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Crisi nel Mar Rosso


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Penso siate ampiamente informati della situazione che si è venuta a creare nello Stretto di Hormuz, al largo delle coste yemenite.

Gli Houthi, componenti la fazione che sembrerebbe essere al potere nello Yemen, hanno iniziato a tentare un blocco "selettivo"  del Mar Rosso. Dopo aver lanciato qualche arma (missili balistici, da crociera, droni) verso Israele, tutti abbattuti da un cacciatorpediniere americano della classe BURKE in navigazione in quelle acque, hanno cominciato ad attaccare mercantili che, secondo loro, potevano essere di proprietà israeliana, poi quelli degli alleati di Israele, poi una fregata francese, la LANGUEDOC, ora altri mercantili/petroliere. A modo loro, una forma di guerriglia navale contro Israele e i Paesi Occidentali, che aiuta gli Iraniani nella lunga lotta contro Israele e la Russia nell'opera di distrazione dalla guerra in Ucraina. Il chiaro intento è di attirare una violenta risposta occidentale con bombardamenti di cruiseed aerei e poi gridare all'atta immotivato dell'imperialismo.

Come naturale, le assicurazioni sono aumentate e alcuni armatori stanno ritenendo opportuno far circumnavigare l'Africa ai loro mercantili.

Al momento in zona si trovano due o tre BURKE, un DDG inglese della classe "D", la fregata francese LANGUEDOC. Inoltre si sta avvicinando al completo il gruppo da battaglia della portaerei americana EISENHOWER. Sembra che il Governo USA abbia chiesto l'intervento navale degli Alleati. Sembra altresì che già Spagna ed Australia stiano facendo partire un DDG ciascuno.

La MMI dopo anni di giuste discussioni sul Mediterraneo Allargato e sulla necessità di difendere i traffici navali, essenziali per la nostra sopravvivenza economica, si sta preparando ad inviare anche lei qualche nave. Il problema sta nel fatto che, dei nostri 4 DDG, 2 (MIMBELLI e DE LA PENNE) sono inutilizzabili nel Mar Rosso per l'obsolescenza delle loro armi antiaeree, mentre gli altri due (DORIA e DUILIO) sono uno in cantiere a Taranto e ne avrà per tutto l'anno prossimo, uno in Arsenale a La Spezia dopo un lungo schieramento in Polonia. Di necessità virtù, sarà necessario inviare una o due BERGAMINI, che però non hanno l'efficienza antiaerea dei DORIA.

Staremo a vedere.

Buona domenica.

 

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Le mie considerazioni sulla vicenda.

Non credo sia importante l’armamento contraereo della nave che manderemo.

Sul posto ci sono già molte navi USA e di altre nazioni certamente meglio attrezzate, per cui il nostro contributo militare sarà ininfluente.

Ma il motivo per cui mandiamo la nave non è militare è politico.

Non è chiaro chi abbia preso la decisione.

Gli ammiragli? Il ministro della difesa? Il governo?

Perché si manda la nave?

Non risulta che ci sia stata una richiesta da USA o da Israele. La zona non è di competenza NATO, non ci sono obblighi di alleanza.

Non ci sono interessi italiani da difendere, perché gli Houthi hanno dichiarato che attaccheranno solo le navi dirette in Israele.

Non servirà a far diminuire noli e assicurazioni navali, perché gli aumenti sono dovuti alla possibilità che una nave sia colpita, non al fatto che sia effettivamente colpita, quindi la situazione si normalizzerà solo alla fine della guerra.

Neanche si può sostenere “che così fan tutti” perché la Germania non è intervenuta.

A tutti gli effetti mandare la nave è un intervento in una guerra tra Israele e Houthi.

Lasciamo pur perdere che questo è contro la Costituzione, idolatrata da molti in teoria, in pratica interpretata da tutti come pare meglio a seconda delle circostanze.

Un intervento in guerra dovrebbe essere discusso in Consiglio dei Ministri e votato in Parlamento.

Sarebbe un atto puramente formale, perché il Parlamento approverebbe a larga maggioranza, ma si dovrebbero almeno salvare le apparenze.

Non si può fingere che mandare una nave in zona di guerra sia una decisione tecnica presa dai militari.

Concludendo ritengo che mandare la nave sia un errore.

Dal punto di vista militare  velleitario ed inutile.

Dal punto di vista politico significa continuare gli interventi all’estero al seguito degli Stati Uniti come in Iraq e Afghanistan, che lo stesso Presidente Biden in un momento di sincerità ha definito un errore.

