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Francesco De Domenico

Il destino delle navi italiane prima e dopo il trattato di pace del 1947

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Una nuova conferenza di pace a Parigi si riunì nel luglio 1946 per sistemare i problemi europei, e anche se non si poté ancora trovare alcun accordo sulla Germania e l'Austria,  nel corso di sedute che durarono fino alla fine di ottobre vennero messe a punto le bozze dei trattati con l'Italia, la Romania, l'Ungheria, la Bulgaria e la Finlandia. Tutti si uniformavano su una struttura di base comune, con disposizioni territoriali, politiche, militari ed economiche. Vennero tutti firmati il 10 febbraio 1947.

Il trattato con l'Italia entrò in vigore il 15 settembre. In base alle sue disposizioni, alla marina italiana era consentito mantenere solo 2 corazzate, 4 incrociatori, 4 cacciatorpediniere, 13 torpediniere, 20 corvette, 35 dragamine, 8 motovedette ed una gamma di navi ausiliarie. Tutte le navi consentite erano individuate in forma nominativa, salvo "una corvetta da recuperare, completare o costruire", e "16 dragamine del tipo YMS acquistati dagli Stati Uniti d'America". Ulteriori unità potevano esser mantenute per i servizi di dragaggio finché tutto il lavoro in questo settore non fosse stato completato."

Le navi in esubero (anch'esse tutte individuate in forma nominativa) dovevano esser "poste a disposizione dei governi dell'Unione Sovietica, del Regno Unito, degli Stati Uniti d'America e della Francia", e tutte dovevano essere "completamente equipaggiate, in condizioni operative compreso un completo corredo di dotazioni per le armi, e con tutti i pezzi  di ricambio di bordo e tutti i manuali tecnici necessari", per esser consegnate "entro tre mesi dall'entrata in vigore del presente Trattato, a meno che, nel caso di unità navali che non potevano esser rimesse  a punto entro tre mesi, il termine per la consegna venisse prorogato dai quattro Governi." Il trattato non specificava l'assegnazione a ciascun paese  delle singole unità: questo compito era rimesso ad "una Commissione Quadripartita da istituire in base ad un protocollo separato."

 

(segue)

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Le navi non comprese in nessuno dei due gruppi (comprese quelle in costruzione o non operative) dovevano esser demolite o comunque distrutte entro nove mesi dall'entrata in vigore del trattato, salvo i sommergibili a galla, che dovevano esser "affondati in alto mare ad una profondità di oltre 180 metri entro tre mesi". I relitti di navi militari "nei porti italiani e nei canali di accesso che ostruivano il traffico marittimo" dovevano esser smantellati entro due anni; quelli che si trovavano in acque basse ma non costituivano un'ostruzione dovevano "esser resi impossibili da recuperare" entro un anno. Per quanto riguarda il futuro, nessuna delle due corazzate consentite poteva esser sostituita, mentre portaerei, sommergibili e motosiluranti erano vietate. Il tonnellaggio totale (escluse dal computo le due corazzate mantenute) era limitato a 67,500 tonnellate, con 25,000 ufficali e membri degli equipaggi. Nessuna nuova unità poteva esser impostata prima del 1° gennaio 1950.

Il protocollo che istituiva la Commissione Navale Quadripartita (FPNC) si occupava anche di problemi più generali connessi alla distribuzione delle navi italiane "in esubero" e alla restituzione delle unità prestate all'Unione Sovietica nelle more dell'assegnazione delle unità italiane. In base ad esso, il governo italiano era tenuto responsabile per la sicurazza e la manutenzione delle navi "in esubero" fino al momento in cui ciascun trasferimento sarebbe stato completato, mentre, se una nazione alleata decideva di non prendere in carico un'unità navale ad essa assegnata, l'Italia era obbligata a demolire o affondare tale nave entro nove mesi dall'entrata in vigore del trattato.

Le assegnazioni e le modalità di trasferimento erano nella resposabilità della FPNC, che si doveva riunire per la prima volta a Parigi subito dopo la firma del trattato e del protocollo, e trasferirsi a Roma una volta entrato in vigore il trattato. Operando sotto l' autorità degli ambasciatori dell'URSS, dell'UK, degli USA e della Francia, essa aveva il diritto di cooptare i rappresentanti della Grecia, della Jugoslavia e dell'Albania ove questo fosse stato opportuno, e dell'Italia ove necessario. La seconda parte del protocollo si occupava della restituzione delle navi da parte dell'URSS, nell'intento di coordinarla con la consegna delle navi italiane.

