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Aldo Fraccaroli, fotografo navale - di Achille Rastelli


Long John Silver
  • di Achille Rastelli

     

    E’ mancato nella notte fra il 22 e il 23 marzo 2010 a Lugano Aldo Fraccaroli, uno dei più grandi fotografi navali di tutti i tempi. Per prima cosa è necessario fare un breve riassunto della sua vita. Era nato a Milano il 17 settembre 1919, figlio di Arnaldo Fraccaroli, veronese, noto scrittore di commedie teatrali, di numerosi libri, corrispondente di guerra per il Corriere della Sera e durante il primo conflitto mondiale collaboratore delle case editrici Treves, Alfieri e Lacroix di Milano per delle pubblicazioni sulla Regia Marina. I primi anni di vita li trascorse a Trieste, città d’origine della madre, Lisetta Camerino, nel 1925 la famiglia si trasferì a Milano dove Aldo proseguì gli studi diplomandosi al liceo classico Giovanni Berchet e iscrivendosi poi alla facoltà di giurisprudenza.

     

    Aldo Fraccaroli nel 1965 da “Aldo Fraccaroli fotografo navale"

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Il padre probabilmente gli trasmise la passione per il mare e la marina, interesse che però Aldo, che viveva in una città dell’entroterra, poteva coltivare solo nei mesi estivi durante le vacanze, durante le quali non perdeva occasione di fare fotografie alle navi da guerra, e consultando libri e riviste specializzate sulla Regia marina. Aveva solo 18 anni quando cominciò la sua collaborazione con il Corriere della Sera e riviste tipo Libro e Moschetto e in particolare Sapere, alle quali inviava articoli precisi e ben documentati. Era diventato anche collaboratore del Flottes de Combat francese. L’ingresso di Fraccaroli nel mondo del giornalismo vero e proprio era però già avvenuto dopo la parata navale nel Golfo di Napoli (Rivista H) del 5 maggio 1938 alla presenza di Hitler e Mussolini. Dopo la parata, le fotografie scattate dal giovane fotografo furono pubblicate dall’annuario Jane’s Fighting Ships.

 

Non potendo entrare in Marina a causa di una forte miopia, fu però accettato nel corsi di Preliminari Navali per ufficiali di complemento. Fu ammesso alla 3a classe del 1939 ed era a Livorno quando, nel 1939, la Germania invase la Polonia. Entrò nel servizio attivo con il grado di sottotenente di complemento nel servizio di commissariato. Dopo il corso d’addestramento, fu assegnato alla XII Flottiglia di dragamine di base a Venezia. Nel 1941, fu trasferito al XI Gruppo antisommergibile in Grecia per poi, nel 1942, essere trasferito al ministero della Marina in parte grazie alla sua attività frenetica di fotografo. Durante la guerra, Aldo Fraccaroli catturò alcune immagini uniche, tra le quali quelle della portaerei Aquila, le quali sono tuttora l’unica testimonianza del periodo. Il giorno dell’armistizio, Fraccaroli era a Roma, dove riuscì a recuperare tutti i suoi rullini di negativi che erano in deposito al Servizio Fotografico della Marina, salvandoli da una quasi sicura distruzione.

 

Congedato dalla Marina, riuscì a rientrare a Milano dove non fu richiamato dalla Repubblica sociale italiana e completò i suoi studi in giurisprudenza nel 1944. Nell’aprile del 1945 fu in grado di riprendere servizio per circa un anno per poi essere congedato. La sua carriera giornalistica cominciò immediatamente dopo con la pubblicazione di articoli su i giornali l’Italia ed il Popolo e su riviste come Epoca e Storia Illustrata. Allo stesso tempo, Fraccaroli collaborò con il Reader’s Digest, ancora con Sapere e ricominciò a collaborare con Jane’s Fighting Ships, in particolare con l’edizione 1950/51 dove fu pubblicato un inserto dedicato alla Marina militare italiana che resta un prima tappa sull’informazione delle costruzione belliche della Regia Marina, notevole per la precisione nonostante le poche informazioni disponibili, ma Fraccaroli le aveva.

