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Il TITANIC nazista

Iniziato da Francesco De Domenico , 10.07.2019 - 15:12

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#1

Francesco De Domenico
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"The Nazi TITANIC. The Incredible Untold Story of a Doomed Ship in World War II" di Robert P. Watson, Da Capo Press/Perseus Books, Boston, 2017.

Allega File(s)


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  • Inviato 10 luglio 2019 - 15:12

#2

Francesco De Domenico
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CAP ARCONA, una grande turbonave passeggeri di 27.561 tsl, venne varata il 14 maggio 1927 e completata il 29 ottobre successivo da Blohm und Voss per la Hamburg-Suedamerikanische Dampfsschiff Ges., compiendo alla velocità di 20 nodi il viaggio inaugurale in quindici giorni da Amburgo per Buenos Aires, Montevideo e Rio de Janeiro dal 19 novembre. Ospitava 1.325 passeggeri: 575 nelle suites di prima classe, 275 nelle cabine di seconda classe e 475 nelle camerate. Tra i passeggeri più noti ospitati a bordo negli anni '30 ai segnalano Clark Gable e il poeta Hans Leip, l'autore di "Lili Marlene" durante la Grande Guerra, in luna di miele, che dedicò una poesia alla nave. Una ricca tycoon argentina prenotò due suites di prima classe per i suoi 14 cani, mentre una danarosa famiglia brasiliana fece ospitare mucche e galline nella stiva per assicurare latte e uova fresche ogni mattina ai suoi bambini.
La sua novantaduesima traversata atlantica venne interrotta dallo scoppio della guerra: la quasi totalità dei passeggeri di ritorno da Argentina, Brasile e Uruguay sbarcarono a Cherbourg, e solo due proseguirono fino ad Amburgo. Il 25 e 27 agosto giunsero a bordo i messaggi di preallarme bellico da Berlino, ingiungendo di evitare qualsiasi trasmissione radio, di astenersi dal passaggio della Manica e di rientrare entro quattro giorni ad Amburgo.
La nave venne posta sotto il controllo della Kriegsmarine come caserma galleggiante e inviata il 29 novembre 1939 a Gotenhafen nel Baltico orientale (la ex polacca Gdynia). Vi sarebbe rimasta fino al 31 gennaio 1945.
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  • Inviato 10 luglio 2019 - 15:29

#3

Francesco De Domenico
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Nel 1942 Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich, era impegnato a  produrre dei film filonazisti per contrastare i grandi successi internazionali dei film di Hollywood, e in particolare di "Casablanca" con il suo forte messaggio antinazista (forse pochi sanno che nella "neutrale" Irlanda di Eamon de Valera la proiezione del film fu addirittura vietata per non urtare la sensibilità tedesca). 

Nel settembre del 1941, uno sceneggiatore tedesco di nome Harald Bratt ebbe l'idea di fare un film basato sul libro di successo "Titanic. The Tragedy of an Ocean Liner" pubblicato nel 1936 da Josef Pelz, e la propose a Goebbels, che accettò con entusiasmo e incaricò il regista Herbert Selpin di realizzarlo. Questi nel febbraio 1942 fece riscrivere il copione a Walter Zerlett-Olfenius per renderlo meglio rispondente alle esigenze del Partito NSDAP. Ad esempio  venne introdotto il personaggio di Bruce Ismay, presidente della White Star Line armatrice del TITANIC, che esigeva dal capitano Smith la massima possibile velocità della traversata per battere il record, aumentando così  il valore delle azioni della società a costo di mettere a rischio la vita dei passeggeri; e poi altri gelidi plutocrati britannici, il miliardario statunitense John Jacob Astor che si vanta con la moglie di poterle comprarle il TITANIC come regalo di compleanno, ufficiali e marinai carrieristi, e numerosi stereotipi etnici, come latini teste calde, irlandesi litigiosi e ubriaconi, donne zingare che adescano uomini sposati, un personaggio di provenienza mediterranea (forse un ebreo) che si macchia di un omicidio. Non manca un coraggioso membro dell'equipaggio tedesco, Petersen,  che dopo aver invano cercato di metter in guardia  gli altri sui pericoli di una navigazione ad alta velocità in acque infestate da iceberg, rischia la vita per salvare i passeggeri intrappolati sotto coperta, compresa una bella bambina, e salva Ismay perché sia sottoposto a processo, da cui  naturalmente questi uscirà assolto, offrendo così a Petersen il destro di concludere il film con un discorso di condanna della sete di guadagno della Gran Bretagna capitalista [la perfida Albione ndt].


