Vai al contenuto

AIDMEN utilizza dei cookie per le proprie funzionalità e migliorare l'esperienza di navigazione. Per maggiori informazioni leggi l'Informativa ex 13 D.Lgs. n. 196/2003 .    Cliccando il tasto a destra acconsenti all’uso dei cookie    Accetto l'utilizzo dei cookie

"La US Navy nel Mediterraneo nella Grande Guerra e dopo" - parte quinta

Iniziato da Francesco De Domenico , 15.03.2019 - 17:19

  • Per cortesia connettiti per rispondere
Nessuna risposta a questa discussione

#1

Francesco De Domenico
  • Francesco De Domenico
  • Administrators
  • 1173 messaggi

Da "Victory Without Peace. The United States Navy in European Waters, 1919-1924" di William N. Still Jr., Naval Institute Press, Annapolis, 2018.


  • Torna su
  • Inviato 15 marzo 2019 - 17:19

#2

Francesco De Domenico
  • Francesco De Domenico
  • Administrators
  • 1173 messaggi

(pagg. 52-53)
"Tre destroyers e più tardi un quarto vennero inviati in Adriatico per rafforzare una forza navale alleata che dava attuazione ai termini dell'Armistizio con l'Austria-Ungheria.(...) Per diverse settimane dopo l'Armistizio i pattugliamenti antisom continuarono nell'Atlantico, nella Manica e nel Mediterraneo. Sarebbero proseguiti finché tutti gli U-Boats tedeschi ebbero risposto all'appello. (...)

Il 4 dicembre 1918 l'ammiraglio Sims informò il CNO che in base al piano di smobilitazione approvato, tutti gli yacht, le cannoniere e i cutter della Guardia costiera di base a Gibilterra sarebbero salpati per gli Stati Uniti "a partire dal 6 dicembre circa". (...) I subchasers di base a Corfù ricevettero inizialmente l'ordine di andare a Gibilterra per poi rientrare negli Stati Uniti, ma un certo numero vennero invece inviati in Adriatico e su un'isola greca. Due navi di base a Gibilterra, il cutter SENECA e lo yacht armato NAHMA, rimasero temporaneamente in acque europee (probabilmente gli equipaggi pensarono ad un errore). (...)

Il dispiegamento dei subchasers da 110 piedi nel teatro europeo fece nascere qualche problema. All'Armistizio c'erano 120 subchasers, sparpagliati da Queenstown (oggi Cobh) in Irlanda a Corfù nel Mediterraneo orientale. Il Segretario della Marina Daniels telegrafò a Benson e a Sims degli ordini (presumibilmente preparati dal Dipartimento della Marina) concernenti i subchasers. Questi piccoli battelli in legno, a suo avviso, sarebbero stati di scarsa utilità per la flotta e per gli Stati Uniti. Raccomandò di venderne almeno 66, quelli di base a Queenstown e a Plymouth, "se l'acquisto è richiesto dai governi alleati e se ne ottiene un giusto prezzo. Altrimenti inviateli in convoglio a Charleston, S.C." (..) Voleva che i 32 [rectius 36 ndt] di base a Corfù venissero inviati alla flotta in Asia. Poi cancellò quest'ordine. 30 dovevano esser inviati a Charleston, S.C., e 6 consegnati alla Croce Rossa al Pireo, in Grecia. 18 dei battelli di base a Corfù erano stati temporaneamente dispiegati in Adriatico, ma in dicembre partirono per Gibilterra. Solo 18 di essi lasciarono Gibilterra in convoglio per gli Stati Uniti, 8 vennero in seguito venduti in Italia (1), e i restanti si unirono in Scozia ai subchasers provenienti dalla Francia e dalla Gran Bretagna per la forza di dragaggio [del grande sbarramento minato del Mare del Nord ndt]". (...)
  • Giuseppe Garufi piace questo
  • Torna su
  • Inviato 15 marzo 2019 - 17:33

#3

Francesco De Domenico
  • Francesco De Domenico
  • Administrators
  • 1173 messaggi

(1) I seguenti battelli mi risultano venduti in Italia nel 1919, ma non sono riuscito a trovare a chi e con quale destino:
 
