CARABINIERE Posted July 21, 2018 Report Share Posted July 21, 2018 Per chi fosse interessato a un po’ di refrigerio navale (su alcuni punti doccia fredda) informo che ho appena postato su Academia.edu - in versione integrale - un’analisi tra le unità a vapore italiane di fine anni 30, sia militari che transatlantici veloci, e le unità dei paesi poi entrati nel 1940 in guerra.La sintesi di questo lavoro, focalizzata sui transatlantici veloci come elemento comparativo, era stata pubblicata sul bollettino AIDMEN del 2016, omettendo tutta la parte relativa alle prove effettuate sul conte Rosso e le considerazioni sulle Classi Littorio e Doria. Il titolo è :I condizionamenti allo sviluppo della Regia Marina Italiana negli anni '30 - apparati motore a vapore https://www.academia.edu/37091894/Le_criticità_ed_i_condizionamenti_nello_sviluppo_della_Regia_Marina_negli_anni_30._Gian_Carlo_Poddighe Il punto sul quale mi farebbe piacere in particolare la vostra opinione, sono le considerazioni sulle unità tipo Littorio, anche per il coinvolgimento emotivo di chi è stato a contatto con personaggi che su quelle navi avevano combattuto.Leggendo alcuni testi politici sulle azioni di alcuni personaggi dell’ epoca, come il Sen. Belluzzo, che avevano influito sulle scelte tecniche, e rianalizzando i dati tecnici, con un semplicissimo calcolo, partendo dalla quantità di combustibile definito “aspirabile”, mi sono reso conto che queste unità non avevano autonomia, altro che anatre zoppe per altri motivi. Buone vacanze od almeno buon riposo sandokan 1 Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Giancarlo Castiglioni Posted July 22, 2018 Report Share Posted July 22, 2018 Volevi una risposta e te la mando subito.Relativa solo alla prima parte, credo uguale a quanto pubblicato sul bollettino.La avevo scritta molto in ritardo, era un po' passata d'attualità e non la avevo mandata.I riferimenti sono alle pagine del bollettino, credo che per i nostri soci siano anche più comodi.Dammi il tempo di leggere tutto e ti risponderò anche sulla seconda parte.Buon riposo a te, mi sembra che sei sempre indaffaratissimo, io sono sempre in vacanza. Commento all’articolo di Poddighe sul bollettino Premetto che l’articolo è molto interessante, mi è piaciuto molto e che in linea di massima sono d’accordo, ma ho molte osservazioni da fare.È l’argomento che mi interessa di più in ambito navale, come sono state costruite le navi, in base a quali esigenze sono state definite le loro caratteristiche e come successivamente si sono comportate in guerra, cioè se gli obbiettivi di progetto sono stati raggiunti o meno.Mio malgrado devo difendere un po’ la Regia Marina; io sono molto critico sul suo comportamento in guerra e sulla preparazione, ma rispetto a quanto scritto da Poddighe ci sono delle circostanze attenuanti che voglio far notare.Prima tratterò l’aspetto tecnico, poi quello politico. La saldatura elettrica “Macroscopico e ingiustificabile il ritardo nell’adozione della saldatura elettrica …” (pag.128).La saldatura elettrica in quel periodo fu adottata solo da Stati Uniti e Germania nazioni ad un livello tecnologico indubbiamente superiore del nostro.L’Italia non ha brillato, ma era al livello delle altre grandi potenze mondiali.Adottare la saldatura su larga scala significava rivoluzionare tutto il lavoro dei cantieri, formare tecnici, personale, ecc.; si sarebbe dovuto iniziare con qualche costruzione minore come prototipo.Concludendo sono d’accordo, ma concedo della attenuanti. Caldaie e apparato motore “assurdo ed ingiustificabile il ritardo nello studio e nell’ottimizzazione del ciclo vapore” (pag.128).Come per la saldatura elettrica, le caldaie ad alta pressione furono adottate solo da Stati Uniti e Germania ed entrambe ebbero grossi problemi nella gestione degli impianti.In Italia disponendo di meno personale con esperienza di meccanica i problemi sarebbero stati ancora più gravi.Anche in questo caso si sarebbe dovuto cominciare con prototipi per fare esperienza, i tempi per avere in servizio una flotta con macchine moderne ed affidabili sarebbero stati lunghi. Esponenti di pesi velocità contro protezioneLa critica ai primi incrociatori Washington perché insufficientemente protetti, è giustificata e universalmente condivisa; vale per tutte le marine, con quella italiana in testa.Tuttavia avevo letto da qualche parte la constatazione che nell’uso bellico questi incrociatori sono affondati o rimasti a galla senza che qualche centimetro in più o in meno di spessore di corazza abbia fatto la differenza.La maggioranza affondò per siluri o bombe di aereo, i nostri a Matapan per il fuoco di corazzate, sempre in circostanze dove la corazzatura era quasi ininfluente.Direi che l’insufficiente protezione sarebbe stato un problema se le navi fossero state usate in duelli di artiglieria, cioè nelle condizioni per cui erano state progettate; nelle condizioni di effettivo impiego le conseguenze furono ridotte.Ciò non toglie che l’errore di progettazione rimane. Collaborazione tecnica con altre potenze “l’Italia (con la Regia Marina) fu praticamente tagliata fuori da tutte le fonti di conoscenza e innovazione navale” (pag.130).L’Italia era una Grande Potenza, o almeno voleva comportarsi come tale, quindi non poteva andare a chiedere aiuto ad altre potenze, tra l’altro senza dare niente in cambio.