CARABINIERE Posted March 16, 2017 Report Share Posted March 16, 2017 Questa discussione è l' evoluzione di quanto trattato a proposito delle LCS (e degli Zumwaldt) quali monumenti alla caduta di efficienza e credibilità dello strumento militare americanoLascio a i moderatori la decisione se riportarla in quella sede, o lasciarla come spunto per una trattazione più ampia (e non troppo accesa, evitando tifo da stadio per uno o l' altro bando)Credo che l' argomento sottinteso sia : dove cva l' Europa, ed il suo sogno di FFAA unificate . Gli stanziamenti per la difesa degli Stati Uniti – al di là delle semplici considerazioni sui “numeri” È attesa per oggi la presentazione della bozza di bilancio federale degli Stati Uniti per il 2018.Il direttore del dipartimento contabile della Casa Bianca, Mick Mulvaney dovrebbe poi consegnarlo al Congresso. Questo documento prevede un aumento di 54 miliardi di dollari per le spese militari, che potrebbero diventare 84, una voce che già copre un esborso di 602 miliardi. È da notare che le coperture per tali spese, checché ne dicano i giornali, è principalmente a scapito di una casta cresciuta dismisura, nell’ era Obama, soprattutto Clinton: quella del Dipartimento di Stato: circa 50 miliardi di dollari. Certamente è troppo presto per una valutazione a fondo, ma gli stanziamenti per la Difesa dell’ era Trump (con segni vistosi già in campagna elettorale, con le critiche ai margini spaventosi, al limite dell’ assurdo, dei grandi fornitori) sono diretti al “prodotto”, ossia alle forse ed ai mezzi, mentre nella lunga era Obama/Clinton gli stanziamenti, con sensibili aumenti, sono sempre stati indirizzati all’ industria, a scapito di un’ efficienza generale delle FFAA in caduta libera, con scelte sui mezzi (per la US Navy basta citare le LCS) che ormai si possono classificare disastrosi, con costi assolutamente fuori controllo. Con una nuova guerra fredda alle porte (è inutile nasconderselo, bisogna vedere solo quanto a Est, con la Russia e quanto a Oriente con la Cina..) gli Stati Uniti non sono più preparati ad impegni globali. Sembra che Trump voglia archiviare al più presto il “soft power” obamiano e sembra voler mantenere molte delle promesse espresse in campagna elettorale confermando la volontà di restituire agli USA la credibilità sul piano militare, presentando il conto (anche in questo caso checché dica e manipoli la stampa) a quella burocrazia ed al quel sistema di potere, che ho già chiamato casta, cresciuta a dismisura negli ultimi anni, a scapito dei cittadini comuni e dei contribuenti americani, i ministeri non legati al settore difesa e sicurezza cosi come quelli non legati a infrastrutture e investimenti produttivi. Obama era ben conscio del problema, e pur nascondendo la realtà, aveva comunque lasciato in eredità al suo successore (certamente non pensando a Trump) un incremento del 9 per cento rispetto ai 622 miliardi di dollari dedicati alla Difesa nell’ultimo anno di propria competenza, ipotizzando come necessario un incremento di spesa di 33 miliardi nel 2017 e di 100 miliardi in cinque anni.Trump sembra essersi conto che ciò non è sufficiente, ne come entità ne come obiettivi, e se si volesse essere obbiettivi, a ben guardare, l’incremento di 54 miliardi di dollari (più altri 30 previsti) al budget militare di quest’anno rappresenta il minimo richiesto per dare vita ai programmi di riarmo necessari per riequilibrare le FFAA statunitensi, non si sa quanto conseguibili in soli quattro anni di mandato. Trump sarà tutto, fuori che sorprendente nell’ attivazione del suo mandato: fin dalla campagna elettorale era stata espressa la volontà di potenziare le forze armate portando la flotta da 274 a 350 navi, le forze aeree a 1.200 velivoli da combattimento di prima linea (100 in più del previsto), arruolando 80 mila militari in più e portando l’Esercito a un incremento da 475 mila unità a 500/540 mila. Stanziamenti tutti da confermare ma numeri congrui con varie analisi di varie fonti, anche dei democratici non allineati, che vorrebbero, per mantegnere gli impegni e la credibilità statunitensi, una flotta