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Presunto "corsario Italiano" in acque venezuelane.


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Buonasera. Rovistando fra libri, opuscoli e ritagli, mi sono imbattuto in un fascicoletto intitolato "Collecion historica" dell'Academia Militar de Venezuela, ricevuto almeno quarat'anni or sono ..... Alla pagina 27 vi è la fotografia di un cannone, arma così descritta: "Canon Breda Antitanque, Estuvo emplazado en un corsario italiano en la rada de Puerto Cabello en 1940, durante la segunda guerra mundial". Vi unisco la fotocopia della pagina citata.

Il cannone mi sembra un 47/32, già in dotazione all'esercito italiano, ma le perplessità suscitate in me dall'immagine riguardano non tanto, e non solo,  la "congruità" di un cannone anticarro, con affusto terrestre,  come armamento di una nave corsara, quanto l'affermata esistenza di un "corsario italiano". Non ho mai sentito parlare dell'esistenza di navi italiane che abbiano praticato la guerra di corsa (non ho certo la dote dell'onniscienza!), non mi pare che nel 1940 si sia dichiarata guerra anche al Venezuela, ed anche l'ipotesi che si possa essere trattato di una nave confiscata (per quale motivo?) mal si accorda con la presenza del cannone fotografato. 

Personalmente ritengo che l'estensore dell'opuscolo sia incorso in un grossolano errore, quanto meno per quel che riguarda il "corsario".Qualche socio è in grado di chiarire il piccolo mistero? Grazie- L.G.

Academia_militar_de_Venezuela .jpg

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A me risulta solo che quattro anziane navi cisterna italiane avevano trovato rifugio a Puerto Cabello intorno al 10 giugno 1940, JOLE FASSIO (5.263 tsl/agosto 1908, armatore Villain & Fassio di Genova), TERESA ODERO (8.189 tsl/genn. 1927, una nave mista cisterna/cargo dell' armatore Luigi Bosco di Genova), TROTTIERA (6.288 tsl/marzo 1901, Comp. Italiana Marittima CIMAR di Venezia), BACICCIN PADRE (5.549 tsl /dic. 1918, armatore Corrado di Genova). Tre di esse vennero requisite proforma dalla Regia Marina il 27 giugno 1940. Il governo venezuelano ne impose l'immobilizzazione mediante l'asportazione di strumenti e di parti dell'apparato motore. Una quinta  nave cisterna, la ALABAMA (7.016 tsl/agosto 1903, armatore Petroleum di Genova e noleggiata dalla Regia Marina)  era stata portata a incagliare a pieno carico sui bassi fondali del Golfo di Maracaibo l'11 giugno 1940  dopo esser stata cannoneggiata e danneggiata dai pezzi da 150 mm ex tedeschi dell'incrociatore ausiliario francese X 19 BARFLEUR; rimessa a galla il 3 settembre 1940, venne scaricata e portata a Puerto Cabello il 13 settembre. Una sesta, la DENTICE (5.197 tsl/aprile 1918, Polena Soc. di Navigaz. di Genova) anch'essa arenatasi nel Golfo su un isolotto deserto, venne anch'essa scaricata e rimorchiata a Puerto Cabello.

Il 31 marzo 1941 da Roma viene diramato un ordine di immediato autoaffondamento alle sei navi cisterna, dopo che il giorno precedente la US Coast Guard (dopo un riferito tentativo di sabotaggio a bordo della motonave da carico italiana VILLARPEROSA nel porto di Wilmington, N.C.) aveva abbordato e posto sotto custodia nei porti nordamericani 65 mercantili, di cui 2 tedeschi, 28 italiani e 35 danesi. La DENTICE viene forse sabotata dall'equipaggio, BACICCIN PADRE (ancora carica di greggio) viene salvata appena  in tempo da un pericoloso sabotaggio, le altre si incendiano e autoaffondano. 300 membri degli equipaggi vengono sottratti a stento al linciaggio da parte degli abitanti, inferociti per il grave pericolo corso dal centro abitato, arrestati e condannati a pene detentive, mentre le navi vengono confiscate dal governo di Caracas, che rimette in servizio DENTICE e BACICCIN PADRE. ALABAMA, BACICCIN PADRE, JOLE FASSIO, TROTTIERA, DENTICE  vengono poi cedute nel luglio 1942  agli USA (che le userà come navi cisterna stazionarie in porti del Pacifico), e TERESA ODERO  nel 1943 ad un armatore argentino/uruguayano.

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