“L’occasione perduta per l’Italia fu la conferenza di Stresa …” (pag.130).Io credo che in realtà l’occasione non ci fu mai.Per una collaborazione con l’Inghilterra tra la conferenza di Stresa aprile 1935 e l’attacco a Etiopia ottobre 1935 mancò comunque il tempo.Sulla conferenza di Stresa è giusta la considerazione che l’Italia era allora più antitedesca di Francia e Germania, quindi non si poteva chiedere una collaborazione militare con i tedeschi; diventarono alleati solo nel maggio 1939 con il Patto d’Acciaio quindi mancò il tempo anche con loro; forse i militari tedeschi si ricordavano dei precedenti e per questo anche dopo durante la guerra non furono prodighi di informazioni con noi.Si poteva cercare aiuto all’industria straniera, qui sicuramente qualcosa in più andava tentato.L’unica porta aperta poteva essere quella degli Stati Uniti, ma anche con loro probabilmente non si sarebbe approdato a nulla.Ci provarono i russi per costruire le loro corazzate, ma dopo aver ricevuto qualche progetto, quando si tentò di importare tecnologia il governo USA bloccò tutto. La portaerei“fu osteggiata qualsiasi ipotesi di dotare la flotta di portaerei” (pag. 132)A me non sembra che la Regia Marina abbia mai seriamente voluto la portaerei.Si è cercato di dare la colpa a Mussolini che in un famoso discorso alla camera disse che la portaerei non serviva, ma ripeteva soltanto quello che gli avevano detto di dire gli Ammiragli.Poi che senso aveva una portaerei in una marina che non credeva nei bombardieri in picchiata e negli aerosiluranti?Per far funzionare una aviazione imbarcata è necessario accumulare esperienza e fare molte esercitazioni. Iniziando nel 1936, come fecero i tedeschi con la Zeppelin, sarebbe già stato troppo tardi. Sarebbe stato necessario impostare una portaerei alla fine degli anni ’20 per metterla in servizio all’inizio degli anni ’30; si dovevano costruire aerei adatti e sostituirli alla fine degli anni ’30 perché ormai sarebbero stati superati.Il rischio di impegnare molte risorse tecniche ed economiche per nulla come fecero i tedeschi era concreto; non credo che l’Italia potesse permetterselo. Subordinazione della Marina al potere politico e all’EsercitoA proposito dell’istituzione dello Stato Maggiore Generale Poddighe scrive: “la Marina … fu subordinata ad una visione strategica non consona alla sua esperienza …” (pag.127).Una Marina non può fare una sua politica estera indipendente, deve fare quella del governo ed è logico sia subordinata al governo.Che fosse subordinata è vero, ma quale era questa “visione strategica” della Marina?Cosa avrebbe voluto fare di diverso? Non ho mai letto niente in proposito.Più avanti: “Un programma quasi di guerra … portato avanti … a scapito di quelle che avrebbero potuto essere le reali esigenze della Regia Marina” (pag.127).Anche qui quali erano queste reali esigenze? La Regia Marina fece mai delle proposte alternative? Trattato di WashingtonIl trattato di Washington fu senza dubbio un successo per l’Italia, ma comportava che per mantenere la parità con la Francia si era legati alle scelte della Francia, in pratica era la Francia che decideva cosa costruire e l’Italia seguiva.Ma la Marina avrebbe voluto fare qualcosa di diverso? Non mi sembra, direi che le scelte francesi andavano bene anche a noi.Non conoscevo la proposta di Bernotti (pag. 133) di denunciare il trattato di Washington per costruire incrociatori pesanti da 15/18.000 tonnellate e non sono assolutamente convinto che 3 di questi sarebbero valsi 6 10.000. Proprio in quel periodo gli inglesi decidevano di costruire incrociatori più piccoli (York e Penelope) per aumentare il numero di unità con lo stesso tonnellaggio globale.Denunciare il trattato di Washington per l’Italia era politicamente inaccettabile; avendo risorse inferiori l’Italia avrebbe avuto interesse a rendere i trattati più stringenti, non a dare il via ad una corsa agli armamenti. Anche la decisione del Giappone di denunciare il trattato di Londra per costruire la Yamato mi sembra sia stata controproducente.Comunque era una proposta