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LE QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI CHE NON CI FURONO


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Alcuni storici e giornalisti, di quotidiani e televisioni della RAI, negli ultimi due giorni hanno preso un abbaglio, raccontando sulle quattro giornate di Napoli fatti che non sono mai accaduti, nel modo descritto essendosi trattatio di scaramucce. Il guaio é che usano, per avere il consenso, dei professori universitari policitizzati, che riportano ciò che i condutturi dei programmi sentano quello che vogliono sentire dire. Se uno di questi professori, i più onesti ed informati, esce dalle righe,  una loro  imbarazzante verità viene subito stoppata.

Ecco come, sinteticamente, si svolse l'avvenimento della conquista di Napoli, non liberazione perché gli Alleati conquistavano e non liberavano i territori dell'Italia.  Per la popolazione italiana quella era considerata liberazione, per cui come i tedeschi si ritiravano da una citta, i partigiani mandavano qualche uomo sul posto, per poi, facendo irritare gli anglo-americani, ma anche i polacchi, gli australiani, i canadesi, i neozelandesi, i brasiliani, ecc., dichiarare che quella località era stata liberata da loro, mentre gli Alleati riportavano sempre la parola conquista.

Quindi, dopo aver superato nell'ultima settimana di settembre 1943 le linee tedesche sul fronte di Salerno, ormai la strada per raggiungere Napoli era aperta per gli Alleati, anche se i tedeschi difendevano il terreno palmo a palmo, portando ad apri combattimenti con i ranger statunitensi nei passi e nelle gole prima di raggiungere la piana di Napoli; finché il mattino del 1° ottobre gli Alleati poterono occupare la città, sgombrata dai tedeschi fin dal giorno 27 settembre.  Le prime forze  ad entrare in città furono le avanguardie britanniche del 1st King’s Dragoon Guard  il 1° Ottobre 1943, precedendo di poche ora gli Americani, accolti trionfalmente dalla popolazione.

Quanto ai civili armati, il tutto si risolse con qualche colpo di fucile contro i soldati tedeschi rimasti arretrati, e a catturarne qualcuno, perché impegnati nelle distruzioni di navi e attrezzature portuali del porto di Napoli, che portarono a termine causando danni incalcolabili anche ai vicini palazzi della citta. Quando gli Alleati entrarono a Napoli, il porto che desideravano fosse mantenuto intatto per farvi sbarcare i carichi di rifornimento delle navi, era ridotto ad una completa distruzione, motivo per il quale per due settimane le loro navi dovettero continare ad effettuare gli scarichi in spiagggia aperta nel Golfo di Salerno.

La storia, di un qualsiasi determinato argomento, é un affare serio, che va descritto come si deve. E il compito non può essere assegnato a degli sprovveduti, che prima di iniziare la discusssione  avevano al massimo letto affrettatamente due o tre libri favorevoli alle loro tesi.

Edited by Francesco Mattesini
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I partiti politici organizzavano attacchi e attentati. Che cosa c'é di sbagliato a dirlo? Oggi, assieme all'AMPI, organizzano le cerimonie di fatti accaduti quasi 85 anni fa.

Comunque avemdo cancellato una riga hai fatto bene. Può darsi, come spesso mi capita, che avessi esegarato in qualche considerazione poco simpatoca per qualcuno.

Edited by Francesco Mattesini
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Ricopio nel posto giusto l'intervento che avevo fatto prima di capire che il post era stato spostato:

"Io invece non sono minimamente stupito, nessuno ha interesse a capire quel che è realmente successo.

Ho consultato la voce di Wikipedia, che premette:

"Le quattro giornate di Napoli furono un'insurrezione popolare con la quale, tra il 27 e il 30 settembre 1943 durante la seconda guerra mondiale, la popolazione civile e militari fedeli al Regno del Sud riuscirono a liberare la città di Napoli dall'occupazione delle forze tedesche della Wehrmacht."

Dalla descrizione degli scontri si capisce chiaramente che i tedeschi abbandonarono la città perché non potevano difenderla dall'avanzata degli americani."

