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L'Italia e la Conferenza di Potsdam (operazione "Terminal")


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Durante la prima sessione della Conferenza di Potsdam (17 luglio 1945) l'argomento Italia è stato introdotto dal Presidente Truman.

Da Stanley Weintraub, "The Last Great Victory. The End of World War II July/August 1945" Konecky & Konecky, Old Saybrook, Conn., 1995, pagg. 106-107:

 

"Leggendo delle note che si era preparato, Truman suggerì come voci dell'agenda la istituzione di un Consiglio dei Ministri degli Esteri per  preparare una conferenza sulla pace in Europa  e una discussione sul modo in cui le decisioni assunte a Yalta stavano venendo implementate. In gran parte dei paesi non si erano tenute libere elezioni, osservò. Il modello proposto da Truman era l'Italia, che era  avviata verso istituzioni democratiche  e che  aveva anche fatto la sua parte dichiarando guerra alla Germania e poi al Giappone.

 

Su quasi ogni argomento Churchill sostenne di non aver letto i documenti necessari e di aver bisogno di piu' tempo. La menzione dell'Italia provocò una sua interruzione, secondo cui  Truman si muoveva con troppa fretta. Dopo tutto Mussolini aveva pugnalato alla schiena la Gran Bretagna nel 1940, e si erano dovute impegnare risorse sostanziali contro l'Italia, talvolta subendo pesanti perdite. Churchill continuava senza fermarsi, e Stalin lo interruppe: voleva una quota delle marine mercantili e da guerra tedesche. Voleva immense riparazioni di guerra dalla  Germania, non solo dalla zona russa (che stava già svuotando) ma anche dalle zone alleate. Voleva dei territori sotto mandato fiduciario per la Russia in base alla Carta delle Nazioni Unite, non solo provenienti dalle colonie italiane, a quanto fece capire, ma anche dal Giappone. Voleva che tutti gli ex paesi dell'Asse venissero messi al loro posto, intendendo una quota dello sfruttamento dell'Italia. Voleva sistemare il futuro della Polonia: non era stato tenuto alcun verbale ufficiale  di quanto deciso a Yalta, ma era chiaro che ciò significava la ratifica dei confini occidentali della Polonia e l'accettazione del governo comunista. E infine, voleva discutere il futuro della Spagna franchista.

 

Non appena Churchill riuscì a interloquire, ricordò  a Stalin che non si stavano ancora  risolvendo i problemi, ma solo inserendoli nell'agenda. Il che offrì a Stalin l'occasione per aggiungere nuovi argomenti: che cosa fare di Tangeri controllata dagli spagnoli, dall'altra parte dello Stretto di Gibilterra; il problema della Siria e del Libano, che la Francia gaullista stava cercando di mantenere contro la volontà di quei popoli; la liquidazione del governo polacco in esilio a Londra e di altri governi in esilio la cui legittimità era ormai resa superata dai nuovi regimi sovietici."

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Dalla sessione del 20 luglio 1945 (pagg. 154-155):

"I ministri degli esteri si riunirono alle 11.30, e di nuovo i russi - stavolta Molotov - fecero pressione per ottenere le riparazioni dei danni di guerra, con l'agenda focalizzata sull'Italia. Byrnes (segretario di stato) rispose come aveva fatto Clayton (assistente segretario di stato e rappresentante USA nel sottocomitato economico della Conferenza), "In spirito costruttivo", dichiarò, "devo dire che gli Stati Uniti non intendono pretendere da nessun paese il pagamento di riparazioni." Non avevo suggerito questo, sostenne Molotov, e passò a far pressione su un altro degli obiettivi di Stalin, la Grecia. (...) Al "regno del terrore" in Grecia si doveva porre fine, avvertì Molotov. Invece di andare alla ricerca  ciascuno dei difetti dell'altro, disse Byrnes, si doveva stendere la bozza di  un accordo  relativo a libere elezioni da tenere in Italia, Romania, Grecia, Bulgaria ed Ungheria, lasciando spazio alla copertura  della stampa. Eden concordò."

(...)

(pagg. 156-157)

 

"L'Italia rimase un punto di attrito, con Stalin che voleva un proprio ruolo nel paese (sulla base del fatto che le forze italiane avevano combattuto in Russia, anche se male),  ma anche una quota della flotta italiana. Nel timore che Stalin volesse anche una quota delle ex colonie italiane, occupate al momento dalle forze britanniche e del Commonwealth, Churchill fece un lungo discorso inteso a tenerne fuori i russi. Truman in seguito scrisse divertito degli scambi tra Churchill (verboso e florido) e Stalin (breve e brutale). (...)

