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Gli errori e le visioni di Enzo Grossi

Iniziato da Francesco Mattesini , 11.01.2017 - 09:36
Betasom

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18 risposte a questa discussione

#1

Francesco Mattesini
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GLI ERRORI E LE VISIONI DI ENZO GROSSI

Dalla 3a Edizione del mio libro Betasom La Guerra negli Oceani (1940-1943), in avanzata compilazione con importanti aggiornamenti

 

 

Il Primo errore

 

          La notte sul 24 gennaio, il sommergibile Barbarigo  avvistò un piroscafo illuminato, in rotta per passare molto a nord delle Isole Azzorre, e ritenendo tale direzione sospetta, il comandante del sommergibile, capitano di corvetta Enzo Grossi, lo inseguì per controllarne la nazionalità. Avuto modo di accertare che quella nave procedeva zigzagando, che teneva accese le luci di posizione, e che a prora sembrava avere un cannone, non ebbe esitazione nell'attaccare, e dopo aver immobilizzato il piroscafo con una precisa coppiola gli assestò il colpo di grazia con un terzo siluro. Si trattava del piroscafo spagnolo Navemar (ex Cabo Mayor), di 5.743 tsl, costruito nel 1921, che affondò a 283 miglia a nord-nord-est di Madera. Trentaquattro naufraghi, sui trentasei uomini che erano a bordo della nave, furono salvati dal piroscafo spagnolo Isla de Teneriffe. Alla corvetta britannica Coltsfoot, che si trovava vicino alla zona dell’affondamento del Navemar fu comunicato, dal Comando del Nord Atlantico (Gibilterra) di dare assistenza all’Isla di Tenerife, ma durante la rotta ricevette il contrordine di sospendere la missione e rientrare alla base. Il cacciatorpediniere britannico Hesperus, che stava scortando l’incrociatore ausiliario Pretoria Castle, diretto nel Regno Unito, fu mandato alla ricerca del sommergibile che aveva affondato il Navemar, ma senza successo.

 

         Quando a Bordeaux appresero che una nave iberica aveva recuperato l’equipaggio del Navemar, affondato mentre si trovava in rotta da Cadice per New York con un carico di legumi da un sommergibile di nazionalità sconosciuta, venne intuita la verità di quel tragico incidente.

 

           Il 26 gennaio del 1942, in seguito a richiesta del Comando tedesco di non attaccare piroscafi neutrali, allo scopo di evitare incidenti diplomatici, Betasom ordinò ai nostri sommergibili «di attenersi strettamente alle prescrizioni, evitando azioni contro unità non sicuramente riconosciute per nemiche».

 

 

Il secondo errore

 

          Nelle prime ore del pomeriggio del 18 maggio 1942 il sommergibile Barbaritgo (capitano di corvetta Enzo Grossi) avvistò il piroscafo brasiliano Commandante Lyra, di 5.052 tsl, che era partito da Recife diretto a New York. Ritenendolo nemico, lo inseguì e lo attaccò al calar della notte colpendolo con un siluro; e dopo aver dato il tempo all'equipaggio di allontanarsi nelle imbarcazioni di salvataggio, cannoneggiò quella nave e la lasciò in fiamme convinto che sarebbe ben presto colata a picco.

 

           Ricevuto il segnale di soccorso di quel piroscafo, che era stato scambiato dal comandante Grossi per una petroliera di 12.000 tonnellate, il Comando della Task Force 23 inviò nella zona gli incrociatori Omaha e Milwaukee e i cacciatorpediniere Moffett e McDougal, che si trovavano di vigilanza nelle acque a nordest di Capo San Rocco. Il Milwaukee ed il Moffett, giunti per primi nei pressi del Commandante Lyra, ne recuperarono i naufraghi, che si trovavano nelle vicinanze, e dopo averli trasbordati sull'Omaha diressero verso Recife per rifornirsi. I segnali di soccorso del piroscafo, e la sua opera di salvataggio che si prolungò tenace fino al 24 maggio, quando il rimorchiatore Perdigao riuscì a trascinare il Commandante Lyra nel porto di Forteleza, contribuirono a turbare la tranquillità operativa in una zona dove fino ad allora non vi era stata attività subacquea e condizionarono le successive azioni dei nostri sommergibili.

