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Sommergibile per turisti scomparso nell'Atlantico


Leopard1
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Sembra che il Titan, un piccolo sommergibile -meglio, un batiscafo, visto che è in grado di immergersi fino a 4000 metri di profondità- della OceanGate Expetitions, che portava alcuni turisti a visitare il relitto del Titanic risulta disperso. L'immersione è alquanto costosa (parlano di una decina di migliaia di dollari a testa, ma sinceramente mi pare un'esagerazione) e ha una durata, compresa la discesa e la salita, di circa 8 ore.

Minisommergibile Titan-Oceangate Expeditions.jpg

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Non mi ero accorto dell'inizio di questa discussione e ne avevo iniziata un'altra analoga in off topic.

Ricopio qui il mio intervento, questa mi sembra la sede più opportuna.

Oggi 23 giugno è uscita la notizia che l'onda sonora generata dall'implosione del Titan era stata rilevata dal sistema di ascolto subacqueo degli Stati Uniti.

Mi sono chiesto come mai la notizia non sia stata comunicata subito, evitando la fiera mediatica delle inutili operazioni di soccorso e delle "riserve di ossigeno che stanno finendo".

Il sistema di ascolto ha permesso di localizzare molte esplosioni di sommergibili e la sua esistenza è nota da più di 50 anni; per giustificare il ritardo nella comunicazione ho pensato che in un primo tempo i militari volessero tenere segreta la sensibilità del sistema, riuscire a rilevare l'implosione di una imbarcazione così piccola è notevole.

Può darsi che l'autorizzazione alla comunicazione dovesse essere concessa ad un livello più alto e questo abbia causato il ritardo.

Tanto per ricordare l'incompetenza tecnica dei giornalisti italiani, il Corriere della Sera on-line mette nel titolo "Catastrofica perdita di pressione" non capendo che in caso di implosione il problema è se mai il contrario. Si può anche sbagliare, ma on-line c'è la possibilità di correggere.  

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Il 19/6/2023 at 18:30, Leopard1 ha scritto:

Sembra che il Titan, un piccolo sommergibile -meglio, un batiscafo, visto che è in grado di immergersi fino a 4000 metri di profondità- della OceanGate Expetitions, che portava alcuni turisti a visitare il relitto del Titanic risulta disperso. L'immersione è alquanto costosa (parlano di una decina di migliaia di dollari a testa, ma sinceramente mi pare un'esagerazione) e ha una durata, compresa la discesa e la salita, di circa 8 ore.

Minisommergibile Titan-Oceangate Expeditions.jpg

Non "una decina di migliaia di dollari" il costo dell'immersione era 250.000 $ a testa.

Non mi sembra un importo esagerato, è in linea con i costi per i voli in orbita e suborbitali.

Nel mondo attuale i clienti si trovano. 

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Ciao Gian Carlo

1 ora fa, Giancarlo Castiglioni ha scritto:

Non "una decina di migliaia di dollari" il costo dell'immersione era 250.000 $ a testa.

Non mi sembra un importo esagerato, è in linea con i costi per i voli in orbita e suborbitali.

Nel mondo attuale i clienti si trovano. 

Permettimi di non essere d'accordo, riportando le parole di due persone che il mare e le tecniche di costruzione navale le conoscono  bene...E, aggiungo, Il fatto è che siamo negli USA, dove l'iniziativa imprenditoriale è spesso molto (forse troppo...) "libera", priva di tutti quei lacci e lacciuoli di cui spesso ci lamentiamo in Europa...

RISPETTARE IL MARE

In passato ho avuto un ruolo in istituti ed associazioni che si occupano di storia e formazione, sia marittima che navale.

In questi anni ho assistito, con fastidio e poi con indignazione, alla crescita del “fenomeno della subacquea”,  quasi un movimento del pressapochismo, della sfida della logica, che abbraccia dai peggiori (i cercatori dei relitti, e predatori degli stessi ) agli incauti (quelli del sempre più profondo, io sono più bravo di te ...) tutti accomunati dallo sprezzo per le più elementari norme di sicurezza...

