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Due Gentiluomini, non solo un episodio...

Iniziato da CARABINIERE , 11.10.2018 - 10:50
Von Spee Cradock Coronel 1914 Corsari e guerra navale Royal navy Marina Imperiale tedesca

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#1

CARABINIERE
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Due Gentiluomini – di Massimo Alfano, edizioni Pathos 2018

 

Riesce sempre difficile recensire l’opera di un amico che si stima ...

 

Il secondo libro della trilogia su Von Spee sorprende, sia per l’imprevedibilità della composizione ed impaginazione sia per affrontare coraggiosamente e controtendenza temi politico navali normalmente trattati in forma molto conformista.

Al di la dell’approfondimento dei caratteri e dei comportamenti, con le conseguenti scelte operative, dei due protagonisti, Von Spee e Cradock, emerge un interessantissimo spaccato dell’ Ammiragliato inglese e della sua involuzione dell’ epoca, con una interessante spiegazione (a mio parere corretta) di questa involuzione : le comunicazioni, e la facilità della stessa.

Telegrammi, messaggi radio subissavano i comandi, sottomettendo le decisioni operative sul campo a valutazioni politiche spesso avulse dal contesto reale e privando i comandi in mare di quella sagacia e capacità di cogliere le occasioni tipiche della Royal Navy che precedentemente inviava le navi in mare solo con l’ indicazione degli obbiettivi strategici da perseguire

Evidentemente questo dà luogo ad individuare il colpevole: il giovane Winston Churchill, incontrastato dominus di uno dei gangli del potere inglese senza averne pero né dimestichezza né comprensione del funzionamento; certamente un quadro ben documentato oltre che ben caratterizzato che esce dagli schemi noti sul personaggio (schemi d’ altra parte da sempre influenzati e condizionati dalla copiosa autobiografia dello stesso …).

Mantenendo costantemente l’attenzione sul quadro strategico, non manca ovviamente di precisione la descrizione tattica degli scontri, e le condizionanti relative, senza entrare nella noiosità di certi scrittori che si perdono nella cronologia e nei secondi senza capire l’ essenza dell’ arte navale, che qui invece è la protagonista insieme all’ etica che deve esserne la base.

Questo, con l' etica e la dedizione, da spazio a spiegare i "fenomeni" della crescita ed auge della marina Imperiale tedesca e della marina Imperiale Giapponese, altri temi spesso trascurati dalla narrativa e dalla storiografia

Un libro interessante anche per la composizione e l’offerta di consultazione, con qualche tratto da annuario navale, che richiama anche il Weyer Flottentaschenbuchprima maniera, ce ne spiega le origini e l’accettazione: il testo è accompagnata dai bellissimi e precisi disegni dello stesso Alfano, miniature uniche, inframezzato da schede molto accurate di ciascuna delle unità coinvolte; le note sono strutturate esse stesse come una narrativa a parte.

Un libro interessantissimo, spunto per ulteriori analisi ed approfondimenti, che non dovrebbe essere limitato ad una ristretta cerchia di appassioni, di “eruditi” navalisti …

 


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  • Inviato 11 ottobre 2018 - 10:50

#2

Giancarlo Castiglioni
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Anche io ho letto “I due Gentiluomini” l’ultimo libro di Massimo Alfano e rinnovo le lodi fatte al precedente “La cannoniera e l’Ammiraglio”.

Mi piace molto la formula del testo illustrato con disegni, speravo addirittura che ci fosse qualche disegno in più.

Il testo è molto buono, scritto attingendo ad un gran numero di fonti, valido sia sotto l’aspetto storico che tecnico e con molte considerazioni interessanti.

Sulla parte tecnica a pag. 214 tra le caratteristiche del Glasgow pensavo di aver trovato un errore, perché per l’apparato motore sono indicate 2 turbine con 4 assi elica cosa chiaramente incoerente; ho verificato, la stessa cosa è ripetuta su Wikipedia in versione italiana, ma su quella inglese è indicato “2 turbine set”; questa è la spiegazione, il “set” è formato da due turbine, una di alta ed una di bassa pressione quindi abbiamo 4 turbine per 4 assi.