 

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In Italia gli Ammiragli (come in tutti i Paesi civili) possono consigliare e poi, in base agli ordini, ricevuti dal Governo, decidere quale nave mandare. Presumo abbiano scelto il VIRGINIO FASAN perché si trovava già in zona, fra Gaza e Cipro, e perché era prevista la sua presenza nella missione contro la pirateria somala, mi pare si chiami Missione Atalanta. Quindi per certo decisione governativa.

In quella zona serviranno soprattutto i due pezzi da 76/62, quelli imbarcati sul FASAN sono del tipo DAVIDE/STRALES, le migliori armi antiaeree non missilistiche, con circa 500 colpi per torretta hanno una discreta autonomia di fuoco. Penso che i 16 missili ASTER saranno meno usati, in presenza dell'ombrello missilistico della U.S. Navy. La nostra nave non bombarderà le coste yemenite, ma assicurerà, in concorso con gli alleati, un ombrello anti-drone, antimissile, etc. Non è un'azione di guerra ma di autotutela.

Noi saremo ininfluenti o meno nella misura in cui le regole di ingaggio stabilite dal Governo lo permetteranno e non c'è dubbio che l'invio della nave sia una scelta politica, ovvio direbbe Von Clausewitz: ad una richiesta degli alleati americani si è deciso di aderire (si, siamo ancora alleati con gli Americani). Lo ha fatto il Governo di destra attuale, ma lo avrebbe fatto anche il Governo Draghi o uno di centro-sinistra. Abbiamo precedenti a non finire, dall'intervento, due volte, in Iraq, a soprattutto quello in Afghanistan, quando la portaerei GIUSEPPE GARIBALDI operò a lungo. Poi ci sarebbero pure i precedenti in Libia, in Jugoslavia, e via discorrendo.

Purtroppo gli interessi italiani da difendere ci sono, basta chiedere ai porti di Trieste, Genova e Gioia Tauro. Gli armatori navali non sono benefattori e non amano le guerre, già i maggiori fra di loro, dopo un attimo di indecisione, hanno scelto di utilizzare la rotta del Capo di Buona Speranza, che taglia fuori il Mediterraneo, i porti italiani, la nostra economia. Basta dare un'occhiata a Marinetrafic per vedere la diminuzione di traffico nel Mar Rosso, seguirà quella nel Mediterraneo orientale. Gli Houthi hanno già provveduto a colpire navi neutrali, basta seguire con attenzione le notizie che arrivano da quelle parti.

 

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Confesso che finora non ho seguito con molta attenzione, adesso mi sono documentato meglio.

Illuminante l’articolo del Corriere https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/23_dicembre_19/coalizione-anti-houthi-le-regole-d-ingaggio-della-nave-antimissile-virginio-fasan-autodifesa-e-abbattere-i-droni-contro-unita-italiane-56108d65-1a8c-4148-b82f-a9929617cxlk.shtml?refresh_ce

 “Le regole d'ingaggio della «Fasan» sono al momento limitate all'autodifesa da eventuali attacchi …” e poi “Un eventuale intervento della fregata F591 è anche previsto in caso di attacchi ad altre unità della coalizione oppure a mercantili in transito nella zona operativa della nave italiana”

Sono le stesse regole d’ingaggio previste per la missione alla lotta contro i pirati somali a cui la Fasan era destinata.

È vero che gli Houthi attaccano con missili e i pirati somali con motoscafi armati con kalashnikov, ma questo nelle regole d’ingaggio non è scritto.

La Fasan sta facendo rotta per la zona a cui era destinata, magari per caso si fermerà un po’ di più in Mar Rosso.

Formalmente sono necessarie solo piccole modifiche alle date in programma, non un voto del Parlamento, non una discussione in Consiglio dei Ministri, forse neanche un ordine esplicito da parte del Ministro.

Sui giornali si può scrivere legittimamente che “partecipiamo alla coalizione internazionale”, ma se sorgessero problemi si può dire che non è successo nulla.

Prevedo che la Fasan in Mar Rosso non lancerà un missile e non sparerà un colpo e sicuramente sarà meglio così.

In Italia si è riusciti a rovesciare il vecchio proverbio: far vedere la mano senza lanciare il colpo.