 

          Il Commandante Lyra (capitano di lungo corso Severino Sotero di Olivera), del Lloyd Brasileiro, costruito nel 1919, abbandonato dall’equipaggio con due stive in fiamme e vari compartimenti allagati, pur essendo stato trascinato in porto a Fortelezza percorrendo a rimorchio 200 miglia in sei giorni, per i numerosissimi ed estesi danni subiti fu comunque riparto, per poi rientrare in servizio nel corso del 1943. Quarantuno uomini dell’equipaggio del Commandant Lyrà furono recuperati dalle unità statunitensi dopo l’abbandono del piroscafo, sedici dal cacciatorpediniere Moffett e venticinque dall’incrociatore Milwaukee.

 

 

L’attacco alla prima presunta corazzata statunitense tipo “Maryland”

 

          Alle 02.45 del 20 maggio 1942 il sommergibile Barbarigo (capitano di corvetta Enzo Grossi), si trovava in latitudine 04°19' sud, longitudine 34°32' ovest, a 52 miglia dall'Isola Rocas (Brasile). Una delle vedette, il sergente segnalatore Campana, individuò nella notte senza luna con mare da sudest forza quattro, una nave con rotta a sud e dette l'allarme. Il comandante Grossi, che si trovava in quel momento in camera di manovra, salì in torretta assumendo personalmente la manovra di avvicinamento al bersaglio, già iniziata dall'ufficiale in seconda, tenente di vascello Angelo Amendolia, che essendo di guardia, rapidamente aveva approntato al lancio due siluri a prora e due a poppa.

 

          Riconosciuto nella sagoma dell'unità un cacciatorpediniere, Grossi ordinò di accostare per attaccare in superficie quella nave, che presentava il fianco destro e defilava di prora al sommergibile alla velocità di circa 20 nodi. Trascorsero pochi secondi e all'improvviso su segnalazione della seconda vedetta di sinistra, sergente furiere Cammarata, Grossi individuò una grossa sagoma che ritenne appartenere ad una corazzata americana della classe «Maryland» o «California», da lui ritenuta inconfondibile per gli alberi a traliccio. Pertanto decise di cambiare subito bersaglio, puntando su questa seconda e più importante nave, presso la quale distingueva la sagoma di un secondo cacciatorpediniere.

 

          Alle 02.50, continuando l'accostata già in atto sulla dritta, e venuto a trovarsi con i lanciasiluri di poppa in punteria alla distanza stimata di soli 650 metri dal bersaglio, il comandante del Barbarigo dette il fuori ai due siluri, i quali furono visti raggiungere la grossa nave che, colpita, si inclinò istantaneamente e apparve in breve sommersa fino alle due torri prodiere di grosso calibro. Da parte delle navi di scorta non si verificò alcuna reazione, ed il Barbarigo, dopo aver evitato  quello che ritenne fosse un terzo cacciatorpediniere che era apparso improvvisamente a breve distanza, poté lanciare il segnale di avvistamento e attacco per poi disimpegnarsi in superficie, indisturbato.

 

          Fin qui il racconto del capitano di corvetta Grossi e degli uomini che si trovavano con lui in torretta al momento degli eventi.

 

          Betasom, ricevuta comunicazione dell'avvenuto affondamento, richiese al Barbarigo conferma e maggiori e più precisi particolari sullo svolgimento dell'azione. Avendo il comandante Grossi dato assicurazione di aver colpito a prora con due siluri una corazzata della classe «California», e di averla vista in stato di affondamento, il capitano di vascello Polacchini, ritenendo non esservi più dubbi sulle categoriche affermazioni che giungevano dal Barbarigo, ne dette comunicazione a Roma, al Comando della Squadra Sommergibili. Egli, peraltro, suggerì di vagliare ancora tutti gli elementi necessari e le informazioni che sarebbero giunte dall'estero prima di rendere l'affondamento di pubblico dominio. Ma il Comando Supremo, che si trovava a disporre di una notizia sensazionale, la diffuse immediatamente sul Bollettino di Guerra.

