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L'OPERAZIONE "MINCEMEAT"


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Stanno reclamizzando al massimo in televisione, il prossimo film "L'Arma dell'inganno - Operazione Mincemeat", e questo mi da fastidio perchè conosco i retroscena e che quindi non finì come gli inglesi pensavano e che da anni stanno sostenendo un successo che non c'é stato.

Presa sul serio, l’Operazione “Mincemeat”, dando credito a due film inglesi e alla loro stampa, é una bufala che scredita il giornalismo e il professionismo italiano, che invece dovrebbe difendere i Comandi italiani e tedeschi, che non ci hanno creduto: vediamone il motivo:

Nessun elemento di reparto terrestre e aereo tedesco lasciò per la Grecia la Sicilia, che anzi fu rinforzata, rendendo vano il tentativo dell’operazione "Mincemeat", il cui scopo principale era proprio quello di non farvi arrivare rinforzi. E' questo é un fatto incontestabile. Non si vede proprio come il cadavere di Glyndwr Michael (Maggiore “Martin”) “possa aver cambiato le sorti della seconda guerra mondiale”, che è ancora oggi in molti l’opinione corrente. E il film The Man Who Never Was (L’uomo che non è mai esistito), del 1956, con l’attore Clifton Webb nella parte del principale realizzatore del piano “Mincemeat”, l’allora capitano di corvetta Ewen Montagu, che scrisse l’episodio in un libro da cui fu realizzato il film (recentemente integrato da un altro inverosimile film), è da considerare come un fatto storico reale che però, a dispetto di quanto sono convinti in Gran Bretagna (e anche in Italia), non ebbe alcun risultato pratico. Altro che “l’inganno che ha cambiato la storia dell’umanità, come è scritto in un sito italiano. Mi chiedo se descrivendo episodi storici, basandosi su storie romanzate, e non servendosi della documentazione d’Archivio, si possa essere più creduloni, ingenui e sprovveduti, ma anche, e questo é  ancora peggio, prevenuti nei confronti di tutto ciò che riporta ai combattenti italiani e tedeschi.

Quindi, l’Operazione “Martin”, che nel Regno Unito è considerata tutt’oggi come una  gloria d’ingegno nazionale, non servì a nulla, come hanno riportato alcuni dei più grandi storici anglosassoni.

L’americano professor ammiraglio Samuel Eliot Morison, ha scritto:

Sebbene Hitler e i suoi consiglieri intimi fossero certamente ingannati, i Comandanti tedeschi ed italiani sembrano essere stati meno ingenui e verso la fine di giugno furono infatti trasportati in Sicilia rinforzi supplementari.[1]

         ll capitano di vascello britannico Stephen Roskill ha aggiunto:[2]

In contrasto con la credulità di Hitler e degli uomini che lo circondavano, gli ammiragli italiani responsabili ed i generali tedeschi agirono con buon senso e risolutezza. Il Servizio Informazioni italiano screditò per primo il “Maggiore Martin”, e il “punto di vista” di Supermarina del 24 giugno escludeva la Grecia; lo spiegamento delle forze da sbarco Alleate – esso diceva – prova che l’obiettivo sicuro è la Sicilia. Neanche il Maresciallo Kesselring tenne conto dell’immaginario Maggiore. Il 20 giugno egli cominciò a spedire la divisione corazzata Herman Göring in Sicilia attraverso lo Stretto di Messina, in rinforzo della guarnigione siciliana; e il suo “punto di vista” in data 28 giugno prevede lo sbarco in Sicilia, lo stima possibile anche in Sardegna, non fa parola della Grecia.

Queste affermazioni di Roskill hanno il valore di una pietra tombale sulla salma del maggiore “Martin”. Essendo il più grande storico navale britannico, e quindi persona seria e consapevole, egli non poteva ignorare che lo sbarco era stato fatto e sostenuto dalla Marina Reale e Statunitense, e che le chiacchere di Ewen Montegu, di aver permesso di far realizzare l’invasione della Sicilia tenendo lontani i tedeschi, valevano zero.

