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  1. «La Cina è vicina» è uno slogan spesso adottato da chi vede la prossimità di un pericolo, ma anche il titolo di un film del 1967 diretto da Marco Bellocchio, che evocava i timori del comunismo maoista nella borghesia perbenista dell’epoca, riprendendo l’omonimo titolo del libro scritto nel 1957 da Enrico Emanuelli. Bene, ora sembra che un gruppo navale cinese sia in rotta verso il Mediterraneo. Non è una novità, non è la prima volta che un gruppo navale cinese si fa vedere nelle "nostre" acque, ma la notizia è comunque interessante. https://aresdifesa.it/un-gruppo-navale-cinese-nel-mediterraneo/
  2. Stampa e strategia, costruendo il mito – o mostro – navale cinese Molti dei detrattori di Trump usano lo slogan che Donald sia talmente greve da lasciare impronte anche sull’acqua: forse è venuto il momento che questo si avveri ed il confronto con la Cina riguardi il vero controllo dei mari e non solo del Pacifico e la diffusione delle tecnologie, in gran parte occidentali che hanno permesso lo sviluppo navale cinese (con francesi e tedeschi in testa e gli americani permeabili all’ estrazione di conoscenze e processi ) La guerra dei dazi ha anche questo aspetto. La CNN statunitense, con mpie riprese, anche sui media italiani, ha appena diffuso un servizio sulla crescita delle forse navali cinesi, un ritmo considerato insostenibile per le altre potenze mondiali. Lo spunto di questo servizio è stato il varo recentissimo di due Type 055, definiti incrociatori da 180 metri , riferiti come le più sofisticate e letali navi di tutta l’Asia. Con la consueta superficialità sulla stampa si scrive «Sono più grandi e armate della maggior parte degli incrociatori in dotazione alla marina americana o a quella giapponese. Sono state costruite per scortare gli aerei verso zone lontane come il Medio Oriente», mentre in realtà si tratta – comunque non trascurabile, della replica dei Ticonderoga statunitensi con qualche decennio di anzianità La grande scoperta degli analisti da studio televisivo la possibilità cinese di acquisire una flotta «blue-water», in grado di operare su vasta scala, alla pari della US Navy Corretto da parte del commentatore CNN dire che si tratta di una dimostrazione di potere e di prestigio tangibile, ma non sarei proprio sicuro nel condividere che le unità Type 055, con le loro 13.OOO T di dislocamento (e non di “peso”) superino di gran lunga gli incrociatori americani “ancorati” nel Mare Cinese Meridionale. E’ evidente che l’aspirazione (e qualcosa di più) della Cina sia competere con gli Stati Uniti, ma un conto è avere le navi, un conto operarle in un contesto armonico, e saperlo fare con continuità. La Cina per quanto progressi abbia fatto e per quanti sforzi siano in atto non è per il momento allo stesso livello degli Stati Uniti», come allarmato dichiara – sempre alla CNN – un certo Carl Schuster, professore alla Hawaii Pacific University, riferendo che i cinesi stanno espandendo la flotta e la stanno equipaggiando con le armi più tecnologicamente avanzate, cannoni a impulsi elettromagnetici e caccia supersonici. Capisco che essendo la storia fatta di corsi e ricorsi, chi vive alla Hawaii si senta al centro di questo nuovo risico … La Cina certamente ha intrapreso una corsa agli armamenti, e soprattutto alla globalizzazione militare; sa benissimo che il potere oceanico è ancora lontano e molto pericolosamente, tra la quasi indifferenza occidentale, punta sulla proliferazione delle basi navali in tutto il mondo, dichiarate come tali o no. Le navi però bisogno distaccarle nelle basi ed operarle tra lra le basi stesse. La Cina si sta esercitando, e bene, nell’ operare con gruppi navali, in tutti i mari, ma avere una (una!) task force articolata intorno ad una portaerei (operativa) è ancora un’ obbiettivo lontano (per inciso gli USA ne hanno sette). Avere una portaerei (una e non due come sbandierato) non significa ancora saper operare una portaerei (e quanto succede in Russia deve far riflettere, cosi come deve far riflettere la