Mentre la quota delle navi italiane destinata ai sovietici era stata fissata sin dal 1944, con la consegna di navi britanniche ed americane quale sostituzione temporanea, c'era stata molta discussione su quali altre nazioni ne dovessero ricevere. Per esempio, una riunione del Cabinet britannico nel luglio 1945 aveva registrato l'opinione del paese in quel momento che la Grecia dovesse ricevere due incrociatori leggeri, con un terzo danneggiato da usare per cannibalizzazione, che la Francia non dovesse ricevere navi italiane ma solo tedesche, e la Jugoslavia "solo una o due torpediniere". Le due corazzate classe LITTORIO dovevano andare entrambe al Regno Unito, o esser divise con gli USA - o ipoteticamente tenute dagli italiani, con la consegna al loro posto delle due DUILIO.

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Alla fine fu concordata una ripartizione alquanto diversa, e la Francia ottenne la sua quota. Le due corazzate moderne, che erano rientrate in Italia dal loro disarmo in Egitto nel febbraio 1947,  vennero assegnate al Regno Unito e agli USA, e l'URSS dovette accontentarsi della vecchia CESARE. All'URSS andò anche l'incrociatore AOSTA, mentre il gemello EUGENIO venne assegnato alla Grecia; la Francia doveva ricevere ATTILIO REGOLO, POMPEO MAGNO, SCIPIONE AFRICANO   e la nave coloniale ERITREA. Dei cacciatorpediniere e delle torpediniere italiane l'URSS doveva riceverne tre di ciascuno, la Francia quattro cacciatorpediniere, la Jugoslavia tre torpediniere. Le quattro potenze principali dovevano ricevere ciascuna un paio di sommergibili, poi all'URSS andavano dieci motosiluranti, a UK e USA otto ciascuna, alla Francia sei; la Jugoslavia avrebbe ricevuto cinque dragamine, e l'URSS e la Francia tre motovedette ciascuna. Una gamma di navi ausiliarie veniva anch'essa suddivisa tra le potenze, passando dai mezzi da sbarco alla nave scuola a vela CRISTOFORO COLOMBO (all'URSS) alla nave recupero sommergibili ANTEO (al Regno Unito), ai rimorchiatori e alle cisterne per acqua. La ripartizione delle navi da trattenere da parte  dell'Italia e di quelle da trasferire alle altre potenze è illustrata nella tabella allegata.

L'elenco delle assegnazioni specifiche rimase "top secret", con il risultato che gli italiani, pur sapendo quali navi dovevano cedere, non avevano alcuna idea dei loro destinatari, e non l'avrebbero avuta fino a molto tempo dopo la firma del trattato. Una preoccupazione particolare era quella che fossero compiuti dei tentativi di sabotare le navi attribuite ad una particolare nazione. L'unica "fuga di notizie" si ebbe da parte dei greci, che annunciarono pubblicamente che dovevano ricevere l'EUGENIO il 7 gennaio 1947.

Mentre le discussioni erano in corso, l'Olanda presentò una tardiva rivendicazione, al posto di quelle presentate nei confronti del Giappone. Anche se questa fu respinta dal consiglio dei ministri delle quattro potenze, il Regno Unito provava simpatia per la loro posizione e, già sapendo che gli USA non avevano alcun interesse a prelevare davvero l'ITALIA (si veda più oltre), ci furono bisbigli sull'ipotesi di offrire agli olandesi una delle LITTORIO. Tuttavia l'ipotesi venne ben presto abbandonata, sia a causa dei dubbi su se e come gli olandesi potessero operare una nave simile, sia a causa della prevedibile reazione sovietica, dato il loro consenso dato solo obtorto collo a ricevere la vecchia CESARE anziché una delle due corazzate più moderne. D'altra parte non c'era alcuna obiezione a che l'Olanda ricevesse una quota di qualsiasi tipo di nave non desiderato da UK né da USA; sfortunatamente, quando i desideri olandesi vennero resi noti, ben poco di quello che volevano rientrava effettivamente  tra le assegnazioni anglo-americane. Anche se ci furono notevoli discussioni circa l'effettiva consegna di qualche nave, anche colmando i vuoti con unità anglo-americane, alla fine l'Olanda rinunciò alla sue rivendicazioni il 2 marzo 1948.

L'unico vero interesse iniziale da parte britannica era la VITTORIO VENETO, e durante i primi mesi del 1947 ebbero luogo delle discussioni sull'opportuinità di prenderla davvero, e in caso affermativo a quale scopo. L'immissione in servizio non era esclusa, sopratutto in quanto il costo da affrontare  per portarla al livello degli standard britannici era inferiore all'esborso potenziale per modernizzare le corazzate HMS NELSON  e RODNEY, costruite negli anni '20, che a quell'epoca era ancora preso in considerazione.

