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L'affondamento del trabaccolo Tireremo Dritto


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Il trabaccolo Tireremo Dritto fu costruito a Cattolica nel 1939 dal maestro d’ascia Giuseppe Della Santina. Da 177 tsl, probabilmente il più grosso  mai costruito ( al secondo posto forse  il Due Rosine costruito a Cattolica da Roberto Franchi). Dotato di un motore da 225 CA. Ovviamente presente nel catalogo Aidmen. Fu requisito dalla Regia Marina e affondato, secondo “Navi Mercantili Perdute” nella notte tra il 25 e 26 dicembre del 1941 dal ct Waterhen, fra Marsa Lucch e Ras Azzas. La sitografia ufficiale riporta, però,  l’affondamento del Tireremo Dritto il 25 dicembre del 1940 e la perdita del ct Waterhen il 30 giugno del 1941. Ma vengo al dunque. Qualche mese fa mi fu regalato da un parente del maestro d’ascia Giuseppe della Santina un libro dal titolo “La Marineria di Cattolica e Gabicce dall’ottocento ad oggi”  di Livio Bontempi. Nel testo c’è scritto a pag. 73:”… Sempre in questo cantiere (Giuseppe della Santina ndr) fu costruito il trabaccolo più grande … il suo nome era il Tireremo Dritto … Inviato a Tripoli … nel 1941…  fu affondato nel Golfo della Sirte da un sommergibile inglese”. L’equipaggio si mise in salvo su una lancia e veleggiando raggiunse la costa libica.

Caccia o sommergibile?

L’autore del libro purtroppo è deceduto e il testo non riporta la bibliografia essendo uno scritto di ricordi.

Il dubbio rimane.

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Ciao

grazie per la tua attenzione.

Questa è la versione ufficiale, sicuramente quella vera ... ma l'autore del libro Livio Bontempi  deve aver raccolto qualche informazione da qualche marinaio del Tireremo Dritto o da qualche vecchio lupo di mare. Senza verificare le fonti? può essere ma sicuramente di sommergibili nella zona ce n'erano e anche di trabaccoli o moto velieri che venivano usati per rifornire le truppe italiane e tedesche.

saluti

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Il 17/6/2021 at 17:04, Di Giorgio R. ha scritto:

Ciao

grazie per la tua attenzione.

Questa è la versione ufficiale, sicuramente quella vera ... ma l'autore del libro Livio Bontempi  deve aver raccolto qualche informazione da qualche marinaio del Tireremo Dritto o da qualche vecchio lupo di mare. Senza verificare le fonti? può essere ma sicuramente di sommergibili nella zona ce n'erano e anche di trabaccoli o moto velieri che venivano usati per rifornire le truppe italiane e tedesche.

saluti

 

si può essere benissimo, però con le testimonianze dirette o indirette e i ricordi spesso bisogna andarci coi piedi di piombo 

 

un saluto

L.

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18 ore fa, Di Giorgio R. ha scritto:

Grazie e ricambio volentieri il saluto.

Sono pienamente d'accordo ma ... la cosa mi incuriosisce a tal punto che devo  mettermi in contatto con uno dei due figli del sig. Bontempi per capire, se possibile, come sia saltata fuori questa storia del sommergibile.

sarebbe interessante, poi se riesci fallo sapere

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  • 1 month later...

Nel Libro dell'USMM, Navi mercantili perdute, di Paolo Pagano, riguardo al TIREREMO DRITTO é scritto:

La notte tra il 25 e il 26 dicembre 1941, in navuigazione da Tobruk per Porto Bardia, verso le ore 00.20 del 26, tra Marsa Luch e Ras Azzas, fu attaccato con il cannone da navi di superficie nemiche [Ct. WATERHEN].

Su questa perdita ci sono degli sbagli, perché si trattava del dicemnbre 1941, e  il TIREREMO DRITTO, nel dicembre 1941 non poteva salpare da Tobruk, che era in mano dei britannici che, liberata la piazzaforte assediata dalle forze itedesche e italiane, stavano avanzando in Cirenaica.

La foto della seconda fila sull'affondamento del WATERHEN é sbagliata, poiché si tratta del cacciatorpediniere britannico DEFENDER, ripreso dal WATERHEN che gli dette il colpo di grazia.

