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“French Battleships of world war one”

Iniziato da Giancarlo Castiglioni , 30.10.2018 - 10:52
recensioni storia tecnica

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#1

Giancarlo Castiglioni
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Un altro un libro straordinario appena comprato:

“French Battleships of world war one” di John Jordan e Philippe Caresse.

In tutte le categorie di navi ci sono motivi di interesse, ma le corazzate hanno un fascino particolare che le distingue; per anni sono state il simbolo tangibile della potenza di una nazione, il meglio della tecnologia dell’epoca.

Per me questo vale soprattutto nel periodo fino alla Prima Guerra Mondiale; le corazzate dopo il trattato di Washington mi sembrano un po’ una prosecuzione di una storia già finita.

Il libro mi ha subito interessato, ma ho deciso di comprarlo quando ho saputo che l’argomento erano le corazzate francesi dal 1890, non reputo molto interessanti le classi Courbet e Bretagne.

Dopo una trattazione sintetica delle corazzate dal 1870 al 1890, il libro entra nel vivo descrivendo in modo particolareggiato la famosa “classe di prototipi”.

Cinque corazzate ordinate in base ad una specifica generale in cui è stata lasciata la massima libertà al progettista, per cui le navi costruite risultarono molto diverse tra di loro.

La cosa è ancora più strana perché solo due furono ordinate a cantieri privati, mentre tre furono costruite da arsenali di stato e due di queste sotto la responsabilità dello stesso progettista!

Le navi francesi del periodo erano molto particolari, per la disposizione delle artiglierie principali a losanga, le murate rientranti dalla verticale, le sovrastrutture enormi e gli alberi massicci; la conseguenza ovvia era la bassa stabilità che si evidenziò subito e si cercò di ovviare riducendo i pesi in alto già poco dopo che le navi erano entrate in servizio.

Dal libro ho scoperto che su molte di queste navi durante la prima guerra mondiale si è intervenuto radicalmente costruendo delle controcarene per rendere verticale la murata almeno fino al primo metro sopra il galleggiamento.

La disposizione delle artiglierie a losanga rispetto alla classica con torri binate a prua e a poppa, è stata molto criticata, ma aveva una giustificazione logica.

Si pensava ad una battaglia navale tipo Lissa, che iniziava con una flotta che faceva rotta direttamente contro l’altra e che evolveva in una mischia confusa; in questa situazione le artiglierie laterali avrebbero consentito di mettere in azione 3 pezzi invece di due nella prima fare di attacco diretto, ed avrebbero potuto sparare facilmente su entrambi i lati nella seconda fase.

Più tardi le navi della classe Voltaire, armate con 4x305 e 12x240 e impostate nel 1907-1908, quindi dopo il completamento della Dreadnought, sono state sempre considerate superate da prima di essere entrate in servizio.

Dal libro ho scoperto che data la superiore cadenza di tiro dei pezzi da 240 le Voltaire potevano lanciare in un minuto un peso di proiettili superiore a quelli della Dreadnought; questo era il ragionamento che aveva portato al loro progetto.

L’errore era nella stima delle distanze a cui si sarebbe effettuato il combattimento; i francesi ritenevano sarebbero state al massimo 10km più o meno la gittata massima dei loro pezzi, sia 305 che 240, e dove riuscivano ad arrivare con le loro apparecchiature di direzione tiro.

Non avevano previsto che negli anni immediatamente successivi le distanze di combattimento sarebbero aumentate radicalmente e che così le loro navi sarebbero diventate irrimediabilmente superate.

Il libro è estremamente accurato nella descrizione di tutte le caratteristiche tecniche delle navi, fin troppo direi; confesso di aver solo scorso rapidamente la descrizione degli apparati per la direzione tiro e di aver giusto dato una occhiata ai disegni che danno posizione e spessore di ogni singola piastra della corazzatura.

Altro punto di forza sono le fotografie, bellissime e di grande formato ed i disegni copia moderna dei disegni di progetto originali, probabilmente sbiaditi e poco leggibili.

Nella seconda parte del libro è descritta col giusto peso la vita operativa delle navi e accuratamente le modifiche successive all’entrata in servizio.

Ma fatte le meritate lodi al libro è più interessante esaminarne i piccoli difetti.

Negli ultimi 30 anni del XIX secolo i francesi costruirono 19 corazzate costiere, navi fino a 7.000 tonnellate e armate con cannoni di grosso calibro; sarebbero state un po’ fuori tema, ma avrei preferito ci fosse almeno un accenno generale, perché erano state costruite, come erano state utilizzate e se avevano soddisfatto le attese.

Avrei preferito almeno un cenno alle corazzate costruite in Francia per l’estero, la Pelayo per la Spagna e la Cesarevic per la Russia; meritava attenzione anche la successiva classe Borodino costruita in Russia ma di chiara ispirazione francese.

Manca quasi del tutto una discussione sul perché e contro chi sono state costruite queste navi.

Per ogni classe è fatto un confronto con una contemporanea costruzione inglese, ma è più presa come base di riferimento che come un reale possibile avversario.