  

(Nota) I piani britannici  iniziali del primo dopoguerra in materia di corazzate prevedevano di tenere anche la  QUEEN ELIZABETH,  la VALIANT  e il RENOWN, oltre alle quattro KING GEORGE V superstiti e alla VANGUARD. Tuttavia tutte le unità meno le ultime cinque vennero poste nell'elenco delle navi da sopprimere all'inizio del 1948, ed anche le navi moderne passarono rapidamente nella riserva, venendo demolite un decennio dopo.

 

In seguito le motosiluranti MS 72, MS 73 e MS 74 vennero aggiunte all'elenco per un utilizzo a breve termine per prove, prima di cederle alla Francia.

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Dal momento della firma del trattato, l'Italia avviò un'offensiva diplomatica per rimettere in discussione alcune delle condizioni imposte in materia navale in generale, e in particolare la competenza della FPNC, con riferimento ad aspetti specifici della consegna, specialmente nel caso della VITTORIO VENETO. Tuttavia, a differenza di alcune delle navi tedesche consegnate, il cui apparato motore ad alta pressione presentava un interesse tecnico, le navi italiane non presentavano alcun particolare interesse per l'UK e gli USA, ed entrambi erano disposti a rinunciare alle loro quote a condizione che le unità in questione venissero demolite, o trasformate per usi civili nel caso delle ausiliarie. Rimaneva tuttavia un certo interesse britannico per l'uso della VITTORIO VENETO come bersaglio (poi destinato alla demolizione) e delle tre motosiluranti a fini di prove.

 

(Nota) Tuttavia l'aspirazione a trasformarla in bersaglio radiocomandato come rimpiazzo per la CENTURION era irrealizzabile in quanto troppo costosa.

 

D'altro canto, la Francia mise in chiaro, durante gli scambi tra le tre potenze intercorsi nel settembre 1947, che considerava la sua quota come una restituzione delle perdite belliche, e che non era disponibile a rinunciare almeno ad alcune unità.

 

Gli USA annunciarono il 5 ottobre che desideravano che le navi loro assegnate venissero demolite ed utilizzate "come contributo al recupero dell'economia italiana". Tuttavia, al momento l'elenco di quale nazione avrebbe ricevuto che cosa non era stato comunicato all'Italia, e mentre i britannici avevano preso la decisione in linea di principio di rinunciare (e di destinare alla demolizione) a tutta la loro quota salvo la VITTORIO VENETO e tre delle motosiluranti, nessun annuncio era stato ancora emanato. Una preoccupazione circa la rinuncia alla corazzata era che i sovietici avrebbero allora riproposto l'idea di uno scambio tra una delle LITTORIO da demolire e la loro vecchia CESARE.

Tuttavia alla fine di ottobre il ministro degli esteri britannico Ernest Bevin raccomandò al primo ministro di lasciare all'Italia per la demolizione tutto meno le tre motosiluranti, con il versamento all'UK del ricavato della demolizione della VITTORIO VENETO. Questo fu concordato con l'Italia il 31 ottobre, a condizione che tutte le navi coinvolte fossero demolite o affondate entro il 15 giugno 1948, e che l'Italia non invocasse la decisione britannica come precedente per ottenere analoghe concessioni dalla Francia o dalla Grecia. L'accordo prevedeva la consegna di 20.000 tonnellate di rottami di acciaio, vendute all'UK a prezzo di costo entro il 31 ottobre (anche se le consegne in realtà non vennero completate fino al gennaio 1952). Nel maggio 1949 si rinunciò anche alla consegna delle tre motosiluranti, e la rinuncia si estese quindi all'intero contingente di navi italiane destinato alla Gran Bretagna.

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Nel frattempo procedevano i negoziati tra la Francia e l'Italia, e quest'ultima propose che le navi consegnate fossero considerate a titolo di restituzione e non di prede di guerra come previsto dal trattato; analogo accordo sarebbe stato raggiunto con la Grecia. Queste discussioni produssero anche il risultato di ridurre il numero di navi da consegnare fisicamente, con un protocollo datato 14 luglio, che lasciò all'Italia l'incrociatore POMPEO, i due sommergibili destinati alla Francia [GIADA e VORTICE ndt], le motosiluranti MS 54, MS 55, MAS 540, MAS 545, tutte le motovedette [tre VAS ndt] e i mezzi da sbarco [cinque MZ ndt], la cisterna per nafta URANO, la cisterna per acqua SPRUGOLA, e i rimorchiatori (eccetto ERCOLE e NEREO). Al contrario di USA e UK, la Francia non insisté nella richiesta che alcuna delle navi a cui rinunciava fosse demolita, fornendo all'Italia una scusa per tenerle finché un'attenuazione delle norme del trattato avesse potuto consentire il ritorno di almeno alcune al servizio dell'Italia. Così i due sommergibili divennero natanti per la carica delle batterie e il POMPEO venne declassato a pontone, come pure il recuperato gemello incompleto GIULIO GERMANICO, in attesa degli eventi.