Anche,  il generale britannico Molony ha aggiunto che la “Mincemeat” “Non ebbe effetto sulle forze di terra dell'Asse in Sicilia nel D-Day, ossia al momento dello sbarco;[3] quindi come io ho confermato, con documenti inequivocabili, che evidentemente solo in Gran Bretagna non sanno comprendere.[4]

La conquista delle isole di Pantelleria e di Lampedusa, dove i britannici, volendo assicurarsi il possesso degli aeroporti necessari per l’invasione della Sicilia, sbarcarono nei giorni 11-12 giugno 1943, permise all’OBS di orientarsi nell'ambigua situazione in Mediterraneo e di guardare con chiarezza in una certa direzione. Infatti da questi avvenimenti poterono essere tratte da parte tedesca due importantissime indicazioni. Si ritenne, a ragione, che il successivo sbarco degli alleati avrebbe interessato probabilmente la Sicilia, anche se non si poteva del tutto escludere un diretto assalto alla penisola italiana, e vi fu il convincimento che non c'era molto da attendersi dallo spirito combattivo degli italiani quando si fosse verificato lo sbarco degli anglo-americani.

Questa è anche l’opinione del grande storico britannico B.H. Liddell Hart, che ha scritto:[1]

Nel mese che seguì alla caduta della Tunisia le forze aeree [Alleate] concentrarono i loro attacchi sull’isola fortificata di Pantelleria, nel Canale di Sicilia, per forzarne la resa. Questa prolungata “preparazione”, estremamente costosa per il dispendio delle bombe che comportò, ebbe soprattutto l’effetto di dissipare ogni dubbio [sul nemico] che il prossimo obiettivo degli alleati fosse la Sicilia”.

         Quanto sostenuto da Liddell Harth trova conferma, ed un prova concreta non contestabile, da quanto sostenuto dall’organizzazione crittografica britannica Ultra, intercettando i messaggi tedeschi trasmessi dai vari comandi con il codice della macchina cifrante Enigma. Ne riporto il contenuto. All’inizio l’Ultra aveva dato informazioni che mostravano la preoccupazione che vi era era stato a Berlino (in particolare in Hitler che temeva un’invasione della Grecia), dopo il ritrovamento dei documenti sul cadavere del fantomatico maggiore Martin. Ed effettivamente, poiché l’OKW aveva informato i suoi vari comandi del Mediterraneo, i britannici ritenevano che i tedeschi fosssero convinti che la trappola della Morea avesse funzionato, e che partigiani greci stavano uscendo allo scoperto in attesa di uno sbarco degli Alleati. Ma poi ci fu l’impiego, durato un mese, dei bombardamenti di Pantelleria, che era già un’indicazione, e dopo lo sbarco sull’Isola, gli Alleati, in seguito alle notizie riportate dalle decrittazioni dei  messaggi Enigma, dovettero riconoscere che i tedeschi erano ormai consapevoli che l’obiettivo dello sbarco in Europa sarebbe cominciato dalla Sicilia, come è ben spiegato da Hinsley sul Volume 3 del British Intelligence in the Second World War, riportando:[2]

Dopo la presa di Pantelleria da parte degli Alleati l'11 giugno le prove dell’Enigma, divenute sempre più voluminose man mano che il nemico aumentava i suoi preparativi di difesa nelle zone pericolose, lasciavano pochi dubbi sul fatto che, pur non escludendo una azione simultanea sul Peloponneso o su Creta, il nemico era convinto che il pericolo maggiore risiedeva nel Mediterraneo occidentale. Il 27 giugno CC e CS[3] decifrarono un ordine del giorno inviato da Kesseltng a tutte le forze tedesche nel Mediterraneo; vi si diceva che l'ora della decisione era vicina e bisognava prepararsi a proteggere la patria ‘sul suolo italiano ”.


[1] B.H. Liddell Hart, Storia di una sconfitta. Parlano i generali del III Reich; Rizzoli, Milano, 1971, p. 396.

[2] F.H. Hinsley, E.E. Thomas. C.F.G. Ransom, R.C. Knight, British Intelligence in the Second World War, Volume 3°, Parte 1, HMSO, London, 1984, p. 78-79.

[3] CC & CS: Government Code and Cipher School. Tradotto in italiano: Codice Governativo e Scuola di Cifratura.