SC-78, costruito da Hiltebrant DryDock, Kingston, NY, in servizio 14.11.1917, venduto in Italia 19.6.1919
SC-94, costruito da ELCO (Electric Launch CO.) a Bayonne, N.J., 24.12.1917, venduto in Italia 1919
SC-128, costruito da Norfolk Naval Shipyard, Portsmouth, Va., 18.1.1918, venduto in Italia 1919 o forse in Grecia 19.6.1919
SC-179, costruito da International Shipbuilding & Marine Engineering, Upper Nyack, NY, 24.12.1917, venduto in Italia 1920
SC-215, costruito da Alex McDonald, Staten Island, NY, 24.12.1917, fuori servizio a Venezia 5.7.1919, venduto in Italia 1919 o forse in Grecia 28.6.1919
SC-248, costruito da Eastern Shipyard, Greenport, NY, 17.1.1918, fuori servizio a Venezia 5.7.1919, venduto in Italia 1919 o  forse in Grecia 1919
SC-327, costruito da Kyle & Purdy, City Island, NY, 12.12.1917, venduto in Italia 19.6.1919
 
Fonti:
il database di Tim Colton,  http://shipbuildingh...y.com/index.htm
http://www.navsource.org

Foto da navsource

Allega File(s)


  • Giuseppe Garufi piace questo
  • Torna su
  • Inviato 15 marzo 2019 - 18:15

#4

Francesco De Domenico
  • Francesco De Domenico
  • Administrators
  • 1173 messaggi

Pag. 53:

"La marina americana tuttavia riscosse scarso successo nella vendita dei subchasers agli Alleati o ad altri paesi. 66 erano a Plymouth in attesa di compratori. La Francia ne aveva ordinati 35 poco dopo l'inizio del programma e l'Italia quattro (in effetti l'Italia di fatto ne ottenne otto) (1). La marina voleva dapprima 35.000 dollari, ma in seguito ridusse il prezzo ad un minimo pari alla metà di quella somma. Nel gennaio 1919 degli inviti ad offrire vennero inviati sia ai paesi alleati che neutrali. Vennero ricevuti un notevole numero di offerte, ma poche offrivano almeno il prezzo minimo. Dei sondaggi in Gran Bretagna, Francia e Scandinavia indicarono che 10.000 dollari era il massimo prezzo su cui ci sarebbe stato un qualsiasi interesse nel battelli. (...)

La Grecia appariva il paese più interessato ai mezzi, per il suo servizio doganale. In dicembre 6 vennero inviati al Pireo. Ma in gennaio l'ambasciata americana ad Atene informò il Dipartimento di Stato che a causa di un intervento britannico, il governo greco aveva invece acquistato diversi mezzi in esubero della Royal Navy. Tre dei subchasers ex americani vennero in seguito offerti ad interessi commerciali greci come piccole navi da carico, ma nessuno fu venduto. La scadenza degli inviti ad offrire fu estesa a febbraio, ma senza successo. Il comandante Theodore G. Ellyson, incaricato della vendita, dette la colpa al prezzo richiesto (25.000 dollari), la cui responsabilità risaliva alla politica (così suggerì a sua moglie). Tuttavia l'ammiraglio Bristol a Plymouth informò Sims che il governo greco offriva 38.000 dollari a testa per 4 subchasers. Sfortunatamente due si dimostrarono in pessime condizioni, non in grado di salpare,  e gli altri due erano richiesti nel Mar Nero come battelli per portare dispacci (corrieri).

Diversi subchasers vennero consegnati alla Croce Rossa per portare aiuti alimentari in Mediterraneo orientale. In attesa di esser alienati, altri fornirono un utile servizio con la flotta del dragaggio  e come corrieri non solo in Mar Nero ma specialmente in Adriatico. In effetti il CNO si rifiutò di smobilitare tutti i subchasers rimasti finché "la situazione in Adriatico non si normalizza". (L'ammiraglio Benson aveva inizialmente disapprovato l'invio di subchasers in Adriatico alla luce della difficoltà di ottenere il combustibile per loro, ma poi la benzina necessaria venne ottenuta a Brindisi in Italia)."