 

          La notizia fece subito il giro del mondo e si ebbero alterne reazioni. Suscitò in Italia e nei Paesi alleati e simpatizzanti grande entusiasmo ma fu invece accolta con smentite e sarcasmi nel campo avversario. Si cercò allora la verità mettendo in movimento i servizi d'informazione, senza però ottenere, durante la guerra, dati concreti che potessero confermare il presunto successo del Barbarigo. Il capitano di vascello Polacchini, che aveva proposto di concedere al comandante del sommergibile la Medaglia d'Oro, dovette avere dei ragionevoli dubbi su un effettivo affondamento di una corazzata, se nel suo rapporto n. 290/SRP inviato a Maricosom il 22 giugno 1942 scriveva nei riguardi di Grossi:

 

          «L'essere riuscito ad affondare una grossa unità con due soli piccoli siluri deve iscriversi a fortuna». Dubbi pienamente legittimi poiché nell'azione non vennero usati dal Barbarigo i grandi siluri (calibro 533 millimetri) situati a prora ma i silurotti di poppa (calibro 450 millimetri), adatti per affondare una nave mercantile o unità leggera ma che difficilmente potevano procurare danni mortali ad una nave da battaglia.

 

          Anche nel dopoguerra continuò una accesa polemica, e da parte degli angloamericani, che ormai non avevano più motivo di negare un loro insuccesso, continuarono a giungere smentite. Non solo negarono fermamente di aver perduto una corazzata, ma sostennero che nessuna altra nave da guerra o mercantile era stata affondata, danneggiata o attaccata nella zona di Capo San Rocco nella notte del 20 maggio. Inoltre fecero sapere che al momento degli eventi nessuna corazzata anglo-americana era dislocata nel Sud Atlantico, mentre tutte le navi da battaglia del tipo «Maryland» o «California» si trovavano concentrate nella zona di San Francisco.

 

           Nell'autunno del 1962 la Marina italiana poté avere dalla U.S. Navy copia dei diari di guerra delle unità USA che operarono nelle acque in cui fu dislocato il Barbarigo dal 18 al 26 maggio 1942 e, dalla Royal Navy, l'estratto del diario di guerra riguardante l'attacco subito dalla corvetta Petunia per opera dello stesso Barbarigo al largo di Freetown nella notte dal 5 al 6 ottobre 1942 (vedasi volume XII «I sommergibili negli oceani», U.S.M.M., Appendice VI/B, pago 366 e segg.).

 

           Dalle risultanze di una nuova commissione d'inchiesta (22 dicembre 1962), fu possibile accertare che esattamente all'ora e sul punto di attacco del Barbarigo si incrociavano con la rotta del nostro sommergibile quelle dell'incrociatore Milwaukee e del cacciatorpediniere Moffett, i quali, dopo aver portato aiuto al danneggiato piroscafo brasiliano Commandante Lyra, dirigevano su Recife per rifornirsi. L'attacco del Barbarigo, diretto contro il Milwaukee, pur essendo stato portato da distanza ravvicinata con grande «decisione e risolutezza», fallì perché l'angolo di mira si era dimostrato errato per difetto di stima nella velocità del bersaglio di 10 miglia: 15 nodi stimati dal comandante del sommergibile contro i 25 effettivi dell'incrociatore. I siluri erano passati pertanto distanti dal bersaglio che non si accorse di nulla.