Una soluzione tecnica comune all’epoca, quando non si era in grado di costruire riduttori a ingranaggi per quelle potenze a le turbine dovevano essere direttamente calettate sull’asse elica.

Una considerazione interessante dell’autore è la contrapposizione all’interno della Royal Navy tra la marina di Fischer e la marina di Baresdorf; da una parte i “tecnici”, che guardavano alla sostanza e dall’altra i “gentiluomini” con attenzione maniacale all’estetica, la verniciatura delle navi, le divise, il rispetto della tradizione, l’esecuzione acritica degli ordini ricevuti.

Per i secondi le esercitazioni di tiro erano una noiosa pratica richiesta dai regolamenti, da sbrigare nel minor tempo possibile e da affidare magari agli ufficiali inferiori; i risultati non contavano molto, più importante era pulire i cannoni e il ponte dopo.

Questo modo di ragionare sembra assurdo e ho cercato di capire come ufficiali indubbiamente colti e razionali potessero ragionare così.

Oggi la visione corrente dei primi anni dei ‘900 è un susseguirsi di crisi che dovevano portare necessariamente alla guerra, prima o poi inevitabile.

Indubbiamente anche allora c’era chi ragionava così; in sintesi la guerra è scoppiata perché militari e governo tedesco pensavano fosse inevitabile, e quindi, sbagliando, ragionavano “meglio ora che in seguito quando la Russia sarà più forte”.

Ma credo fossero molti di più quelli che ritenevano impossibile una guerra tra le grandi potenze europee, guardavano con scetticismo le crisi diplomatiche e pensavano “tanto rumore per nulla, ma poi ci si mette sempre d’accordo”.

Non si sarebbe mai combattuto sul serio, la flotta, le bandiere, le salve di saluto in fondo erano tutta una commedia e tanto valeva recitarla bene.

Mi è venuta spontanea una considerazione sulla Regia Marina tra le due guerre, che aveva come modello la Royal Navy; purtroppo mi sembra che si ispirasse più alla Royal Navy di Baresford che a quella di Fisher.


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  • Inviato 13 ottobre 2018 - 10:17

#3

Francesco De Domenico
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Vorrei suggerire la lettura di "Churchill and Fisher. Titans at the Admiralty" di Barry Gough, Seaforth Publishing, settembre 2017. Forse un poco più aggiornato di altre fonti.


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  • Inviato 13 ottobre 2018 - 11:30

#4

CARABINIERE
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Turbine ed assi :  per questa sofisticazione di ricerca non possiamo pretendere troppo da  Wikipedia, che tutti consultiamo salvo poi criticarlo aspramente.

Credo che la spiegazione data sia  ingegneristicamente valida, considerando anche le produzioni meccaniche e le capacità dell' epoca, senza ricorso a riduttori.

La dizione esatta dovrebbe essere "due apparati motori", visto che un minimo di logica dovrebbe portare la sistemazione molto prossima tra turbina di AP e turbina di BP, che dovrebbe essere alimentata dal vapore di scarico della prima.

Ulteriore conferma, seppur indiretta, viene da Taschenbuch der Kriegsflotten 1914 che riporta il profilo del Glasgow con 4 assi ed eliche


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  • Inviato 14 ottobre 2018 - 17:33

#5

Giancarlo Castiglioni
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Anche sul Conway's 1906-1921 la classe Bristol a cui appartiene il Glasgow è con 4 assi turbine Parsons.

Avevo supposto 2 assi con turbine di alta e 2 con turbine di bassa pressione; probabilmente l'apparato motore era un po' più complicato di come pensavo, ma la sostanza non cambia.

Per esempio sulle Danton, le prime corazzate francesi a turbina, c'erano una turbina alta di crociera e una di bassa sugli assi interni e una turbina di alta e una per la marcia indietro sugli assi esterni.

Le turbine ad ingranaggi pare siano state installate per la prima volta sugli incrociatori da battaglia Glorious e Corageous.


