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Gli attacchi dell’Aeronautica della Sardegna alla Forza H e l'affondamento del c


Francesco Mattesini
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Sempre allo scopo di trattare argomenti minori poco conosciuti, riporto dal mio libro La Battaglia di Punta Stilo, 3a Edizione in corso di compilazione, un capitolo che tratta di un episodio poco conosciuto. Un’operazione diversiva della Forza H di Gibilterra nel Mediterraneo occidentale, per sviare l’attenzione dalla Mediterranean Fleet nel Mediterraneo centro-orientale, che rese nell’occasione il comandante britannico, vice ammiraglio James Sommerville, estremamente prudente, da convincerlo, per gli attacchi dei bombardieri S. 79 della Sardegna, a ritirarsi senza arrivare ad attaccare il porto di Cagliari, come programmato dall’Ammiragliato. In definitiva questa volta, farà piacere ai lettori, gli inglesi se la filarono, ma non senza perdite. 

 

Francesco Mattesini

 

 

Gli attacchi dell’Aeronautica della Sardegna alla Forza H di Gibilterra e l’affondamento del cacciatorpediniere Escort.

 

         Era stata pianificata, su richiesta dall’Ammiragliato britannico, a titolo diversivo all’operazione M.A. 5 [che portò alla Battagli di Punta Stilo], una puntata della Forza H di Gibilterra per tenere allarmati gli italiani anche nel Mediterraneo occidentale. Il vice ammiraglio James Somerville, pur non essendo entusiasmo di realizzare una simile impresa, che considerò rischiosa per la presenza delle mine, degli aerei da caccia, dei sommergibili e dei Mas italiani, e difficile per le possibilità di rifornimento dei suoi cacciatorpediniere in una lunga permanenza in mare per mancanza dei una petroliera, programmò gioco forza una missione a carattere offensivo. Essa prevedeva un attacco aereo dalla portaerei Ark Royal, contro la base navale di Cagliari all’alba del 10 luglio, giorno D, successivo alla partenza dei convogli da Malta, impiegando dodici velivoli aerosiluranti Swordfish.

 

         All’operazione, che ebbe inizio alle ore 17.00 del giorno 8, parteciparono al comando dello stesso Somerville  le corazzate Hood (nave ammiraglia), Valiant, Resolution, la portaerei Ark Royal, gli incrociatori Arethusa, Delhi e Enterprise, e dieci cacciatorpediniere; cinque della 13a Flottiglia (Keppell, Douglas, Vortigen, Wishart, Watchman) e Escortaltrettanti dell’8Flottiglia (Faulknor, Foresight, Fearless, Fouhound, Escort). Il comandante dei cacciatorpediniere era il capitano di vascello Antony Fane de Salis sul Faulknor [1]

 

         A bordo della portaerei Ark Royal vi erano cinque squadron di velivoli, due da caccia, 800° e 830° con una dotazione di ventiquattro Skua, e tre di velivoli aerosiluranti e antisommergibili, 810°, 818° e 820°, con una dotazione di trenta Swordfish.

 

         L’uscita della Forza H mise in allarme il Comando Supremo e Superaereo, ma preoccupò soprattutto Supermarina che si rese conto trattarsi di con un impiego di forze navali che appariva quasi simili a quelle con cui era uscita da Alessandria la Mediterranean Fleet. Dagli osservatori dell’Asse stanziati sulle coste spagnole presso Gibilterra, alle 13.40 dell’8 luglio era stata segnalata l’uscita dal porto di tre navi da battaglia, una portaerei, tre incrociatori e tredici cacciatorpediniere. Ciò portò al sospetto che la manovra della Forza H del vice ammiraglio Sommerville nel Mediterraneo occidentale fosse combinata con quella che stava sviluppando a oriente la Mediterranean Fleet dell’ammiraglio Cunningham.

 

         Ciò sembrava avvalorato dal fatto che le forze navali nemiche non scortavano a occidente alcun convoglio. Inoltre, da una decrittazione trasmessa a Maristat dal Servizio Informazioni della Marina Germanica a Berlino, e dalla 5a Sezione dell’Ufficio Intercettazioni Estere di  Maristat  diramata alle ore 16.00 alle persone dei Capi di Stato Maggiore delle Forze Armate (A – B- C), con messaggio il n. 384, risultava che i sommergibili britannici Proteus e Pandora si trovavano a est di Gibilterra, nella stessa zona in cui era segnalata la Forza H, ragion per cui dovevano fare attenzione. Successivamente, da un intercettato francese trasmesso da Marina Orano alle 14.30 dell’8 luglio, la 5a Sezione Maristat portò a conoscenza che alle 13.45 erano state avvistate quattro grosse navi, due incrociatori e unità leggere nel punto lat. 36°16’, long. 03°16’E.[2] In seguito a ciò, ritenendo che la Forza H potesse far rotta per le acque a sud della Sardegna e attaccare all’alba obiettivi meridionali costieri dell’isola ed anche della Sicilia orientale, l’ammiraglio Cavagnari ordinò a Maricosom, il Comando in Capo della Squadra Sommergibili comandato dall’ammiraglio Mario Falangola, che per l’indomani 9 luglio fosse predisposto uno sbarramento di sommergibili.