Truman fece pressioni per arrivare ad accordi nei singoli paesi anziché ad una inattuabile "conferenza di pace per il mondo intero". Sapeva che Stalin avrebbe fatto resistenza su una qualsiasi parte della conferenza per ottenere qualcosa che voleva. Osservò che gli Stati Uniti stavano versando quasi un bilione di dollari all'Italia  per nutrire il paese durante il prossimo inverno. Questi paesi prostrati dovevano esser resi autosufficienti. (Il successivo Piano Marshall di Truman avrebbe avuto l'obiettivo dell'autosufficienza nazionale. In retrospettiva, i semi del Piano Marshall sembrano esser stati piantati a Potsdam).

Né l'Oriente né l'Occidente si aspettavano di scrivere trattati di pace a Potsdam, ma i partner del periodo bellico si accordarono per istituire un Consiglio dei Ministri degli Esteri per redigere i trattati con i paesi che erano stati in guerra, anche se riluttanti,  contro gli Alleati - Italia, Romania, Bulgaria, Ungheria e Finlandia. L'Austria non entrava nel conto perché era stata assorbita nel Reich nel 1938.

Stalin aveva anche fatto allusioni a concessioni da fare all'irrequieto Tito in Italia e in Austria, ma Truman e Churchill non lo stettero a sentire."

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Dalla sessione del 22 luglio 1945, pag. 182:

"Si passò  poi alla questone delle colonie italiane, alcune delle quali Churchill suggerì che potevano esser restituite all'Italia. "Ho visto l'eccellente lavoro di recupero fatto dagli italiani in Libia e in Cirenaica", osservò, "Al momento teniamo noi queste colonie. Chi le vuole?" "Noi non le vogliamo" disse Truman "Non vogliamo un mandato fiduciario su di esse. Abbiamo già abbastanza italiani poveri [in Italia] da nutrire..." "Le avevamo prese in considerazione per l'insediamento ebraico" aggiunse Churchill "ma gli ebrei non sono attratti da esse. Naturalmente noi siamo molto interessati ad esse." Altrettanto interessati erano i russi, a quanto venne fuori. La delegazione sovietica alla conferenza ONU di San Francisco, osservò Stalin, aveva messo per iscritto che erano ansiosi di ricevere mandati per taluni territori.

L'ultima cosa che Churchill e Truman volevano, e Stalin lo sapeva, era una qualsiasi presenza sovietica nel Mediterraneo o in Africa. Questa stessa paura offriva a Stalin occasioni per mercanteggiare altrove, ed era disposto a lasciare aperto il problema per una riunione del Consiglio dei Ministri degli Esteri da tenersi in settembre.  (...)

"Stanno abbandonando ogni precedente ritegno del tipo di quando sostenevano di esser solo una potenza continentale" scrisse Stimson [segretario alla difesa] nel suo diario il giorno dopo. In precedenza i russi avevano smentito qualsiasi interesse in ulteriori acquisizioni - prima di San Francisco, intendeva dire. Ora stavano cercando di "espandersi in tutte le direzioni. Così non solo hanno cercato vigorosamente di ampliare la loro influenza in Polonia, Austria, Romania e Bulgaria, ma cercano basi in Turchia e ora avanzano richieste per le colonie italiane." (...)

(pag. 183)

 

"Tra le altre questioni sollevate da Stalin c'era lo status degli ucraini in un campo di prigionieri di guerra in Italia. Avevano combattuto con i tedeschi.  I britannici, disse, riferivano che i prigionieri di guerra erano 150, ma i rappresentanti russi che l'avevano visitato ne avevano trovati 10.000. Solo 665 tra di essi avevano dichiarato la loro disponibilità a tornare in patria. Non aveva bisogno di dire che li voleva indietro tutti quanti.  Forse, disse Churchill, alcuni di questi erano polacchi. Avrebbe ordinato un'indagine e ne avrebbe riportati i risultati."

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Dalla sessione del 24 luglio 1945, pagg. 213-215:

"Il primo argomento della sessione era l'ammissione dell'Italia  e dei paesi dell'Europa orientale alle Nazioni Unite. Ogni menzione dell'Italia forniva l'occasione a Stalin e a Molotov per ricordare l'odioso passato dell'Italia come partner dell'Asse. Truman considerava l'odioso presente dei satelliti orientali come una macchia di interesse piu' attuale. I loro governi non erano stati riorganizzati su linee democratiche, come concordato a Yalta. Stalin disse che voleva assicurare al Presidente che "i governi di questi paesi sono piu' democratici di quello italiano, e sono piu' vicini al popolo di quanto lo sia il governo italiano." La discussione si incentrò sulla proposta sovietica di cancellare la formula americana "governi responsabili e democratici", dato che, sostenne Stalin, "serviva a screditare quei paesi".