 

Un altro negoziato riguardava la eliminazione dei sommergibili. In base all'art. 58 paragrafo 1©, tutti i battelli a parte quelli da consegnare dovevano esser affondati in acque profonde. Nel dicembre 1947 l'Italia propose che anziché affondarli entro il 15, come richiesto, le fosse consentito di demolirli. Le reazioni iniziali furono poco favorevoli, ma poi gli USA appoggiarono la proposta, e di fronte a questo il Regno Unito ne seguì l'esempio, e così la Francia. Solo l'Unione Sovietica rimase contraria, e tuttavia il 16 dette il consenso, a condizione che tale concessione non fosse considerata dall'Italia né una modifica al trattato né un precedente. Quindi i sommergibili italiani dovevano esser demoliti entro il 15 aprile 1948 (anche se l'Unione Sovietica aveva all'inizio premuto per una data anteriore di un mese). Anche i quattro battelli assegnati a UK e USA, sebbene il trattato ne escludesse l'affondamento, dovevano esser demoliti per effetto dell'accordo di rinuncia alla loro consegna.

Nonostante le chiare scadenze previste dal trattato per la consegna delle navi cedute ad altri paesi e per la distruzione delle unità in esubero, già all'inizio del 1948 era chiaro che l'Italia stava tirando a rinviare su entrambi questi impegni. Gli ex alleati sospettavano che l'Italia sperasse che la Francia e/o l'Unione Sovietica si convincessero a rinunciare ad alcune o a tutte le loro prede, e che alcune demolizioni potessero esser evitate. Alla fine di gennaio fu inviata una nota che ribadiva gli obblighi dell'Italia, con un allegato che specificava il livello di smantellamento minimo richiesto per i sommergibili alla data dovuta del 15 aprile. Un ulteriore richiamo fu inviato all'inizio di febbraio, specificando i livelli minimi applicabili anche alle unità di superficie, e una nota venna inviata il 7 febbraio esprimendo la preoccupazione delle quattro potenze per il ritardo sia nella demolizione che nella consegna delle unità.

L'Italia rispose due giorni dopo, affermando che tutti i sommergibili erano ormai stati privati degli apparati operativi e che era in corso l'assegnazione ai cantieri di demolizione. Nel settembre 1948 si osservò che mentre i livelli minimali di smantellamento erano stati raggiunti entro il 15 aprile, attrezzature come i cannoni e i periscopi erano state depositate in magazzino anziché distrutte come richiesto.

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Sebbene l'ITALIA e la VITTORIO VENETO fossero state radiate rispettivamente il 1° giugno e il 3 gennaio 1948, persisteva un barlume di speranza che potessero esser salvate, cosicché solo degli smantellamenti superficiali, comprese le artiglierie antiaeree e i fumaioli, erano stati eseguiti ai loro ormeggi alla Spezia nel corso dei primi mesi del 1948. Tuttavia in giugno, nell'imminenza della scadenza per la demolizione o l'affondamento, i sovietici, che facevano intendere di volere lo scambio di una delle corazzate "indesiderate" per la loro CESARE, spinsero la commissione navale quadripartita ad insistere perché le navi fossero almeno del tutto demilitarizzate. Venne quindi emanata una direttiva per l'immediato taglio delle volate delle artiglierie principali e la menomazione degli apparati motore con il taglio delle tubolature del vapore e la distruzione degli ingranaggi dei riduttori. Una volta eseguito questo, i relitti rimasero ai loro ormeggi finché non vennero venduti per demolizione nel 1951, con la demolizione completata alla Spezia nel 1954.

 

Anche se l'insistenza per la distruzione dell'ITALIA e della VITTORIO VENETO era intervenuta su basi quadripartite, le crescenti tensioni tra le potenze occidentali e l'URSS ebbero l'effetto che UK, USA e Francia considerarono con sempre maggior favore l'abrogazione di molte delle norme del Trattato di Parigi. Questo fu fatto a mezzo di uno scambio di note, che si concluse con un accordo entrato in vigore il 21 dicembre 1951. L'accordo liberava l'Italia dalle clausole politiche e militari, gli articoli da 46 a 70 e i loro allegati vennero abrogati. L'abrogazione dell'art. 59 significava che portaerei, sommergibili, motosiluranti e mezzi d'assalto erano nuovamente consentiti, e il limite al tonnellaggio totale veniva rimosso. Così gli incrociatori ex POMPEO ed ex GERMANICO e i sommergibili GIADA e VORTICE [e aggiungo io l'incompleto BARIO/PIETRO CALVI ndt] vennero ricostruiti e rientrarono in squadra, e varie motovedette veloci reimbarcarono i loro tubi lanciasiluri.