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  • Inviato 11 luglio 2019 - 08:05

#4

Giancarlo Castiglioni
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Ne abbiamo già parlato, il libro è stato pubblicato nel 2016 in Italia.

Curioso che quando fu finito il film non uscì in Germania perché fu considerato controproducente dato il cattivo andamento della guerra.


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  • Inviato 11 luglio 2019 - 10:01

#5

Francesco De Domenico
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La produzione degli interni del film negli studi berlinesi di Babelsberg avvenne tra febbraio e marzo del 1942, e si utilizzò anche un grande, perfetto modellino del TITANIC realizzato ad hoc e filmato su un lago a Scharmuetzel nel Brandenburgo. Poi a fine aprile iniziarono le riprese degli esterni sul CAP ARCONA a Gotenhafen, prescelto per la sua somiglianza con il TITANIC (anche se aveva tre soli fumaioli e non quattro), che si scontrarono però con numerose difficoltà di vario genere. Lo sceneggiatore Zerlett, spia della Gestapo,  si dimette  e se ne va. Il regista Selpin si dà al bere e alle spese pazze, dopo aver  denunciato la guerra e la leadership nazista in presenza di Zerlett. Convocato a Berlino da Goebbels, conferma le sue denunce e viene immediatamente arrestato il 31 luglio 1942, poi impiccato nella sua cella simulando un suicidio. Viene sostituito alla regia da Werner Klinger, che finisce la produzione nell'ottobre 1942. Quando il film viene visionato da Goebbels a metà dicembre, il ministro si rende conto che la rappresentazione di passeggeri impotenti su una nave che affonda sotto il comando di uno sciocco, in una fase in cui le sorti della guerra già volgevano al peggio, e i familiari di marinai caduti in mare erano già molto numerosi, sarebbe stata controproducente. Il film venne distribuito nel 1943 solo fuori dalla Germania, a Praga, in altre aree occupate, poi in Svizzera, Svezia, Finlandia, Grecia, Spagna e Belgio, poi a Parigi nel settembre 1943, con notevole successo di pubblico data la qualità della produzione.


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  • Inviato 11 luglio 2019 - 10:22

#6

Francesco De Domenico
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Nel gennaio 1945 il CAP ARCONA, dopo anni passati all'ormeggio come nave caserma e piattaforma per l'addestramento dei sommergibilisti a Gotenhafen,  viene adibita d'urgenza all'evacuazione dei profughi tedeschi che convergevano in gran numero su quel porto nella loro fuga davanti all'avanzata dell'Armata Rossa. Salpa da Gotenhafen il 31 gennaio con a bordo 10.000 rifugiati che porta a Copenhagen, dopo esser sopravvissuta con danni limitati all'urto contro una mina sovietica. Il 20 febbraio, subito dopo aver ricevuto l'ordine di compiere un secondo viaggio verso est, il comandante del CAP ARCONA Johannes Gerdts si suicida nella sua cabina e viene sostituito da Heinrich Bertram. Il secondo viaggio di andata e ritorno viene compiuto alla massima velocità, e così pure il terzo, il 27 marzo 1945, con 8/9.000 profughi a bordo, che il 5 aprile vengono sbarcati a Copenhagen. In tre tragitti, la nave aveva evacuato 25.795 soldati feriti, profughi civili e funzionari nazisti.

Il 13 aprile, Bertram riceve l'ordine di andare a Neustadt nella baia di Lubecca, dove giunge il giorno successivo.

 

La sua missione stavolta è del tutto diversa: non evacuare profughi, ma imbarcare prigionieri del lager di Neuengamme da far affondare con la nave. Il programma nazista era infatti quello di svuotare al massimo possibile i campi di concentramento prima dell'arrivo delle truppe alleate che avanzavano da ovest, per non lasciarne traccia.

Neuengamme, ubicato sull'Elba a sudest di Amburgo, aveva ospitato dal dicembre 1938 in avanti  106.000 prigionieri, tra cui 13.000 ebrei, sopratutto polacchi e ungheresi: sovietici (28.450 uomini e 5.900 donne), polacchi (13.000 uomini e 3.900 donne), francesi (11.000 uomini e 500 donne), tedeschi (8.800 uomini e 400 donne), olandesi (6.650 uomini e 300 donne), belgi (4.500 uomini e 300 donne), danesi (4.800 uomini), ungheresi (1.440 uomini e 1.200 donne), norvegesi (2.200 uomini), jugoslavi (1.400 uomini, 100 donne), cecoslovacchi (800 uomini, 580 donne), greci (1.250 uomini), italiani (850 uomini), spagnoli (750 uomini), australiani (300 uomini, 20 donne), lussemburghesi (50 uomini), ed altri.