"L'importante" disse Truman, "è appoggiare  l'ammissione di quelle nazioni che avevano "governi democratici". Non erano governi "Fascisti", obiettò Stalin; gli Stati Uniti avevano appoggiato a San Francisco l'ammissione dell'Argentina filo-nazista, che lo era. "Se un governo non è fascista, è un governo democratico".

(...)

"Quello che Stalin considerava un problema urgente era la difficile questione dei rimanenti prigionieri di guerra dell'Armata Rossa  in uniforme tedesca, in gran parte in settori di competenza del field marshal Alexander. Molti avevano indossato uniformi delle Waffen SS sotto le bandiere prerivoluzionarie di quelli che rivendicavano come loro paesi d'appartenenza - Ucraina, Georgia ed altri. Dato che questi erano tutti cittadini sovietici in base ai confini del 1939 - la distinzione fatta a Yalta - Stalin rammentò ad Alexander "di non sollevare ostacoli al ritorno dei cittadini sovietici nel loro paese".

La missione russa a Roma, disse Churchill, aveva pieno accesso.  "Il personale nel campo a quanto pare era soprattutto composto da ucraini non-sovietici e comprendeva un certo numero di polacchi che, per quanto si è potuto accertare, non erano stati domiciliati entro le frontiere russe del 1939." Tuttavia Stalin poteva inviare il generale sovietico  "che si occupava di questo argomento" al quartier generale di Alexander per ispezionare il campo. "Va bene" disse Stalin."

 

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Dalla sessione del 28 luglio 1945, pag. 293:

 

"Poi la delegazione sovietica sottopose all'attenzione la prima delle due questioni che si era riservata per la sessione, il riconoscimento dei governi italiano e dei paesi satelliti di Bulgaria, Romania e Ungheria. In mancanza di un accordo sulla legittimità dei regimi, il problema venne nuovamente rinviato. Truman usò la discussione per passare alla seconda questione dell'agenda, le riparazioni di guerra dell'Italia. Questo avrebbe voluto dire soltanto, disse, che gli Stati Uniti le avrebbero pagate indirettamente, dato che stavano già preservando l'Italia dalla carestia. Stalin obiettò che non ci si poteva aspettare che l'Austria, un paese prigioniero di Hitler, pagasse riparazioni (che nei fatti lui aveva già confiscato come bottino di guerra  e portato via dal paese), ma il popolo sovietico sentiva che l'Italia, che aveva mandato il suo esercito fino al Volga per devastare la Russia, aveva un'obbligazione morale a riconoscere materialmente le sue colpe.

Attlee [il nuovo primo ministro laburista che aveva appena sostituito Churchill sconfitto alle elezioni] espresse simpatia alla Russia per le sue sofferenze per mano dell'Italia  e rammentò a Stalin che anche la Gran Bretagna aveva sofferto. Non aveva obiezioni a che i sovietici confiscassero impianti bellici o equipaggiamenti militari italiani a titolo di riparazioni. Ma diversamente l'Italia aveva bisogno delle sue infrastrutture per sopravvivere.

Stalin concordò nell'accettare equipaggiamenti a titolo di riparazioni. "Non chiedo molto". ""Equipaggiamenti militari?" replicò Bevin [il nuovo ministro degli esteri]. Non c'era nessuno che fosse piu' anticomunista militante di un sindacalista a muso duro. "Sì", rispose Stalin "Equipaggiamenti militari". Attlee chiese se Stalin aveva in mente rimozioni una volta per tutte e non prelievi sulla produzione. "Sì" rispose Stalin, "Rimozioni una volta per tutte". Bevin insisté ancora, chiedendo se i sovietici intendevano equipaggiamenti militari privi di qualsiasi utilità in tempo di pace. "Gli equipaggiamenti bellici" disse Stalin" possono esser adattati per la produzione in tempo di pace. Non esiste alcuna attrezzatura che non abbia anche un'utilità in tempo di pace. Le fabbriche di munizioni stanno producendo automobili." "E' molto difficile definire" mise sull'avviso Bevin  "Ciò che puoi portar via senza avere effetti sulla vita economica di una nazione". "Vogliamo il riconoscimernto di un principio" insisté Stalin "Non possiamo lasciare che gli aggressori infliggano danni senza tenerli responsabili a mezzo di indennizzi." "Su questo sono d'accordo" riconobbe Truman, e cinque minuti dopo la mezzanotte si aggiornarono.