 

(Segue)

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In preparazione della consegna, ogni nave ricevette una designazione alfanumerica. Tutte quelle destinate all'Unione Sovietica ricevettero un numero preceduto da una Z: CESARE era Z 11, ARTIGLIERE  Z 12, MAREA Z 13, NICHELIO Z 14, DUCA D'AOSTA Z 15, ANIMOSO Z 16, FORTUNALE Z 17, COLOMBO Z 18, ARDIMENTOSO Z 19  e  FUCILIERE  Z 20. Le navi francesi erano designate dalla lettera iniziale del nome seguita da un numero di serie: ERITREA  era E 1, ORIANI  O 3, REGOLO R 4  e SCIPIONE S 7. Le navi jugoslave e greche avevano numeri di serie preceduti dalla lettera G oppure Y: EUGENIO DI SAVOIA  era G 2, ARIETE  Y 8, ALISEO Y 9 e  INDOMITO Y 10.

Durante i mesi che passarono tra l'attribuzione delle sigle e l'effettiva consegna delle navi emerse una considerevole manifestazione di rabbia in Italia di fronte alla prospettiva delle cessioni, in particolare di quelle  all'Unione Sovietica, che si rifiutava di confermare il destino di migliaia di prigionieri di guerra italiani dispersi. Di conseguenza vennero adottate precauzioni eccezionali per evitare qualsiasi tentativo di sabotaggio, inclusa un'ispezione regolare della parte immersa degli scafi alla ricerca di cariche esplosive, vista l'esperienza italiana in questo settore, messa in mostra nel celebre grave danneggiamento delle corazzate britanniche  QUEEN ELIZABETH  e VALIANT  ad Alessandria il 19 dicembre 1941.

La consegna delle navi sovietiche ebbe inizio con il cacciatorpediniere ARTIGLIERE, che arrivò a Odessa con un equipaggio civile italiano il 21 gennaio 1949. Sebbene l'intenzione fosse quella che la maggioranza delle navi dovesse andare direttamente dall'Italia a Odessa, la Convenzione di Montreux concernente il regime degli Stretti proibiva il passaggio attraverso i Dardanelli e il Bosforo dei sommergibili e delle navi da guerra oltre le 15.000 tonnellate e/o con cannoni superiori a 203 mm se non possedute da uno stato rivierasco del Mar Nero. E quindi CESARE, MAREA  e  NICHELIO vennero portati da equipaggi mercantili italiani a Valona (Vlore) in Albania, e qui vennero formalmente consegnati il 6 (la CESARE) e il 7 febbraio e immessi in servizio nella marina sovietica prima di iniziare il viaggio per il Mar Nero. AOSTA, COLOMBO  e le torpediniere arrivarono a Odessa il 28 febbraio. Le munizioni vennero inviate separatamente a bordo di navi da carico, salvo la CESARE che portò sia le munizioni proprie che quelle dei due sommergibili. L'URSS rinunciò alla consegna del cacciatorpediniere RIBOTY,  delle motosiluranti  MS 53, MAS 520  e MAS 521 e dei rimorchiatori LAMPEDUSA, RAPALLO, N 35, N 37, N 80 e N 94, date le loro pessime condizioni. Inoltre la VAS 246 andò perduta per un incendio a Venezia il 21 agosto 1947.

Equipaggi civili vennero impiegati anche per la consegna delle navi alla Francia a Tolone, a cominciare dall'ERITREA alla fine di gennaio del 1948, seguita dai due incrociatori  e quattro cacciatorpediniere tra giugno e agosto: SCIPIONE  e LEGIONARIO arrivarono il 15 agosto.

La Jugoslavia ricevette le sue torpediniere in aprile/maggio, mentre la Grecia non ottenne il suo incrociatore fino al luglio 1951, dopo la fine della guerra civile greca, immettendolo in servizio nel giugno seguente. La cannoniera assegnata all'Albania non fu mai consegnata.