con 355 navi e 400 aerei in più nell’Aeronautica, 200 mila marines invece degli attuali 180mila e un Esercito stabilmente oltre il mezzo milione di effettivi.Programmi impegnativi, necessari per compensare una gestione disastrosa dello strumento militare, che vanno ben al di là di quanto espresso da Trump, che richiederanno anni e molti miliardi di dollari per costruire nuovi mezzi, addestrare un numero così elevato di reclute e costituire nuove unità combattenti.Obama con gli stanziamenti militari ha fatto importanti concessioni, quasi regali, consistenti e non si sa quanto congrui, all’ industria statunitense (forse con l’ obbiettivo demagogico, non raggiunto in questo contesto) di attribuirsi un’ aumento dell’ occupazione, di fare degli stanziamenti militari una sorta di volano e di strumento sociale; ha dato cosi mano libera alle lobbies, con un’ impennata dei costi (a noi stessi italiani, pur nella necessità “brucia” il programma F35 e la sua gestione, tanto per fare un esempio) Trump, pur assumendosi la responsabilità dell’ incremento delle spese militari, ha costantemente, e con molta veemenza, ammonito le grandi società produttrici di armamenti (Lockheed Martin e Boeing in testa) per i loro elevati profitti, pretendendo di acquistare a prezzi più bassi, con l’ eventuale compensazione di un volume produttivo molto più nutrito, ingigantito eventualmente dalle commesse degli alleati europei e asiatici da cui la Casa Bianca pretende maggiori spese militari in buona parte destinate a comprare armi “made in Usa”. La corsa al riarmo di Trump ha delle implicazioni strategiche che i buonisti di casa nostra (obnubilati dal personaggio) non vogliono vedere, ed in fondo richiamano le scelte (poi rivelatisi vincitrici, dell’ era reganiana), che cerco di sintetizzare: la buona salute dell’economia statunitense può consentire una corsa al riarmo che risulterà ingestibile per una Russia provata dalle sanzioni economiche (che Trump non sembra più aver fretta di abrogare) e in prospettiva anche per la Cina la cui crescita economica è relativa, probabilmente gonfiata artificiosamente da molti anni, e vulnerabile nel caso di una diversa politica dell’ amministrazione Trump per le importazioni negli Usa.Un crollo nell’economia di Pechino determinerebbe centinaia di milioni di disoccupati e forse l’implosione del regime comunista che controlla il colosso asiatico incapace, come lo fu l’Urss negli anni ’80, di gareggiare in tempi di crisi con gli Usa nel produrre “cannoni” garantendo al tempo stesso “burro” ai suoi cittadini. Non si tratta di un segreto, ma di un deja vu, di un corso e ricorso della storia, le cui ragioni sono evidenti e vanno ben al di là delle valutazioni sulle capacità militari dei “rivali” degli USA. Il riarmo propugnato da Trump può infatti trovare una valida spiegazione, favorevole all’ economia americana, deterrente per l’escalation in corso con toni da nuova guerra fredda.Una politica che necessità del sostegno dell’opinione pubblica per l’enormità delle spese richieste, un’opinione pubblica che non solo va motivata per la rinnovata l “minaccia” russa e cinese.Considerato quindi che oggi non sono ancora del tutto consolidate reali minacce alla supremazia militare globale statunitense né vi sono indizi di un’imminente invasione islamica, la corsa al “riarmo totale” voluta da Trump può avere un solo obiettivo: sconfiggere i rivali dell’America con le stesse armi usate da Ronald Reagan per piegare l’Urss. Le ragioni sono evidenti e vanno ben al di là delle valutazioni sulle capacità militari dei “rivali” degli USA. Il riarmo propugnato da Trump e McCain può infatti trovare un valido sostegno all’enormità delle spese richieste solo se si mantiene alta visibilità sulla “minaccia” russa e cinese, se si mantiene l’ obbiettivo, con la ristabilita supremazia militare statunitense, di rindirizzare gli sforzi globali (coinvolgendo Russia e Cina riportate a più miti consigli) in una più intensa campagna militare contro guerriglieri dello Stato Islamico e altre milizie jihadiste (i piani a tal proposito sono stati appena inoltrati dal Pentagono