 

           Il Milwaukee era stato scambiato per una corazzata americana probabilmente a causa delle vistose dimensioni dell'incrociatore, e per la particolare sagoma di quella nave, i cui quattro fumaioli apparvero nell'oscurità come componenti di tralicci a cestello. Grossi credette di aver affondato il suo bersaglio poiché il mare agitato, con onde molto lunghe, ed il rapido allontanamento dell'incrociatore dal sommergibile in rotta di disimpegno in tutt'altra direzione, ne falsarono la visuale. Il Milwaukee sparì infatti alla vista degli uomini del Barbarigo in meno di due minuti, mentre le onde del mare lungo incappellandone la prua, ed accentuandone il rollio, dettero l'impressione di un suo rapido sbandamento e di un altrettanto rapido appruamento sull'acqua fino all'altezza della plancia. Allo stato psicologico connesso con il particolare clima dell'azione dovevano forse attribuirsi gli scoppi di siluri e le vampate sul bersaglio, perché in effetti non vennero osservate colonne d'acqua, né fu avvertito nessuno scuotimento a bordo del sommergibile, come sarebbe stato logico attendersi dopo un'esplosione subacquea. Infine, l'avvistamento di più cacciatorpediniere, in differenti posizioni, fu probabilmente dovuto al fatto che il sommergibile aveva effettuato nel corso dell'attacco una volta tonda e quindi la medesima nave, il Moffett, comparve mano mano nel settore d'osservazione delle varie vedette.

 

           La commissione d'inchiesta presieduta dall'Ammiraglio Murzi (e nella quale come membri partecipavano il contrammiraglio Longanesi-Cattani e il capitano di vascello Pollina), concluse il suo rapporto specificando:

 

           «Il comandante Grossi non poteva affermare recisamente di aver visto affondare una corazzata da lui attaccata e ritenuta Silurata e non poteva avere elementi sufficienti per fare tale affermazione».

 

 

L’attacco alla seconda presunta corazzata statunitense tipo “Mississippi”

 

          Alle 02.20 del 6 ottobre 1942 il sommergibile Barbarigo (capitano di fregata Enzo Grossi) si trovava in latitudine 02°05'N, longitudine 14°25'W, allorquando il marinaio Pietro Pastorino, vedetta di poppa a sinistra, avvistò a circa 4.000  metri di distanza una sagoma scura. Avvertito dall'ufficiale di guardia, sottotenente di vascello Sergio Bresina, il comandante Grossi, salito in torretta, assunse la direzione della manovra muovendo all'attacco contro quella che ritenne una corazzata americana della classe «Mississippi», a causa del gran complesso centrale, di un solo fumaiolo e della prua a veliero.

 

          La nave, mostrando il fianco destro, procedeva a bassa andatura zigzagando, e Grossi, temendo di essere scoperto a causa della fosforescenza del mare, dopo aver proceduto con una certa cautela, alle 02.32, da una distanza di circa 2.000 metr, fece partire ad intervalli di 2 secondi i quattro siluri di prora. A 87 secondi dal lancio, mentre il Barbarigo procedendo con le macchine al minimo per non produrre una scia troppo vistosa accostava per disimpegnarsi, vennero udite quattro forti detonazioni, e il comandante e gli uomini che si trovavano con lui in torretta affermarono di aver visto la «silhouette» di quella nave arrestarsi orizzontalmente immersa fin quasi alla coperta e scomparire del tutto. Successivamente, mentre il sommergibile continuava in superficie la sua lenta manovra di disimpegno, a prua della corazzata venne individuata la sagoma di un cacciatorpediniere e quando questo poco dopo scomparve alla vista apparve, in altra direzione, un secondo cacciatorpediniere che lanciò in mare delle bombe di profondità le cui esplosioni vennero udite distintamente.

