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  1. Manutenzioni, capacità, arsenali: l’affidabilità e l’intervento umano Una notizia dei giorni scorsi passata inosservata, quasi di routine interna alla US Navy, che però e di estrema importanza, anche per la MMI e riguarda un tema di cui si è parlato molto, l’affidabilità e l’intervento umano come fattore di sicurezza ed affidabilità. Si tratta di una nuova politica di manutenzione, in questo caso relativa alle turbine LM2500, gli a.m. quasi standard della US Navy e la più diffusa, sinora, nella MMI, tra l’altro una serie di macchine in cui la componente di produzione italiana è altissima, anche in quelle in uso negli USA. Stiamo parlando di un parco macchine vicino alle 400 unità nella US Navy, ben superiore alle 50 Unità tra quelle in servizio nella MMI e quelle le cui manutenzioni o forniture di parti gravitano sulla cantieristica e industria italiana. E’ ovvio e intuitivo che la parte più soggetta ad usura di queste macchine sia la “sezione calda” , con particolare riferimento agli ugelli delle camere di combustione e certe sezione di palettatura. La procedura adottata sinora, molto aeronautica, prevede lo sbarco della macchina e – semplificando - la sostituzione a priori di determinati componenti, in particolare quelli menzionati. Esiste pertanto una rotazione tra macchine nuove, usate in revisione, pronte per l’ imbarco, in servizio. L’ intervento e la valutazione del “personale marina” era sinora piuttosto limitato in questo ciclo, in particolare nel corso del processo di revisione, quando le turbine sbarcate sono completamente smontate, ed i componenti, sinora, prevalentemente rimpiazzati con parti nuove. Le nuove procedure danno invece prevalenza alle procedure di ispezione e ricostruzione, utilizzando sia pezzi nuovi che ricondizionati. Alla base di queste nuove procedure c’ è una maggiore attenzione per le competenze tecniche primarie della marina, sia per la ricerca e lo sviluppo di motori navali e l'ingegneria in servizio, sia per l'ingegneria del ciclo di vita dei macchinari, sia – non trascurabile – per la cybersecurity. La rotazione e l’ interazione del personale a bordo ed a terra è la base di questa nuova procedura, che non estromette ovviamente l’ industria privata, ma rimette la marina ed i suoi tecnici in posizione attiva e di controllo. Le prime esperienze al riguardo fanno pensare a costi ridotti al 27% di quelli statisticamente registrati (risparmi del 73%) e ovviamente permette alla US Navy di disporre di più, e più economicamente, turbine di rispetto pronte per le unità operative . Per supportare questa procedura e di fatto questa nuova linea di pensiero, è stata avviata un’iniziativa non a caso indicata come “ Cultura di convenienza “ a cura del Naval Sea Systems Command. Ridendo e scherzando: in un certo qual modo non era questo il modello MMI sino a tempi relativamente recenti? Il passato non riporta solo ad esperienze negative, ma anche a conoscenze e riflessioni sull’ ottimizzazione, ed il passato deve essere anche reversibile. Spero che possa costituire un segnale anche per la MMI, e sognando un po’ senza inventare nulla di nuovo, essere l’opportunità per il rilancio di certe linee di lavoro negli arsenali militari. I vituperati Arsenali, degradati in quanto non sono mai stati una opportunità ma spesso considerati serbatoti elettorali e di occupazione, che potrebbero essere i tutori e la base di queste iniziative, non solo con nuove e più qualificate opportunità di lavoro a giovani maestranze arsenalizie (la sicurezza per qualsiasi emergenza, bellica o non) piuttosto che esclusivamente di un indotto con eccessivo ricambio, favorendo anche la rotazione ed il reimpiego di personale di bordo, con maggiore motivazione. L’ opportunità per riflettere che sino a tempi relativamente recenti il personale di bordo non era solo di “conduttori” (e la US Navy per prima – con tutti i gravi e prioritari problemi sul personale che ha – sta riflettendo sul tema) ma di gente preparata a risolvere le emergenze, che non erano eccezioni, ma purtroppo la normalità. L’ opportunità per riflettere che forse oltre alle navi è opportuno ritornare a pensare come farle operare (e sarebbe anche un notevole sbocco per i giovani, una fucina di competenze). La Regia Marina, la cui auge critico spesso per la semplice facciata che spesso rappresentava, era invece una organizzazione poderosa, efficiente per quanto riguardava la formazione e la logistica, un propulsore per lo sviluppo del paese che sarebbe importante rivalutare, come eccellenza nazionale, un esempio forse da riproporre .
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