alla Casa Bianca).In questo caso Trump può permettersi, e giustificare, la richiesta di un maggior contributo degli Europei (ciechi e sordi anche quando si tratta della propria sicurezza). Quella di Trump è quindi una strategia complessa, non priva di rischi, ma non è nulla di nuovo sotto il sole, che per necessità e non per contrapposizione ideologica deve smantellare il “soft power” di Obama, per tornare al modello di Ronald Reagan. Una strategia che l’attuale establishment europeo, stabile in una contrapposizione ottusa al nuovo corso americano, non vuol capire, e meno condividere.Una strategia che se non interpretata, al di la di condividerla o meno, risulta in ogni caso molto lontana dagli interessi dell’Italia e dell’Europa; invece di dividerci, come allo stadio, tra tifosi e avversari di Trump, dovremmo discutere anche noi, in Italia ed in Europa di una nostra strategia, tenendo conto che qualsiasi presidente USA, Trump come i suoi predecessori, curerà gli interessi degli Stati Uniti, anche a discapito dell’Europa.. e non abbiamo certo i numeri per opporvisi. Iscandar, Francesco De Domenico and Danilo Pellegrini 3 Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Giancarlo Castiglioni Posted March 17, 2017 Report Share Posted March 17, 2017 Anche se pare sia il solo a pensarla così non ho dubbi di essere nel giusto.I militari e gli “esperti” in politica estera ragionano come se negli ultimi 50 anni il mondo non fosse cambiato, mentre invece è cambiato tutto.Sicuramente molti sono in buona fede, cambiare la propria mentalità è difficile, ma molti lo fanno per difendere i propri interessi.Che la corsa agli armamenti di Reagan abbia causato il crollo dell’URSS è un mito duro a morire e totalmente ingiustificato; ripeto che la crisi e poi il crollo dell'URSS è stato causato da problemi interni economici e politici molto più gravi.Ripeto anche che pensare di poter mettere in ginocchio l'economia cinese con una nuova corsa agli armamenti è pura follia; più facile che in ginocchio ci finisca l’economia USA.Il comportamento di Trump è apparentemente incomprensibile.Denuncia giustamente che gli USA spendono cifre enormi in armamenti che non funzionano, quindi ci sarebbe ampio spazio per dirottare gli investimenti su armamenti più efficaci, magari anche realizzando risparmi per realizzare la riduzione di tasse in programma senza aumentare il deficit.Invece la sua conclusione è aumentare le spese militari.Naturalmente è possibile che segua la mentalità corrente, che creda che l’aumento delle spese militari sia realmente necessario o che voglia ripetere la strategia di Reagan.Io credo che la spiegazione sia un’altra.Credo che abbia capito che anche per un presidente andare in rotta di collisione con tutto il proprio apparato stratale è molto pericoloso ed è meglio non esagerare.Il partito democratico fa opposizione intransigente, ci sono manifestazioni di piazza, la magistratura è ostile, si parla sottovoce di impeachment.Per il momento bastonerà i profitti scandalosi di certe industrie, ma preferisce dare ai militari la carota dell’aumento globale degli stanziamenti.Naturalmente più che dalle dichiarazioni si dovrà giudicare in base a quello che farà effettivamente.Anche la distensione con la Russia, che sembrava in programma, pare sia già tramontata.Sarà decisivo il suo incontro con Putin, che prima o poi dovrà esserci.Dopo potrebbe cambiare tutto. Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Giancarlo Castiglioni Posted March 23, 2017 Report Share Posted March 23, 2017 Dopo il mio intervento che esprimeva una opinione molto diversa da quella dell’autore, nessuno ha trovato nulla da dire.Non credo siate tutti d’accordo, visto che l’articolo ha ricevuto 3 like e la mia risposta nessuno.Certo che è più facile ribattere a un buonista contrario agli eserciti per ragioni morali, mentre io ho motivazioni politiche, con precisi riferimenti storici.Naturalmente si può non essere d'accordo, ma gradirei sapere il perché. Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Giuseppe Garufi Posted March 23, 2017 Report Share Posted March 23, 2017 Naturalmente si può non essere d'accordo, ma gradirei sapere il perché. Ho qualche motivo per dissentire, almeno in parte, sia da quello che scrive Carabiniere, sia da quello che scrivi tu.Il problema è trovare il tempo per argomentare rispetto alle vostre idee.Accetto però la provocazione al più presto qualche riga (più di qualche).Saluti. Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Giancarlo Castiglioni Posted March 23, 2017 Report Share Posted March 23, 2017 Colgo l’invito ad un dibattito sull’altro argomento sottinteso agli stanziamenti per la difesa degli Stati Uniti: dove va l'Europa, ed il suo sogno di FFAA unificate.Premetto che ricordo benissimo quando i francesi nel 1954 fecero fallire il progetto della CED e che la ho sempre considerata una occasione perduta.Da allora non si è mai parlato concretamente di creare un esercito Europeo, ma avrei sempre considerato la possibilità con grande favore; ora che l’argomento viene riproposto penso sia bene ragionarci sopra alla luce della situazione attuale. La prima domanda da porsi è: a cosa serve un esercito Europeo?Più avanti gli Europei sono definiti “ciechi e sordi anche quando si tratta della propria sicurezza”.Chiedo quindi a Carabiniere quali ritiene siano le minacce alla sicurezza Europea.Lui stesso ammette che non “vi sono indizi di un’imminente invasione islamica”, quindi la minaccia può venire solo dalla Russia.Se Carabiniere crede che questa minaccia ci sia lo dica chiaramente.Dalla documentazione storica è chiaro che non vi è mai stata una minaccia di invasione dell’Europa Occidentale da parte dell’URSS, neanche prima della morte di Stalin.Anzi erano i dirigenti comunisti, consapevoli della loro reale inferiorità militare, ad essere preoccupati per la possibilità di essere aggrediti.Comunque allora la scarsità di informazioni rendeva credibili agli occhi del pubblico le informazioni sulla potenza militare dell’URSS fornite dagli USA e soprattutto la presenza di forti partiti comunisti in Italia e Francia rendeva verosimile la possibilità di una guerra con l’obbiettivo di portarli al potere.Credo che anche allora i servizi occidentali potessero dare una valutazione realistica della potenza russa, ma più che una deliberata falsificazione funzionava il meccanismo di autoinganno per cui il sottoposto tende a fornire al superiore la risposta che capisce essere più gradita.Comunque tutte le condizioni che rendevano credibile la guerra fredda ora non ci sono più.La Russia si è ritirata volontariamente da tutta l’Europa Orientale, è consapevole che proprio in conseguenza di questa prolungata occupazione le popolazioni di questi paesi le sono fortemente ostili e non ha all’interno di questi paesi dei partiti su cui appoggiarsi.Pensare che adesso intenda rioccupare l’Europa Orientale è privo di senso.Certamente l’esercito Europeo potrebbe essere impiegato fuori dal territorio Europeo per operazioni non difensive, “peacekeeping, peace enforcing, guerre umanitarie”.È ormai un luogo comune la constatazione che negli ultimi anni queste operazioni siano sempre state inutili e controproducenti, ma c’è sempre la speranza che la prossima volta sarà diverso. I governi Europei vogliono un esercito Europeo?Sicuramente no.I capi di governi Europei vogliono mantenere il comando un esercito proprio da usare come strumento di propaganda personale.La tentazione di usare i militari quando la popolarità del governo scende a livelli di guardia è irresistibile anche se i precedenti storici sono quasi sempre negativi.I francesi andarono in Algeria nel 1830 principalmente per salvare la monarchia di Carlo X; i generali Argentini persero il potere facendo la guerra alle Falkland e quelli Greci per la guerra a Cipro.Aznar perse delle elezioni che avrebbe sicuramente vinto in Spagna partecipando alla guerra in Iraq e Sarkosì non ha avuto nessun vantaggio dalla guerra in Libia.Un possibile meno impegnativo utilizzo dell’esercito è per il soccorso in occasione di calamità naturali o per rinforzo alla polizia in momenti critici per la lotta alla criminalità.Anche vedere militari armati davanti ai monumenti come