Memore, con alcuni di coloro che mi leggono, di “avventure” in Sardegna, anzi tragedie, dei primi anni 60, provocate dalla leggerezza con la quale allora gli “sportivi” si avvicinavano alla subacquea (ed anche allora si doveva correre a salvarli a rischio degli operatori e a spese della Marina) Ho cercato prima di tutto di capire le motivazioni, rendendomi conto che oltre all’impreparazione dominava sempre l’emulazione, ho poi cercato di frenare, di ragionare e far ragionare su un percorso di formazione diverso dalle “licenze facili”, per poi arrivare alla conclusione che era meglio prendere le distanze da un fenomeno inarrestabile, che con la cultura marinara non ha nulla a che fare

Il mare va rispettato in ogni suo aspetto, e “sotto” ancor di più .

 

LA FOLLIA DEL PICCOLO TITAN

........ ho fatto un pò di ricerche sulla storia del sommergibile scomparso, e ho scoperto diverse cose sconcertanti.

Il Titan (questo il nome del piccolo sommergibile) ha perso il contatto con la nave madre dopo un'ora e 45 minuti dall’immersione.

L’unico modo di comunicare fra nave madre e sommergibile è un sistema di messaggini tipo SMS, che funziona solo se il Titan si trova sotto la verticale della nave. Se per caso la corrente lo porta fuori rotta, perde ogni comunicazione. (Sott’acqua la radio non è utilizzabile, perché le onde radio non viaggiano nell’acqua).

Dopo pochi minuti di immersione il Titan si trova nel buio più assoluto. (Il Titan è dotato di luci esterne, che però possono illuminare fino ad un massimo di 30 mt.). Per raggiungere il Titanic (il relitto della nave sommersa), il piccolo sottomarino deve seguire le indicazioni che arrivano via SMS dalla nave madre. In altre parole, naviga alla cieca.

In caso di emergenza il Titan ha diversi sistemi che gli permettono di riemergere in superficie, ma si troverebbe comunque a galleggiare nel mezzo dell’oceano senza possibilità alcuna per gli occupanti di tornare a respirare aria fresca: il portellone infatti è sigillato con 17 bulloni che si possono aprire solo dall’esterno.

Gli occupanti quindi, dal momento in cui perdono contatto, hanno le ore contate per essere ritrovati: sono le ore che gli concede la riserva di ossigeno, sia che si trovino sott’acqua sia che si trovino in superficie.

E qui viene la parte più interessante: da quel che sono riuscito a capire, il Titan utilizza un sistema di riciclo dell’aria simile al “magico” PLSS degli astronauti: un sistema apposito rimuove l’anidride carbonica emessa durante il respiro, per cui gli occupanti del sub possono continuare a respirare aria pulita. Ma solo fino a 90 ore in ogni caso.

Ora la domanda viene spontanea: quale disprezzo per la vita bisogna avere, per infilarsi in una capsula d’acciaio lunga 5 metri, farsi sigillare al suo interno, e immergersi nel buio più assoluto, con temperature esterne vicine allo zero, impossibilitati a comunicare con il mondo, sapendo che in ogni caso ti porti dietro una riserva di ossigeno di sole 90 ore?

E il tutto per poter dire agli amici “ho visto il relitto del Titanic”?   ....

L’intervista al regista James Cameron sul Titan: «Non ho mai creduto in quella tecnologia in fibra di carbonio»

https://www.reuters.com/world/james-cameron-says-he-wishes-hed-sounded-alarm-over-lost-submersible-2023-06-23/

Saluti

Leopard

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8 minuti fa, Leopard1 ha scritto:

Ciao Gian Carlo

Permettimi di non essere d'accordo, riportando le parole di due persone che il mare e le tecniche di costruzione navale le conoscono  bene...E, aggiungo, Il fatto è che siamo negli USA, dove l'iniziativa imprenditoriale è spesso molto (forse troppo...) "libera", priva di tutti quei lacci e lacciuoli di cui spesso ci lamentiamo in Europa...