difficoltà del Regno Unito, pur con una grande tradizione alle spalle, a recuperare l’operatività in questo settore, dopo essersi dotato di due moderne unità). I cinesi avranno una portaerei, non hanno due portaerei, bensì: Una sola portaerei (nuova e si spera moderna come dotazioni e operatività) ancora in allestimento, e per la sua operatività completa, dopo la consegna (due anni ancora?) passeranno almeno altri otto anni (otto/dieci anni di inanità degli avversari? Non credo …).Una portaerei in “servizio”, la LiaoNing con gli stessi, se non peggiori, problemi della parente russa è un’ unità datata, comunque il necessario ed indispensabile test bed, la base di formazione di equipaggi e servizio aereo, ma in quanto ad operatività come portaerei da attacco siamo ben lontani da una qualsiasi minaccia. Le strategie sono dinamiche, e le previsioni devono tener conto della “mobilità” e dei progressi di tutti i possibili contendenti: la minaccia cinese è maggiore per il suo espansionismo terrestre (includendo in questa definizione il pericolosissimo proliferare di basi, comunque molto più semplici e rapide da allestire di una grande unità navale) che per la sua proiezione navale, e non è detto che mentre la Cina cresca come forza navale - e non dimentichiamo: marittima - la US Navy rimanga a braccia conserte. Gli USA sono impegnati in una ricostruzione della UN Navy, ancora di esito incerto ma dai contorni abbastanza definiti: il contenimento dell’espansionismo navale cinese dovrà tenere conto anche delle capacità statunitensi di coinvolgere gli alleati, non solo sul mare ma questa volta anche – per la prima volta – nelle costruzioni navali, per colmare una relativa debolezza nelle capacità produttive dei cantieri statunitensi,. Una strada scelta, ma non facile né sicura per i cinesi, soprattutto se verranno tagliate loro (dazi o non dazi…) alcune delle troppo facili fonti di acquisizione di conoscenze e tecnologie di cui hanno goduto sinora. … forse, visto che i conflitti hanno molti aspetti, e la guerra psicologica ed informatica hanno un peso crescente, costruendo il mito – o mostro – navale cinese i media contribuiscono a rafforzarne il potere …
  3. Espansionismo e nuove partnerships L’ espansionismo navale è oggi un tema attuale, un po’ sottotraccia nel nostro paese. Qualche accenno sui giornali, soprattutto riguardo alla Cina in Asia, per il controllo degli stretti e gli accessi al mar della Cina, cosi come in Africa, un espansionismo che segue in forma più ampia la Via della Seta e la completa. Un espansionismo che in altre forme, e con maggiori preoccupazioni ha riguardato i porti sul canale di panama, altra via cruciale. Lo stesso riguarda la Russia, tornata prepotentemente ed efficacemente al Mediterraneo, sia con le basi ormai permanenti in Siria, sia con un qualcosa di più di un buon vicinato con la Turchia, sia riallacciando buoni rapporti con l’Egitto sia puntando gli occhi sul Nord Africa, non solo con una parte delle fazioni libiche. La Russia non solo ha mantenuto buoni rapporti in Atlantico con Cuba, sebbene non a livello della Guerra Fredda, ma ha cercato e sta cercando nuove alternative, come il Venezuela, aperto a visite di routine ed ormai tributario della Russia per le sue Forze Armate (con qualche strizzatina d’ occhi alla Cina). Le nazioni NATO, più isolatamente seppur con qualche coordinamento, hanno cercato di riposizionarsi tra penisola arabica, Mar Rosso ed i suoi accessi, anche sotto la spinta della lotta alla pirateria. I Caraibi, e Panama (per i motivi di cui sopra con la presenza cinese) rientrano nuovamente e molto in silenzio nelle preoccupazioni e nelle priorità occidentali e della Nato; mentre gli Stati Uniti presidiano la fascia nord dei Caraibi, con Porro Rico, le Isole Vergini e la stessa Cuba (Guantanamo), hanno di fatto spostato le forze aeree che in precedenza (sino agli ultimi decenni del 1900) avevano a Panama alle Antille olandesi. Anche Olandesi e Inglesi stanno ripristinando una presenta tanto stabile quanto di rotine nell’ area caraibica. La vera novità