  • Giuseppe Garufi piace questo
  • Torna su
  • Inviato 16 marzo 2019 - 16:02

#5

Francesco De Domenico
  • Francesco De Domenico
  • Administrators
  • 1173 messaggi

Pag. 64:

"Al novembre 1918 la marina americana aveva 27 basi per idrovolanti in Europa: 16 in Francia, 3 in Italia, una nelle Azzorre, 2 in Inghilterra e 5 in Irlanda." (...)

 

Pag. 71:

"[La smobilitazione]  in Italia si dimostrò più facile [che in Francia]. Nel 1917, su richiesta italiana, la marina aveva inviato del personale per presidiare due basi, sul Lago di Bolsena e a Porto Corsini.  In seguito ne venne aggiunta una terza  a Pescara. L'Italia acconsentì a fornire praticamente tutto, dal casermaggio agli aerei e agli equipaggiamenti di volo. Gli Stati Uniti non si occupavano di costruire nulla in quelle basi. A metà dicembre il contrammiraglio S. Orsini, responsabile dell'aviazione nel Ministero della Marina italiano, confermò a Sims che gli Stati Uniti non dovevano preoccuparsi di nulla: tutte le spese sarebbero state sostenute dal governo italiano. Roosevelt [Segretario assistente della marina] a quanto pare temeva che in seguito alla Marina sarebbe stato presentato il conto per "migliorie, danni alle proprietà private ecc." ma il governo italiano mantenne la promessa. Corsini cessò il servizio nell'ultimo giorno di dicembre del 1918 e le altre due poco tempo dopo. Il costo di queste basi era trascurabile in confronto all'enorme debito che l'Italia aveva accumulato durante la guerra. Secondo un alto funzionario americano l'Italia sperava di ottenere un consistente prestito dagli Stati Uniti, oltre a diversi beni materiali. Forse questo fu un elemento della generosità italiana circa le basi per idrovolanti.

 

Gibilterra (...) nella prima guerra mondiale giocò un ruolo chiave nella protezione del naviglio mercantile alleato. Nel 1917 i britannici avevano chiesto che navi da guerra americane rinforzassero quelle della Royal Navy là presenti, e navi e personale americano vennero inviati. Il 16 novembre, cinque giorni dopo l'Armistizio, Sims mandò le sue prime istruzioni di smobilitazione al contrammiraglio Albert Niblack a Gibilterra. Doveva mantenere nella base  le installazioni per la riparazione e le comunicazioni ma distaccare personale e unità navali in esubero. Le munizioni e gli altri materiali d'armamento dovevano esser riportate negli Stati Uniti o, se non necessarie, consegnate ai britannici. Gli ordini di smobilitazione vennero ricevuti il 27 novembre, e le unità navali statunitensi cariche di materiali e di personale salparono in quattro gruppi il mese successivo.

 

Subito prima della chiusura della base di Gibilterra, Sims chiese notizie sui contratti e gli affitti, avvertendo Niblack che avrebbe probabilmente dovuto trattenersi finché tutti  non fossero stati chiusi. Le autorità britanniche tuttavia non avanzarono richieste di danni, e l'ammiraglio Niblack fu sostituito come previsto e salpò sull'incrociatore USS OLYMPIA (ben noto per la guerra ispano-americana). Il 20 febbraio la base fu ufficialmente smobilitata, anche se  del personale della marina americana rimase per supportare le navi del NOTS [Naval Overseas Transportation Service], i trasporti truppe e le navi da guerra di passaggio. L'ammiraglio Knapp informò il CNO ad aprile che 17 trasporti truppe avevano fatto tappa a Gibilterra in rotta per gli Stati Uniti e raccomandò di mantenervi l'ufficio portuale de facto finché la marina americana aveva delle forze operanti nel Mediterraneo. Il 5 maggio la ex base venne ribattezzata ufficio portuale, che sarebbe rimasto aperto fino al 1922."