 

          Ultimato il disimpegno, il sommergibile comunicò per radio lo svolgimento dell'azione, specificando che l'unità attaccata e «vista affondare» era una corazzata del tipo «Mississippi». Betasom, ricevendo il messaggio, chiese ulteriori notizie, e poiché tre giorni più tardi il Barbarigo confermò il successo, la notizia venne divulgata. Allora, si rinnovarono le scene di gioia che avevano accolto la notizia del precedente affondamento e giunsero a Grossi congratulazioni da Mussolini e da Hitler, assieme alla promozione a capitano di vascello e alla concessione della Croce di Cavaliere della Croce di Ferro, consegnata al Comandante dall'ammiraglio Dönitz all'arrivo del Barbarigo a Bordeaux.

 

          Ma già in quel periodo cominciarono a sorgere dubbi sulla vittoria del comandante Grossi, poiché subito gli alleati smentirono il presunto successo, né fu possibile trovare elementi che lo potessero convalidare. Infatti, il capitano di vascello Polacchini, che pur propose di concedere al Comandante del Barbarigo una seconda Medaglia d'Oro, non essendo riuscito ad avere altre conferme specificò: «Il comandante Grossi verbalmente non ha fornito altri elementi degni di rilievo».

 

          Nel dopoguerra una commissione d'inchiesta giunse anche in questa occasione a risultati sconcertanti. La notte del 6 ottobre il Barbarigo aveva attaccato in condizioni di luce sfavorevoli la corvetta inglese Petunia. La nave era stata scambiata per una corazzata americana della classe «Mississippi» probabilmente poiché ambedue, nelle3 debite dimensioni, avevano un profilo alquanto simile dovuto al massiccio torrione e al riconoscibilissimo grosso fumaiolo. Uno dei siluri, regolato a 6 metri per colpire con successo una grande nave, era passato sotto lo scafo di quella piccola unità senza esplodere. La corvetta individuò le scie fosforescenti dei siluri, ma avendo gli apparati di ricerca temporaneamente in avaria, reagì disordinatamente lanciando in mare bombe di profondità i cui scoppi dettero al Barbarigo l'impressione di aver colpito il bersaglio. L'avvistamento di inesistenti cacciatorpediniere venne determinato dal rapido mutare delle posizioni fra il sommergibile e la Petunia, la quale, dopo aver notato le scie dei siluri, nel ricercare il Barbarigo scomparve in un primo momento alla vista di quest'ultimo per poi ricomparire in un altro settore.

 

Francesco Mattesini


Messaggio modificato da Luiz, 17 gennaio 2017 - 12:16
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  • Inviato 11 gennaio 2017 - 09:36

#2

Francesco De Domenico
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Si deve aggiungere che al momento dell'attacco al COMANDANTE LYRA, il Brasile era ancora un paese neutrale, come ovviamente la Spagna (il Brasile sarebbe entrato in guerra il 23 agosto 1942).
Il comandante Grossi era specializzato nei mercantili neutrali non scortati (l'unico suo successo "vero" e' stato contro un mercantile inglese anch'esso non scortato).
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  • Inviato 11 gennaio 2017 - 09:53

#3

Francesco Mattesini
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Ecco l'unico successo:

 

          Proseguendo nella sua navigazione, e prima di riprendere la rotta per Bordeaux, che raggiunse il 16 giugno ricevendo accoglienze entusiastiche, il Barbarigo si spostò per ordine del Comando verso sudest allontanandosi dalla zona di Capo San Rocco, allo scopo di sottrarsi alla vigilanza del nemico che in quella zona focale appariva pericolosamente aumentata.

 

          Il 28 maggio, su segnalazione trasmessa da Betasom relativa alla scoperta di un piroscafo da parte del sommergibile Bagnolini, il Barbarigo assunse rotta di ricerca, avvistò il nemico nelle prime ore dell'indomani, lo inseguì fino a notte, e poiché si trovava in zona dove l'azione era proibita, chiese al Comando, ed ottenne l'autorizzazione di poter attaccare. L'azione ebbe successo e si concluse con l'affondamento del piroscafo britannico Charlbury, di 4.836 tsl, unità dispersa del convoglio “ON.93” in viaggio da Cardif e Belfast a Buenos Aires con 8.518 tonnellate di carbone,  conseguito con un siluro a segno, dopo una serie di lanci falliti (4 siluri)  e una decisa ed efficace azione d’artiglieria.

