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Il principe Filippo a Capo Matapan


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Dalla newsletter "Friday Briefing" di NavyBooks del 16 aprile 

"Il principe Filippo era stato convinto dallo zio Louis Mountbatten (una anglicizzazione del cognome di famiglia Battenberg, troppo vistosamente tedesco per andar bene, tanto da aver  costretto nel 1914 il nonno  materno ammiraglio principe Louis di Battenberg a lasciare l'incarico di First Sea Lord), lo zio all'epoca comandante del ct KELLY, ad arruolarsi come guardiamarina nel Britannia Naval College di Dartmouth.

Nel luglio 1939, quando il re Giorgio VI e la regina Elisabetta con le figlie Elizabeth e Margaret visitarono il College, toccò a lui come miglior cadetto del suo corso fare da scorta alle principesse nella visita al complesso, e ad esibire il suo charme di diciottenne, che ebbe subito  effetto sulla figlia maggiore ed erede al trono (che aveva allora  13 anni). Quando la famiglia reale salpò sullo yacht reale VICTORIA AND ALBERT, vennero accompagnati lungo il fiume Dart dai cadetti su barche a remi, e quando tutti gli altri cadetti avevano già smesso di remare Filippo continuò a vogare fino ad addentrarsi nella Manica, anche quando re Giorgio VI lo definì "un maledetto sciocco".

Come erede potenziale al trono di Grecia all'inizio della Seconda Guerra Mondiale fu tenuto lontano dalle zone di combattimento, in quanto la Grecia era rimasta neutrale. Ma lo zio intervenne e lo fece imbarcare sulla RAMILLIES nell'Oceano Indiano. 

Quando l'Italia aggredì la Grecia era a bordo della corazzata VALIANT. Nella notte di Matapan, 28 marzo 1941, era responsabile di uno dei proiettori della nave da battaglia. Essendo il radar ancora allo stadio iniziale, durante l'incontro notturno con la squadra navale italiana toccò a lui illuminare i bersagli. Avendo comunicato che aveva un bersaglio in vista, ricevette l'ordine di accendere il proiettore, che colse subito nel suo fascio di luce un incrociatore immobile [il POLA], così vicino che il fascio di luce ne illuminava solo la metà. A questo punto si scatenò l'inferno, con tutti e otto i cannoni da 15 pollici che sparavano sull'incrociatore immobile, che scomparve in una esplosione e una nube di fumo. Allora ricevette l'ordine di puntare il proiettore a sinistra e illuminò un altro incrociatore italiano, che subì la stessa sorte. Ma gli italiani non perirono senza combattere: la posizione del proiettore dove si trovava Filippo fu raggiunta  da una raffica di colpi e diversi dei suoi colleghi furono abbattuti dalle pallottole, ma lui sopravvisse."

 

 

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Buonasera,

in effetti è una notizia interessante. Mi sembra di ricordare un articolo del Dr Cernuschi concernente lo scontro di Capo Matapan, nel quale si ipotizzava che una raffica di mitragliera da 37 dello Zara avesse fatto qualche danno minore su una nave inglese.

La notizia apparsa sulla newsletter britannica sembrerebbe confermarlo.

Fabrizio Gatti

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