Comunque è chiaro che fino al 1900 la flotta francese era costruita in funzione anti inglese e qui mi chiedo se non sarebbe stato preferibile costruire un numero ridotto di unità delle stesse dimensioni delle navi inglesi in modo di metterle in grado di affrontarle individualmente alla pari.

Invece per la difficoltà di avere i finanziamenti in Parlamento che metteva limiti di tonnellaggio, si costruirono sempre navi più piccole e quindi inferiori sul piano individuale.

Dai primi del ‘900, con i rapporti di quasi alleanza con l’Inghilterra, è meno chiaro a cosa servisse la flotta francese.

Poco contro i tedeschi, si era già visto nella guerra del ’70 che la flotta francese enormemente superiore era stata ininfluente; molto improbabile che i tedeschi potessero sfruttare in qualche modo la loro superiorità entrando nella Manica contro la costa francese.

Più verosimile considerare avversari italiani e austroungarici in Mediterraneo; però non viene mai fatto un accenno alle costruzioni contemporanee di queste nazioni, forse i francesi le consideravano comunque inferiori e non se ne preoccupavano.

Ho l’impressione che la flotta francese fosse costruita “tout azimut” come la “force de frappe” di De Gaulle; indubbiamente la Francia era una grande potenza e solo per questo doveva avere una grande flotta.

Manca anche un commento sui risultati generali, anche se c’è una valutazione critica per ogni classe di navi.

Io sono molto critico sulle costruzioni navali militari attuali, di cui non vedo l’utilità, ma meglio conosco la storia navale, più aumentano le mie perplessità anche sulle costruzioni del passato.

Dubbi che avevano anche i contemporanei, primo l’Amm. Aube che bloccò la costruzione delle corazzate quando divenne per breve tempo Ministro della Marina in Francia.

 

Dal 1870 al 1915 la Francia ha costruito 40 corazzate; in tutti questi anni come attivo hanno sparato solo una volta contro un bersaglio navale, il piccolo incrociatore austro-ungarico Zenta e hanno bombardato i forti turchi ai Dardanelli.

Come passivo sono state distrutte 6 unità, la Jena e la Libertè per esplosione interna, la Bouvet per mine, Suffren, Gaulois e Danton silurate da sommergibili.

Nel periodo tra le due guerre si sono perse altre 2 unità, la Mirabeau e la France per incaglio.

Estendendo il periodo alla seconda guerra mondiale all’attivo abbiamo due bombardamenti costieri nel giugno del ’40 in Libia a Bardia da parte della Lorraine e contro le truppe di terra tedesche nella penisola del Cotentin da parte della Courbet.

C’è poi qualche colpo sparato senza risultato dalla Provence contro la Hood a Mers el Kebir.

Al passivo la Bretagne affondata a Mers el Kebir dagli alleati inglesi con oltre 1000 morti.

In totale 9 unità perse su 40 e danni insignificanti inflitti al nemico.

A sottolineare l’inutilità delle corazzate francesi, l’uso della Courbet come frangiflutti nello sbarco in Normandia.

Un bilancio disastroso.

Anche altre nazioni non sono molto meglio, sono sicuramente più le corazzate che non hanno mai sparato un colpo contro una nave nemica di quelle che lo hanno fatto, ma il bilancio francese, oltre tutto avendo combattuto due guerre mondiali, è veramente catastrofico.

È il senno del poi, ma è lecito domandarsi se i soldi per la costruzione delle corazzate potessero essere spesi meglio.


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  • Inviato 30 ottobre 2018 - 10:52

#2

Francesco De Domenico
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Dovresti aggiungere che la LORRAINE (tornata operativa ad aprile-maggio  1944  dopo il lungo periodo di internamento ad Alessandria) ha partecipato alle operazioni di bombardamento connesse allo sbarco alleato in Provenza (in particolare sull' Ile de Levante poi su Tolone e St. Mandrier) il 15 e il 19 agosto 1944, con un curioso duello di artiglieria contro i pezzi da 340 mm tratti dalla gemella PROVENCE che i  tedeschi avevano piazzato come batterie costiere, poi ancora nella prima metà di settembre 1944 (bombardamenti sulla Riviera francese).  Poi ha bombardato le fortificazioni tedesche a Royan, nell'estuario della Gironda, dal 15 al 20 aprile 1945, durante le operazioni francesi di sbarco per liberare in extremis l'estuario e quindi riaprire Bordeaux alla navigazione. Quanto alla COURBET, gli inglesi l'avevano prima usata come bersaglio in un loch scozzese per le prove delle bombe rimbalzanti poi usate contro le dighe tedesche. Aveva le macchine del tutto fuori uso, tanto è vero che è stata l'unica nave usata come frangiflutti in Normandia ad esser rimorchiata attraverso la Manica.


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  • Inviato 30 ottobre 2018 - 18:46

#3

Giancarlo Castiglioni
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Naturalmente i bombardamenti costieri del 1944 sono citati nel libro, non li avevo considerati perché mi sembravano poco significativi.

Con lo stesso metro potevo considerare come perduta la Provence autoaffondata a Tolone.


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  • Inviato 30 ottobre 2018 - 21:50





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