minoritaria mai presa seriamente in considerazione. Pag 164Sono d’accordo che “Mussolini voleva mettere il naso dappertutto” e ne aveva il diritto, ma per me il problema è che non lo ha fatto abbastanza. Anche sulle responsabilità la mia valutazione è leggermente diversa.Premesso che tra Marina, Governo e Industria sono tutti colpevoli, mi sembra che Poddighe incolpi principalmente Governo e Industria, mentre io attribuisco la responsabilità prima di tutto alla Marina. In generale mi sembra che ci sia un tentativo di attribuire al potere politico la responsabilità degli errori di preparazione della Regia Marina e non mi sembra corretto. Iscandar, Danilo Pellegrini, sandokan and 1 other 4 Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
CARABINIERE Posted July 23, 2018 Author Report Share Posted July 23, 2018 Chiedo scusa,avevo inserito il post tabulato ma nell' invio sia completamente "disintegrato" diventando di difficile lettura Cercherò di rimediare con l' aiuto di esperti Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Giancarlo Castiglioni Posted July 23, 2018 Report Share Posted July 23, 2018 Dopo aver letto la seconda parte non ho molto da aggiungere. Pag.62 Nota. Dell’idea di usare le Littorio in Pacifico contro gli ex alleati Giapponesi c’è poco da vantarsi. Intanto è un’idea italiana, mai presa lontanamente in considerazione dagli alleati, prima di tutto per ragioni politiche. Poi gli alleati non ne avevano nessun bisogno, avevano già una netta superiorità in corazzate. Il compito principale delle corazzate era ormai la difesa contraerea delle portaerei e anche in questo campo le Littorio erano nettamente inferiori alle navi USA. Quindi una idea completamente fuori dalla realtà anche senza considerare consumi e autonomia. Pag.66 modifica apparato motore Conte Rosso. Nello schema generale le turbine originali sono su un riduttore a semplice riduzione, mentre nel testo è indicata doppia riduzione. Pag.69 modifica apparato motore Conte Rosso. La sezione trasversale completa guardando avanti mostra la caldaia nuova sul lato destro; la successiva sezione trasversale parziale guardando indietro mostra la caldaia nuova ancora sul lato destro della nave. Quindi o è stampata alla rovescia o si tratta di una sezione su un piano più a prua sempre guardando avanti. Aggiungo qualcosa su quanto già detto riguardo la mancata adozione di caldaie ad alta pressione. Nel marzo 1935 si decise di effettuare la prova di installare una caldaia Loeffler sul Conte Rosso, la prima relazione di collaudo è in data gennaio 1937, la seconda gennaio ’38. Quindi ci sarebbe stato il tempo di fare qualcosa prima della guerra, ma direi che nessuno aveva bisogno di aspettare l’esito della prova per capire i vantaggi offerti dall’alta pressione. Sicuramente l’industria preferiva continuare con le sue solite produzioni, se la Marina non lo chiedeva non aveva interesse a cambiare. Erano gli uffici tecnici della marina che avrebbero dovuto prendere l’iniziativa, dichiarando agli industriali l’intenzione di passare in futuro all’alta pressione, facendo capire che chi fosse arrivato per primo, con i suoi mezzi o chiedendo licenze all’estero, sarebbe stato in vantaggio rispetto ai concorrenti. Ho il dubbio che nella Regia Marina di allora un processo del genere non fosse possibile; nella gestione Cavagnari iniziative personali e innovazioni erano malviste. Infine una nota personale legato alle fantomatiche caldaie Velox. A fine anni ’70 ho lavorato in ItalWanson, nata come filiazione della Wanson belga, che produceva caldaie Vaporax, che ritengo siano concettualmente simili alle Velox. Ridotti pesi e ingombri, costo inferiore a caldaie tradizionali, ma ho dei dubbi sul comportamento in un uso pesante continuativo. Comunque sono ancora in produzione. sandokan and Iscandar 2 Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
CARABINIERE Posted July 23, 2018 Author Report Share Posted July 23, 2018 Volevi una risposta e te la mando subito.Relativa solo alla prima parte, credo uguale a quanto pubblicato sul bollettino.La avevo scritta molto in ritardo, era un po' passata d'attualità e non la avevo mandata.I riferimenti sono alle pagine del bollettino, credo che per i nostri soci siano anche più comodi.Dammi il tempo di leggere tuttoe ti risponderò anche sulla seconda parte.Buon riposo a te, mi sembra che sei sempre indaffaratissimo, io sono sempre in vacanza. Caro Castiglioni, mi sembra superato e poco opportuno fare riferimento alla sola “vecchia” pubblicazione sul bollettino: essendo una sintesi alcuni punti potevano prestarsi ad interpretazioni, e ho ritenuto pertanto segnalare una mia pubblicazione con maggiori dati, pubblicazione che tra l’altro chiarisce alcuni punti che sollevi.Rispondere a una discussione riferendosi a dati di un’altra può essere fuorviante, e meno liquidare ogni approfondimento rimandando:alle pagine del bollettino, credo che per i nostri soci siano anche più comodi.Parliamo di lavori diversi in tempi diversi e chi vuole interpretare dovrebbe rifarsi al testo completo (per quanto sia anc’ esso- ovviamente – una sintesi Premetto che l’articolo è molto interessante, mi è piaciuto molto e che in linea di massima sono d’accordo, ma ho molte osservazioni da fare.