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La decisione italiana è in linea a quanto deciso dall'’Unione Europea che ha dichiarato nella serata di mercoledì che i Paesi membri contribuiranno all’operazione “Prosperity Guardian”, guidata dagli Stati Uniti, con l’obiettivo di proteggere la navigazione commerciale nel Mar Rosso dagli attacchi degli Houthi — l’organizzazione yemenita che controlla metà Paese e si avvale di tecnologie militari di buon livello fornita dall’Iran. “Le azioni irresponsabili degli Houthi sono una minaccia per la libertà di navigazione nel Mar Rosso”, ha scritto su X Josep Borrell, capo della politica estera dell’Ue, dopo una riunione di emergenza del Comitato politico e di sicurezza del blocco. L’approvazione dell’Ue renderà più facile per i Paesi unirsi allo sforzo americano. L’Ue sta già gestendo la missione anti-pirateria “Atalanta” al largo delle coste somale, guidata dalla Spagna con la partecipazione di navi di altri membri (tra cui Germania, Paesi Bassi, Svezia e Italia).

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Io contesto che la linea decisa dall'Unione Europea sia giusta e che quel che dice Borrell sia vero. Gli Houthi hanno detto chiaramente che attaccheranno le navi israeliane e quelle dirette verso Israele, non indiscriminatamente la navigazione commerciale. Le loro non sono "azioni irresponsabili", ma atti di guerra contro Israele. Quindi partecipare all'operazione "Prosperity Guardian" vuol dire entrare in guerra dalla parte di Israele a  rimorchio degli Stati Uniti.

Lo abbiamo già fatto in Irak e in Afghanistan ed è stato un errore; io credo sia meglio non ripetere gli errori.

La Germania partecipa alla missione antipirateria, ma non a quella contro gli Houthi. Noi avremmo potuto fare lo stesso.

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Rilevo soltanto che dopo gli ultimi due attacchi a navi non battenti bandiera israeliana,  "The Mediterranean Shipping Company (MSC), Denmark-based shipping company Maersk, German shipping company Hapag-Lloyd, and French shipping company CMA CGM have also suspended voyages through the Red Sea" e "Taiwan's Yang Ming Marine Transport Corporation said it would divert any of its ships sailing through the Red Sea or Gulf of Aden via the Cape of Good Hope."

Quanto alla Germania, le ragioni che frenano la sua partecipazione all’operazione internazionale Prosperity Guardian sono di carattere costituzionale e militare. È quanto riporta il quotidiano "Handelsblatt", aggiungendo che il governo tedesco continua comunque a valutare l'adesione della Germania alla coalizione internazionale già formata da Usa, Italia, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Spagna, Norvegia, Canada, Bahrein e Seychelles . 

I motivi di carattere costituzionale, come nota sempre “Handelsblatt”,  derivano dal fatto se e come la Germania, dati i limiti della sua Costituzione, può partecipare a una missione organizzata non sotto l’egida dell’UE o della NATO, ma come una “coalizione di volontari”.

I motivi di ordine militare, secondo il Ministero della Difesa tedesco, sono di tipo tecnico, nel senso che affinché l'adesione della Germania al "Prosperity Guardian" non sia "solo simbolica", la Marina tedesca dovrebbe partecipare con fregate classe F-124, specializzate nella difesa aerea. Gli Houthi stanno infatti attaccando navi mercantili e militari nel Mar Rosso con missili e droni. Tuttavia, delle tre fregate F-124 a disposizione delle forze navali tedesche, solo la “Hessen” è attualmente operativa. 

In questo contesto, la decisione del governo tedesco sulla partecipazione a “Prosperity Guardian” non dovrebbe arrivare prima del prossimo gennaio.

Notizia di poco fa è che "Chancellor Olaf Scholz's spokesperson, Steffen Hebestreit, confirmed this week that the German government is considering participating in the mission. And his choice of words already revealed that a mission is very likely.\ "There is a right to security. And there is freedom at sea and also on the high seas. And if this is threatened, then the international community is called upon to reduce such threats," he said.

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Alla base dovrebbe esserci una decisione politica, che poi può essere giustificata con pretesti più o meno validi.

In governo tedesco potrebbe aver deciso di non andare, giustificandosi con USA con motivi costituzionali e problemi tecnici, la nave non disponibile.

Ma le Costituzioni si interpretano e basterebbe mandare una nave qualsiasi per far numero, la sua efficienza non interessa nessuno.

Può anche darsi che il governo tedesco non sappia che pesce pigliare e aspetti che giuristi e militari decidano per lui.

Vedremo gli sviluppi in gennaio.

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