Sulla perdita dei due cacciatorpediniere, riportop quanto segue:

 

Waterhen (australiano) – 1.100 tonn. (29 giugno 1941)

 

Assieme al cacciatorpediniere inglese Defender, il Waterhen salpò da Tobruch alle 07.40 del 29 giugno 1941, diretto a Alessandria, imbarcando soldati della 6a Divisione australiana. Alle ore 19.45 dello stesso giorno 29 le due navi, che appartenevano alla 10a Flottiglia Cacciatorpediniere della Mediterranean Fleet, e che procedevano ad una velocità costante di 25 nodi, vennero attaccate al largo di Sollum da diciannove aerei da bombardamento in picchiata Ju 87, dei quali dodici tedeschi del 1° Gruppo del 1° Gruppo del 1° Stormo Stuka /I./St.G.1) del Fliegerführer Afrika e sette Ju.87 italiani della 5a Squadra Aerea (Libia). Questi ultimi, appartenenti alla 239a Squadriglia Tuffatori, guidati dal capitano pilota Giuseppe Cenni (che aveva per gregari i tenenti Ragazzini e Amisano, il sergente maggiore Tarantola e i sergenti Castagnini e Lastrucci), immobilizzarono il Waterhen (capitano di corvetta James Hamilton Swain) centrandolo vicino alla poppa con una grossa bomba da cinquecento chili, probabilmente sganciata dal velivolo del sergente maggiore pilota Ennio Tarantola. Gli equipaggi degli aerei italiani videro la nave colpita coprirsi di fumo e abbassarsi di poppa, in stato di affondamento. Con i locali macchine e caldaie allagate, e non essendo possibili riparazioni di emergenza, il Waterhen venne abbandonato dall’equipaggio, raccolto al completo dal Defender. Il cacciatorpediniere danneggiato venne successivamente avvistata dal sommergibile italiano Tembien (tenente di vascello Guido Gozzi). Questo, che si trovava in agguato in quella zona, si avvicinò per il colpo di grazia ma, avvistato e disturbato al momento dell’attacco  del Defender, non riuscì a colpire il bersaglio pur avendo lanciato due siluri. Il Waterhen affondò capovolgendosi alle ore 01.50 del giorno 30, in lat. 32°15’N, long. 25°20’E, in un punto corrispondente a 7 miglia a nord di Sidi Barrani. Il Waterhen era la prima nave australiana ad andare perduta nel corso della seconda guerra mondiale.

 

 

Defender – 1.375 tonn. (11 luglio 1941)

 

 

 

Apparteneva alla 10a Flottiglia Cacciatorpediniere della Mediterranean Fleet. Alle 13.00 dell’11 luglio 1941 partì da Tobruch, diretto ad Alessandria, assieme al cacciatorpediniere australiano Vendetta, avendo a bordo l’equipaggio dell’affondato cacciatorpediniere Waterhen (vedi Waterhen). Poche ore dopo, favorito da una chiara notte di luna, si sviluppò un attacco aereo ad opera di un isolato Ju 88 della 2a Squadriglia del 1° Gruppo del 1° Stormo Sperimentale (2./LG.1) che, con capo equipaggio il tenente pilota Gerd Stamp si trovava in volo da ricognizione offensiva al largo della costa libica. Avvistati i due cacciatorpediniere a 20 miglia a nord di Sidi el Barrani, con rotta a levante, lo Ju. 88 attaccò il Defender (capitano di corvetta  Gilbert Lescombe Farnfield). Alle  05.18 una grossa bomba agganciata dal velivolo del tenente Stamp  cadde vicino allo scafo del Defender, esplodendo sotto i locali di macchina della nave che ebbe deformata la poppa e allagate le motrici e un locale caldaie. Invano il Vendetta capitano di corvetta R. Rhoades) tentò con molta tenacia di trascinare l’unità danneggiata ad Alessandria. I danni del Defender risultarono talmente estesi per la rottura della chiglia, e il rimorchio tanto arduo, anche per gli estesi allagamenti, che alla fine la nave australiana dovette prendere la decisione di finire il menomato cacciatorpediniere con un siluro. Questo venne fatto alle 11.45, dopo che erano stati  recuperati  i 275 uomini imbarcati sul Defender, a sole 7 miglia a nord di Sidi el Barrani. Non vi furono perdite umane.

 

 

 

 

 

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Nel mio brogliaccio sulle operazioni navali della Regia Marina, alla data del 28 dicembre 1940, il motoveliero ZINGARELLA, con approvviugionamenti, giunse a Porto Bardia  dopo essere stato cannoneggiato da due cacciatorpediniere.

Doveva trattarsi del WARERHEN e del DEFENDER, che non affondarono il motoveliero incontrato, scambiandolo per il TIREREMO DRITTO. mentre invece dsoveva trattarsi del ZINGARELLA.

Sulla perdita del TIREREMO DRITTO nel brogliaccio, anche nei giorni seguenti, non viene detto nulla, e il suo affondamento è praticamente inesistente.

Pertanto, quanto riportato da Platon nella pagina del Diario di Supermarina é eloquente.

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