Non ho seguito le trasmissioni televisive sull'argomento, ma non mi aspettavi niente di diverso.

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Posted (edited)

Ecco come al loro arrivo gli Alleati trovarono il porto di Napoli, secondo quanto riportato dal capitano di vascello britannico Taprell Doerling (Taffaill), nel suo libro Mediterraneo Occidentale 1942 – 1945, tradotto e edito dall’Ufficio Storico della Marina Militare, e Riservato agli Ufficiali delle Forze Armate Italiane:

         “Napoli era un cumolo di relitti e di distruzioni. Poiché il porto era stato largamente impiegato per i rifornimenti dell’armata di Rommel in Libia aveva subito violenti e sistematici bombardamenti dalla aviazione alleata. Ciò che rimaneva era stato bloccato, sabotato e demolito dai tedeschi in ritirata con la loro abituale abilità ed ingegnosità. … Il 2 Ottobre (in realtà l’1 ottobre) quando le prime compagnie alleate entrarono a Napoli era una giornata fredda e con pioggia violenta. In porto aveva un aspetto veramente desolante. Non una sola nave era a galla. Praticamente tutto lo specchio d’acqua era coperto da una densa irridescente schiuma di nafta mescolata con pezzi di riletti affioranti al di spra dei quali, penzolavano alberi di navi, fumaioli e sovrastrutture di scafi affondati e chiglie di navi capovolte. Le costruzioni sulle banchine e sulle gettate erano state ridotte in ammassi di cemento armato frantumato, murature e mattoni mescolati con travi contorte e nervature di acciaio. Le rovine fumavano ancora qua e là e ogni strada era ostruita da detriti. Tutti i posti di ormeggio erano ingombrati, alcuni con scafi affondati e capovolti, altri con rovine di fabbricati e resti di grue rovesciati in mare.

         A terra sul lungomare i muri smozzati e vacillanti s’innalzavano tra le rovine di sconquassati stabili come neri denti cariati. Nella zona del porto non una sola costruzione era rimasta integra. Era come se  il luogo fosse stati sconvolto da un catalisma. Le centrali elettriche erano state sabotate dal nemico. La città era senza luce elettrica e senza acqua, vi era pochissimo cibo, gli abitanti spaventati e con i volti lividi ed affamati apparivano e scomparivano tra le rovine come trogloditi. Il tifo e altre malattie imperversavano, le condizioni sanitarie  erano indescrivibili”.

         Vi risparmio il seguito.

         E gran parte delle demolizioni, quelle definitive e più devastanti, accadevano ad opera dei genieri tedeschi, quando a Napoli sarebbe scoppiata la sommossa contro i tedeschi, cacciati dalla città! Non un rigo di questa presunta sommossa si trova nelle relazioni e pubblicazioni degli Alleati; è la solita truffa!

         Lo storico militare tedesco Franz Kurowski, nel suo libro Battlegroind Italy 1943-1945, sostiene che “Le demolizioni delle varie parti del porto di Napoli furono completate il 1 Ottobre 1943, prima che le truppe germaniche lasciassero la città.  E nella presentazioni al libro di un testimone napoletano, Enzo Erra, “Napoli 1943. Le quattro giornate che non ci furono” (Longanesi 1993), si dice chiaramente che: “Facendo appello ai ricordi personali e comparando testimonianze dirette e indirette, documenti inediti e analisi obietti”, la ritirata dei tedeschi “fu turbata da scontri disordinati con gruppuscoli partigiani, passati alla storia come le "quattro giornate di Napoli".