È l’argomento che mi interessa di più in ambito navale, come sono state costruite le navi, in base a quali esigenze sono state definite le loro caratteristiche e come successivamente si sono comportate in guerra, cioè se gli obbiettivi di progetto sono stati raggiunti o meno.Mio malgrado devo difendere un po’ la Regia Marina; io sono molto critico sul suo comportamento in guerra e sulla preparazione, ma rispetto a quanto scritto da Poddighe ci sono delle circostanze attenuanti che voglio far notare.Prima tratterò l’aspetto tecnico, poi quello politico. Io non sono uno storico nel senso comune della parola e delle cronologie, e meno tratto di politica.Sono un tecnico che per tutta la vita si è occupato di progetti, ho vissuto la transizione tra sistemi della 2ì GM e nuovi sistemi e metto a disposizione, spesso, esperienze di vita vissutaMi occupo di evoluzione della tecnica ed evito assolutamente la politica (se non citandone gli interventi documentati sui programmi e sui specifici argomenti)Nel mio intervento sono stato esplicito: valutare noncon il senno di poi, ma evidenziare sul piano delle conoscenze dell’epoca la mancanza di decisioni opportune, e cercare di fare un’ esercizio di pensiero sul momento specifico.Riportare tutto alle conoscenze attuali è troppo facile, fuorviante ed addirittura inesatto.Io ho voluto riferirmi alle conoscenze (documentate, dall’ analisi di rapporti dell’ epoca) che avevano a disposizione i valutatori dell’ epoca (!939/1940) La saldatura elettrica “Macroscopico e ingiustificabile il ritardo nell’adozione della saldatura elettrica …” (pag.128).La saldatura elettrica in quel periodo fu adottata solo da Stati Uniti e Germania nazioni ad un livello tecnologico indubbiamente superiore del nostro.L’Italia non ha brillato, ma era al livello delle altre grandi potenze mondiali.Adottare la saldatura su larga scala significava rivoluzionare tutto il lavoro dei cantieri, formare tecnici, personale, ecc.; si sarebbe dovuto iniziare con qualche costruzione minore come prototipo.Concludendo sono d’accordo, ma concedo della attenuanti. La saldatura elettrica era un processo ben definito e comune sin dal 1912; basta leggere gli atti del SAE, Society of American Engineering, ai cui lavori partecipavano, ed hanno partecipato italiani, tra cui l’ Ing GianFranco Tosi, della Franco Tosi di Legnano L’ Italia non era al livello delle nazioni industrializzate ma pretendeva esserlo, e cercava di convincere di esserlo (e questo è ingannevole e scorretto)L’ obbiettivo dell’ industria è quello di essere all’ altezza della tecnica, ed offrire un prodotto competitivo e ben costruito, soprattutto se pretende esportare (oggi si dice mercato globale): la formazione delle maestranze è elemento fondamentale e portante dell’ investimento industriale.La cantieristica italiana è stata pervicacemente lontana dall’ evoluzione ed altrettanto pervicacemente legata ai soli sussidi, andando contro le richieste della stessa Marina Per fare un parallelo attuale sarebbe come offrire oggi sul mercato una FIAT 500c , mitica auto degli anni 40, in acciaio, con l’ attuale 500, a carozzeria portante e materiali leggeri ---------- Caldaie e apparato motore “assurdo ed ingiustificabile il ritardo nello studio e nell’ottimizzazione del ciclo vapore” (pag.128).Come per la saldatura elettrica, le caldaie ad alta pressione furono adottate solo da Stati Uniti e Germania ed entrambe ebbero grossi problemi nella gestione degli impianti.In Italia disponendo di meno personale con esperienza di meccanica i problemi sarebbero stati ancora più gravi.Anche in questo caso si sarebbe dovuto cominciare con prototipi per fare esperienza, i tempi per avere in servizio una flotta con macchine moderne ed affidabili sarebbero stati lunghi. Caldaie e apparato motoreCompletamente inesatta l’ affermazione: succede per non aver letto il lavoro postatoa parte che, come riporto, in Italia si erano provate caldaie ad alta pressione, cosi come in Francia ed in altri paesi, compresa la Cecoslovacchia da cui si cercò di comprare licenze, metto in evidenzia – come storia – le difficoltà che si incontrarono, ma anche le soluzioni ottimali: furono un