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  1. "La rivincita della portaerei", questo è il titolo di un articolo di Federico Rampini pubblicato sul Corriere della Sera 1l 16 gennaio 2026. https://video.corriere.it/esteri/oriente-occidente/la-rivincita-della-portaerei/ad4b38ec-d951-4cee-9da6-ac11dbfaaxlk Federico Rampini ha posizioni completamente diverse dalle mie, ma io lo stimo, trovo che nei suoi articoli ci siano spesso informazioni e ragionamenti interessanti. Anche questa volta credo sia completamente fuori strada. Da una parte quando parla dell'influenza politica degli armamenti navali, scopre l'acqua calda, è sempre stato così. E anche qui si potrebbe obbiettare che in conseguenza dell'annuncio che due portaerei erano in rotta verso il Medio Oriente non si è visto un cambiamento nella posizione politica iraniana. Ma il punto è un altro: Rampini ritiene le portaerei sicure da un attacco di droni economici, come quelli in possesso degli Houti e questo lo posso concedere, ma non considera la possibilità di un attacco da parte di missili ipersonici, che l'Iran non ha, ma che potrebbe ricevere dalla Russia e forse anche dalla Cina. Recentemente è emerso che i più alti gradi delle forze armate USA preferirebbero evitare l'attacco all'Iran ed i giornali lo hanno attribuito al timore di una ripetizione di un esito inconcludente come in Iraq e ai dubbi sul riuscire a causare un cambio di regime. Io credo che anche i dubbi sulla sicurezza delle portaerei abbiano avuto il loro peso. Non credo che un colpo sul bersaglio da parte di un missile ipersonico possa affondare una moderna portaerei d'attacco ma per la presenza di bombe e carburante per aerei potrebbe causare gravi danni e forti perdite umane, come successo nella seconda guerra mondiale. Tutto da vedere se la Russia darebbe i missili all'Iran e addirittura se l'Iran, avendone la possibilità, li userebbe. Il grave danneggiamento di una portaerei sarebbe un gravissimo polpo per gli USA e causerebbe una reazione violentissima e imprevedibile, mentre sia Russia che Iran hanno interesse ad evitare un inasprimento della situazione politica. Ma vale la pena di correre il rischio? In fondo anche al tempo delle cannoniere la situazione era simile, c'erano armi in grado di contrastarle, mine e siluranti. Forse la differenza è che le grandi potenze di allora, disposte a farsi la guerra tra loro, non avrebbero aiutato una potenza minore non bianca contro un'altra grande potenza. Indicativo il fronte comune contro la Cina in occasione della guerra dei Boxer. Concludendo, voi pensate che le porterei siano in grado di difendersi da missili ipersonici?
  2. Queso tema riguarda allo stesso modo navi passeggeri e navi militari I giornali scrivono Fincantieri sbarca in Francia come se fosse una sorta di incursione finanziaria, di borsa. Si tratta di un passo, speriamo accertato, nella linea di una strategia che con ambizione coraggio Il gruppo italiano sta portando avanti, d’ altra parte unica via alla sopravvivenza di un importante settore industriale. A mio parere non va vista nella classica ottica della conquista del concorrente, assumendo il controllo de l cantiere Saint-Nazaire, controllato da Stx-France e polo cantieristico tra i più importanti del Vecchio Continente. Fincantieri ha rilevato, in un’asta giudiziaria, presso la corte distrettuale di Seul che si occupa della procedura fallimentare di STX Offshore&Shipbuilding. La holding sudcoreana era l’azionista di riferimento dei cantieri navali si Saint Nazaire, Un terzo delle quote è ancora in mano al governo francese, tramite Caisse des Dèpôts et Consignations, una delle molte affinità del nuovo conglomerato L’ operazione va vista in una strategia, propugnata da tempo da FINCANTIERI, di costituire una holding europea, citando come modello il settore aeronautico con Airbus. Va creata un polo europeo costruttore europeo di navi, altrimenti “l’Europa sparisce e sparisce anche ogni possibilità di crescita” come più volte ribadito dai vertici Fincantieri: i grandi costruttori europei sono obbligati a coalizzarsi di fronte alla possibilità di soccombere di fronte all’aggressività di altre strutture cantieristiche, in particolare asiatiche, e l’intervento coreano in Saint Nazaire (ora rilevato da Fincantieri) era un brutto segnale, una spina nel fianco Saint Nazaire è anche il polo dove, con molte analogie con Fincantieri, qualche alleanza e spesso forte concorrenza vengono realizzate sia navi da crociera sia una quota rilevante delle commesse militari che arrivano alla Francia. In questo quadro certamente deve essere considerata, e si affaccerà, il gruppo militare francese DCNS (con cui Fincantieri ha una stretta collaborazione avendo sviluppato i programmi militari Orizzonte e Fremm) Investimenti, sostegno all’industria navale e quindi alla Difesa: da mesi anche per coinvolgere politica industria ed opinione pubblica si tengono riunioni e congressi sul tema, occasioni per pronunciamenti in merito. Uno degli argomenti ricorrenti sono i 1.800 miliardi di dollari che investirà la Cina in questi settori nei prossimi decenni, con evidenti mire all’ esportazione. Una sfida impari se l’Europa non si coalizza. L’importanza del settore navale, con l’Italia avanti in una programmazione avanzata (con riferimento alla legge navale), ma certo “nell’area del Mediterraneo e in quelle adiacenti cresce la presenza di Marine non regionali e di sommergibili, motivo nell’ insistere sul sostegno all’industria e nella cooperazione. Dire che la cooperazione militare nell’Ue “è frammentata è solo un eufemismo: l’Unione spende il 50 per cento di quanto spendono gli Usa, ma con un’efficienza pari a un decimo, secondo dati diffusi in questi convegni In questo quadro ha preso forza parlato anche l’ipotesi di una maggiore collaborazione tra la Fincantieri e l’industria navale francese Dcns.
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