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ATTILIO REGOLO arrivò a Tolone il 31 luglio 1948, e venne rinominato CHATEAURENAULT, mentre la gemella SCIPIONE AFRICANO arrivò a Tolone una settimana dopo e divenne GUICHEN. Entrarono in servizio a settembre nella 2ème Division Légère, che poi nel marzo 1951 divenne la 2ème Division Contre-Torpilleurs, ma fecero poche uscite in mare. Le navi vennero ricostruite tra il 1951 e il 1954 come navi scorta di squadra, completamente riarmate con tre torrette binate da 105 mm/63 di modello tedesco (forse provenienti dalla GRAF ZEPPELIN e dalla GNEISENAU) insieme con cinque cannoni da 57 mm/60 binati e quattro apparati tripli per siluri antisommergibili da 550 mm, e dotate di nuove installazioni radar. Nuovi lavori nel 1956-58 per divenire capiflottiglia/navi comando, perdendo un affusto da 105 mm e due gruppi di tubi lanciasiluri. Rimasero in servizio come tali fino al 1961-62.

I quattro cacciatorpediniere ex italiani arrivarono durante il 1947-48 a cominciare dal VELITE, ridenominato DUPERRE', nel giugno 1947, seguito da MITRAGLIERE (JURIEN DE LA GRAVIERE), ALFREDO ORIANI (D'ESTAING) e LEGIONARIO (DUCHAFFAULT, arrivato il 15 agosto 1948): tutti vennero immessi in servizio per prove, ma ben presto furono passati in servizio ridotto e/o in riserva, in mancanza di fondi per i necessari lavori di riattamento.

 

La nave coloniale ex italiana ERITREA entrò in servizio come FRANCIS GARNIER il 12 gennaio 1950, e venne immediatamente dispiegata in Estremo Oriente, per effettuare lavori idrografici e per "mostrare la bandiera" nella Polinesia francese. Subì un ciclo di lavori a Tolone tra l'ottobre 1951 e il settembre 1952, durante i quali le sue artiglierie principali vennero sostituite con altre più moderne provenienti dai cacciatorpediniere ex italiani in mano francese, mentre l'affusto prodiero veniva ridotto da binato a singolo. Poi ritornò in Oriente, prendendo parte alla guerra d'Indocina prima di trascorrere gran parte del resto della sua carriera come nave appoggio per le installazioni dei test nucleari francesi nel Pacifico centrale. Posta in riserva il 1° gennaio 1966, fu impiegata come bersaglio in ottobre.

 

Delle sei motosiluranti italiane assegnate, solo MS 35 e MAS 543 vennero effettivamente rilevate. Di queste la MS 35 venne solo brevemente usata per prove, prima di esser radiata e cannibalizzata per fornire pezzi di ricambio all'ex MAS 543, che fu mantenuto in servizio prima come MAS 782, poi come V 782 e poi ancora come Y 782 fino al 1952.

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La GIULIO CESARE lasciò Augusta il 2 febbraio 1949, arrivando a Valona il giorno seguente. Il trasferimento venne formalizzato il 6, quando entrò in servizio come NOVOROSSIYSK. Salpò allora per Sebastopoli, dove fu affidata al cantiere dal 12 maggio al 18 giugno. Quell'estate la NOVOROSSIYSK esercitò il ruolo di nave ammiraglia nominale durante le esercitazioni della squadra, ma non era assolutamente ancora pronta, con molte modifiche ancora da apportare. Queste furono eseguite durante una serie di periodi ai lavori, nel luglio 1950, dal 29 aprile al 2 giugno e in ottobre 1951, nel giugno 1952, durante il 1953, nel novembre 1954 e dal 13 febbraio al 29 marzo 1955. I grandi lavori del 1953 videro l'installazione di nuovi radar, di nuovi apparati per le comunicazioni e per la direzione del tiro delle artiglierie principali, insieme ad una nuova batteria contraerea leggera di 30 cannoni da 37 mm/65 e a nuovi generatori diesel.

C'era un'ipotesi di sostituire le sue artiglierie principali con cannoni sovietici da 305 mm/52, per uniformarsi alle unità superstiti della classe SEVASTOPOL e per evitare di dover fabbricare delle munizioni apposite una volta che i proiettili da 320 mm consegnati con la nave fossero esauriti. Ma prima che questo fosse fatto la NOVOROSSIYSK fece detonare una mina tedesca della guerra mondiale nel porto di Sebastopoli il 30 ottobre 1955, e si capovolse. Il relitto fu successivamente recuperato e demolito.