insuccesso le altissime pressioni, ma furono un successo le alte pressioni – negli Stati Uniti si adottò, come evidenzio, uno standard di poco superiore ai 40 Kg/cmq, indovinata di compromesso ed ottimale che rimase poi in uso fino agli anni 80.Adottare almeno la soluzione a 40/45 Kg/cmq era all’ altezza delle capacità italiane: la negazione fu solo dell’ industria, come il caso –che descrivo – dell’ intervento del senatore Belluzzo dimostraAl contrario la scelta italiana imponeva un maggior impiego e maggior formazione di personale, e la regia marina nel campo della formazione, numerica e qualitativa, dimostrò sempre di essere all’ altezza, con ottime scuole, qualitativamente superiori alla media nazionale.Se avessi letto il lavoro, avresti visto che l’esperienza ci fu, ben oltre il semplice prototipo, e la negazione all’ applicazione non fu della RM ma dell’ industria ( per inciso, per esperienza diretta: negli anni 70 il problema era ancora vivo e dibattuto, con gli impianti marini tipo Stal Laval, con caldaie menbranate da 84 kg adottate per le OBo da 140.000 e 230000 T con apparati motori Ansaldo AMN) ----------- Esponenti di pesi velocità contro protezioneLa critica ai primi incrociatori Washington perché insufficientemente protetti, è giustificata e universalmente condivisa; vale per tutte le marine, con quella italiana in testa.Tuttavia avevo letto da qualche parte la constatazione che nell’uso bellico questi incrociatori sono affondati o rimasti a galla senza che qualche centimetro in più o in meno di spessore di corazza abbia fatto la differenza.La maggioranza affondò per siluri o bombe di aereo, i nostri a Matapan per il fuoco di corazzate, sempre in circostanze dove la corazzatura era quasi ininfluente.Direi che l’insufficiente protezione sarebbe stato un problema se le navi fossero state usate in duelli di artiglieria, cioè nelle condizioni per cui erano state progettate; nelle condizioni di effettivo impiego le conseguenze furono ridotte.Ciò non toglie che l’errore di progettazione rimane. Esponenti di peso e debolezza conclamataNon si tratta solo di una mia opinione, ma di una considerazione provata ed accettata.Si sacrificò tutto a una prestazione di facciata, la velocità alle prove, che non dette alcun risultato in servizioSi tratta di materia che non ha certo bisogno di trattazione da parte mia, solo ho evidenziato l’influenza sugli esponenti di peso e sull’ uso che si poteva fare di questi risparmi, d’ altra parte sottolineando parametri che non erano quelli corretti.Mi sembra un po’ pretestuoso distinguere sul tipo di offesa: la protezione non è solo la corazza, ma la struttura, e deve riguardare qualsiasi tipo di offesa.Le nostre navi erano troppo fragili, ed in molti casi pure instabili (vedi Trieste)I cantieri baravano alle prove per avere premi non dovuti, vedere le modalità contrattuali e le responsabilità di fornitura a cui accennoQuello di premi e sussidi era un cancro che riguardò anche le armi (qualcuno che voglia approfondire vada a leggersi in rete un bellissimo saggio sul Silurificio Italiano di Napoli, messo in rete nei quaderni della SISM, cosi come si legga la storia delle industrie Armstrong, o delle forniture Cogne per lamiere ed acciai speciali per armi e siluri ------------- Collaborazione tecnica con altre potenze “l’Italia (con la Regia Marina) fu praticamente tagliata fuori da tutte le fonti di conoscenza e innovazione navale” (pag.130).L’Italia era una Grande Potenza, o almeno voleva comportarsi come tale, quindi non poteva andare a chiedere aiuto ad altre potenze, tra l’altro senza dare niente in cambio.“L’occasione perduta per l’Italia fu la conferenza di Stresa …” (pag.130).Io credo che in realtà l’occasione non ci fu mai.Per una collaborazione con l’Inghilterra tra la conferenza di Stresa aprile 1935 e l’attacco a Etiopia ottobre 1935 mancò comunque il tempo.Sulla conferenza di Stresa è giusta la considerazione che l’Italia era allora più antitedesca di Francia e Germania, quindi non si poteva chiedere una collaborazione militare con i tedeschi; diventarono alleati solo nel maggio 1939 con il Patto d’Acciaio quindi mancò il tempo anche con loro; forse i militari tedeschi si ricordavano dei precedenti e per questo anche dopo durante la guerra non furono prodighi di informazioni con noi.Si poteva cercare aiuto all’industria straniera, qui sicuramente qualcosa in più andava tentato.L’unica porta aperta poteva essere quella degli Stati Uniti, ma anche con loro probabilmente non si sarebbe approdato a nulla.Ci provarono i russi per costruire le loro corazzate, ma dopo aver ricevuto qualche progetto, quando si tentò di importare tecnologia il governo USA bloccò tutto. La collaborazione riguardava