Francesco De Domenico Posted September 27, 2015 Report Share Posted September 27, 2015 Il 27 settembre 1915 a Brindisi alle otto del mattino la corazzata BENEDETTO BRIN, nave ammiraglia della III Divisione navale comandata dal contrammiraglio Ernesto Rubin de Cervin, affonda in rada a Brindisi dove si trovava ormeggiata alla boa, per esplosione interna verificatasi nella parte poppiera. Ci furono 454 vittime, tra cui l'ammiraglio Rubin de Cervin e il comandante della nave cap. vasc. Fara Forni, e 482 superstiti, di cui un centinaio di feriti. Il relitto rimane semiaffiorante su basso fondale, e verrà gradualmente smantellato negli anni successivi. La torre prodiera dell'armamento principale da 305/40 mm verrà utilizzata per la difesa costiera. sandokan and Corto Maltese 2 Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Giuseppe Garufi Posted September 27, 2015 Report Share Posted September 27, 2015 La corazzata in una foto proveniente da http://www.history.navy.mil/ Mentre questa arriva da http://www.europeana1914-1918.eu/it Corto Maltese and sandokan 2 Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Francesco De Domenico Posted September 28, 2015 Author Report Share Posted September 28, 2015 Da Erminio Bagnasco e Achille Rastelli, "Navi e marinai italiani nella Grande Guerra", Albertelli, 1997. Giuseppe Garufi and sandokan 2 Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Francesco De Domenico Posted November 11, 2015 Author Report Share Posted November 11, 2015 11 NOVEMBRE 1915. Il vecchio incrociatore protetto PIEMONTE, aggregato alla squadra anglo-francese del Levante, bombarda obiettivi costieri bulgari nell'Egeo settentrionale [dopo l'ultima delle guerre balcaniche, all'epoca la Bulgaria aveva l'accesso al Mar Egeo in Tracia]. Foto postata da Giorgio Parodi su naviearmatori. sandokan 1 Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Giuseppe Garufi Posted November 11, 2015 Report Share Posted November 11, 2015 Una bella foto della nave alle prove, da Warship International. sandokan 1 Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Francesco De Domenico Posted November 13, 2015 Author Report Share Posted November 13, 2015 Devo aggiungere che gli inglesi (la Maritime Books newsletter) ricordano il 75° anniversario della notte di Taranto (11/12 novembre 1940), anche se Vincent P. O'Hara (uno storico americano guarda caso dal nome irlandese..) ed E.C. tendono a minimizzare la portata dell'evento. Bisognerebbe spiegarlo agli strateghi giapponesi che ad esso si ispirarono per l'attacco (con ben altri mezzi) a Pearl Harbor... sandokan 1 Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Francesco Mattesini Posted November 13, 2015 Report Share Posted November 13, 2015 (edited) Non mi meraviglia che O'Hara e E.C. minimizzino l'avvenimento, che fini per traumatizzare letteralmente i vertici della Regia Marina, che fino a quel momento, bene o male, le navi della flotta le avevano fatte usciro quando si presentava un'operazione navale nemica. Poi arrivo il periodo della massima prudenza, e il terrore di dover combattere di notte contro il nemico, maggiormente addestrato di noi e dotato di apparati tecnici e di una dottrina d'impiego a noi letteralmente sconosciuti. Li inviterei a leggere, o rileggere attentamente, quanto di esaustivo ho scritto nel Bollettino d'Archivio dell'Ufficio Storico della Marina Militare: "La notte di Taranto, Parte prima, Settembre 1998, p. 45-191; parte seconda, dicembre 1998, p. 51-184". Sono però cionvinto che chi scrive cialtronerie non riesce a comprendere la verità dalle fesserie. Francesco Mattesini Riporto le mie conclusioni al Saggio “La Notte di Taranto”. Nell’immediato dopoguerra si sono accese molte discussioni, anche di carattere molto vivace, sul fatto che il disastro di Taranto poteva essere imputato a un tradimento, da ricercare negli organi della Regia Marina; ipotesi che trovò convinti sostenitori in larghi strati dell’opinione pubblica nazionale, ma che alla luce dei fatti deve essere respinta energicamente. Il motivo di quell’umiliazione militare, che seguiva di pochi giorni il disastroso inizio delle operazioni del Regio Esercito sul fronte dell’Epiro, in cui per gli italiani esisteva il rischio di essere ricacciati in mare dai male armati ma combattivi soldati ellenici, era da ricercare nella mentalità dei capi militari italiani, tendenti, per ingenuità, faciloneria ed insipienza, a decantare le proprie scarse doti e a sottovalutare quelle che erano le qualità e le possibilità combattive del nemico. Soprattutto era stato tenuto scarsamente conto della spregiudicatezza dei britannici nell’inventare sempre nuove sorprese, frutto di una preparazione di addestramento e di tecnica perfetti, affinati in quattro secoli di storia navale ad alto