 

         Cavagnari, richiese a Superaereo l’opportunità di ricercare la formazione navale nemica a iniziare dall’alba e l’impiego conseguente dei reparti da bombardamento e da caccia, badando bene di non attaccare sommergibili tra il meridiano di Capo Spartivento Sardo e le congiungenti Capo Carbonara Capo Lilibeo e Capo Passero Zuara, che erano le zone in cui si trovavano in agguato i sei sommergibili Ascianghi, Axum, Turchese, Glauco, Manara e Menotti, che dovevano pattugliare la zona tra l’Isola Galite e Tunisi fino a una profondità di 50 miglia dalla costa africana. Altri quattro sommergibili, Emo, Marconi, Dandolo e Barbarigo, si trovavano invece, dall’inizio del mese di luglio, nelle assegnate posizioni di agguato a ponente del meridiano 0, tra l’isola di Alboran e Capo Falcon (Algeria).

 

         Con la flotta italiana quasi totalmente impegnata nello Ionio, per scortare il convoglio nazionale a Bengasi, oltre ai sommergibili soltanto l’Aeronautica della Sardegna, si trovò nelle condizioni di impegnarsi contro la Forza H, dapprima mantenendola sotto controllo con la ricognizione per poi, non appena possibile, attaccarla con violenza. Erano disponibili a questo scopo due stomi da bombardamento della 10a Brigata Marte, l’8° e il 32° che alle 17.00 dell’8 luglio furono messi in stato di allarme, con i velivoli S.79 che si prepararono a decollare non appena la flotta nemica fosse entrata nel loro raggio d’azione.

 

         Nel frattempo era stato decrittato da Maristat un’altro messaggio di Marina Orano delle ore 19.00, in cui si segnalavano alle 18.00 tre navi da battaglia, una nave portaerei, due incrociatori leggeri britannici, con rotta ovest. Un altro intercettato, proveniente da Berlino, specificava poi che quella formazione navale alle ore 20.00 aveva rotta 85° e procedeva alla velocità 17 nodi.[3] Uno spostamento a oriente che a Roma non lasciava dubbi sugli scopi offensivi del nemico.

 

         Durante la giornata tre coppie di idrovolanti Cant. Z. 506 della Ricognizione Marittima, decollati da Elmas, estesero le ricognizioni a grande raggio nel Mediterraneo occidentale, ma avvistarono soltanto tre piroscafi e due navi ausiliarie, evidentemente francesi o neutrali.

 

         La prima notizia di avvistamento della Forza H nella giornata del 9 luglio, si verificò alle o6.25, e fu conosciuta a Roma alle 10.50 per decrittazione della 5a Sezione crittografica di Maristat. La notizia, trasmessa da Marina Orano al Comando della Marina francese, segnalava la presenza di tre corazzate, tre incrociatori, dieci cacciatorpediniere ed una portaerei in lat. 38°28’N, long. 01°50’ E, con rotta ovest alla velocità di 20 nodi. Un'altra comunicazione, da parte di un’unità francese non identificata, intercettata a Roma alle 13.30, riportava che alle 07.30 la Forza H si trovava in lat. 36°36’N, long. 02°36’E, con rotta circa 35°, ossia per nord-nordovest. Immediatamente l’ammiraglio Cavagnari, con il messaggio n. 548 delle ore 13.45, ne informò Superaereo, che subito mise al corrente il Comando dell’Aeronautica della Sardegna.

 

         Il comandante della 10a Brigata Marte, generale Stefano Cagna, alle ore 14.15 decollò per una ricognizione offensiva guidando una squadriglia di sei S.79. La Forza H veniva avvistata alle 16.45 (ora inglese 15.45), 30 miglia a sud di Maiorca, e veniva subito attaccata sganciando le bombe, per poi segnalarne per radio l’esatta posizione, con l’ordine di immediata partenza degli Stormi 32° e 8°, che si mantenevano pronti in allarme negli aeroporti della Sardegna, i primi a Decimomannu, i secondi a Villacidro. Alle ore 17.00 il generale Cagna trasmise ai suoi reparti:[4]

 

         “Pirati di Francia di Orano stanno sotto le nostre prore 39°00’ 03°35’. Accorrete per mostrare a questi vigliacchi il valore degli aviatori italiani”.