l’ industria, che fu – colpevolmente – succube e prevalentemente sotto controllo inglese; purtroppo – ed è il motivo costante - la stragrande maggioranza dei nostri industriali non erano tali ma lobbisti, e, in molti casi speculatori finanziari: esula da questo ambiente e dalle nostre trattazioni, ma con un minimo di conoscenza della storia italiana e della crisi (che non fu solo quella del 29) è facile vedere come l’ industria meccanica fosse di fatto di proprietà di pichi gruppi finanziari che non investirono mai veramente, ma solo specularono , passando poi la patata bollente all’ IRI di Beneduce La via degli Stati Uniti era di fatto unica ed obbligata, e le porte erano – politicamente – aperte (la documentazione è negli scritti di Roosevelt e nei saggi sulla sua politica, nonché, per quanto riguarda il campo navale, nella collaborazione tra Gibbs&Cox e l’ industria italiana, non dimenticando che G&C era “affare di famiglia” dei Roosevelt).Gli “industriali” italiani erano molto presenti nei consessi americani (e gli atti del SAE, tra l’ altro, con l’ assoluta indipendenza di questo ente, lo dimostrano)La mia opinione personale è che l’industria italiana (ripeto con fortissima presenza azionaria e finanziaria inglese) non lo voleva, né voleva “essere pesata”, si sarebbe trovata con le spalle al muro.Quella dei russi era un’operazione economica di poche lobbies, prima ancora che strategica, completamente diversa da quella italiana.Tra parentesi i russi furono i maggiori clienti dell’industria italiana dell epoca, da FIAT ad ANSALDO, e furono molto critici -------------- La portaerei“fu osteggiata qualsiasi ipotesi di dotare la flotta di portaerei” (pag. 132) A me non sembra che la Regia Marina abbia mai seriamente voluto la portaerei. Si è cercato di dare la colpa a Mussolini che in un famoso discorso alla camera disse che la portaerei non serviva, ma ripeteva soltanto quello che gli avevano detto di dire gli Ammiragli.Poi che senso aveva una portaerei in una marina che non credeva nei bombardieri in picchiata e negli aerosiluranti?Per far funzionare una aviazione imbarcata è necessario accumulare esperienza e fare molte esercitazioni. Iniziando nel 1936, come fecero i tedeschi con la Zeppelin, sarebbe già stato troppo tardi. Sarebbe stato necessario impostare una portaerei alla fine degli anni ’20 per metterla in servizio all’inizio degli anni ’30; si dovevano costruire aerei adatti e sostituirli alla fine degli anni ’30 perché ormai sarebbero stati superati.Il rischio di impegnare molte risorse tecniche ed economiche per nulla come fecero i tedeschi era concreto; non credo che l’Italia potesse permetterselo La portaerei, anzi le portaereiVa considerato il quadro generale: la Regia Marina considerò – dal punto di vista dell’ avere a disposizione “navi portaerei”, la costruzione di portaerei. Il modello era la Lexinton, che fu seguita ed analizzata per anni in ogni particolare, a partire dall’ apparato motoreLa Regia Marina si preparò ad avere la portaerei, ma era conscia che non poteva operare una nave di cui non avrebbe avuto il controllo operativo.Ti dimentichi che Mussolini era Ministro della Marina, un lunghissimo interim che gli permise di tenere sotto controllo – e fare quello che voleva per le acquisizioni – un “gruppo” che considerava riottoso. La Marina era tiepida proprio per questoPer quanto riguarda la Marina non solo il riferimento fu tempestivo, le Lexington, ma anche il modello da seguire, ma la RM, criticando i “transatlantici veloci” – altra grande montatura – già dagli anni 30 ne preconizzava la struttura e l’ a.m. in funzione della trasformazione in portaerei, non ultima la si considerò la trasformazione di corazzate in portaereiLa Marina sapeva benissimo che la portaerei è un’ arma strategica, ed era tiepida perché mancava completamente una strategia di impiego, ed un concetto di aerocooperazione.Nessuno più della Marina, fondatrice dell’ Arma aerea e delle scuole di volo, aveva la consapevolezza che gli aviatori di marina non si improvvisano, ma è noto come i collegamenti politici e non militari influirono sullo sviluppo dell’ Aeronautica in Italia (e ad aerei stavamo – grazie all’ “industria” – ben peggio che in campo navale. ----------Subordinazione della Marina al potere politico e all’EsercitoA proposito dell’istituzione dello Stato Maggiore Generale Poddighe scrive: “la Marina … fu subordinata ad una visione strategica non consona alla sua esperienza …” (pag.127).Una Marina non può fare una sua politica estera indipendente, deve fare quella del governo ed è logico sia subordinata al governo.Che fosse subordinata è vero, ma quale era questa “visione strategica” della Marina?Cosa avrebbe voluto fare di