protezione contro il terrorismo secondo gli esperti serve a poco, ma fa buona impressione.Anche in questo caso è essenziale chi comanda.Un ministro dell’Interno Italiano che manda i militari nelle strade di Napoli o Palermo si presenta come efficiente ed energico; che figura farebbe se dovesse chiedere aiuto al governo Europeo?Una soluzione ai problemi sopra indicati sarebbe se l’esercito Europeo si affiancasse agli eserciti nazionali, come era il progetto originale CED, in modo da lasciare ai governi nazionali una forza armata di cui disporre.Sarebbe una duplicazione di scarsa efficienza ed una spesa in più.In Italia siamo specialisti in queste sovrapposizioni; nel nostro piccolo sul Lago Maggiore oltre ai motoscafi di Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza da qualche anno sono arrivati anche motoscafi della Capitaneria di Porto. I popoli Europei vogliono un esercito Europeo?Non credo che la proposta dell’Esercito Europeo sarebbe molto popolare tra l’opinione pubblica.Forse la maggioranza sarebbe blandamente favorevole, ma la minoranza più rumorosa sarebbe fortemente contraria.Il problema oggi è tenere insieme l’Europa, non aggiungere nuove funzioni che sarebbero viste come spese non necessarie.La parola d’ordine oggi è “meno Europa” non “più Europa”. Concludendo un Esercito Europeo non serve a niente, non lo vuole nessuno e al momento non è politicamente realizzabile.Io non lo ritengo neanche auspicabile. Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Giuseppe Garufi Posted March 23, 2017 Report Share Posted March 23, 2017 Desidero portare un piccolo contributo alla discussione.Una premessa: dal mio punto di vista, l’Europa in questo momento non va da nessuna parte, da nessun punto di vista, le circostanze internazionali, combinate con i tanti errori commessi, portano solo a sperare che l’Unione non si sfasci sotto il peso delle proprie contraddizioni, dei populismi, degli attacchi (politici non militari) che le arrivano da tutte le parti.Per avere forze armate unitarie … forse i vostri figli riusciranno a vedere qualcosa, la nostra generazione ormai ha bruciato tutti i ponti dietro le proprie spalle. Le spese militari degli Stati Uniti: prima dovremmo capire a cosa servono (e se servono) le spese stesse: semplificando servono per continuare ad assicurare la supremazia economica/politica/militare degli USA, contro chi? chi sono gli avversari?Contro gli islamici avere 200 o 500 navi serve a poco; se la situazione in Medio Oriente non cambia, fra poco non avremo più uno stato islamico da bombardare con aerei invisibili, ma vedremo tanti lupi solitari, più o meno organizzati/spontanei, nelle strade delle nostre città, che disseminano il terrore, anche soltanto con un piccolo attentato suicida ogni tanto in auto (o camion, o altra arma impropria). In questa situazione sarà meglio chiedere lumi ad Israele, le nuove brigate di marines o G.I. saranno inutili, sarà (è) necessario rafforzare intelligence interna e presidio del territorio.Carabiniere mi permetterà, ma non è certo smobilitando il Dipartimento di Stato (o la Farnesina) che gli Stati Uniti (o l’Italia) saranno più sicuri: il lavoro dei diplomatici viene prima di quello dei militari e dovrebbe proprio impedire di usare le armi.Forse il problema è questo, la necessità di smaltire i magazzini di armi della generazione precedente, ora che non si intravede alcun Afghanistan o Iraq dove svuotarli? Per poi passare a nuovi lucrosi affari?Passando agli avversari contro cui si potrebbero utilizzare i nuovi stanziamenti, si pensa che la Cina possa implodere sotto la spinta della corsa al riarmo e che la Russia non terrà il passo: forse, ma a quei tempi i Russi (e noi) non avevano idea di quello che sarebbe successo, degli errori che avrebbero commesso, ora tutti gli antagonisti degli Stati Uniti sanno qual è il rischio che corrono.Se invece di implodere, di dividerli, gli interessi di Cina e Russia si saldassero? Chi ci dice che i Cinesi si lanceranno in una corsa agli armamenti impossibile da sostenere? Se, invece di farlo, trovassero un sempre possibile accordo con i Russi? Se