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  • Inviato 16 ottobre 2018 - 22:17

#6

Francesco De Domenico
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Riporto qui qualche brano tratto dal libro "Churchill and Fisher" che ho citato prima (pagg. 282-287):

 

"Nell'insieme la squadra di Cradock non era all'altezza di affrontare la squadra tedesca, e l'Ammiragliato osservò che stava inviando la corazzata pre-dreadnought CANOPUS per potenziare le sue forze, anche se questa era una nave anziana, lenta e di dubbio valore bellico. Churchill ritenne ottimisticamente che se la CANOPUS fosse stata presente con i suoi potenti cannoni da 12 pollici [305 mm ndt], le altre navi sarebbero state in grado di  evitare il peggio. Gli incrociatori tedeschi non si sarebbero azzardati ad entrare nel raggio d'azione di quella che Churchill definì "una cittadella fortificata". Questo era un grosso errore di calcolo. La lenta CANOPUS era lontana a poppa quando Cradock ordinò alle navi della sua squadra di allargarsi a ventaglio a 20 miglia di distanza l'una dall'altra per individuare il nemico.

Quando Fisher fu di ritorno all'Ammiragliato il 1° novembre al posto di Battenberg, Churchill lo portò alla War Room.  Studiando le carte dispiegate loro di fronte, analizzarono le collocazioni delle forze navali britanniche. I britannici apparivano surclassati.  Parlando della squadra di Cradock, Churchill disse "Ma non penserai che cercherà di combatterli senza la CANOPUS?". Fisher non dette alcuna risposta precisa. Probabilmente  lo scenario che stava emergendo lo allarmò, e distaccò immediatamente l'incrociatore corazzato DEFENCE dal Mediterraneo per rafforzare la squadra del Sudamerica. L'Ammiragliato inviò altri messaggi di carattere confuso e contraddittorio, tutti noti a Churchill (che presumibilmente gestiva la situazione dalla War Room dell'Ammiragliato e inviava quei messaggi). Churchill si prese cura di prender le distanze dall'aver avuto alcuna cognizione di quella serie di messaggi quando la verità su questa spedizione venne alla luce."

 

"La perdita di Cradock ebbe ampia eco nella flotta. Il comandante della drednought HMS ORION, sir Robert Arbuthnot,  la commentò così: "Povero Kit! Povero Kit Cradock! Aveva sempre sperato di esser ucciso in battaglia o di rompersi il collo sul campo della caccia alla volpe".

A Londra ci furono molte recriminazioni. Al Primo Lord del Mare appena uscito [dimissionario il 28 ottobre ndt] principe Louis Battenberg si addossò la colpa di Coronel, a detta del suo biografo ufficiale Mark Kerr. Quest'ultimo difese la decisione di Battenberg di mandare la CANOPUS come rinforzo alla squadra di Cradock, sostenendo che la bassa velocità della antiquata corazzata (14 nodi)  non sarebbe stato un problema, dato che il nemico sarebbe dovuto passare davanti alla squadra se questa si trovava negli Stretti di Magellano. Fin dall'inizio, Churchill cercò di evitare ogni accusa, ponendo Cradock in una cattiva luce. Disse al generale  Kitchener [segretario di stato alla guerra ndt]. "Gli ordini dell'Ammiragliato erano chiari...E' molto deludente. Avevamo sette squadre separate che li attendevano in punti diversi, ciascuna delle quali se adeguatamente diretta  e concentrata avrebbe potuto combatterli bene. Ora sono necessarie un gran numero di mosse  in conseguenza di questo contrattempo." Churchill non fu il solo. Asquith [primo ministro ndt] scrisse a Venetia Stanley che "Ho paura che il pover'uomo sia colato a picco: altrimenti avrebbe riccamente meritato una corte marziale...Come ho detto a Winston ieri sera (e lui non merita il minimo rimprovero) è tempo che porti a casa qualcosa, e rompa un po' di vasellame". Kitchener si chiese "Ma che cosa si è messo in testa l'ammiraglio per affrontare una forza così largamente superiore in artiglieria".

