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Mattesini, "Il giallo di Capo Bon"


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Francesco Mattesini: "Il Giallo di Capo Bon. I retroscena inediti di un cumulo di errori. L'affondamento degli incrociatori "DA BARBIANO" e "DI GIUSSANO" nelle prima ore della notte del 13 dicembre 1941".

Il libro, comprende 227 pagine e costa Euro 26,00. E stato pubblicato da Editore ARCHEOS e consegnato fin da ieri, 26 luglio 2021. Chi abita a Roma può trovarlo nella libreria ARES. Riportò quanto é scritto nella introduzione in copertina:

 

La battaglia di Capo Bon avvenne nelle prime ore della notte del 13 dicembre 1941 al largo di Capo Bon, penisola all’estremità settentrionale della Tunisia. Lo scontro si svolse tra una formazione di due incrociatori leggeri italiani, il Da Barbiano e il Di Giussano, scortati dalla torpediniera Cigno, salpati da Palermo al comando dell’ammiraglio Antonino Toscano, e una flottiglia di quattro cacciatorpediniere, Sikh, Maori, Legion e Isaac Sweers, salpati da Gibilterra.

Questa si stava ricongiungendo alla Flotta britannica del Mediterraneo, ad Alessandria, con il compito di partecipare la giornata successiva alla ricerca e attacco nel Mare Ionio ad un importante convoglio italiano diretto a Tripoli, i cui movimenti erano stati scoperti dall’organizzazione crittografica britannica ULTRA. Per l’importanza di tale missione, l’ordine era di non impegnarsi con unità avversarie eventualmente incontrate lungo la rotta.

La battaglia si sviluppò in seguito a un equivoco di Supermarina, l’organo operativo dello Stato Maggiore della Regia Marina che, erroneamente, ritenne che un convoglio britannico sarebbe salpato da Malta, ma senza conoscerne rotta e destinazione. La comunicazione di questa informazione alle unità italiane avvenne per via indiretta tramite Marina Messina, che la ritrasmise all’ammiraglio Toscano in modo incomprensibile per i suoi decifratori. A bordo delle sue navi si suppose che, nel caso di incontro con i piroscafi del convoglio britannico, essi potevano essere attaccati e affondati.

I cacciatorpediniere britannici dopo aver superato Algeri avevano aumentato la velocità, venendo avvistati da due aerei da ricognizione italiani, che ne segnalarono una velocità inferiore a quella effettiva. Ciò indusse Supermarina a ritenere che le unità britanniche non avrebbero incrociato quelle italiane, che si trovavano ancora nel porto di Palermo.

Lo scontro avvenne soprattutto per un errore di navigazione che portò gli incrociatori ad arrivare a Capo Bon con un’ora di ritardo sull’orario previsto. Fu questo errore che permise ai cacciatorpediniere britannici di intercettare le navi italiane.

Il comandante della flottiglia britannica per non essere avvistato si portò sotto l’alta costa di Capo Bon, poi, vedendo che le unità italiane, invertita la rotta, gli stavano venendo incontro con atteggiamento aggressivo (mentre invece secondo gli ordini ricevuti avrebbero dovuto continuare nella loro navigazione evitando ingaggi a causa del carico di benzina avio che impediva di sparare con le torri di tiro poppiere), ordinò ai suoi quattro cacciatorpediniere di attaccare il nemico.

E ciò avvenne con una rapida azione, impiegando il siluro e il cannone, che portò in pochi minuti a colpire mortalmente il Da Barbiano e il Di Giussano, determinandone l’incendio e l’affondamento.

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