 

         Quindi Cagna incrociò per qualche tempo nella zona della flotta britannica, per fare da radiofaro ai propri reparti che sopraggiungevano, trasmettendo: “Mettete prora su Caprera [di Maiorca] troverete navi formazioni attaccate coraggiosamente come nostra abitudine”.

 

         I primi a decollare, alle 16.55, furono diciotto velivoli del 32° Stormo (colonnello Luigi Gallo), con il 38° e 89° Gruppo,  seguiti alle 17.20 da altri ventidue S. 79 dell’8° Stormo (colonnello Vittorio Ferrante), con il 27° e 28° Gruppo. Una squadriglia di quest’ultimo stormo non riuscì ad avvistare le navi nemiche, e rientrò alla base alle 21.10 con a bordo il suo carico di bombe. Le altre sette squadriglie attaccarono in successione la Forza H verso le ore 19.00 (17.50 e 18.36 per i britannici), sganciando complessivamente centoquarantaquattro bombe da 250 chili. Ma nonostante le navi britanniche principali fossero state inquadrate dalle bombe, in particolare l’incrociatore da battaglia Hood e la portaerei Ark Royal, dando agli equipaggi italiani l’impressione di averle colpite entrambe ripetutamente, nessuna bomba colpì il bersaglio.

 

         Il bombardamento, conseguito complessivamente da una massa di quarantasei S. 79, fu contrastato dalle unità britanniche con un nutrito fuoco contraereo. Una dozzina di bombe, sganciate tra i 3.000 e i 3.500 metri di quota, caddero vicine alle navi, che riportarono soltanto danni superficiali da schegge, e il vice ammiraglio Somerville, di fronte a questo fallimento, non poté fare a meno di commentare nella sua relazione che la tattica di attacco degli aerei italiani non era comparabile, nei suoi risultati, con quello degli aerei tedeschi, che come sappiamo attaccavano prevalentemente in picchiata e a volo radente. Un velivolo S. 79 del 32° Stormo, con pilota il  tenente Mario Maccioni, fu colpito dalla contraerea delle navi, e mitragliato anche da due caccia Skuas dell’803° Squadron della portaerei Ark Royal, precipitò in mare. Un altro bombardiere del 38° Gruppo del 32° Stormo, con pilota il tenente Fredducci, attaccato anch’esso dagli Skua dell’803° Squadron, con i serbatoi di benzina forati e tre uomini dell’equipaggio gravemente feriti, fu costretto ad atterrare nell’isola di Minorca.[5]

 

         Un'altra perdita fu costituita da un idrovolante Cant. Z 506 della 287a Squadriglia della Ricognizione Marittima che, nell’avvicinarsi alla Forza H, in seguito a mitragliamento di tre caccia britannici Skuas dell’800° Squadron dell’Ark Royal, alle 17.05 fu costretto ad ammarare a 100 miglia ad ovest di Oristano. Nel mitragliamento, continuato anche dopo l’ammaraggio dell’idrovolante, persero la vita l’ufficiale osservatore, sottotenente di vascello Bruno Caleari e il 1° aviere radiotelegrafista Gino Vesci. I restanti tre uomini dell’equipaggio, con il pilota capitano Domenico Oliva, furono tratti in salvo.

 

         Tuttavia, il prolungato intervento aereo, che Somerville ha scritto nella sua relazione essersi verificato in tre ondate tre le 15.45 e le 18.40, aggiunto alla segnalata presenza di un sommergibile italiano da parte di un ricognitore, lo convinsero di annullare l’attacco contro Cagliari la sera del 9 luglio, quando le sue navi si trovavano a circa 100 miglia di distanza dalla Sardegna. Il comandante della Forza H, temendo che le sue navi, in particolare la preziosa portaerei Ark Royal, fossero colpite e danneggiate, alle 22.15 prese la decisione di invertire la rotta, e diresse a ovest alla velocità di 20 nodi per portarsi il più rapidamente possibile fuori del raggio d’azione dei bombardieri italiani della Sardegna. Egli considerò i rischi da correre superiori ai vantaggi che potevano essere conseguiti, anche perché ritenne che la diversione richiesta dall’Ammiragliato in favore della Mediterranean Fleet era riuscita, attraendo a occidente l’attenzione degli italiani.[6]

 

         Alle ore 02.15 dell’11 luglio, trovandosi sulla rotta del rientro alla base in compagnia del sezionario Forester,  il cacciatorpediniere Escort venne attaccato dal sommergibile italiano Guglielmo Marconi (capitano di corvetta Giulio Chialamberto), che si manteneva in superficie a circa 35 miglia ad ovest dell’Isola Alboran, e che già in precedenza, la sera del giorno 2, aveva attaccato il cacciatorpediniere Vortigen (capitano di corvetta C.C. Howlett) della 13a Flottiglia di Gibilterra, colpendolo a poppa con un siluro che però non causò danni alla nave, poiché il siluro, affondando in mare dopo l’urto, esplose in profondità. 