livello, a cui si aggiungeva un potenziale industriale notevole che permetteva l’uso di mezzi e di armi sempre più sofisticati. E ancora di più rimarchevole era il fatto che il successo dell’operazione “Judgment” [L'attacco a Taranto] fosse stato ottenuto da biplani antiquati e fatiscenti come gli Swordfish, che gli equipaggi avevano denominato “grovigli di fili” perché tenuti insieme da complessi tiranti. Si trattava di aerei particolarmente sgraziati e di aspetto ridicoli, capaci al massimo di volare a centottanta chilometri all’ora, che a quell’epoca corrispondeva a quella che poteva raggiungere un elettrotreno, non certo quella di velivoli moderni. Alle qualità combattive e alla determinazione dei britannici faceva purtroppo riscontro la leggerezza e la indecisione con cui da parte italiana era stata organizzata la sorveglianza e la difesa, non soltanto nella base di Taranto, ma, come abbiamo ampiamente dimostrato, anche nelle zone limitrofe dello Ionio e del Canale d’Otranto. In tali condizioni di pressapochismo e di ingenuità, l’attacco britannico si svolse con la più grande agevolazione e conseguì quel pieno successo che in esso avevano risposto i pianificatori dell’operazione “Judgment”. Se la permanenza delle quasi totalità della flotta a Taranto può essere, almeno in parte, giustificata, altre smagliature, riscontrabili nell’ambito dell’organizzazione della difesa della base, non lo sono certamente. I varchi nelle istruzioni, attraverso i quali gli aerosiluranti britannici scelsero la posizione di lancio; la mancata installazione di 2.900 metri di reti parasiluri già pronte nei depositi ma non sistemate per mancanza di ormeggi di boe, catene, ancore e gavitelli; la taratura delle reti a 10 metri di profondità; la mancanza dell’idrogeno che impedì la sostituzione dei palloni asportati dal vento; il difetto dei collegamenti con gli aerofoni che rendevano inefficace l’impiego dei proiettori; la intensa, ma scarsa di risultati, reazione contraerea di circa trecento fra cannoni e mitragliatrici della base, e delle centinaia di bocche da fuoco delle unità della flotta, sono circostanze che non giustificano. E questo perché mancano esse stesse di giustificazione, rientrando tutte nel quadro di una evidente incuria di preparazione e di mancanza di coordinamento, dovuta ad una generazione imprevidente riscontrabile a tutti i livelli, sia a Roma, che in periferia. Queste lacune, è bene sottolinearlo, furono quindi le cause principale della tragedia di Taranto che però, lo ripetiamo, non si sarebbe verificata se non si fossero trattenute le navi agli ancoraggi, permettendo alla flotta nemica di scorrazzare in lungo e in largo nel Mediterraneo centrale, per poi concedergli il momento più opportuno per colpire. Infine, occorre considerare che la lezione di Taranto costituì anche la base di studio per l’attuazione del micidiale attacco giapponese contro la flotta statunitense del Pacifico, all’ancora nella base di Pearl Harnour, nelle isole Haway. Operazione che la Marina nipponica, studiò e pianificò basandosi sulle informazioni ricevute dagli addetti navali a Roma e a Londra, e che realizzò il mattino del 7 dicembre 1941, con l’impiego di ben trecentocinquanta aerei decollati da sei navi portaerei. Tuttavia, dal punto di vista della economia delle forze aeree impiegate e dalla media dei colpi messi a segno, l’impresa di Taranto superò di gran lunga quella attuata dai giapponesi contro Pearl Harbour, e resta nella storia della guerra aeronavale come un episodio dai risultati bellici di effetto straordinario. La vittoria di Taranto e quella di Pearl Harbour ebbero effetti strategici di grande portata per l’agevolazione e la riuscita delle operazioni sul mare e sui fronti terrestri da parte dei britannici e dei giapponesi. Tuttavia, mentre i nipponici poterono sfruttare interamente il vantaggio conseguito, con la menomazione della flotta statunitense, per raggiungere tutti gli obiettivi che si erano prefissati, arrivando in quattro mesi a dominare il Pacifico e a raggiungere i confini dell’India e dell’Australia, i britannici, dopo il successo dell’operazione “Judgment”, non raggiunsero gli scopi che si erano prefissati. Infatti, pur avendo messo una seria ipoteca per il controllo del “Mare Nostrum”, essi dovettero limitare l’estensione della loro travolgente avanzata in Libia e rimandare tutti i progetti operativi da attuare contro l’Italia, che riguardava la conquista di Pantelleria, di Rodi e, possibilmente, anche della Sicilia, impresa quest’ultima pianificata nel dicembre 1940 allo scopo di riaprire la loro navigazione commerciale attraverso il Mediterraneo. E ciò avvenne con le richieste di aiuto di Mussolini a Hitler, che avrebbe portato alla fine della formula della “guerra parallela”. Il Führer, dovette pertanto