 

          Dell’equipaggio dello Charbury (capitano William Laidler), affondato a nord-est di Recife, in lat. 06°22’S, long. 29°44’W, decedettero due uomini. Altri quarantuno, trentacinque dell’equipaggio e cinque cannonieri, si salvarono, essendo stati recuperati dal piroscafo panamense Omaha e sbarcati a Recife il 1° giugno.


Messaggio modificato da Giuseppe Garufi, 11 gennaio 2017 - 14:02
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  • Inviato 11 gennaio 2017 - 11:45

#4

Francesco Mattesini
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Ecco come il Comandante doi Betasom, capitano di vascello Romolo Polacchini, portò a conoscenza di Supermarina la missione del Barbarigo.

 

          Il 25 aprile il BARBARIGO parte da La Pallice dove si era precedentemente trasferito per prove di fine lavori.

          Il 28 avvista successivamente due aerei che non lo vedono.

          Il 4 maggio avvista un piroscafo, che non riesce ad attaccare per inferiore velocità.

          Il 17 maggio è nella zona di operazioni dove, il 18, in latitudine 4°06' Sud longitudine 34°W, avvista un piroscafo nelle prime ore del pomeriggio. Mantiene il contatto a distanza avvicinandosi al calar della notte. Verso le 23 lancia un siluro contro il piroscafo, che colpito si arresta: viene allora affondato col cannone. Si tratta di una petroliera di 12.000 B.R.T. apprezzata.

          il 19 maggio avvista in zona un aereo del tipo ad ali pieghevoli.

          Il 20 maggio, in latitudine 4°19' Sud longitudine 34°32' W. avvista un C.T. e subito dopo una nave da battaglia che riconosce del tipo "Maryland" o "California". Effettua la manovra di attacco e da breve distanza lancia di poppa due siluri che colpiscono verso prora la nave da battaglia, provocandone l'affondamento. Si disimpegna in superficie senza essere fatto segno a reazione.

          Il 22 maggio, in latitudine 3°46' Sud longitudine 33°25 'W. avvista un aereo tipo "Fokker G.1" che attacca il sommergibile con lancio di 8 bombe. La reazione delle mitragliere di bordo e la pronta manovra frustano l'opera dell'attaccante.

          il 26 maggio, in latitudine 2°15'Sud longitudine 30°15'W. avvista la scia di due siluri lanciati da un sommergibile immerso.

          il 28 maggio, in latitudine 6°35' Sud longitudine 29°25' W. dove si é recato in seguito ad un segnale trasmesso da Betasom relativo alla scoperta di un piroscafo da parte del BAGNOLINI, avvista nelle prime ore del mattino un grosso piroscafo, che insegue e successivamente attacca , dopo il nulla osta di questo Comando Superiore trattandosi di unità avvistata nella zona di attacco proibito. Il piroscafo, avendo visto il sommergibile, riesce con opportuna manovra ad evitare i quattro siluri, successivamente lanciati dal BARBARIGO. Questi apre allora il fuoco coi cannoni e con le mitragliere e colpisce ripetutamente il piroscafo, lo finisce col siluro.    

          L'11 giugno avvista il piroscafo portoghese LIMA ed il 12 un altro piroscafo portoghese.


Messaggio modificato da Giuseppe Garufi, 11 gennaio 2017 - 14:02
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  • Inviato 11 gennaio 2017 - 12:06

#5

Francesco De Domenico
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Un errata corrige per Franco: a me risulta che il COMANDANTE LYRA, un cargo del Lloyd Brasileiro dal 1940, ex SOUTHLAND della Mooremack Gulf Lines di NY, un USSB/EFC Design #1022 costruito da American Intnl SB Corp. a Hog Island nel 1919, sia andato a fuoco al largo di Porto Laguna il 21 marzo 1959 (17 anni dopo il suo siluramento) e conseguentemente naufragato in costa a Imbituba. Nessun total loss, temo. Solo un danneggiamento.
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  • Inviato 11 gennaio 2017 - 15:31

#6

Francesco Mattesini
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Tutte le ricerche che ho fatto in pubblicazioni  e siti di Internet (compresi brasiliani) portano alla conclusione che il COMANDANTE LYRA non fu riparato. Farò un nuovo tentativo!