 

(pagg. 72-73)

 

"Nel Mediterraneo orientale gli Stati Uniti avevano stabilito una piccola base navale sull'isola greca di Corfù. Una squadra di 36 subchasers americani cooperava con i britannici, i francesi e gli italiani nel blocco dell'Adriatico a mezzo dello sbarramento di Otranto, una serie di campi minati e pattugliamenti navali intesi a confinare all'interno di quel mare i sommergibili nemici. La base americana, una tendopoli e pochi edifici prefabbricati, era sul punto di esser ampliata al momento dell'Armistizio. Sims ordinò di smantellare la base e rimandò in patria 18 battelli, inclusa la nave appoggio. I rimanenti vennero inviati in Adriatico per prendere il controllo delle navi austriache che si erano arrese e per aiutare a mantenere la pace. A gennaio restavano in mano americana solo un capannone deposito e una casa. La base fu smobilitata il 20 febbraio 1919, anche se gli ultimi materiali vennero ritirati solo a marzo. I funzionari greci non crearono alcun problema all'evacuazione americana.  E questo molto probabilmente grazie all'instabilità politica in Grecia."


  • Giuseppe Garufi piace questo
  • Torna su
  • Inviato 16 marzo 2019 - 16:34

#6

Francesco De Domenico
  • Francesco De Domenico
  • Administrators
  • 1173 messaggi

"La nave appoggio sommergibili LEONIDAS a Corfù salpò poco dopo l'Armistizio per gli USA scortando dei subchasers. Lo staff dell'ammiraglio  Sims dovette cavarsela con le navi officina rimaste. La BUFFALO fu inviata da Gibilterra alle Azzorre per sostituire la DIXIE. La partenza della BUFFALO da Gibilterra lasciò la base insufficientemente attrezzata per supportare le navi che entravano e uscivano dal Mediterraneo, comprese le navi della Food Commission. Per fortuna i britannici furono in grado di farsi carico di gran parte delle riparazioni sul posto. Il 24 gennaio 1919 il comandante del distaccamento in Adriatico richiese la BUFFALO: "Il lavoro di riparazione delle navi del NOTS è considerevole". (...)

Parente stretto delle riparazioni era naturalmente il salvataggio. Quattro navi da salvataggio, 12 dragamine e 17 rimorchiatori rimasero in acque europee dopo l'Armistizio. Le navi salvataggio e i rimorchiatori rimasti vennero ripartiti tra le varie basi navali. Quattro rimorchiatori stavano con la flotta di dragaggio nel Mare del Nord; due dei rimorchiatori vennero prestati agli italiani. (...) Lo yacht armato NAHMA, dopo dei lavori di rimessa a punto fu inviato in missioni quasi-diplomatiche. Passò il successivo anno e mezzo a Costantinopoli, in Adriatico e altrove nel Mediterraneo."

(pag. 55)

"Il periodo post-armistiziale stressò la situazione del combustibile della Marina in Europa. (...) La flotta di navi cisterna della Marina era sovraccaricata dalla necessità di supportare navi in collocazioni lontane - la Russia settentrionale, il Baltico, l'Adriatico, il Mediterraneo orientale e il Mar Nero. (...)
Gibilterra era altrettanto importante di Brest ai fini del rifornimento di combustibile. Non c'erano depositi di combustibile disponibili nel Mediterraneo per le navi americane, né per quelle da guerra né per quelle che portavano aiuti. Di quando in quando una nave cisterna riforniva le navi del governo americano nel Mediterraneo orientale, ma Gibilterra rimase la fonte primaria di combustibile. Nel marzo 1919 una carenza di carbone in Italia costrinse i britannici a ridurre la quantità disponibile per le navi americane; in luglio, le autorità navali britanniche informarono l'ammiraglio Knapp che a partire dal 1° agosto le navi americane avrebbero dovuto procurarsi il carbone da fornitori commerciali anziché dalle riserve dell'Ammiragliato."

(pagg. 59-60)

"Nel gennaio 1919 degli uffici portuali vennero aperti a Rotterdam, Trieste, Fiume, a Salonicco in Grecia e a Costantinopoli. (...) In marzo, Hancock riferì che c'erano 28 uffici portuali: 4 in Inghilterra, uno in Irlanda, 12 in Francia, 7 in Adriatico e uno ciascuno in Belgio, Olanda, Germania e a Costanza sul Mar Nero."