RISPETTARE IL MARE

In passato ho avuto un ruolo in istituti ed associazioni che si occupano di storia e formazione, sia marittima che navale.

In questi anni ho assistito, con fastidio e poi con indignazione, alla crescita del “fenomeno della subacquea”,  quasi un movimento del pressapochismo, della sfida della logica, che abbraccia dai peggiori (i cercatori dei relitti, e predatori degli stessi ) agli incauti (quelli del sempre più profondo, io sono più bravo di te ...) tutti accomunati dallo sprezzo per le più elementari norme di sicurezza...

Memore, con alcuni di coloro che mi leggono, di “avventure” in Sardegna, anzi tragedie, dei primi anni 60, provocate dalla leggerezza con la quale allora gli “sportivi” si avvicinavano alla subacquea (ed anche allora si doveva correre a salvarli a rischio degli operatori e a spese della Marina) Ho cercato prima di tutto di capire le motivazioni, rendendomi conto che oltre all’impreparazione dominava sempre l’emulazione, ho poi cercato di frenare, di ragionare e far ragionare su un percorso di formazione diverso dalle “licenze facili”, per poi arrivare alla conclusione che era meglio prendere le distanze da un fenomeno inarrestabile, che con la cultura marinara non ha nulla a che fare

Il mare va rispettato in ogni suo aspetto, e “sotto” ancor di più .

 

LA FOLLIA DEL PICCOLO TITAN

........ ho fatto un pò di ricerche sulla storia del sommergibile scomparso, e ho scoperto diverse cose sconcertanti.

Il Titan (questo il nome del piccolo sommergibile) ha perso il contatto con la nave madre dopo un'ora e 45 minuti dall’immersione.

L’unico modo di comunicare fra nave madre e sommergibile è un sistema di messaggini tipo SMS, che funziona solo se il Titan si trova sotto la verticale della nave. Se per caso la corrente lo porta fuori rotta, perde ogni comunicazione. (Sott’acqua la radio non è utilizzabile, perché le onde radio non viaggiano nell’acqua).

Dopo pochi minuti di immersione il Titan si trova nel buio più assoluto. (Il Titan è dotato di luci esterne, che però possono illuminare fino ad un massimo di 30 mt.). Per raggiungere il Titanic (il relitto della nave sommersa), il piccolo sottomarino deve seguire le indicazioni che arrivano via SMS dalla nave madre. In altre parole, naviga alla cieca.

In caso di emergenza il Titan ha diversi sistemi che gli permettono di riemergere in superficie, ma si troverebbe comunque a galleggiare nel mezzo dell’oceano senza possibilità alcuna per gli occupanti di tornare a respirare aria fresca: il portellone infatti è sigillato con 17 bulloni che si possono aprire solo dall’esterno.

Gli occupanti quindi, dal momento in cui perdono contatto, hanno le ore contate per essere ritrovati: sono le ore che gli concede la riserva di ossigeno, sia che si trovino sott’acqua sia che si trovino in superficie.

E qui viene la parte più interessante: da quel che sono riuscito a capire, il Titan utilizza un sistema di riciclo dell’aria simile al “magico” PLSS degli astronauti: un sistema apposito rimuove l’anidride carbonica emessa durante il respiro, per cui gli occupanti del sub possono continuare a respirare aria pulita. Ma solo fino a 90 ore in ogni caso.

Ora la domanda viene spontanea: quale disprezzo per la vita bisogna avere, per infilarsi in una capsula d’acciaio lunga 5 metri, farsi sigillare al suo interno, e immergersi nel buio più assoluto, con temperature esterne vicine allo zero, impossibilitati a comunicare con il mondo, sapendo che in ogni caso ti porti dietro una riserva di ossigeno di sole 90 ore?