"Nell'affrontare la squadra tedesca da una posizione di inferiorità, Cradock può esser stato consapevole dell'accusa mossa all'ammiraglio Troubridge per la fuga del GOEBEN. Scrisse ad un alto ufficiale: "Starò attento a non subire il destino del povero Troubridge". Non avrebbe lasciato che l'Ammiragliato lo accusasse di non aver combattuto."

 

(segue)


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  • Inviato 23 ottobre 2018 - 17:12

#7

Giancarlo Castiglioni
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Direi che il libro condivide esattamente l'interpretazione di Alfano.

Churchill principale responsabile.

Aggiunge che Churchill è stato politicamente abile nello scaricare le sue responsabilità accusando altri.


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  • Inviato 25 ottobre 2018 - 08:37

#8

Francesco De Domenico
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Aspetta il seguito. E ricordati che non c'e' Coronel senza Falkland....
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  • Inviato 26 ottobre 2018 - 17:34

#9

Giancarlo Castiglioni
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Aspetto il seguito, ma per sapere se lo hai mandato ogni volta devo andare a vedere perché risulta sempre: "nessuna risposta a questa discussione".

Non si riesce proprio a sistemare questo aspetto del blog?

Dovrebbe esserci modo di segnalare le risposte altrimenti non le vede nessuno.


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  • Inviato 28 ottobre 2018 - 10:31

#10

Francesco De Domenico
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Chiedo scusa per il ritardo...sono un pensionato abbastanza indaffarato.

 

 

"Comunque,  Churchill non poté evitare di prendersi alcune critiche per la sconfitta.  Lloyd George  [cancelliere dello scacchiere ndt], a detta della sua segretaria privata ed amante Frances Stevenson, che teneva un diario,  criticò il suo ruolo: 'Churchill è troppo occupato nel cercare di un ottenere un successo clamoroso per prendersi cura del vero mestiere dell'Ammiragliato. Churchill accusa l'ammiraglio Cradock per la sconfitta in Sud America - visto che l'ammiraglio è presumibilmente colato a picco con la sua nave e quindi non è in grado di discolparsi. Questo è caratteristico di Churchill'. Tuttavia, il Primo Lord si impegnò nel controllo dei danni e lo fece con efficacia. Come già spiegato prima, ebbe sempre il vantaggio di essere non solo un partecipante alla guerra ma anche il cronista di quegli stessi grandi eventi. Corbett, nella storia ufficiale, argomentò con forza contro l'Ammiragliato, citando telegrammi che Churchill inviò a Cradock, e poi delineando le linee d'azione alternative cui l'ammiraglio si trovava di fronte sul posto.  Per parte sua, Churchill escluse, nell'animata difesa dell'Ammiragliato che scrisse in 'The World Crisis',  che una qualsiasi nota di ambiguità fosse stata espressa nelle sue istruzioni. La sua analisi della minaccia, il dispiegamento di navi per opporsi ad ogni possibile mossa tedesca, e il suo apprezzamento delle velocità e degli armamenti di tutte le navi coinvolte costituisce una potente arringa in difesa della sua amministrazione - e, in effetti, di quella di Battenberg. 'La prima regola in guerra è quella di concentrare una  forza superiore per un'azione decisiva e di evitare una divisione delle forze o di affrontare l'azione in una forma parziale. L'ammiraglio dimostrò con i suoi telegrammi che si rendeva chiaramente conto di questo. Gli ordini dell'Ammiragliato approvarono espressamente la sua tempestiva riconferma di questi principi elementari. Non eravamo perciò in ansia per la salvezza della squadra dell'ammiraglio Cradock.' Conclude 'Non posso pertanto accettare per l'Ammiragliato una qualsiasi parte di responsabilità per quanto accadde successivamente [a Coronel]', che descrive come 'la più triste azione navale della guerra'. E' quindi il rifiuto di qualsiasi responsabilità.