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Dalla sessione del 30 luglio 1945, pagg. 317-318:

 

"Byrnes sapeva che se avesse ottenuto il benestare di Molotov i britannici avrebbero dovuto accodarsi. La prima questione si occupava dell'Italia e degli ex satelliti tedeschi in Europa orientale, ora satelliti russi. Il nuovo Consiglio dei Ministri degli Esteri doveva preparare un trattato di pace per l'Italia che creasse le condizioni per la sua ammissione alle Nazioni Unite. Il Consiglio doveva anche preparare bozze di trattati per Bulgaria, Romania e Ungheria, ma  la firma di essi doveva attendere che si dotassero di "governi democratici riconosciuti",. Questa formula bloccava il riconoscimento formale da parte degli Stati Uniti e della Gran Bretagna ma offriva una sorta di legittimità."  (...)

 

"Bevin distribuì uno scritto sul tema di "fermare tutte le guerre private", il che significava, disse,  "che fin quando la pace non si fosse consolidata, lo status quo doveva esser mantenuto  e le frontiere non dovevano esser spostate con la forza". I nove esponenti e i tre interpreti presenti capirono tutti che Bevin si riferiva a Tito e alla Jugoslavia. Molotov disse che aveva bisogno di tempo per esaminare la bozza. Ma in ogni caso si trattava di un messaggio indiretto a Tito circa le sue ambizioni a spese dell'Austria e dell'Italia."

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Dalla sessione del 31 luglio 1945, pagg. 333-334:

"Poco dopo l'uscita di Leslie Rowan [il principale segretario privato di Attlee] Byrnes  tirò fuori le iniziative sue e di Truman, che descrisse come le uniche concessioni ulteriori che gli Stati Uniti erano disposti a fare - sulle riparazioni, su quella che definì (per salvare la faccia dell'Occidente) l'amministrazione polacca di parte della zona di occupazione sovietica della Germania, e sull'ammissione dell'Italia e dei satelliti sovietici  nei Balcani alle Nazioni Unite. Lui e Truman sarebbero partiti per gli Stati Uniti il giorno seguente, disse, con o senza un accordo su quelle questioni. Molotov accettò di sottoporre le proposte a Stalin.

Quando l'undicesima sessione plenaria cominciò alle quattro, Stalin respinse immediatamente l'idea di un accordo quadro. "Le questoni non sono connesse".

"I temi sono diversi" disse Byrnes esasperato "ma sono stati all'attenzione della Conferenza per due settimane. Gli Stati Uniti stanno facendo concessioni che non farebbero se non servisse ad ottenere un accordo generale".

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Dalla sessione del 1° agosto 1945, pag. 359: 

"Bevin era disposto, con gli Stati Uniti, a soddisfare le rivendicazioni sul naviglio mercantile tedesco da parte di Norvegia, Francia e  Olanda e anche Grecia  attingendo alla propria quota (Gran Bretagna e Stati Uniti avevano concordato su una suddivisione alla pari con i sovietici dopo l'utilizzo delle navi necessarie per la guerra contro il Giappone). Ma i polacchi dovevano rivolgere le loro limitate rivendicazioni a Mosca. "E la Jugoslavia? " chiese Molotov.  

Bevin disse che avrebbe lasciato gli jugoslavi alla "generosità" dell'Unione Sovietica. Ma ogni menzione del regime di Tito palesava che i sovietici, già allora, non riuscivano a controllare il loro irrequieto vicino di casa  ideologico.

Del resto Stalin non era l'unico leader a Potsdam assillato da alleati irrequieti. Charles de Gaulle avrebbe voluto  annettere alla Francia la Val d'Aosta, la provincia  alpina italiana posta subito sotto l'angolo di sudovest della Svizzera, se Harry Truman non fosse intervenuto. Sotto  molti punti di vista de Gaulle era il Tito dell'Occidente."

 

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Dal documento conclusivo della Conferenza, 2 agosto 1945, pag. 380:

 

"Dall'articolo X del documento di Potsdam: "L'Italia" esordiva  "è stata la prima tra le potenze dell'Asse a rompere con la Germania, alla cui sconfitta ha recato un contributo materiale, e ora si è unita agli Alleati nella lotta contro il Giappone". "I tre governi", continuava il testo,  avrebbero presto appoggiato la partecipazione italiana alle Nazioni Unite. Stalin aveva firmato il documento - la sua era la prima delle tre firme."

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