diverso? Non ho mai letto niente in proposito.Più avanti: “Un programma quasi di guerra … portato avanti … a scapito di quelle che avrebbero potuto essere le reali esigenze della Regia Marina” (pag.127).Anche qui quali erano queste reali esigenze? La Regia Marina fece mai delle proposte alternative? Le mie sono constatazioni – ampiamente disponibili di ben altri autori, che condivido – su fatti largamente acquisiti, che cito solo per concatenare gli eventi. Non è il contesto – il mio lavoro –dove trattare questo tema.Le mie citazioni, constatazioni, servono solo per contestualizzare l’ argomento trattato, non sono materia di analisi.In Marina moltissimi, non solo i “giovani leoni” che menziono e tu citi, lavoravano a piani e strategie, la documentazione sulla pianificazione dell’ epoca è abbastanzaall’ altezza dei tempi, ma gli indirizzi di una FFAA sono dipendenti dalla strategia politica, e chi aveva la responsabilità finale dei piani, il ministro della Marina, era anche il Capo del Governo Come dimostrato dalla storia non aveva né una visione di lungo termine , né per il suo provincialismo, la visione dell’ ritorno e delle potenzialità avversarie (avversari che cambiavano con una certa frequenza)Le proposte alternative ci furono, la principale è che occorreva un’altro tipo di flotta, per la quale non si sarebbe stati pronti prima del 45 ------------- Trattato di WashingtonIl trattato di Washington fu senza dubbio un successo per l’Italia, ma comportava che per mantenere la parità con la Francia si era legati alle scelte della Francia, in pratica era la Francia che decideva cosa costruire e l’Italia seguiva.Ma la Marina avrebbe voluto fare qualcosa di diverso? Non mi sembra, direi che le scelte francesi andavano bene anche a noi.Non conoscevo la proposta di Bernotti (pag. 133) di denunciare il trattato di Washington per costruire incrociatori pesanti da 15/18.000 tonnellate e non sono assolutamente convinto che 3 di questi sarebbero valsi 6 10.000. Proprio in quel periodo gli inglesi decidevano di costruire incrociatori più piccoli (York e Penelope) per aumentare il numero di unità con lo stesso tonnellaggio globale.Denunciare il trattato di Washington per l’Italia era politicamente inaccettabile; avendo risorse inferiori l’Italia avrebbe avuto interesse a rendere i trattati più stringenti, non a dare il via ad una corsa agli armamenti. Anche la decisione del Giappone di denunciare il trattato di Londra per costruire la Yamato mi sembra sia stata controproducente.Comunque era una proposta minoritaria mai presa seriamente in considerazione. I trattati, non solo il trattato di WahingtonMi guardo bene da analizzare i pro e contro in questa sede, e meno mi sentirei di affermare che il trattato di Washington sia stato un successo italiano.Il mio lavoro non analizza né mette in discussione i trattati: evidenzia solo che su tali basi, giusti o sbagliate che fossero, in altri paesi si lavorò e si utilizzarono come opportunità, e vediamo quanto fecero soprattutto i tedeschi.Sottolineo come da noi furono solo il paravento, la scusa per non fare assolutamente nulla.L’ industria sapeva e taceva, e la dimostrazione ne sono le parallele proposte per l’esportazione.Le proposte del Bernotti non sono le sole, e non sono campate in ariaQuanto preconizzavano non erano certo soluzioni pantografate delle unità in progetto e costruzione, e la Marina fu contraria sia al rimodernamento delle corazzate esistenti, sia come evidenzia, all’ involuzione (che tale fu) su alcuni aspetti costruttivi delle corazzate Littorio, non parliamo dei “rimodernamenti, che non furono altro che inutili sussidi ad un’industria pietosa che pietiva. -------------- Pag 164Sono d’accordo che “Mussolini voleva mettere il naso dappertutto” e ne aveva il diritto, ma per me il problema è che non lo ha fatto abbastanza. Anche sulle responsabilità la mia valutazione è leggermente diversa.Premesso che tra Marina, Governo e Industria sono tutti colpevoli, mi sembra che Poddighe incolpi principalmente Governo e Industria, mentre io attribuisco la responsabilità prima di tutto alla Marina. In generale mi sembra che ci sia un tentativo di attribuire al potere politico la responsabilità degli errori di preparazione della Regia Marina e non mi sembra corretto. Il mio non è un articolo di politica, le citazioni sono servite solo per contestualizzare l’evoluzione, o meglio la criticità della mancata evoluzione, delle costruzioni navali.Che le grandi responsabilità – oltre alla provincialità e la scarsa visione del regime – siano delle lobbies finanziarie ed industriali emerge e in tutta la letteratura recente, dalla quale dopo averne verificato l’attendibilità, ho attinto per evidenziare