 

Franco


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  • Inviato 11 gennaio 2017 - 17:39

#7

Francesco Mattesini
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Caro Francesco,

 

ho letto il tuo intervento in FORUM REGIA MARINA ITALIANA, del 6-7 gennaio u.s., che é molto ben documentato. Alcuni datti che riporti vedrò di sistemarli nel mio lavoro.

 

 

In WRECK SITE ho trovato:

 

Alias - AKA: Comandante Lira

18.05.1942: en route de Recife (Pernambouc, Brésil) vers la Nouvelle Orléans (Louisiane, USA) chargé de café, fut torpillé au large de l'archipel de Fernando de Noronha, puis canonné et mitraillé par le sous-marin italien Barbarigo, tuant 2 marins. En feu, il fut secouru et remorqué à Fortaleza (Ceará) par des bâtiments de la Marine américaine. 23.02.1959: vetuste et abandonné à Laguna (Santa Catarina, prit feu et s'échoua non loin à Imbituba

18.05.1942: traveling from Recife (Pernambuco, Brazil) to New Orleans (Louisiana, USA) coffee laden, was torpedoed off Fernando de Noronha Archipelago, then shelled and strafed by the Italian submarine Barbarigo killing two ssailors. On fire, she was rescued and towed to Fortaleza (Ceará) by ships of US Navy. 23.02.1959: outdated and abandoned in Laguna (Santa Catarina, caught fire and ran aground near Imbituba

18.05.1942: viajando de Recife (Pernambuco, Brasil) a Nueva Orleans (Luisiana, EE.UU.) cargado de café, fue torpedeado a lo largo del archipiélago de Fernando de Noronha y a continuación, bombardeado y ametrallaron por el submarino italiano Barbarigo matando a dos marineros. En fuego, fue rescatado y remolcado a Fortaleza (Ceará) pornaves de la Armada americana. 23.02.1959: viejo y abandonado en Laguna (Santa Catarina, se incendió y encalló cerca de Imbituba

18.05.1942: navegando do Recife (Pernambuco, Brasil) para New Orleans (Louisiana, EUA), carregado de café, foi torpedeado ao largo do arquipélago de Fernando de Noronha, em seguida, atirado por canhão e metralhado pelo submarino italiano Barbarigo matando dois marinheiros. Em chamas, foi resgatado e rebocado para Fortaleza (Ceará), por navios da Marinha dos EUA. 23.02.1959: antiguado e abandonado em Laguna (Santa Catarina, pegou fogo e encalhou perto de Imbituba

 

  • Allen Tony 30/10/2013
  • SS Comandante Lyra caught fire off Porto Laguna on the 21st March 1959 and was wrecked at Imbituba.

 

Comunque sia fu abbandonato dopo il siluramento e non presto più servizio durante la guerra essendo considerato un relitto.

Di questi esempi di navi affondate, e tali considerate all’epoca, e poi recuperate nei bassi fondali e nei porti ve ne sono a bizzeffe. Per cui, anche il COMMANDANTE LYRA fu  considerato Total Loss.

 

Quello che tu riporti si trova in THE SHIPS LYST

 

Comandante Lyra

1919

ex- Southland, 1940 purchased from Mooremack Gulf Lines, NY renamed Comandante Lyra. 21st Mar.1959 abandoned on fire off Porto Laguna, Brazil and drifted ashore.

 

http://www.theshipsl...rasileiro.shtml

 

C’é da fidarsi ?