La brillantezza e vivacità della sua narrazione fanno scudo alla vera storia della confusione all'Ammiragliato, i messaggi eterogenei inviati da Churchill e da altri dal quartier generale a Londra, e la mancata comprensione delle difficoltà di condurre una guerra in mare in acque così lontane, dove le distanze erano immense, il mare era spesso agitato, e la navigazione e le comunicazioni radiofoniche erano complicate.  Quando la storia ufficiale di Corbett citata sopra  stava venendo completata, Churchill fece obiezione al modo come veniva trattato il tema  Coronel, ma alla fine il volume fu approvato con un solo voto di maggioranza e così andò in stampa. Il primo volume di 'The World Crisis', pubblicato tre anni dopo, era inteso ad evitare ogni ulteriore censura per le difficoltà della guerra navale in quell'anno preliminare di guerra, il 1914, quando praticamente alla Royal Navy non ne andava bene una. Allora e in seguito Churchill cercò di porsi al riparo da accuse di incompetenza aggiustando la narrazione con una ricostruzione selettiva."


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  • Inviato 28 ottobre 2018 - 11:21

#11

Francesco De Domenico
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"Fisher, il quale, è interessante notarlo, parlò di Cradock nel 1906 come di 'uno dei nostri migliori ufficiali', assunse la carica di Primo Lord del Mare ventiquattro ore prima che la notizia di Coronel arrivasse all'Ammiragliato. Il primo resoconto completo, nei giorni successivi alla battaglia, venne dal console britannico a Valparaíso, che dette la versione degli eventi di von Spee. Le comunicazioni navali britanniche funzionavano con ritardo. Il capitano John Luce del GLASGOW fece rapporto sull'esito dell'azione con un telegramma dieci giorni dopo il combattimento.

Dopo Coronel i britannici erano incerti su dove sarebbe andato von Spee. Era chiaro a Londra che il comandante nemico aveva un paio di opzioni: transitare il canale di Panama ed operare nelle Indie Occidentali  oppure fare il periplo di Capo Horn e dirigersi verso casa.  Dopo che Berlino seppe di Coronel, von Spee ricevette in segreto l'ordine di dirigersi in Germania attraverso l'Atlantico del Sud. Le sue navi erano a corto di munizioni e non c'erano riserve disponibili. All'insaputa dei britannici, fece rotta per Valparaíso, dove lui e la marina tedesca ricevettero uno splendido benvenuto da parte della comunità tedesca. Lasciamolo ora per un momento e rivolgiamo l'attenzione all'Ammiragliato a Londra.

Non appena appreso il disastro di Coronel, Churchill e Fisher agirono rapidamente. In chiaro contrasto con l'indecisione e la mancanza di idee chiare che aveva predominato all'Ammiragliato e aveva portato al triste racconto descritto sopra,  Fisher preparò subito un piano per affrontare von Spee. Entro sei ore dalla notizia di Coronel, sir  John Jellicoe ricevette l'ordine di carbonare subito i veloci incrociatori da battaglia INFLEXIBLE e INVINCIBLE e di prepararli a salpare per l'Atlantico del Sud, distante 7.000 miglia. I vendicatori dovevano prima andare a Plymouth, per esser allestiti ed approvvigionati per una missione lontana, e Fisher dette una scadenza entro la quale le navi dovevano salpare. Jellicoe protestò per questo indebolimento della Grand Fleet, ma Churchill gli scrisse una lettera personale di spiegazione. Nonostante le loro proteste, diversi operai del cantiere rimasero a bordo e  salparono con le navi per completare i lavori dell'ultimo minuto. Un terzo incrociatore da battaglia, il PRINCESS ROYAL, fu dispiegato nei Caraibi per proteggere le Indie Occidentali e sorvegliare il Canale di Panama. Nell'occasione, le loro caldaie a tubi d'acqua e le loro macchine a turbina funzionarono magnificamente. Come scrisse in seguito l'ammiraglio sir Herbert Richmond, all'epoca ufficiale in servizio ma in seguito un eccellente storico, ci volle un rischio calcolato da parte di Fisher per fare una mossa così coraggiosa e decisiva, e questo torna a suo credito. Distaccare delle unità dalla principale 'fleet in being' comporta un pericolo. E le decisioni dure sono le più difficili da prendere (come si vide quando l'Ammiragliato affrontò la BISMARCK nella seconda guerra mondiale).