Ecco come al loro arrivo gli Alleati trovarono il porto di Napoli, secondo quanto riportato dal capitano di vascello britannico Taprell Doerling (Taffaill), nel suo libro Mediterraneo Occidentale 1942 – 1945, tradotto e edito dall’Ufficio Storico della Marina Militare, e Riservato agli Ufficiali delle Forze Armate Italiane:

         Napoli era un cumolo di relitti e di distruzioni. Poiché il porto era stato largamente impiegato per i rifornimenti dell’armata di Rommel in Libia aveva subito violenti e sistematici bombardamenti dalla aviazione alleata. Ciò che rimaneva era stato bloccato, sabotato e demolito dai tedeschi in ritirata con la loro abituale abilità ed ingegnosità. … Il 2 Ottobre (in realtà l’1 ottobre) quando le prime compagnie alleate entrarono a Napoli era una giornata fredda e con pioggia violenta. In porto aveva un aspetto veramente desolante. Non una sola nave era a galla. Praticamente tutto lo specchio d’acqua era coperto da una densa irridescente schiuma di nafta mescolata con pezzi di riletti affioranti al di spra dei quali, penzolavano alberi di navi, fumaioli e sovrastrutture di scafi affondati e chiglie di navi capovolte. Le costruzioni sulle banchine e sulle gettate erano state ridotte in ammassi di cemento armato frantumato, murature e mattoni mescolati con travi contorte e nervature di acciaio. Le rovine fumavano ancora qua e là e ogni strada era ostruita da detriti. Tutti i posti di ormeggio erano ingombrati, alcuni con scafi affondati e capovolti, altri con rovine di fabbricati e resti di grue rovesciati in mare.

         A terra sul lungomare i muri smozzati e vacillanti s’innalzavano tra le rovine di sconquassati stabili come neri denti cariati. Nella zona del porto non una sola costruzione era rimasta integra. Era come se  il luogo fosse stati sconvolto da un catalisma. Le centrali elettriche erano state sabotate dal nemico. La città era senza luce elettrica e senza acqua, vi era pochissimo cibo, gli abitanti spaventati e con i volti lividi ed affamati apparivano e scomparivano tra le rovine come trogloditi. Il tifo e altre malattie imperversavano, le condizioni sanitarie  erano indescrivibili”.

         Vi risparmio il seguito.

         E gran parte delle demolizioni, quelle definitive e più devastanti, accadevano ad opera dei genieri tedeschi, quando a Napoli sarebbe scoppiata la sommossa contro i tedeschi, cacciati dalla città! Non un rigo di questa presunta sommossa si trova nelle relazioni e pubblicazioni degli Alleati; è la solita truffa!

         Lo storico militare tedesco Franz Kurowski, nel suo libro Battlegroind Italy 1943-1945, sostiene che “Le demolizioni delle varie parti del porto di Napoli furono completate il 1 Ottobre 1943, prima che le truppe germaniche lasciassero la città;  e nella presentazioni al libro di un testimone napoletano, Enzo Erra, “Napoli 1943. Le quattro giornate che non ci furono” (Longanesi 1993), si dice chiaramente che: “Facendo appello ai ricordi personali e comparando testimonianze dirette e indirette, documenti inediti e analisi obietti”, la ritirata dei tedeschi “fu turbata da scontri disordinati con gruppuscoli partigiani, passati alla storia come le "quattro giornate di Napoli".

Carto Castiglioni, hai visto giusto: Non c'era da aspettarsi "niente di diverso".

 

            Sulla presentazione del libro di Enzo Erra é anche riportato: "Sulla verità dei fatti si stende un'altra ombra: a liberazione avvenuta 7.000 napoletani presentarono domanda al Ministero degli Interni per ottenere la qualifica di "patriota" e quindi le sovvenzioni previste"...

 

 

 

 

 

 

Edited by Francesco Mattesini
Ci sono due testi uguali nella stessa pagina.
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Ci sono cose che a volte non capisco. Sembra che l'obiettivo unico di questi post sia quello di magnificare le gesta dei Tedeschi e buttare escrementi sugli Italiani. Non sono per nulla d'accordo e non ho intenzione nemmeno di perderci altro tempo.

Solo un'avvertenza per i naviganti, dall'8 settembre 1943 il Regno d'Italia aveva sospeso ogni attività bellica contro gli Alleati e fu proditoriamente assalito dai Tedeschi. A fine settembre, che vi piaccia o meno, gli Alleati operavano da LIBERATORI dell'Italia occupata dai Tedeschi, e liberarono l'Italia stessa dall'oppressione nazista e dei loro collaboratori repubblichini.

 

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