alcuni casi eclatanti (dal radar agli a.m.)La responsabilità della guerra, e della preparazione alla guerra, è solo e sempre politica. Le proposte della Marina non mancarono, soprattutto perché la marina era l’ unica FFAA che viveva ed operava InternazionalmenteAlla Marina – come alle altre FFAA non toccò altro che obbedire, anche se per in alcuni casi (per la RM per fortuna pochi) si trattò di una comoda scusa.L’ obbedienza è acquiescenza? Forse si, ma solo in pace, ma in pace questo poteva essere evitato, e Tahon de Revel ne è l’ evidenzaSu questo sono preciso e critico nelle conclusioni.La Marina non aveva però la forza quando si trattò di opporsi a decisione scellerate, e si comportò nel migliore dei modi nel condurre con mezzi inadeguati 38 mesi di guerra. I miei lavori vogliono mettere solo in luce le criticità con cui si affrontò - con troppa leggerezza - la guerra, ma soprattutto voglio controbattere una pericolosa tendenza di chi vuole nuovamente affermare una supremazia del genio italico e convincerci che – in fondo – la guerra se non l’abbiamo proprio vinta potevamo vincerla … Per l’ industria e gli speculatori che ne erano azionisti (e non investitori) non servono nemmeno scuse parziali … un andazzo che è continuato nel tempo, non molto diverso da quelli odierni e ricorrenti dell costruzioni civili e delle grandi opere .. sandokan 1 Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Giancarlo Castiglioni Posted July 24, 2018 Report Share Posted July 24, 2018 Ad una prima lettura della tua risposta non ho visto sostanziali differenze tra le nostre posizioni, sulla parte tecnica si tratta di sfumature. Per esempio dove scrivi “Le proposte alternative ci furono, la principale è che occorreva un’altro tipo di flotta, per la quale non si sarebbe stati pronti prima del 45” Chiedo ancora: cosa intendeva fare di diverso la Marina dal ’39 al ’45? A quanto ne so io finire le seconde due Littorio, costruire forse due altre corazzate 45.000 t con cannoni da 406, niente portaerei, dei “Garibaldi” migliorati, caccia, torpediniere, sommergibili, insomma niente di diverso da quanto si stava già facendo. Il disaccordo maggiore tra noi è sulla parte di responsabilità del Governo e della Marina. Tu scrivi “La responsabilità della guerra, e della preparazione alla guerra, è solo e sempre politica.” Per la guerra è ovvio, ma la preparazione è un problema tecnico, che deve essere affrontato seguendo gli indirizzi della politica, ma deve anche tener conto che questi indirizzi possono cambiare. Dal primo dopoguerra le forze armate si preparavano per i casi di guerra contro la Francia, contro la Jugoslavia o contro entrambe e dal ’33 anche per guerra contro la Germania; la possibilità di guerra contro l’Inghilterra non era neanche presa in considerazione. Per la Marina tutto si riduceva a guerra contro la Francia, ma visto che l’Inghilterra era alleata della Francia, era logico escluderla come nemico? Con la guerra d’Etiopia i rapporti con l’Inghilterra peggiorarono notevolmente, ma senza molto effetto sulla preparazione. Nel settembre ’39, quando un Mussolini tentennante fu convinto a stento dal collaboratori alla non belligeranza, la reazione della Marina mi sembra sia stata un sospiro di sollievo per esserne rimasti fuori; poi tutto “businnes as usual”. Io penso che gli alti comandi della Marina non presero la guerra molto sul serio nemmeno dopo che era iniziata; si aspettavano una “strana guerra” come quella sul fronte occidentale fino a pochi mesi prima, seguita da una pace di compromesso. Era una supposizione ragionevole, ma fu usata come scusa per l’inazione. Per non parlare poi di difesa antisommergibile e scorta dei convogli, dove la preparazione era praticamente inesistente. La ho presa un po’ alla lontana, ma tornando in argomento in tutto questo la responsabilità era solo della Marina, Governo e Industriali non avevano nessuna influenza. Io non nego che le carenze tecniche che hai segnalato, saldatura, caldaie e più ancora artiglierie siano state importanti, ma ritengo che non abbiano influenzato più che tanto il rendimento della marina in guerra. C’erano due cose importanti da fare prima dell’entrata in guerra: mettere a punto i mezzi d’assalto e organizzare qualche squadriglia di aerosiluranti. Due cose che potevano fare la differenza, almeno per i primi mesi di guerra. Le si poteva fare facilmente negli ultimi due anni e con un po’ più di difficoltà forse addirittura nel periodo della non belligeranza; tutto senza grande spesa e senza pestare i piedi agli industriali. Mia conclusione: condanna degli Ammiragli senza appello. Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
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