è il ritorno, in grande, della Colombia nella sfera di influenza atlantica. Da fine maggio la Colombia è formalmente entrato, come primo “partner globale” latinoamericano, sia nell’Osce che nella NATO. Bogotà rafforza in tal modo e contemporaneamente l’asse con Washington, che premia le sue forze armate, rinsaldando un’ asse di collaborazione internazionale che ebbe inizio con la guerra di Corea. «Essere parte dell’Ocse e della Nato migliora l’immagine della Colombia e ci consente maggior presenza sul palcoscenico internazionale», ha annunciato Juan Manuel Santos, attuale presidente della Repubblica, in scadenza di mandato ma forte del premio Nobel per la Pace. “Un privilegio” poiché la Colombia “sarà l’unico Paese dell’America Latina” con tale status, anche se ovviamente la Colombia non farà parte dei 29 membri della Nato ma si unirà ai cosiddetti partners across, al pari di paesi importanti come Australia, Giappone, Corea del Sud, Nuova Zelanda. Non si tratta dunque di un accordo per operazioni militari ma di una collaborazione per lo scambio di informazioni, tantomeno sono previste truppe Nato in territorio colombiano. Gli aspetti positivi di questa mossa per il sistema colombiano sono un riconoscimento per le forze armate del Paese impegnate nella lotta alla guerriglia armata e al narcotraffico, ma ormai presenti in molte missioni di pace sotto l’ egida ONU, alleggerendo la posizione di altri paesi, mentre in forma reciproca le diverse intelligences avranno maggiori possibilità e modalità di scambio di informazioni e buone pratiche, arricchendo altresì l’archivio di conoscenze e metodologie sul contrasto al crimine organizzato. La vicinanza con la Nato evoca evidentemente perplessità e preoccupazioni fra i suoi vicini, Venezuela in testa che non vede con entusiasmo le influenze atlantiche in America Latina: “Il Venezuela denuncia alla comunità internazionale l’intenzione delle autorità colombiane di introdurre in America Latina e ai Caraibi un’alleanza militare esterna con capacità nucleare. Ciò costituisce chiaramente una seria minaccia alla pace e alla stabilità della regione”, ha denunciato in un comunicato il Presidente del Venezuela, Maduro, rispolverado alla lontana il trattato di Tlatelolco, che concerne la non proliferazione nucleare in America Latina (era stato sottoscritto "contro" Brasile, Cile ed Argentina) e non riguarda certamente questi aspetti .
  4. La percezione di una nuova Guerra Fredda è uno spettro affiorante, specie quando si ritorna ad esibizioni (non solo di muscoli) con manovre di ampia portata (e visibilità) condotte ai confini. Uno spettro tirato fuori dal cassetto in occasione sia della recente parata navale russa sia, tra pochi giorni, della più grande esercitazione militare combinata russa degli ultimi 30 anni sui suoi confini europei, denominata Zapad, Occidente in russo, proprio come quelle che l’Armata Rossa conduceva ai tempi dell’Urss. Il tutto condito, da parte russa, con sapiente battage mediatico, per manovre che impegneranno non meno di 18 mila soldati tra Russia, Bielorussia e Kaliningrad, anche se il Cremlino ne sottolinea il carattere difensivo Evocare l’immagine di un ritorno al gelo tra Mosca e Washington, all’epoca in cui l’equazione strategica divideva l’intero pianeta tra «noi» e «loro», non solo è sbagliato, ma ingannevole. Il confronto tra Russia e Stati Uniti è sicuramente denso di pericoli, perché da tempo è stata abbassata la guardia e paradossalmente non esistono più, o sono stati ridimensionati, quei meccanismi di trasparenza, controllo e gestione delle crisi, che per mezzo secolo impedirono alle tensioni tra i due blocchi il superamento dei livelli di guardia e spesso contribuirono a recuperare il dialogo. la Guerra Fredda non tornerà perché in primo luogo non conviene a Putin: abbiamo un leader autoritario, al quale prendere le misure, ma Putin non è un dittatore assoluto ed è un pragmatico senza ambizioni egemoniche universali sorrette da un’ideologia come i leader dell’Urss. Soprattutto, il mondo non è più bipolare e una nuova