Nel 1950, Aldo Fraccaroli pubblicò il libro Dalla piroga alla portaerei, edito in numerose edizioni e autentico manuale di storia navale che è alla base degli studi di numerosi storici navali di oggi, allora ragazzi. Inoltre collaborò alla traduzione parziale (solo la parte dedicata alla guerra nel Mediterraneo) dell’autobiografia dell’ammiraglio Cunningham intitolata L’odissea di un marinaio. Fu traduttore anche dei libri di Björn Landström. Aveva anche pubblicato, subito dopo la guerra presso l’editore Hoepli, dove stava lavorando in quel periodo, un piccolo album dal titolo Marina Militare italiana 1946, che è anche un piccolo capolavoro di storia navale.

 

 

Aldo Fraccaroli in azione il 2 febbraio 1981 a Riva Trigoso durante il varo della fregata Maestrale

 

Nel 1953 fu richiamato in servizio, ma questo non per caso dato che aveva ripetutamente sollecitato un imbarco. Il periodo di servizio fu breve, tre mesi, ma fu anche un’altra ottima opportunità di scattare delle bellissime fotografie. Più tardi, ritornerà a bordo di navi della Marina, ma in questo caso in veste di fotografo. L’interesse in cose marinaresche e la passione per la fotografia continuarono fino ai tempi più recenti, facendone un testimone anche della rinascita della Marina Militare. Fraccaroli sosteneva, come altri fotografi navali, che fotografare una nave da guerra è un’arte: è necessario cogliere il momento giusto di luce, posizione, inquadratura in modo da avere un soggetto il più completo possibile. E’ ovvio che in circostanze eccezionali era necessario fare di necessità virtù e sono note le foto di Fraccaroli fatte al Pireo durante la guerra, tutte di “sedere” come diceva sorridendo il grande collezionista Arrigo Barilli di Bologna, ma tecnicamente perfette e uniche nel loro genere tanto da essere una specie di marchio di Fraccaroli.

 

L’attività di informazione navale proseguì insieme a quella di fotografo navale, continuò negli anni Cinquanta con la collaborazione alla purtroppo sfortunata rivista Le Vie del mare di Aristide Bosi e a Italia sul Mare, pubblicata da Vito Bianco; su quest’ultima aveva il compito di rispondere alle lettere dei lettori, in modo minuzioso e preciso. In quel periodo lavorava per il Touring Club Italiano ed ebbe l’occasione di pubblicare un manuale dal titolo Saper fotografare, realizzato con la consueta precisione. Continuava anche una lunga collaborazione con la Rivista Marittima, soprattutto come recensore di annuari navali e fu anche uno dei redattori dell’enciclopedia Treccani per le voci navali. Le sue opere principali furono però Italian Warships in World War Two e Italian Warships in World War One, entrambe presso l’editore Ian Allan di Londra. Come mi disse personalmente, decise di pubblicare queste opere in Inghilterra per due motivi: Ian Allan stava realizzando una serie su tutte le marine in conflitto e poi perché in Italia nessuno editore era interessato. Si lamentava anche del fatto che per l’opera sulla seconda guerra mondiale l’editore inglese aveva tagliato alcune parti sulle unità minori che non aveva ritenuto importanti. Questi lavori, realizzati con la consueta meticolosità, fecero conoscere e stimare a livello internazionale Aldo Fraccaroli, già noto per la sua collaborazione al Jane’s. E’ stato anche collaboratore della pubblicazione Profile, redattore italiano dell’opera e scrittore sulla rivista Warship.

 

Trasferitosi prima a Pura e poi a Lugano, nello svizzero Canto Ticino per motivi personali, era diventato collaboratore del settimanale locale Azione dove aveva tenuto un rubrica dal titolo La buona lingua; in effetti lo studio della lingua italiana era una delle passioni più coltivate da Aldo Fraccaroli. Alcuni anni or sono, lo scrittore e studioso di affari navali Erminio Bagnasco ha pubblicato presso l’Albertelli Editore un libro dal titolo Aldo Fraccaroli – fotografo Navale, caso unico di libro dedicato ad un fotografo navale, perché questa in definitiva era la sua vera attività culturale. E’ stato anche articolista sulla rivista Storia Militare.

 

Era anche Presidente Onorario dell’AIDMEN , nominato per acclamazione a tale carica negli anni Novanta. La sua lunga attività di fotografo navale e di studioso della storia navale lo portò alla creazione di una biblioteca di oltre 3.700 volumi ed una collezione fotografica di oltre 77.000 immagini. Lascia la moglie Carolina alla quale, insieme alle figlie Marina, Barbara ed Elena compete l’onere di portare avanti il ricordo di Aldo, studioso di storia navale.

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