E il tutto per poter dire agli amici “ho visto il relitto del Titanic”?   ....

L’intervista al regista James Cameron sul Titan: «Non ho mai creduto in quella tecnologia in fibra di carbonio»

https://www.reuters.com/world/james-cameron-says-he-wishes-hed-sounded-alarm-over-lost-submersible-2023-06-23/

Saluti

Leopard

La mia era solo una valutazione dei prezzi di mercato, non era in nessun modo una approvazione per chi costruisce questi mezzi e per chi li utilizza.

Vi sono dei casi in cui si può correre rischi, qualsiasi attività umana comporta un rischio, sia pur minimo. Ma è eticamente da condannare chi rischia la propria vita per vedere il Titanic da un vetro e ancora di più per chi gli da la possibilità di farlo.

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Oggi ho aumentato le mie conoscenze "subacquee", nel senso che ho scoperto che James Cameron, che conoscevo come regista di successo (coproduttore e autore del copione del film "Titanic", ma anche di Alien, Abyss, Terminator, Avatar e altri ancora) è anche proprietario di una flotta subacquea di piattaforme per esplorazione sottomarina, di robot marini e di un batiscafo (con cui è sceso da solo fino al fondo della Fossa delle Marianne), flotta che vale più di mezzo miliardo di dollari.

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37 minuti fa, Leopard1 ha scritto:

Oggi ho aumentato le mie conoscenze "subacquee", nel senso che ho scoperto che James Cameron, che conoscevo come regista di successo (coproduttore e autore del copione del film "Titanic", ma anche di Alien, Abyss, Terminator, Avatar e altri ancora) è anche proprietario di una flotta subacquea di piattaforme per esplorazione sottomarina, di robot marini e di un batiscafo (con cui è sceso da solo fino al fondo della Fossa delle Marianne), flotta che vale più di mezzo miliardo di dollari.

Comunque Cameron con il suo batiscafo alla Fossa delle Marianne privato non è per nulla diverso dai passeggeri del Titan.

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Beh, direi che ci sono molte differenze. Lui è andato giù con il Deepsea Challenger, un vero batiscafo:

...la sfera abitabile da un solo uomo d'equipaggio era in acciaio trattato con spessore di 65mm),

...il mezzo era in grado di tenere contatti continui con la nave d'appoggio in superficie con due sistemi distinti. 

...ed era stato studiato, collaudato e utilizzato con lo scopo di trasferire  le sue soluzioni tecnologiche a in altri veicoli per la ricerca in acque profonde

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Non vedo differenza sostanziale, in entrambi i casi lo scopo dell'impresa era fissare un record, una gratificazione personale, niente di veramente importante.

Tu vedi una differenza tecnica, nel senso che il mezzo usato da Cameron era più evoluto del Titan e quindi più sicuro.

Certamente vero, ma dal segnale sonoro rilevato la struttura del Titan ha ceduto di schianto, un evento imprevedibile dove la bontà delle comunicazioni o la potenza dei fari non ha inciso minimamente. 

La liceità morale di correre rischi per se è un problema senza chiara risposta.

Per fare un paragone in un altro ambito non esiste un chiaro discriminante tra una tranquilla passeggiata in montagna ed una escursione impegnativa che mette in pericolo la vita di chi la fa e quella degli eventuali soccorritori. 

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  • 11 months later...

per tornare alla discussione sul Titan.

Vi ricorderete che erano uscite le notizie su conversazioni tra passeggeri prima del fatale evento.

Comunicazioni che erano girate molto online con quello spirito morboso che spesso caratterizza queste operazioni.

Ebbene: inventate, tutte false.

Ricordiamocelo sempre di quanto l'informazione può essere manipolata

https://www.ilpost.it/2024/06/11/ultime-comunicazioni-titan-falso/

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