Nelle acque britanniche, nel frattempo, l'effetto della sottrazione alla Grand Fleet di tre delle sue dreadnoughts fu immediato. Jellicoe fu obbligato ad accettare a malincuore di inviare due dei suoi incrociatori da battaglia. Ma perdere il PRINCESS ROYAL, uno dei 'magnifici felini', a favore dei Caraibi gli bruciava. Beatty, comandante della 1a Squadra di Incrociatori da Battaglia, restava terribilmente vulnerabile. Jellicoe riteneva che il PRINCESS ROYAL sarebbe stato necessario solo se avesse dovuto affrontare degli incrociatori da battaglia tedeschi, e riteneva che nessuno di questi si sarebbe probabilmente trovato nei Caraibi. Era anche offeso per come l'Ammiragliato lo aveva trattato durante l'episodio, sottintendendo che avesse ritardato l'invio della nave. Fisher gli scrisse in risposta che non c'era alcuna intenzione di snobbarlo, e che solo l'urgenza della questione aveva provocato il malinteso, capitato proprio nei primi giorni del suo ritorno in carica. Senza dubbio Beatty e il suo stato maggiore si lamentarono sia con Jellicoe che con l'Ammiragliato per l'allontanamento dei tre incrociatori da battaglia per affrontare von Spee. E come vedremo, i tedeschi ne dedussero che il  numero degli incrociatori da battaglia era calato e si prepararono per una loro sortita contro le città costiere inglesi."


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  • Inviato 28 ottobre 2018 - 12:09

#12

Francesco De Domenico
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"Il comando della squadra toccò all'ammiraglio sir Frederick Charles Doveton Sturdee, in precedenza capo del War Staff. Fisher disprezzava Sturdee, ma Churchill a quanto sembra convinse il Primo Lord del Mare ad inviare Sturdee con i due incrociatori da battaglia per trovare gli incrociatori di von Spee e distruggerli. Sturdee ci mise del tempo ad arrivare in fondo all'Atlantico del Sud. Si fermò in alto mare per ispezionare dei mercantili, non affrettò il carbonamento, e progettò perfino una sosta di due giorni per riposare ad Abrolhos Rocks [al largo del Brasile ndt]. Fortunatamente il capitano Luce del GLASGOW lo convinse a salpare con un giorno di anticipo, ed arrivarono ad East Falkland senza alcun margine di tempo. Nel frattempo, Fisher aveva diramato le sue istruzioni: la CANOPUS doveva esser fatta arenare per renderla una piattaforma stabile per le artiglierie, con i cannoni rivolti verso il mare per proteggere gli approcci a Port Stanley e per aprire il fuoco quando il momento opportuno si fosse presentato. Vennero appostate delle vedette, ritenendo, molto correttamente, che von Spee avrebbe presto fatto la sua comparsa. Il successo dei preparativi britannici è un trionfo per coloro che affermano che il sincronismo è un fattore decisivo nell'esito dei grandi eventi. Tutto stava a dimostrare che, preparatisi miracolosamente in brevissimo tempo, i britannici stavano aspettando l'arrivo dei tedeschi. Non dovettero attendere a lungo."
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  • Inviato 28 ottobre 2018 - 12:33

