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CARABINIERE

Sulle costruzioni chiodate, in particolare i sommergibili italiani

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Sbirciando  Navi e Armatori ho trovato una interessantissima foto che mi fatto sobbalzare, pubblicato da “Sbiribini” con la dizione “ il Sm Tritone a secco in bacino in allestimento, autunno 1942

Seguo, controcorrente, la storia dei smg italiani della seconda guerra mondiale, una storia molto poco entusiasmante dal punto di vista tecnico, che ho trattato sotto l’aspetto delle costruzioni saldate e non  (per la eccessiva penalizzazione costituita dalle costruzioni chiodate).

Un tema trattato anche sul nostro bollettino.

Nella foto in oggetto, che cerco di postare, è evidentissima l’ operazione di chiodatura in corso delle lamiere di scafo in torno alla fuoriuscita dei TLS prodieri di sn, ancora nel settembre 1942

Questa foto contraddice quanto si affermava sul progressivo uso della saldatura presso i CRDA, che nel 42 avrebbe dovuto essere standard ..

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 la chiodatura non era un sistema di rinforzo, ma un sistema di unione molto pesante, soprattutto con coprigiunti (portava ad oltre il 30% di aumento dell' esponente  di peso scafo). .. A difesa del concetto va ricordato che la chiodatura, addirittura sino agli anni 70 (ultima la Magnaghi),  veniva considerata come sistema "elastico" per la chiglia e qualche volta il dritto di prora.

Attenzione però:  quello che ha richiamato la mia attenzione non è la posizione sullo scafo e la strutture circostanti  ma il fatto che l' operaio al lavoro sia impegnato in una operazione di ribattitura sul fasciame, tipo di operazione che secondo la vulgata comune i CRDA avrebbero abbandonato sul finire degli anni 30

Le strutture chiodate sono state uno degli elementi negativi delle nostre costruzioni navali, in particolari sui sommergibili, non solo e non tanto dal punto di vista meccanico/strutturale ma come complessità ed esponente di peso

Edited by CARABINIERE

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Non è che mantenessero le lavorazioni originarie, per le riparazioni? Ovvero, se lo scafo era unito per chiodatura, si procedeva con quello per non fare differenziazioni (o forse perchè trattasi di metalli che non supportavano bene le saldature)? 

Faccio semplicemente una ipotesi, non ho certezze, certo che se erano disponibili saldature, continuare a chiodare altrimenti avrebbe poco senso.

 

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L' osservazione è corretta: prima di tutto si trattava, nel caso si riparazioni, di acciai di fatto non saldabili ad arco:  spesso oltre a ripristinare la chiodatura (operazione non agevole su strutture già in opera) si ricorreva alla saldatura autogena.

La trattazione e l' osservazione - in generale - tra scafi saldati e scafi chiodati (di fatto il peggio per le unità militari, non solo i sommergibili) riguarda tutta la catena industriale e la preparazione dell' industria degli anni 30.   Diventa inspiegabile però che mentre a fine anni trenta su scali contigui si costruiscono le ottime petroliere per l' AGIP a scafo saldato ( salvo quelle perdute per eventi bellici ebbero lunga e proficua vita) a Monfalcone si continuassero a costruire scafi (di sommergibili) chiodati ... scelte non opinabili ma altamente speculative di lobbies industriali, ben oltre la generale impreparazione della cantieristica

 

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