Superpotenza già rivendica il suo posto negli equilibri globali. In realtà ciò che rende improprio parlare di nuova Guerra Fredda tra Mosca e Washington è proprio la marginalità del loro scontro, visto che la partita decisiva dei futuri equilibri mondiali si gioca in Pacifico (e non solo) tra gli Stati Uniti e la Cina, tra la US Navy (un po’ in affanno, ma ancora in vantaggio) e la rampante PLN, la Marina Cinese. Lo ha capito, addirittura accettato, Putin che sembra dominare le grandi questioni della pace e della guerra, sapendo che la strategia globale è ancora fuori portata per la Russia: ai media sembra essere sfuggito che da grande tattico, mentre organizza un inusitato show ai confini europei, con la menzionata esercitazione Zapad, la maggiore dai tempi del crollo dell’ URSS, ha ottenuto un enorme successo conquistando il tavolo in estremo oriente, incontrando la prossima settimana, a Vladivostok, e quindi in casa, il presidente sud-coreano Moon Jae-in e mettendo in chiaro che «Russia e Cina hanno creato una tabella di marcia per la soluzione della crisi nella penisola coreana». È infatti la penisola coreana, oggi, il teatro del conflitto che può sconvolgere il mondo, è lì che anche il minimo errore può far precipitare il vero scontro per l’egemonia mondiale, quello tra Stati Uniti e Cina. E li che gli Stati Uniti, nei decenni dell’ubriacante e mal sfruttata caduta dell’URSS - e soprattutto nell’ ultimo decennio - hanno perso la credibilità, ed è la loro perdita di credibilità che ha fatto grande la dinastia Kim, non gli aiuti sotterranei da altre potenze, Cina in testa. Da quasi autoproclamati gendarmi del mondo nei tardi anni 80 gli USA sono intervenuti per evitare che la Nord Corea si dotasse di armi nucleari ma da allora 5 presidenti Usa hanno solo collezionato insuccessi. La mancanza di credibilità, e la dimostrazione di errori in sequenza, hanno convinto Kim Jong-un a non avere a paura dell’America, ma a giocare su vari tavoli, anche con i suoi “simpatizzanti”, il potere del terrore. Kim Jong-un sembra agire del tutto convinto che : · Seppur Trump alza la voce più dei predecessori, nei fatti farà come loro. · Quello che vogliono gli USA è comunque un accordo · Anche se gli USA hanno sempre affermato che sia inaccettabile la detenzione di armi nucleari da parte della Corea del Nord, nelle azioni e nei fatti dell’ Amministrazione Obama sembrano averlo accettato. · Gli Usa parlano di sanzioni ed isolamento della Corea del Nord, ma le risorse della stessa sussistono se non sono aumentate: acquisti (cinesi )di carbone, vendita di forse lavoro (coatto) anche alle imprese occidentali, rimesse dei nordcoreani espatriati in Africa e Asia, vendite di armi e traffici sottobanco che sfuggono alle sanzioni. · Anche se gli USA minacciano azioni militari, quale credibilità hanno se non hanno attaccato quando la Corea del Nord non disponeva ancora di armi nucleari e vettori in grado di raggiungerli? La popolarità ed il well fare proprio e dei vicini alleati impedirà loro di farlo adesso. · Anche se Obama aveva lanciato lo slogan pivot to Asia (la “svolta asiatica” inaugurata da Obama nel 2011) , gli USA stanno perdendo terreno nella regione dove la Cina si rafforza esponenzialmente obbligando Giappone e Sud Corea a decidere presto da che parte stare. · La Corea del Nord non può rinunciare alle armi nucleari : senza quelle non avrebbe potere negoziale come paese , ma soprattutto non lo avrebbe Kim Jog-un, che certamente ha imparato la lezione sia da Gheddafi e Saddam Hussein, ma soprattutto ha l’ esempio di Assad. La tensione, e l’ eventuale scontro sarà comunque sul mare e dal mare, e questo lo sanno benissimo sia Russia che Cina … La tensione, e l’ eventuale scontro sarà comunque sul mare e dal mare, e questo lo sanno benissimo sia Russia che Cina … ed è per questo che occorre prestare molta attenzione agli assetti navali dei tre paesi, riguardo ai quali la Russia parte svantaggiata E' su questo confronto che dovremmo sviluppare analisi e dibattito
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