 

Si possono fare le più svariate considerazioni e contestazioni, ma un fatto e certo. Tra le centinaia di documenti che ho consultato, alla fine la maggioranza delle opinioni degli Stati Maggiori, su dove sarebbero sbarcati gli anglo-americani, portava sempre ad una conclusione: la Sicilia. Ed era la Sicilia, più che la Sardegna che veniva, nei limiti delle possibilità, continuamente rinforzata da italiani e tedeschi, che però non mancarono di preparare per entrambe le isole piani d’azione. Essi prevedevano anche l’intervento della flotta italiana, particolarmente raccomandato da Berlino e dall’OBS (feldmaresciallo Albert Kesselring); e quest’ultimo si impegnò ad assicurarne l’indispensabile scorta aerea con i suoi reparti da caccia. Come è noto, le navi italiane, facendo irritare i tedeschi, non intervennero perché troppo grande era il divario di forze navali degli Alleati che appoggiarono lo  sbarco in Sicilia. La decisione dell’intervento doveva essere autorizzata da Mussolini. Ma di fronte alla miseria delle forze navali italiane che erano disponibili (le due corazzate Littorio e Vittorio Veneto, cinque incrociatori e dieci cacciatorpediniere) presentatagli dal generale Vittorio Ambrosio, Capo del Comando Supremo, il Duce, di fronte alla enorme superiorità delle forze navali nemiche, che schieravano ben sei corazzate, due navi portaerei, numerosi incrociatori e cacciatorpediniere, da persona consapevole autorizzò il mancato intervento navale. Alla Regia Marina non serviva un suicidio.

Hitler, che era preoccupato di difendere la Romania, con i suoi grandi giacimenti di bauxite e cromo e i suoi grandi giacimenti petroliferi, vitali per l’economia di guerra della Germania, fin dall’autunno del 1942 aveva l’ossessione che gli Alleati potessero sbarcare in Grecia, impiantandovi attrezzati aeroporti per colpire gli obiettivi rumeni. Pertanto, si mostrò inizialmente preoccupato quando venne a conoscenza che i britannici intendevano sbarcare in Morea. Ma non sembra che poi nei giorni successivi le sue preoccupazioni fossero aumentate. Tanto è vero che nella seconda metà di maggio offrì a Mussolini l’invio di cinque nuove divisioni germaniche, per contribuire a proteggere l’Italia e le isole della Sardegna e della Corsica. Se aveva tanto timore per la Grecia poteva inviare le cinque divisioni a protezione della penisola ellenica, mentre invece, evidentemente, le riteneva più utili in Italia, e in Grecia (dove nel dicembre 1942 aveva ritenuto di dover mandare due divisioni corazzate) mandò soltanto una divisione, la 1a Corazzata, dislocandola non in Morea, dove poteva realizzarsi lo sbarco (in Grecia si trovavano otto divisioni di fanteria italiane e tre divisioni di fanteria tedesche), ma a Salonicco, al confine con la Bulgaria, e quindi più vicino al fronte russo. Il Comando Supremo italiano, sottovalutando l’importanza di quell’offerta del Führer, convinse Mussolini a riferire ad Hitler che erano accettate soltanto tre divisioni, purché fossero corazzate, per dislocarle una in Sicilia, una in Sardegna e una nella penisola italiana. Mussolini non voleva che troppe truppe tedesche affluissero in Italia, ma poi per le richieste del feldmaresciallo Albert Kesselring e dei vertici militari italiani, accettò anche le altre due divisioni. In realtà ne sarebbero arrivate otto in Italia e Sicilia, una in Sardegna, e una brigata in Corsica.

           Ed una balla appare anche quella che la “mafia” abbia agevolato e permesso lo sbarco degli Alleati in Sicilia, tramite l’accordo, nel 1942, con il boss mafioso siculo-americano Lucky Luciano, allora detenuto in un carcere di massima sicurezza degli Stati Uniti, che avrebbe assicurato l’appoggio allo sbarco, in particolare tramite Calogero Vizzini, caporione di Villalba, in Provincia di Caltanissetta. Figuriamoci se gli statunitensi potevano far capire ad un personaggio criminale e completamente inaffidabile come Luciano, per di più italiano naturalizzato, che nel 1943 il loro obiettivo sarebbe stata la Sicilia.   

         Un’ultima considerazione. Circa la identificazione della Sicilia quale obiettivo dello sbarco degli Alleati in Mediterraneo, il Servizio Informazione Militare del Comando Supremo italiano (SIM), ne era stato convinto fin dal 13 febbraio 1943, ritenendo che dopo la conquista della Tunisia gli Alleati sarebbero sbarcati sull’isola.[5] Né fecero ritenere il contrario le molte false informazioni che venivano riportate ad arte dai servizi d’informazione degli anglo-americani e notizie pervenute da nazioni neutrali a loro favorevoli, dove vi erano una quantità di agenti il cui compito era quello di compiere, nei riguardi della Germania e dell’Italia, depistaggi e confusione.