#13

Francesco De Domenico
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"Nel frattempo, von Spee e la sua squadra erano stati festeggiati dalla colonia tedesca di Valparaíso. Da uomo d'onore, rispose ad un non gradito invito a brindare alla condanna della Royal Navy: 'Bevo alla memoria di un nemico coraggioso e degno di onore'. Prendendo il mare poco tempo dopo, fece rotta per le isole Falkland, pensando di distruggervi le stazioni radio, le basi per il rifornimento di carbone e il naviglio mercantile britannici, e non immaginando alcun grosso ostacolo alla sua missione. Mentre passava Capo Horn, dei falsi messaggi provenienti da fonti britanniche lo indussero a ritenere che non ci fossero navi da guerra a Port Stanley, il principale porto e base di carbonamento delle Falklands.
L'8 dicembre il mare era calmo e si era a metà della stagione estiva. Alle 8.30 del mattino la vedetta del GNEISENAU, inviato ad investigare Port Stanley, avvistò la stazione radio ed una malaugurata nuvola di fumo da carbone. Descrivendo in 'The World Crisis' il momento in cui lo GNEISENAU fu avvistato da Port Stanley, Churchill scrisse 'Pochi minuti dopo una terribile immagine apparve agli occhi tedeschi. Sorgendo da dietro il promontorio, chiaramente visibili nell'aria limpida, c'erano un paio di alberi a tripode. Un'occhiata bastò. Significavano morte certa.' Solo le dreadnoughts avevano alberi a tripode, e la vedetta passò la notizia alla sala comando: von Spee doveva fuggire dalla scena.
Nel porto di Port Stanley, nel frattempo, la vedetta del GLASGOW avvistò l'incrociatore tedesco che si avvicinava in compagnia di una nave da guerra più piccola, e suonò l'allarme. La tromba chiamò con urgenza ai posti di combattimento. Le navi britanniche, che stavano carbonando, accesero i fuochi in fretta e furia e salparono non appena in grado. Ad una ad una lasciarono il porto all'inseguimento del nemico in fuga. Alle 12.47 del pomeriggio INVINCIBLE e INFLEXIBLE arrivarono a tiro ed aprirono il fuoco sulla nave nemica più lenta, il LEIPZIG. Von Spee ordinò alle sue navi d'appoggio di disperdersi, mentre SCHARNHORST e GNEISENAU continuarono a navigare di conserva alla massima velocità possibile. Ne derivò un lungo, duro inseguimento. Un pesante fumo nero si propagava sul mare, interferendo con la punteria delle artiglierie britanniche e, meraviglia delle meraviglie, un veliero a piena velatura (francese ma che inalberava bandiera norvegese) passò come uno spettro tra le grandi navi da guerra che stavano scambiandosi bordate. Gli inseguitori britannici si tennero fuori dalla portata del tiro delle loro prede, un perfetto vantaggio tattico. Ad una ad una, sotto il fuoco britannico, le navi da guerra tedesche andarono a fondo, tutte eccettuato il DRESDEN, che sfuggì in una remota baia cilena a Mas a Tierra, l'isola di Robinson Crusoe. Fisher voleva un annientamento del nemico alla maniera di Nelson, e il comportamento sfuggente di questo corsaro errante lo fece infuriare. Riteneva che le navi britanniche avrebbero dovuto assolutamente costringerlo alla resa dei conti. Com'era facile sostenere questo dai salotti dell'Ammiragliato. Tre mesi dopo, dopo molta ansia ed una faticosa ricerca segnata da molte frustrazioni, DRESDEN fu rintracciato senza vie di fuga dal GLASGOW ed altri. Churchill ordinò alle navi da guerra di attaccare il DRESDEN, nonostante i timori di Grey [ministro degli esteri ndt] e di Asquith [primo ministro ndt] che questo avrebbe provocato guai con il Cile ed alienato altri paesi. Di fronte alla superiorita' di fuoco dell'incrociatore britannico, il capitano della nave tedesca affondò la sua nave aprendo i kingston. Con questo, l'ultimo degli incrociatori di von Spee era stato spazzato via dagli oceani del Sud. L'opinione generale degli storici che si dedicano allo studio delle battaglie navali sostiene che la battaglia delle Falklands fu la maggior vittoria navale britannica della guerra. Fisher lo considerò il più stupendo trionfo della marina.
In una certa misura la vittoria della marina alle Falklands salvò Churchill, e gli dette un senso di soddisfazione personale verso la conclusione di quell'orribile primo anno di guerra."
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  • Inviato 28 ottobre 2018 - 17:36