impegnare unità germaniche per tamponare le falle apertesi sui fronti dell'alleato meridionale. Iniziò la sua opera di soccorso nella seconda metà di dicembre inviando in Sicilia il 10° Corpo Aereo (X Fliegerkorps), una grande unità con circa duecentoventi velivoli particolarmente addestrati per la guerra sul mare, a cui seguì, a partire dal febbraio 1941, il trasferimento in Libia di reparti terrestri fortemente motorizzati, che poi avrebbero costituito la prima aliquota della famosa Afrika Korps del generale Erwin Rommel. (1) Nel contempo un'intera armata della Wehrmacht (12^), sostenuta adeguatamente da reparti della Luftwaffe (VIII Fliegerkorps) aveva cominciato ad affluire in Bulgaria, in previsione di un’offensiva tedesca contro la Grecia, poi attuata, rapidamente, nell'aprile 1941. Ma fu soprattutto l'impiego del X Fliegerkorps che permise alla Marina italiana di riprendere fiducia nelle proprie possibilità offensive, appannate dal disastro di Taranto, dal successivo inconcludente combattimento di Capo Teulada, e della ritirata del grosso della flotta nei porti del Mar Ligure, per tenerla lontana dalla minaccia aerea proveniente dall'Isola di Malta; minaccia che, determinando seri danni all'incrociatore Pola e alla corazzata Cesare, aveva costretto le navi da battaglia ad abbandonare gli ancoraggi di Napoli per rifugiarsi in quelli ancora più lontani di La Spezia e di Genova. Tuttavia l'intervento degli aerei tedeschi, che nei giorni 10 e 11 gennaio 1941 inflissero alla Mediterranean Fleet una dura lezione, danneggiando gravemente con sei grosse bombe la portaerei Illlustrious, affondando l'incrociatore Southampton e colpendo il gemello Gloucester, servì a tener confinate nel bacino orientale del Mediterraneo le navi britanniche fino alla metà di aprile del 1941; e ciò permise alla Regia Marina di riprendere fiducia nei propri mezzi e quindi di riassumere un certo controllo del Mediterraneo centrale, con grande beneficio per la sicurezza del traffico con la Libia, che nel corso dell'inverno, in particolare tra la metà di novembre e la metà di gennaio, erano apparse seriamente minacciate. Francesco Mattesini (1) Per l'attività del X Fliegerkorps vedi: F. Mattesini L'attività italo-tedesca nel Mediterraneo: Il contributo del X Fliegerkorps (gennaio-maggio 1941), Stato Maggiore Aeronautica Ufficio Storico, Roma 1995 (seconda edizione riveduta e notevolmente ampliata 2003). Edited December 16, 2015 by Luiz plain text sandokan 1 Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Giuseppe Garufi Posted November 13, 2015 Report Share Posted November 13, 2015 Se mi posso permettere, ho sempre pensato che (fatte le dovute proporzioni) il successo degli Inglesi a Taranto, sia per i danni materiali che per quelli "morali", fu ben superiore a quello dei Giapponesi a Pearl Harbour. sandokan 1 Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Francesco Mattesini Posted November 13, 2015 Report Share Posted November 13, 2015 Certamente. Infatti l'ho scritto nelle Conclusioni del mio saggio monografico, e quando ne ho avuto occasione, in vari scritti, l'ho sempre sostenuto. Franco sandokan and Giuseppe Garufi 2 Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Luiz Posted December 4, 2015 Report Share Posted December 4, 2015 Ricordo che il 4 dicembre 1915 non lontano da Valona affondava il piroscafo RE UMBERTO per urto contro mina. Morirono 35 persone Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Francesco De Domenico Posted December 9, 2015 Author Report Share Posted December 9, 2015 Il PEARL HARBOR DAY, 74 anni fa http://edition.cnn.com/2015/12/07/travel/pearl-harbor-day-uss-arizona-memorial-feat/index.html?iid=ob_article_organicsidebar_expansion&iref=obnetwork Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Giuseppe Garufi Posted January 7, 2016 Report Share Posted January 7, 2016 7 gennaio 1912, battaglia di Kunfida. Vi partecipò, nel ruolo di nave ammiraglia della squadra italiana, l'incrociatore PIEMONTE. L'immagine proviene dal sito del NHHC. Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Luiz Posted January 8, 2016 Report Share Posted January 8, 2016 Con un paio di giorni di ritardo6 gennaio 1916 la King Edward VII affonda causa mina mentre è in traferimento verso Belfast Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Luiz Posted January 8, 2016 Report Share Posted January 8, 2016 Mentre esattamente in questi due giorni 7-8 gennaio 1916 si completa l'evacuazione della penisola di Gallipoli Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Luiz Posted January 22, 2016 Report Share Posted January 22, 2016 Non è di un secolo fa, ma oggi è l'anniversario dello sbarco di Anzio Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
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