         Il generale Cesare Amè, Capo del SIM, riferendosi ai “falsi documenti posti su un cadavere vestito da ufficiale inglese ed abbandonato in mare”, che secondo una pubblicazione britannica, creando confusione ed errati apprezzamenti, avrebbero costretto a sospendere i lavori di difesa della Sicilia, sostenne che queste considerazioni erano “del tutto immaginarie”. E concluse affermando: “I falsi documenti scritti di pugno dal Vice-capo dello S.M. Imperiale britannico”, non servirono al depistaggio, ma invece fecero confermare al SIM “l’esatta valutazione”, ossia che l’obiettivo dello sbarco nemico era proprio la Sicilia.[6] 

         Era anche la considerazione di Winston Churchill, che evidentemente, lasciando al generale Eisenhower il compito di autorizzare la fattibilità dell’operazione “Mincemeat”,  riteneva che italiani e tedeschi, “tutti meno un dannato sciocco” (evidentemente si riferiva a Adolf Hitler) “sapevano essere la Sicilia”, e non sarebbero caduti nella trappola di Ewen Montegu.

Nella parte riguardante la Sicilia, nelle sue monumentali memorie di guerra, Winston Churchill non fa alcun accenno alla progettata e conclusa Operazione “Mincemeat”; evidentemente perche, conoscendone l’esito finale, non gli era apparsa tanto “miracolosa”, da meritare un commento che poteva ritorcersi contro di lui, poi vincitore del Premio Nobel. [1]


[1] Winston Churchill, La seconda guerra mindiale titolo originale The Second World War, Volume 5, La morsa sdi stringe, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1952.

 

            Concludendo. il film The Man Who Never Was (L’uomo che non è mai esistito), del 1956, con il grande attore americano Clifton Webb nella parte del principale realizzatore del piano “Mincemeat”, il comandante Ewen Montagu, è da considerare come un fatto storico reale che però, a dispetto di quanto sono convinti in Gran Bretagna (e anche in Italia da pessimi giornalisti e commentatori televisivi antitedeschi e di riflesso anche antitaliani), non ebbe alcun risultato pratico. Servì, però, a portare a Montagu, improvvisato scrittore e sceneggiatore, fama e un mucchio di soldi

          Pertanto anche il nuovo film "Operation Mincemeat (L’Arma dell’inganno)", del 2021, con il bravissimo Colin Firth nella parte di Montagu, è soltanto una ripetizione di quella storia, che si era conclusa nello sbarco in Sicilia in un nulla di fatto.

 

FRANCESCO MATTESINI

Roma, 10 Marzo 2024


[1] Samuel Eliot Morison, History of United States Naval Operations in World War II, Sicily – Salerno – Anzio, January 1943 – June 1944, Castle Books, 2001, p. 45-47.

[2] Stephen Roskill, History of the Second World War United Kingdom Military Serie”, The Mediterranean and Middle East, The Campaign in Sicily and The Campaign in Italy 3rd September 1943 to 31st March 1944, Volume V, HMSO, London, p. 37.

[3] C.J.C. Molony, The Mediterranean and Middle East, Volume V, HMSO, London, 1978, p. 37.

[4] Francesco Mattesini, Operazione “Mincemeat” che non trasse in inganno i Comandi dell’Asse in Italia , in Internet nel sito academia.edu, 2023. Francesco Mattesini, L’Operazione Mincemeat, L’uomo che non è mai esistito e la messa in scena che non ha ingannato i tedeschi, Luca Cristini Editore, Zanica (BG), 2023. (stampato anche in inglese).

[5] Anche il capitano di fregata Mario De Monte, Capo dell’Ufficio Servizio “B”, dal quale dipendevano i servizi di Intercettazione Estera e dei crittografi del 5° Reparto Informazioni Segrete della Regia Marina (SIS), ha scritto in un suo libro del dopoguerra che, tra le tante notizie ricevute sulle operazioni degli anglo-americani “L’ipotesi più verosimile era quella di uno sbarco in Sicilia”, che “era stato previsto da tempo”. Cfr., Mario De Monte, Uomini ombra, Ricordi di un addetto al Servizio Segreto Navale, Nuova edizione marinara italiana, Roma, 1955, p. 227.

