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Un nuovo corso per la US Navy


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Un nuovo corso per la US Navy

 

Sembra che con la nuova amministrazione la US Navy tenti di prendersi una rivincita sulle lobbies che durante i lunghi anni dell’ Amministrazione Obama l’ hanno di fatto condizionata, se non comandata.

 

Sta prendendo forma una nuova strategia, la Marina delle 355 navi, come un po’ in sordina era stata annunciata a dicembre scorso, strategia che dovrebbe mettere in cantina certi programmi un po’ fantasiosi, e di dubbia efficacia

 

Si tratta di una strategia che ha un primo orizzonte di 18 anni ed un secondo orizzonte a 30 anni, traguardi che devono essere supportati dalla costanza e sicurezza degli stanziamenti 8e questa è l’ ipoteca che sta accendendo la US Navy)

Un’ ipoteca di quasi 27 miliardi di dollari addizionali (a valori costanti 2017) per raggiungere e mantenere in 30 anni l’ obbiettivo delle 355 unità

In termini assoluti si tratta di un incremento degli stanziamenti del 30%, rispetto agli ultimi 30 anni, e oppure del 40% se riferito al colpo inflitto da Obama con il bilancio 2016

 

La strategia sembra anche prendere in considerazione la necessità di riportare a livelli precedenti la capacità costruttiva navale del Paese, mai scesa a livelli cosi bassi come nell’ ultima decade, e concentrata in pochi gruppi-

 

Per l’ obbiettivo delle 355 navi la US Navy deve acquisire 329 nuove unità nell’ arco dei prossimi 30 anni  (da confrontarsi con le previste 254 unità del piano 2016/2017)

In particolare nei prossimi cinque anni la US Navy dovrà acquisire almeno 12 unità all’ anno, invece delle 8 unità/anno del programma 2016/2017.

Ovviamente non si tratta solo degli stanziamenti per le nuove costruzioni (con evidenti enormi ricadute su tutto il settore industriale e cantieristico) ma degli stanziamenti per i costi operativi, che aumenteranno almeno proporzionalmente.

Più navi richiedono più equipaggi, ma anche l’ incremento delle strutture e risorse civili di appoggio, maggiori spese ma soprattutto maggiori capacità di manutenzione, maggiori spese in consumi ed attività addestrative.

 

Stiamo parlando di cifre intorno ai 102 miliardi di dollari/anno per costruzioni, personale consumi, per la flotta di 355 unità, ossia del 13% in più rispetto ai 90 miliardi previsti dal precedente piano: la riflessione è che certamente aumenta l’ efficacia, il rapporto costo/benefici, di queste spese, con maggior visione di investimento

 

Il primo effetto, come era comunque da attendersi, è stata una “riflessione” sul programma LCS;  anche se i cantieri, ed in particolare la più in dubbio, AUSTAL, avevano cercato di giocare in anticipo lanciando versioni “over the horizon” delle tanto discusse unità, la US Navy vuole valutare autonomamente la portata e le caratteristiche del programma.

 

Lo stesso responsabile del programma LCS, Rear Admiral John Neagley, ha dichiarato alla commissione del congresso che la revisione ed adeguamento del progetto è stato riprogrammato al 2020.

Questo ripensamento riguarderà almeno 12 fregate del programma, come del respo da varie parti si era previsto dopo il ripetersi degli incidenti su questo tipo di unità .

 

La riprogrammazione non riguarderà solo allestimento e riconfigurazione di armamento e missioni (verso unità più “mature” secondo la definizione dei responsabili) ma prenderà in considerazione di aprire la rosa dei possibili costruttori, al momento limitata (e controllata) dal binomio Lockheed Martin ed Austal .

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Mi ha sempre divertito questo sistema US Navy di definire la grandezza della flotta in numero di navi.

Non significa nulla, una nave può essere un dragamine o un sommergibile nucleare.

Probabilmente è una semplificazione per farsi capire dal congresso.

Traduzione del nuovo corso: una torta più grande da dividere tra più commensali.

Così sarà possibile anche accontentare altri stati dove sono i cantieri e le fabbriche del fornitori.

Gli USA sono liberi di spendere i loro soldi come meglio credono, non è questo il problema.

Però la grande flotta avrà come conseguenza la creazione di artificiose situazioni di crisi per giustificarne l'esistenza.

Niente di peggio della situazione attuale, ma la speranza di un miglioramento si allontana.

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