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L'incrociatore italiano Z 15 ex EMANUELE FILIBERTO DUCA D'AOSTA venne consegnato a Odessa il 2 marzo 1949. Avrebbe dovuto ricevere il nome STALINGRAD, ed anche i nomi ADMIRAL USHAKOV e ODESSA sembra siano stati presi in considerazione prima del definitivo KERCH. Ha prestato servizio nella Flotta del Mar Nero fino al 7 febbraio 1956, quando diviene nave scuola, poi riclassificato nave sperimentale con la sigla OS 32 l'11 maggio 1958. Radiato il 20 febbraio, venne demolito nel 1961.

Il primo dei due cacciatorpediniere italiani assegnati all'Unione Sovietica ed effettivamente consegnati, lo Z 12 ex ARTIGLIERE (come detto prima, il RIBOTY fu rifiutato) entrò in servizio nel febbraio 1949. Il gemello FUCILIERE entrò in servizio il 13 marzo dell'anno seguente, avendo lasciato l'Italia il 14 novembre 1949. Il ritardo nella sua consegna (e in quella dell'ARDIMENTOSO) fece sì che l'ultimo paio di cacciatorpediniere britannici prestati all'Unione Sovietica non fu restituito fino ad agosto/settembre 1952.

Entrambi ex ARTIGLIERE ed ex FUCILIERE operarono con la Flotta del Mar Nero, dopo esser stati ridenominati (come l'ex AOSTA) rispettivamente come LOVKYI (ii) e LEGKYI (ii), fino alla fine del 1954, quando entrambi divennero navi bersaglio. Nell'ottobre 1955 l'ex ARTIGLIERE fu trasformato in unità per telecomunicazioni e controllo aereo, prima di divenire con il gemello un pontone d'addestramento nel marzo 1958. Entrambi vennero definitivamente radiati all'inizio del 1960.

Le tre torpediniere ex italiane, LADNYI (ex ANIMOSO), LETNYI (ex FORTUNALE) e LYUTYI (ex ARDIMENTOSO) entrarono tutte in servizio nel 1949, e vennero relegate a bersagli contemporaneamente ai due cacciatorpediniere, venendo radiate nel 1958 e 1959.

I due sommergibili ex italiani consegnati vennero formalmente ceduti a Valona il 7 febbario 1949, entrando in servizio come N 41 (ex MAREA) e N 42 (ex NICHELIO). Vennero presto ribattezzati S 41 e S 42, restando in servizio come tali fino alla radiazione, rispettivamente nel 1956 e nel 1958.

Le motosiluranti italiane vennero anch'esse mantenute in servizio solo per breve tempo, fino alla metà degli anni '50.

L'URSS ricevette dall'Italia, oltre a rimorchiatori e navi cisterna, la nave scuola a vela CRISTOFORO COLOMBO, che lasciò Taranto il 9 febbraio 1949 per Augusta, dove venne tolta dal servizio il 12 febbraio, procedendo quindi per Odessa, arrivandovi il 2 marzo e venendo consegnata il giorno successivo. Ribattezzata DUNAY, operò nel Mar Nero da Odessa fino al 1959. Parzialmente smantellata in vista di grandi lavori (mai eseguiti) nel 1961, fu invece usata per trasportare legname, subendo gravi danni per l'incendio del carico nel 1963 [almeno questo incidente non pare sia stato attribuito dai sovietici ad un sabotaggio da parte della X MAS ndt]. Radiata come irrecuperabile nel corso di quell'anno, il relitto fu demolito nel 1971.

 

Il tender di squadra tedesco HELA, ribattezzato dai sovietici ANGARA, prestò servizio inizialmente nel Baltico, ma venne trasferito nel Mar Nero nel 1949, diventando la nave comando/yacht della Flotta del Mar Nero e prestando servizio come yacht di stato dell'URSS tra il giugno 1957 e il marzo 1958, prima di tornare al suo ruolo in squadra. Il 26 febbraio 1995 subì un incendio in sala macchine e venne declassata a nave caserma nel gennaio 1996. Nel 2000 fu offerta in vendita. Nel 2007 venne venduta ad interessi italiani per esser ricostruita come yacht da noleggiare per crociere di lusso. Il lavoro iniziò a Sebastopoli nel 2011, ma dopo la rimozione delle eliche, dei timoni e dell'intera sovrastruttura, lo scafo è stato ormeggiato e abbandonato, e così rimane ad oggi.

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Jugoslavia: le due superstiti torpediniere ex austro-ungariche catturate dall'Italia nel 1941 erano state restituite nel 1943; lo scafo danneggiato del cacciatorpediniere incompleto SPLIT cadde di nuovo in mano jugoslava nell'ottobre 1944 (e fu successivamente completato nel 1958).