[6] Cesare Amè, Guerra Segreta in Italia 1940 – 1943, Gherardo Casini Editore, Roma,1954 p. 137).

 

 

 

Edited by Francesco Mattesini
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DOCUMENTO DI SUPERMARINA IN DATA 24 GIUGNO 1943 CITATO DAL CAPITANO DI VASCELLO ROSKILL

 

SUPERMARINA

Prot. N. 19049                                                                            24 Giugno 1943-XXI

Segreto Riservato Personale

ARGOMENTO: Apprezzamento della situazione.

         AL COMANDO SUPREMO

         Molti sintomi fanno ritenere che il nemico abbia ultimato la sua preparazione e stia per iniziare il nuovo ciclo operativo. Sui suoi probabili obiettivi e modalità di azione si può fare il seguente apprezzamento:

         1°) Si deve ritenere che il nemico opererà in zone dove possa usufruire di un forte appoggio aereo.

         Sotto questo punto di vista, tenuto conto dello schieramento aereo che secondo O.B.S. e Superaereo il nemico avrebbe assunto e delle possibilità offerte dai campi di Malta e di Pantelleria si ritengono particolarmente esposte la Sicilia sud-orientale (da Siracusa a Gela) la Sicilia sud-occidentale (da Gela a Trapani) e, ma in misura minore, la Sardegna meridionale (Golfo di Cagliari).

         2°) Le forze che il nemico dovrà sbarcare saranno rilevanti e comporteranno l’impiego di un gran numero di mezzi da sbarco.

         Inoltre se come possibile, il nemico intenderà evitare un forte contrasto diretto sfruttando periodi di crisi nella difesa determinati da intensi bombardamenti aerei locali, lo sbarco dovrà essere eseguito molto celermente.

         Dovrà quindi scegliere una zona che comprenda un porto sul quale concentrare in un primo tempo le offese aeree e avviare in seguito la maggioranza dei mezzi da sbarco per un rapido sbarco da eseguirsi di giorno.

         Tenuto conto delle difese locali e delle condizioni idrografiche si può rettificare la graduatoria di probabilità degli obiettivi nemici esaminati sopra e precisarli come segue:

         1° Trapani – Sciacca

         2° Cagliari – S.Antioco

         3° Siracusa.

         3°) Però lo schieramento dei mezzi da sbarco del nemico ha ancora il suo centro di gravità molto a ponente. Pur tenendo conto dei movimenti che possono essere eseguiti all’ultimo momento, si deve ritenere che vi sono uguali possibilità che l’offesa nemica sia diretta contro la Sardegna e contro la Sicilia.

         4°) Ultimo elemento da considerare è il notevole rinforzo della F.N. da Battaglia inglese nel Mediterraneo che conta oggi:

         - 6 n.b.

         - 3 n,p.a.

         - 17 incr. circa

         - 60 ct. circa

         E possibile che il nemico, ritenendo che noi si abbia tutt’ora la possibilità di impiegare 6 n.b. abbia voluto assicurarsi la parità numerica e la superiorità qualitativa.

         Si può anche ritenere che essendo a conoscenza della riduzione a due o tre del numero delle nostre n.b. effettivamente pronte, intenda:

         a) far passare nel Mediterraneo orientale due n.b. per riacquistare la sicura preponderanza navale anche in questo mare ricostituendo, in previsione di future operazioni, la flotta di Alessandria; oppure per costituire a Malta una forza navale importante capace di appoggiare e proteggere operazioni di sbarco contro la Sicilia meridionale;

         b) avere la possibilità di mantenere, in crociera, a ponente della Sardegna senza interruzioni per rifornimenti e riposo, una forza navale superiore alla nostra, a protezione dei convogli di mezzi da sbarco diretti in Sardegna o in Sicilia.

         5°) Concludendo il rinforzo della flotta inglese del Mediterraneo è evidentemente un indice che la preparazione nemica è praticamente completa, ma non fornisce nessun elemento nuovo per precisare ulteriormente verso quale zona sarà diretto lo sforzo nemico.

         6°) L’esame generale della situazione comporta quale conclusione un esame delle direttive della Di.Na. 11 e 12 approvate da codesto Comando Supremo, specialmente per quanto si riferisce all’intervento della forza navale da battaglia per attaccare i convogli nemici in caso di sbarco.

         E’ evidente che la temporanea impossibilità di impiego per avaria di due delle nostre navi da battaglia e il notevole aumento delle n.b. nemiche che spostano il rapporto di forza a 1-2 contro 6, diminuiscono notevolmente le possibilità di eseguire questo attacco con successo.