continuassero l’attuale politica del carciofo, cercando di rompere l’assedio con accordi diplomatici con i vicini (v. Filippine) ?Oppure qualcuno pensa, con 12 (15 o più) gruppi da battaglia incentrati su portaerei, di riuscire a portare l’offesa all’interno della Cina o della Russia? O di lanciare “avvertimenti” credibili? Spero di no.D’altra parte, comprendo però che il riarmo americano porterà senz’altro dei benefici ai militari americani (più navi, più brigate, più stormi = più comandi), all’industria, che farà finta di lamentarsi per la riduzione della spesa unitaria, lucrando però sui volumi (sperando, ad esempio, che il risparmio sugli F-35, che sembra essere stato ottenuto da Trump, sia relativo ai margini di guadagno delle aziende e non ad un degrado delle capacità dell’aereo stesso), ai gruppi di potere statunitensi, le cui velate minacce al resto del mondo potranno diventare sempre più reali.Si parla di ristabilire la supremazia militare americana, ma quando è stata persa? Forse è stata persa la volontà di usarla o l’abilità di minacciarla, ma un OHIO lanciamissili da crociera, una decina di VIRGINIA, un gruppo di TICONDEROGA e BURKE, senza scomodare le portaerei, sono e restano un gran brutto randello nelle mani di chi lo impugna, sufficienti per molti anni ancora.I politici europei hanno tanti, innumerevoli difetti, ma non sono ottusi al punto di consegnarsi ancora una volta nelle mani dell’inquilino di Pennsylvania Avenue (chiunque esso sia), come hanno già fatto fino a Bush figlio.Hanno, forse, un contatto più ravvicinato con i loro popoli (con i loro elettori) e si rendono conto che non è possibile tirare ancora la corda. Lo stato sociale è stato già largamente smantellato, la precarietà nel mondo del lavoro impera, le paure montano, un popolo di disperati (che nessuno vuole) bussa alle porte, ci si trova a dover gestire una decrescita economica dopo secoli di crescita.Presentarsi davanti agli elettori chiedendo stanziamenti militari senza più i carri armati sovietici alla soglia di Gorizia ed i cavalli dei cosacchi pronti ad abbeverarsi alle fontane di piazza San Pietro? Quando il Mediterraneo ribolle di barconi e gommoni pieni di migranti?Clausewitz, citatissimo lo so, diceva che la guerra era la continuazione della politica con altri mezzi, qui sembra invece che la politica sia un semplice strumento per far crescere i profitti delle lobby dei costruttori d’armi americani e soddisfare le smanie di grandezza di qualche stato maggiore. Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Giancarlo Castiglioni Posted March 23, 2017 Report Share Posted March 23, 2017 Sono completamente d'accordo con l'intervento di Giuseppe Garufi, solo un paio di precisazioni.Per chiedere l'aumento delle spese militari è necessario aumentare la tensione internazionale.In questo in prima linea è la CIA, in seconda battuta i militari, ma anche il Dipartimento di Stato fa la sua parte.Ultimo esempio la dichiarazione del segretario di Stato sulla "opzione militare" contro la Corea del Nord.Da notare il comportamento di tutti i maggiori giornali italiani, credo più per stupidità, irresponsabilità, incompetenza e conformismo, che per una effettiva scelta di politica editoriale.Sintomatica da differenza tra i titoli e il contenuto dell'articolo.Nel titolo la dichiarazione del Segretario di Stato era che "prendeva in considerazione l'opzione militare" contro la Corea del Nord; nell'articolo era che non la prende in considerazione, ma avrebbe potuto ripensarci.Un volo di aerei russi sul Baltico nel titolo è "una intollerabile provocazione".Il lancio di prova di un missile Nord coreano, nel titolo termina nelle acque territoriali giapponesi, nel testo nel Mar del Giappone a 400 miglia di distanza.In quanto ai rapporti tra URSS e Cina sono stati da cattivi a pessimi per tutta la durata della guerra fredda, anche se fino al 1969 gli occidentali non lo avevano capito.Ora, anche per effetto della politica USA, quelli tra Russia e Cina sono decisamente buoni. Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
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