Quando il campo venne liberato dagli Alleati  il 10 maggio 1945 solo 13.500 prigionieri erano ancora là.


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  • Inviato 13 luglio 2019 - 15:48

#7

Francesco De Domenico
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Il vicepresidente della Croce Rossa svedese, il conte Folke Bernadotte, compì una serie di missioni a Berlino a partire dal 12  febbraio 1945, incontrando Heinrich Himmler e il suo vice Ernst Kaltenbrunner e negoziando innanzitutto la liberazione dei prigionieri norvegesi e danesi, di cui sosteneva che 13.000 erano detenuti nei vari lager nazisti. In una lunga serie di incontri, durati fino al 24 aprile, Bernadotte ottenne in una trattativa privata da uno Himmler sempre più con l'acqua alla gola non solo la liberazione e il trasporto in Scandinavia dei 4.225 detenuti scandinavi di Neuengamme, ma anche di 2.783 donne francesi ed ebree da Ravensbrueck. In tutto, nei due mesi finali della guerra Bernadotte liberò 8.000 svedesi, norvegesi e danesi; 2.629 francesi; 1.124 tedeschi; 1.615 ebrei; e circa 7.000 donne tra americane, argentine, britanniche, cinesi, cecoslovacche e polacche.


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  • Inviato 13 luglio 2019 - 16:17

#8

Francesco De Domenico
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Ma Himmler aveva anche ordinato il 14 aprile l'evacuazione dei campi di concentramento, e quindi da Neuengamme, il più grande campo della Germania del Nord, partì il 19 aprile un esodo di massa verso il Baltico. In 68.000 vennero caricati su carri bestiame e portati a Lubecca e a Neustadt; il lager venne ufficialmente chiuso il 30 aprile.
Mentre dalla baia di Lubecca salpavano il 30 aprile dirette in Svezia tre navi svedesi con a bordo più di 700 dei prigionieri appena liberati da Bernadotte, migliaia e migliaia di detenuti provenienti da vari campi venivano fatti salire a Neustadt a partire dal 17 aprile su quattro navi ben altrimenti destinate: il CAP ARCONA, la nave passeggeri DEUTSCHLAND di 21.046 tsl e i cargo THIELBEK di 1.883 tsl e ATHEN di 4.450 tsl.
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  • Inviato 13 luglio 2019 - 16:49

#9

Francesco De Domenico
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Il capitano Bertram del CAP ARCONA cercò per qualche giorno di opporsi all'imbarco e a trasformare la sua nave in una prigione galleggiante, poi il 26 aprile di fronte alle SS con le armi puntate dovette obbedire all'ordine perentorio del Gauleiter di Amburgo Karl Kaufmann. I prigionieri tedeschi vennero posti nelle cabine di prima classe, i polacchi e i cechi in quelle di seconda, francesi, italiani e olandesi in quelle di terza; sovietici ed ebrei vennero caricati nelle stive. Le condizioni igieniche spaventose a bordo indussero gran parte delle guardie SS a sbarcare l'1/2 maggio , venendo sostituite da 200 anziani miliziani della Volkssturm. L'imbarco dei detenuti sembrava completato il 30 aprile, sempre usando il cargo ATHEN come navetta, con un totale intorno a 8.000 prigionieri, quasi tutti da Neuengamme, sul CAP ARCONA e sul THIELBEK; ma circa 2.000 di essi, per lo più francesi con qualche belga, olandese e svizzero, vennero sbarcati su richiesta di Folke Bernadotte e trasferiti su due navi della Croce Rossa svedese, MAGDALENA e LILLIE MATTHIESSEN, che salparono subito dirette in patria.
Il 2 maggio le truppe britanniche erano ormai entrate a Neustadt, la cui guarnigione si era arresa, e l'urgenza di disfarsi dei detenuti ancora sul posto caricandoli sul CAP ARCONA divenne frenetica. L'imbarco riprese e continuava ancora il 3 maggio. La nave era stata in precedenza privata di tutte le scialuppe e di quasi tutti i canotti di salvataggio, rendendo così evidente qual'era la sua destinazione finale: l'autoaffondamento con tutto il suo carico umano.


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  • Inviato 14 luglio 2019 - 15:48

#10

sandokan
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Efficacissimo riassunto. Grazie davvero. Una vicenda straordinaria e crudele.
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  • Inviato 10 settembre 2019 - 10:34




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