         Malgrado questo si ritiene che le nostre forze navali principali debbano essere tenute pronte per cogliere le occasioni favorevoli di intervento che nel corso di un ciclo complesso di operazioni quale è quello che sta per iniziarsi non possono mancare.

         Occorre però che sino messe nelle condizioni più favorevoli e, in particolare che sia dato loro il maggior numero possibile di unità navali di scorta.

         Si deve quindi sospendere il servizio scorta dei ct. ai piroscafi veloci trasportanti truppe diretti in Sardegna per permettere loro di rimettersi in efficienza (saranno sostituiti da avvisi scorta). Inoltre sarà trasferito a La Spezia da Taranto l’inc. legg. Pompeo Magno che ha ultimato l’addestramento.

                                                                                       IL CAPO DI STATO MAGGIORE

                                                                                                                                              F/to Riccardi

Edited by Francesco Mattesini
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è un filmetto, molto divertente ben recitato e godibile ma niente più di un filmetto, con una quota di romance per intercettare più di un pubblico.

per questa tipologia di prodotti non occorre nemmeno arrabbiarsi molto per le inesattezze storiche, ci vivono di inesattezze storiche.

Per fare un esempio di questo tipo di prodotti pieni di castronerie c'è la serie Transatlantic di Netflix

https://www.netflix.com/it/title/81473474

Nella prima puntata si racconta di come (il personaggio che rappresenta) Ursula Hirschmann sia scappata nel 1940 negli US via Marsiglia mentre il fratello Albert (che invece andò negli US e poi vinse un Nobel) rimase in Francia ad aiutare l'organizzazione Fry.

Cioè stiamo alla stronzata pura.

Per completezza di informazione Ursula Hirschmann fu politica e antifascista moglie prima di Eugenio Colorni e poi di Altiero Spinelli. Nel 1940, lo dico a memoria, con ogni probabilità era a Ventotene col primo marito lì confinato.

L.

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la caduta di Mussolini coincise con un incremento della battaglia terrestre sull’isola e con una costante pressione delle forze Alleate lungo tutto l’arco del fronte. Ne conseguì una tenace difesa delle divisioni tedesche, sostenute validamente da parte italiana soltanto da poche batterie di cannoni, come riferì l’allora Capo di Stato Maggiore del XIV Corpo Corazzato colonnello Bogislaw von Bonin: “combatterono molto bene agli ordini di reggimenti di artiglieria germanici”. Della stessa opinione, ed anche di più, si è espresso il feldmaresciallo Kesselring nelle sue memorie, riportando: “Mi occorre qui l’obbligo di constatare che anche alcune unità italiane, inquadrate da reparti tedeschi, si batterono splendidamente”.[1]

Bisognerebbe farlo sapere a un certo ex Direttore del Corriere della sera, storico mediocre della Seconda Guerra Mondiale, che trattando, tra ì'altro, della ritirata del Regio Esercito Italiano da El Alamein, ha riportato in un canale televisivo, accogliente di rottami, purche politicamente amici, che l' Esercito fascista era in fuga. Vi risparmio poi la grottesca affermazione che sbarcando il 10 luglio in Sicilia gli alleati iniziavano "La liberazione dell'Italia". Che vergogna!

MF


[1] Albert Kesselring, Memorie di guerra, Garzanti, Milano, 1954, p. 174. Nella Relazione dell’ammiraglio Pietro Barone si legge: “Il generale Hube, Comandante il XIV C.A. tedesco, al quale il Comandante della nostra Armata [Guzzoni] aveva offerto di mettere a disposizione, per schierarli sulla linea di combattimento, alcuni reparti efficienti delle nostre fanterie, ha declinato l’offerta dicendo che il soldato di fanteria, che va a piedi armato di fucile e anche di bombe a mano, non serviva a nulla contro le forze corazzate e motorizzate nemiche e costituiva soltanto un inutile ingombro nei riguardi logistici. Accettava invece l’offerta di nostri gruppi motorizzati di artiglieria e di compagnie del genio che erano dai tedeschi molto apprezzati”. Cfr., Archivio Stato Maggiore Esercito Ufficio Storico. L’opera svolta dalla R. Marina durante la battaglia di Sicilia (10 luglio – 16 agosto 1943), fondo L 9/012.

 

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