura amare, tra coloro che lo conoscevano.

 

Anche i giudizi degli amici e dei superiori di Wanklyn non furono dissimili da quelli espressi dall’Ammiragliato, anzi furono ancora più elogiativi. 

Il capitano di vascello Simpson, che conosceva bene Wanklyn, avendolo avuto alle dipendenze sul sommergibile Porpoise, mostrandosi profondamente addolorato per la perdita dell’amico, gli fece il seguente meritatissimo elogio: 

 

La sua modestia, la determinazione e l’estrema gentilezza di carattere facevano di lui un leader naturale che otteneva sempre la lealtà ed il sacrificio di quanti lavoravano per lui. Per fare un esempio basti pensare che durante lo scorso anno sono stati assegnati all’UPHOLDER due o tre attaccabrighe i cui nomi non sono riapparsi nella lista dei colpevoli di infrazioni disciplinari. Per un uomo della sua età, Wanklyn dimostrò di aver una notevole capacità intellettuale e di giudizio.

 

In una lettera diretta al capitano di vascello Simpson, l’ammiraglio Henry Harwood, che aveva sostituito nell’aprile 1942 l’ammiraglio Andrew Browne Cunningham nel Comando della Flotta del Mediterraneo (Mediterranean Fleet), riguardo alla perdita dell’Upholder  scrisse testualmente: 

        

La sua brillante carriera è stata esemplare non solo per la Flotta del Mediterraneo ma anche per la popolazione di Malta. Rimpiangiamo amaramente la perdita del suo equipaggio abile ed esperto, e in particolare del suo ufficiale comandante, capitano di corvetta M.D. Wanklyn, insignito di una Victoria Cross e di due Distinguished Service Order.

 

Francesco Mattesini

 

Roma, 26 aprile 2015

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