A questi si aggiunsero le tre unità principali assegnate agli jugoslavi, tre torpediniere che vennero consegnate a fine aprile-inizio maggio 1949, dato che il trasferimento fu ritardato nelle more della definizione di un accordo di pesca tra i due paesi. ALISEO  e INDOMITO  divennero rispettivamente BIOKOVO  e TRIGLAV,  rimaste in servizio fino alla radiazione nell'aprile  1965. La più recente ARIETE,  ribattezzata DURMITOR, durò due anni di più, venendo radiata all'inizio del 1967.

Due gemelle dell'ex ARIETE, la BALESTRA (in mano tedesca nel 1943 come TA 47) e la FIONDA  (TA 46) vennero catturate sullo scalo a Fiume/Rijeka e ribattezzate rispettivamente UCKA  e  VELEBIT. Entrambe erano state gravemente danneggiate da bombardamenti aerei americani il 2 febbraio 1945, e alla fine solo UCKA fu varata nel 1947 e completata nel 1950. Tutte ricevettero apparati elettronici USA ed armi antiaree aggiornate. 

A Pola, il sommergibile UIT 19 ex NAUTILO fu trovato affondato, a seguito di bombardamento aereo americano del 9 gennaio 1944. Venne recuperato e riparato nel 1947, entrando in servizio jugoslavo come SAVA nel 1949. Divenne un battello d'addestramento nel 1958, nel 1960 ebbe la rimozione del cannone sul ponte e una modifica idrodinamica della falsatorre, fu radiato nel 1971.

Otto dragamine [rectius sei] del tipo tedesco M1916 erano stati catturati agli jugoslavi dall'Italia nel 1941. Solo uno sopravvisse e venne retrocesso nel dicembre 1943, e quindi sette dragamine italiani anch'essi risalenti alla prima guerra mondiale vennero consegnati nell'agosto 1948. Rimasero in servizio per tutti gli anni '50, fin quando non vennero sostituiti da quattro battelli della classe francese SIRIUS dal 1957 in poi.

Quattro mezzi da sbarco, due tedeschi (D 203 e D 204) e due italiani, D 206 ex MZ 713 e D 219 ex MZ 717 vennero rilevati dalla Jugoslavia e prestarono servizio per tutti gli anni '70. Anche quattro rimorchiatori vennero consegnati alla Jugoslavia, PR 51 (ex italiano PORTO CONTE del 1936), PR 52 (ex SAN REMO del 1937), PR 58 (ex MOLARA del 1937) e LR 11 (ex BASILUZZO)

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La Grecia poco dopo la firma del trattato di pace con l'Italia espresse la preoccupazione che la consegna dell'EUGENIO potesse venir frustrata da qualche azione di parte italiana, ed anche che la decisone britannica e americana sul destino delle navi loro assegnate potesse pregiudicare la posizione della Grecia stessa. Tuttavia la posizione italiana era che l'EUGENIO era una legittima restituzione per l'affondamento dell'incrociatore greco HELLI (i) nel 1940, provocato prima di qualsiasi dichiarazione di guerra tra i due paesi, ed era quindi probabilmente la meno problematica tra tutte le consegne di navi italiane richieste dal trattato.

Vennero quindi avviati negoziati, complicati dalla condizione della nave, che era stata danneggiata dall'urto contro una mina il 29 febbraio 1944 al largo di Punta Stilo mentre rimpatriava il personale in esubero dall'ITALIA e dalla VITTORIO VENETO. La necessità di effettuare riparazioni comportava che una consegna in tempi brevi, come nel caso delle navi cedute alla Francia, non era possibile. Alla fine fu raggiunto un accordo il 29 settembre 1948, in base al quale le riparazioni (salvo quelle degli ingranaggi anteriori) sarebbero state completate a Taranto entro la fine di luglio del 1949; le riparazioni agli ingranaggi sarebbero state eseguite a spese del governo greco. Inoltre si concordò che la nave non sarebbe stata considerata dalla Grecia come preda di guerra, ma come restituzione dei danni inflittile durante il 1940-44.

Entrò in servizio con il nome HELLI (ii)  nel giugno 1951 ed assunse il ruolo di nave ammiraglia della squadra. Venne usata per portare il re Pavlos I in visite di stato a Istanbul nel giugno 1952, in Jugoslavia nel settembre 1955, a Tolone nel giugno 1956 e in Libano nel maggio 1958. Nel 1959 divenne nave comando della flotta dello Ionio, con base nella Baia di Suda a Creta. Posta in disarmo nel 1964 per i suoi elevati costi di gestione, fu usata come nave prigione per il personale della marina contrario al regime durante il regime dei colonnelli (1967-1973) e fu venduta per demolizione nel 1973.

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