 

         L’Escort (capitano di corvetta John Bostock), colpito al centro da un siluro lanciato dal Marconi, che causo nello scafo una falla di 6 metri, attraverso cui l’acqua del mare allagò subito il locale caldaie e gli adiacenti compartimenti, restò immobilizzato.[7] Il Forester, comandato dal capitano di corvetta E.B. Tancock,  che dopo il siluramento dell’Escort, aveva diretto contro il Marconi, che si stava immergendo, sparando con il cannone e dopo aver lanciato bombe di profondità, che non sortirono alcun effetto visivo, tornò sul logo del sinistro e, con grande difficoltà, recuperò l’equipaggio del cacciatorpediniere. L’Escort affondò alle 11.15, in lat. 36°11’N, long. 03°36’W. Con esso si persero due uomini e altri tredici rimasero feriti.

 

         La Forza H arrivò a Gibilterra, alle 08.30 dell’11 luglio. Dopo un rapido rifornimento, furono fatti salpare per dare la caccia ai sommergibili i cacciatorpediniere dell’8a Flottiglia Foxhound, Keppel e Foresight, ma né risultò un nulla di fatto. L’unico avvenimento di rilievo avvenne alle 13.32 quando due aerei, ritenuti con distintivi italiani, diressero verso il Foxhound (capitano di corvetta Geoffrey Hendley Peters), sganciando sei bombe che caddero distanti senza causare danni al cacciatorpediniere. La distanza dalla Sardegna non permetteva ai bombardieri italiani di avere l’autonomia per raggiungere la zona di mare tra Orano e Gibilterra, per cui dovevano essere aerei francesi scambiati per italiani.


                [1] The Somerville Papers, edito da Michael Simpson, Scolar Press, 1995, p. 117; The Royal Navy and the Mediterranean, Volume I: September 1939 – October 1940, London, p. 44. (R iproduzione dal volume Riservato, Mediterranean, della Historical Section Admiralty).

                [2] ASMAUS, GAM 7, cartella n. 125.

                [3] Ibidem.

                [4] ASMAUS, Diario Storico dell’Aeronautica della Sardegna, 1940.

                [5] Giuseppe Santoro, L’Aeronautica Italiana nella II Guerra Mondiale, cit., p. 425; Christopher Shores, Brian Cull e Nicola Malizia, Malta: The Hurricane Years 1940-41, Grub Street – London, 1987, p. 30 sg.

                [6] The Somerville Papers, cit., p. 117.

                [7] Il sommergibile Guglielmo Marconi, durante la guerra, operando in Mediterraneo e in Atlantico, affondo otto navi, sei mercantili e un cacciatorpediniere, per 20.692 tonnellate, e silurò un altro cacciatorpediniere (Vortigen). Andò perduto, al largo della Penisola Iberica, il 28 ottobre 1941, per attacco del cacciatorpediniere britannico Duncan. Cfr., Francesco Mattesini, Risolto il Mistero dell'affondamento del sommergibile Guglielmo Marconi ?, Forum AIDMEN.


 
Edited by Francesco Mattesini
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Il resoconto è interessante, oltre che dettagliato e preciso, come sempre.

Per quanto riguarda l'attacco dell'11 Luglio contro i tre cctt britannici è in effetti opera di aerei francesi LeO 451 del G.B. I/11 decollati dalla base di St-Denis-du-Sig presso Orano e che già il giorno precedente avevano cercato di attaccare le navi britanniche della Forza H, senza trovarle per un errore di navigazione.

In questa occasione i piloti francesi, con un po' di entusiasmo e complice probabilmente la cattiva visibilità dovuta al maltempo, riportano di aver "affondato due cctt inglesi" a Sud dell'isola d'Alboran. La notizia è riportata in questi termini anche nel diario storico del Comando Supremo (vol.I pag.179) e nel diario di guerra dell'SKL ("...Franz.Bomber haben am 11.7. zwischen Oran und Gibraltar 2 engl.Torpedoboote versenkt...").

Le uniche missioni della Regia Aeronautica questo giorno nel Mediterraneo Occidentale sono alcune ricognizioni (tre CZ 506, un CZ 501 ed un SM 79) nella zona tra le Baleari e la costa Algerina e del resto, come correttamente già rilevato nell'articolo, la posizione dell'attacco è al di fuori del raggio d'azione degli SM 79 della Sardegna.

Domenico C.

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