#14

Francesco De Domenico
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"Nella rovente fornace della guerra, il carattere umano tende a mostrarsi per quello che veramente è, e così fu nel caso di Fisher e Churchill. Sotto questo profilo, a questo punto della nostra ricostruzione, è Fisher che attira particolarmente la nostra attenzione, perché nelle grandi e decisive battaglie nel Sud Pacifico e nel Sud Atlantico le azioni dei comandanti navali, tedeschi e britannici, illustrarono particolarmente bene le capacità e i limiti di entrambe le marine. Qui ci si trovava di fronte ad una vera e propria prova di guerra, e ad un trionfo della tecnologia navale. Purtroppo, come verrà raccontato, Fisher non riuscì ad andare oltre la sua personale animosità verso il vittorioso comandante in capo, nonostante che questo fosse stato 'il suo show', come si espresse Churchill. Al contrario, Fisher rimase prigioniero di vecchie animosità e pregiudizi personali, rivelando il suo vero carattere di tragico personaggio shakespeariano. Per dire la verità, ciò fa diminuire il nostro apprezzamento per lui e per contro accresce l'apprezzamento per Churchill, che operò per tenere a bada questo difetto. Questo resoconto della guerra in mare molto lontana dalle acque di casa mette in luce Churchill che si fa carico dei dispiegamenti delle navi, invia messaggi quando è necessario, e stabilisce come condurre gli eventi ad una felice conclusione. Fece dei terribili errori di calcolo, e in seguito combatté per salvare la propria reputazione a spese dei comandanti in mare. Tutti questi aspetti devono necessariamente esser tenuti in mente nell'affrontare un capitolo decisivo negli annali della guerra in mare.

'Alle cinque di quel pomeriggio [dell'8 dicembre] stavo lavorando nella mia stanza all'Ammiragliato quando l'ammiraglio Oliver entrò con il seguente telegramma. Veniva dal governatore delle isole Falkland e diceva quanto segue: 'L'ammiraglio Spee è arrivato alle prime luci questa mattina con tutte le sue navi ed è ora in combattimento con l'intera squadra dell'ammiraglio Sturdee, che stava carbonando'.
Avevamo avuto così tante spiacevoli sorprese che le ultime parole mi fecero correre un brivido per la spina dorsale. Eravamo stati colti di sorpresa e, nonostante la nostra superiorità, battuti mentre eravamo all'ancora non pronti? 'Può significare questo?' dissi al capo di stato maggiore, che per tutta risposta disse solo 'Spero di no'. Mi accorsi che il mio suggerimento, anche se non intendevo dire sul serio, lo aveva reso inquieto. Due ore dopo, tuttavia, la porta si aprì nuovamente, e stavolta il sembiante del solitamente sobrio e arcigno Oliver aveva qualcosa che somigliava da vicino ad un sorriso. 'Tutto bene, signore, sono stati tutti affondati'. E con una sola eccezione lo erano stati davvero.' (da 'The World Crisis' di Winston Churchill).

Fisher accolse la notizia della vittoria delle Falklands con quella che Churchill descrive come 'una moderata soddisfazione'. Un Churchill giubilante gli inviò le sue più calorose congratulazioni: 'Questo era il tuo show e la tua fortuna. Io avrei inviato un solo levriero [cioè un solo incrociatore da battaglia] e il DEFENCE [un incrociatore corazzato ndt]. Questo sarebbe bastato. Ma è stato un colpo da maestro. Il tuo intuito era del tutto azzeccato. Facciamo qualche altra vittoria insieme e sconfiggeremo tutti i nostri nemici stranieri e (non te lo dimenticare) in patria.' La vittoria portò con sé molte congratulazioni, dai residenti delle Falklands, da Jellicoe, e dai governi alleati."


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  • Inviato 28 ottobre 2018 - 18:24

#15

Giancarlo Castiglioni
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Non sono d'accordo con la ricostruzione dei rapporti tra Churchill e Fischer.

L'animosità personale è la versione di Churchill, che come suo solito voleva prendersi i meriti e sminuire l'altro protagonista.

Fischer diede le dimissioni perché era contrario all'impresa dei Dardanelli, non per animosità personale verso Churchill.

Anche in quella occasione Fisher aveva ragione e Churchill torto.


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  • Inviato 29 ottobre 2018 - 15:13





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