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Esercitazioni glaciali. Cosa facevano le navi russe e cinesi al Polo Nord


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Da: https://formiche.net/2023/08/esercitazioni-navali-mosca-pechino-alaska/

Una manovra navale congiunta tra Russia e Cina nei pressi delle acque americane scatena l’allarme. Ma anziché guardare a Est, questo addestramento guarda a Nord. E simboleggia la coesione delle due potenze sulla questione artica

 

Nei giorni scorsi, un certo allarme è stato suscitato dalla presenza di una flotta composta da undici vascelli cinesi e russi che conduceva esercitazioni al largo delle isole Aleutine, arcipelago americano posto in prossimità dell’Alaska. Per rispondere alla minaccia rappresentata da questa flottiglia, gli Stati Uniti hanno inviato 4 cacciatorpediniere a pattugliare il tratto di mare territoriale antistante il luogo delle esercitazioni, con il supporto di un velivolo da pattugliamento marittimo P-8 “Poseidon”. Ovviamente, la compagine sino-russa è rimasta in acque internazionali, e l’escalation è rientrata quasi immediatamente.

Non è la prima volta che simili esercitazioni hanno luogo: nel settembre dell’anno scorso una flottiglia di 7 vascelli russi e cinesi, comprendente fregate e cacciatorpedinieri di punta delle due flotte, si era spinta in un’area non lontana da quella in questione per svolgere simili wargames.

Inoltre, l’esercitazione che ha causato tanto allarme a Washington è avvenuta a poche settimane di distanza da un’altra manovra d’addestramento che ha visto impegnate insieme le flotte di Pechino e Mosca.
 

Eppure, questa operazione ha toccato particolarmente le sensibilità statunitensi. “È una prima volta storica. Se si considera il contesto della guerra in Ucraina e le continue tensioni intorno all’isola di Taiwan, questa mossa è stata altamente provocatoria” commenta l’ex-capitano di Marina e attuale senior research fellow dell’Heritage Foundation Brent Sadler. A Sadler fanno eco i senatori repubblicani dell’Alaska Dan Sullivan e Lisa Murkowski, che in un comunicato hanno affermato: “Questa vicenda ci ricorda aspramente la vicinanza dell’Alaska alla Cina e alla Russia e il ruolo essenziale che il nostro Stato svolge nella difesa nazionale e nella sovranità territoriale”.

L’Alaska, e con essa le isole Aleutine, sono effettivamente un punto chiave nel sistema difensivo statunitense. L’arcipelago di isole vulcaniche rappresenta infatti sia una punta di lancia statunitense che dalla base militare di Dutch Harbor punta verso l’Oceano Pacifico, che una prima possibile testa di ponte per chiunque volesse avvicinarsi al territorio americano. Non a caso, questo territorio è stato oggetto di aspri combattimenti durante la seconda guerra mondiale tra le truppe del Sol Levante e quelle del corpo dei Marines.

Tuttavia, oggi il significato geopolitico di questo territorio è ancora più importante. L’Alaska rappresenta infatti una torre di guardia sullo stretto di Bering, porta d’accesso a quella regione artica pregna di risorse economiche e di valore strategico. E tra tutte le porte d’accesso, sicuramente quella più vicina alle coste della Repubblica Popolare.

 

È indubbio che il legame tra Mosca e Pechino sia sempre più stretto in seguito all’evoluzione del contesto internazionale avvenuta negli ultimi anni. Soprattutto per quel che riguarda l’Artico, considerano che la cooperazione tra Russia e Cina riguardo a questo specifico argomento risale a tempi non sospetti, quando i due paesi iniziarono a progettare di costruire assieme una “Via della Seta Polare”. Risulta quindi naturale vedere un aumento delle attività che vedono coinvolte le forze militari di entrambi i paesi nei pressi delle aree di accesso al Polo Nord, e specialmente quella che vi si affaccia dall’Oceano Pacifico, altro specchio d’acqua che sta assumendo crescente importanza nella competizione geopolitica contemporanea, portandovi l’attenzione non solo dei paesi litoranei ma anche delle potenze europee.

Il crescere della potenza della Flotta dell’Esercito Popolare di Liberazione, e la crescita dell’interesse di Mosca nei confronti della sua costa orientale, è facile presumere che esercitazioni come queste diverranno la normalità nel corso dei mesi e degli anni a venire.

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Tipico della mentalità USA considerare provocazioni manovre navali davanti alle coste disabitate delle Aleutine, più o meno alla stessa distanza dalle coste russe e dell’Alaska e considerare invece normali proprie manovre navali davanti ai principali porti cinesi a migliaia di chilometri dalle coste della California.

Sull’importanza strategica delle Aleutine volevo ricordare quanto successo durante la seconda guerra mondiale.

Le Aleutine, più precisamente Kiska e Attu, furono occupate dai giapponesi nel giugno ’42 come diversivo dal più importante sbarco a Midway.

Mossa inutile perché gli USA conoscevano già tutto dalle intercettazioni decrittate, ma questo i giapponesi non lo potevano sapere.

Fu comunque un errore, le due piccole portaerei mandate alle Aleutine sarebbero state molto più utili a Midway.

Le isole si rivelarono subito un problema per i giapponesi perché si doveva rifornirle e dal marzo ’43 fu possibile farlo solo con sommergibili.

Furono un problema anche per gli USA perché facevano parte del territorio nazionale e per ragioni di prestigio si doveva riprenderle.

Nel maggio ’43 gli USA ripresero Attu con quasi altrettanto perdite per congelamenti e malattie che in combattimento.

In agosto ’43 sbarcarono a Kiska e scoprirono che i giapponesi se ne erano andati il mese precedente.

A mio avviso il valore strategico delle Aleutine è stato pari a zero allora e non è cambiato oggi.

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Ohibò, anche Cinesi e Russi strepitano per le esercitazioni USA o NATO. E' un mal comune, al punto che se qualcuno non lo facesse, l'avversario ci resterebbe male. :D

Quanto alla valenza strategica, le armi moderne permettono di minacciare l'avversario anche ad un migliaio di miglia di distanza. Invece, è importante che anche "altri" si preoccupino di fare manovre congiunte, altrimenti il monopolio di tali manovre resterebbe agli Occidentali, dalle RIMPAC nel Pacifico alle Mare Aperto nel Mediterraneo.

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