(pag. 73)


  • Giuseppe Garufi piace questo
  • Torna su
  • Inviato 17 marzo 2019 - 11:17

#7

Francesco De Domenico
  • Francesco De Domenico
  • Administrators
  • 1173 messaggi

(pag. 107)

 

"Una settimana dopo la firma dell'Armistizio con la Germania, l'ammiraglio William H.G. Bullard alzò la sua bandiera sull'incrociatore BIRMINGHAM a Venezia. (...) Bullard aveva assunto il comando delle forze navali statunitensi nel Mediterraneo orientale, quello che  nel 1920 sarebbe stato ribattezzato Distaccamento Navale americano nell'Adriatico.(...) La nuova formazione rimase in essere fino al 1922 e per tutto il periodo fu concentrata nel mare Adriatico - perché? 

 

Gli Stati Uniti avevano dichiarato guerra all'Impero Austro-Ungarico nel 1918. La sconfitta e lo smembramento dell'impero crearono una crisi in Adriatico dopo l'Armistizio. Sorse ora un nuovo stato serbo-croato-sloveno (la Jugoslavia)  lungo la costa dalmata, anche se non fu riconosciuto fino al 1919. In base all'Armistizio gli  Alleati, compresi gli Stati Uniti, dovevano occupare la regione e assicurare l'esecuzione delle sue clausole. La conferenza di pace di Parigi all'inizio del 1919 preparò un trattato con l'Austria-Ungheria. (...)

Gran parte degli storici concordano sul fatto che l'Adriatico divenne in definitiva una delle maggiori crisi alla conferenza di pace, e questo a causa delle aspirazioni italiane. L'Italia era entrata in guerra nel 1915 in base ad un trattato segreto con le Potenze dell'Intesa, il Trattato di Londra, che le garantiva, tra le altre cose, gran parte della Dalmazia; quando la guerra  finì, incombeva la decisa possibilità di un conflitto armato. Gli italiani - che erano estremamente nazionalisti, avendo ottenuto l'indipendenza e l'unità nazionale poco più di mezzo secolo prima - reclamavano ad altissima voce le loro rivendicazioni sulla Dalmazia. Erano tra le nazioni vincitrici della guerra; mentre le nuove forze armate jugoslave erano state parte dell'esercito asburgico sconfitto. L'Italia, com'era prevedibile, non riconobbe il nuovo stato jugoslavo."

( ...)

 

(pag. 108)

 

 "A causa del trattato del 1915 e poiché gli italiani o ignoravano l'Armistizio o vi leggevano solo quello che volevano, le sue clausole erano estremamente difficili a realizzare. Per quanto li riguardava gli jugoslavi (in questo caso di etnia serba) [sic ndt] erano solo degli austriaci che avevano combattuto durante la guerra, e anche piuttosto primitivi. Anche prima dell'Armistizio austro-ungarico truppe italiane cominciarono ad occupare, con il pretesto di preservare l'ordine, dei territori dalmati che Roma riteneva le fossero stati promessi dal trattato del 1915. Truppe italiane si portarono rapidamente nei porti lungo la costa dalmata, in molti luoghi trovandosi di fronte le forze armate dell'appena proclamato stato di Jugoslavia. Entro pochi giorni erano entrate a Trieste e a Pola (oggi Pula in Croazia), già basi navali austro-ungariche, per catturarvi le navi da guerra . Occuparono le isole al largo della costa  ed entro dieci giorni controllavano gran parte della Dalmazia settentrionale, con l'eccezione di Fiume, che, sebbene non facesse parte della zona militare assegnata agli italiani, le truppe italiane occuparono con un sotterfugio, perché circa 50.000 dei suoi abitanti erano considerati italiani. Secondo una fonte,  già alla fine di novembre era stata deliberatamente accreditata l'impressione che "L'Italia era lì per rimanervi".


  • Torna su
  • Inviato 17 marzo 2019 - 16:32

#8

Francesco De Domenico
  • Francesco De Domenico
  • Administrators
  • 1173 messaggi

Prime tre foto dal libro di Still.
Quarta foto da navsource

Allega File(s)


  • Torna su
  • Inviato 20 marzo 2019 - 15:49




0 utente(i) stanno leggendo questa discussione

0 utenti, 0 visitatori, 0 utenti anonimi