 

Franco


Messaggio modificato da Giuseppe Garufi, 23 gennaio 2017 - 12:24
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  • Inviato 11 gennaio 2017 - 18:21

#8

Francesco De Domenico
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Anche il miramarshipindex contiene i dati che ho postato io.
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  • Inviato 11 gennaio 2017 - 20:02

#9

Francesco De Domenico
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Dal bel libro "The Hog Islanders. The Story of 122 American Ships" dello stimato autore Mark H. Goldberg, American Merchant Marine Museum, 1991, pag. 68:
"As COMMANDANTE LYRA, she was inspected in November 1945 by American and Brasilian authorities and certified seaworthy. She gave the Lloyd Brasileiro nearly two decades of service before she was abandoned while on fire off Porto Laguna, Brazil on March 21, 1959. She was later towed to Imbituba, but she was so badly damaged that she was declared a constructive total loss, and then scrapped".

Ti basta così?
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  • Inviato 11 gennaio 2017 - 20:28

#10

Danilo Pellegrini
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  • LocationVenezia

In linea di massima i fatti sono noti a tutti; un buon compendio delle conclusioni relative alla prima Commissione d'inchiesta è conservata nella raccolta degli atti parlamentari del Senato della Repubblica, seduta del 25 Marzo 1953, da pagina 40261 a pag. 40267 del seguente pdf.

 

- Risposta scritta del Ministro della Difesa alla interpellanza dell'On. Angiolillo per conoscere i motivi che lo hanno indotto a revocare la concessione della medaglia d'oro al combattente Enzo Grossi, in Allegato al resoconto della 983ª seduta del Senato (25 marzo 1953)


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  • Inviato 11 gennaio 2017 - 20:53

#11

Francesco De Domenico
  • Francesco De Domenico
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Dal libro di Robert J. Cressman "The Official Chronology of the U.S. Navy in World War II", Naval Institute Press e Naval Historical Center, 1999, pag. 96:

"Brazilian steamship COMMANDANTE LYRA is torpedoed by Italian submarine BARBARIGO at 02°59'S, 34°10'W; light cruisers MILWAUKEE (CL 5) and CINCINNATI (CL 6) rescue survivors. Small seaplane tender THRUSH (AVP 3) tows the damaged ship to Fortaleza, Brazil, while PBYs (VP 83) provide cover."
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  • Inviato 11 gennaio 2017 - 22:37

#12

Francesco De Domenico
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Dallo Arnold Hague convoy database (convoyweb.org.uk) risulta che COM.TE LYRA ha fatto parte di un gran numero di convogli a partire dal 19 settembre 1943 e fino all'aprile del 1945: convogli JT.8 e JT.9 da Rio de Janeiro a Trinidad via Recife, poi TAG.91 da Trinidad a Guantanamo, poi GK 765 da Guantanamo via Key West a Galveston con arrivo il 26 ottobre 1943, e via enumerando. Quindi le riparazioni erano complete dopo un anno e quattro mesi dal siluramento, un periodo abbastanza normale per un cantiere brasiliano. La constructive total loss è del 1959, non del 1942.
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  • Inviato 11 gennaio 2017 - 23:08

#13

Francesco Mattesini
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Ottimo. Mi ai convinto. Toglierò il total Loss.

 

Franco


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  • Inviato 12 gennaio 2017 - 06:45

#14

Francesco De Domenico
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Da Mark H. Goldberg, "The 'Hog Islanders'. The Story of 122 American Ships", American Merchant Marine Museum, 1991.

Allega File(s)


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  • Inviato 16 gennaio 2017 - 10:45

#15

Francesco Mattesini
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 E una foto del 29 gennaio 1942, quindi oltre quattro mesi prima dell'attacco.del Barbarigo, e andrebbe bene per pubblicarla in mancanza di altra foto del piroscafo. Però non mi sembra che sul fianco della nave, a prua, il nome sia Commandante Lyra.


Messaggio modificato da Francesco Mattesini, 16 gennaio 2017 - 12:36

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  • Inviato 16 gennaio 2017 - 12:34




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