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TESTIMONIANZE ATROCITA' DEI PARTIGIANI COMUNISTI A CASTEL FOCOGNANO - 1944

Iniziato da Francesco Mattesini , 07.07.2018 - 11:51

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#1

Francesco Mattesini
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Da un mio saggio che stò componendo per la mia pagina in Accademia Edu (https://independent.academia.edu/FrancescoMattesini),

dal titolo“Testimonianze delle atrocità Comuniste e Naziste nell’estete del 1944 a Castel Focognano (Arezzo)”.  Storia assolutamente Inedita.

 

Francesco Mattesini,

di Arezzo, nato il 14 aprile 1936, sfollato a Castel Focognano dall’8 dicembre 1943 al 24 agosto 1944, dichiarato “Patriota” dall’ANPI, numero d’ordine 1476 firmato il 1° maggio 1948 dal Ministro della Difesa Cipriano Facchinetti.  

 

 

TESTIMONIANZE DELLE ATROCITA' DEI PARTIGIANI COMUNISTI NELL’ESTATE DEL 1944 A CASTEL FOCOGNANO (AREZZO)

 

         Parlo di tre episodi, due dei quali con delitti efferati che sconvolsero la vita di Castel Focognano, nel Casentino in provincia di Arezzo, e che tutt’oggi, in un paese da sempre antifascista, sono nascosti dall’omertà; ossia volutamente dimenticati per non far conoscere che anche tra i compagni partigiani “comunisti”, che giustamente combattevano i fascisti e i tedeschi, vi erano purtroppo anche crimini indifendibili verso persone dello stesso Comune, ma di fede differente, che per Verità storica e responsabilità dalla stessa comunità, in parte ignara (i più giovani), non possono essere dimenticati.

 

         Una notte la formazione partigiana comunista di Licio Nencetti (8a Banda Autonoma – “I ribelli della teppa”) scese a Castel Focognano dal Pratomagno, e andò a prelevare quattro uomini, nelle loro abitazioni, accusati, per le loro amicizie, di essere spie fasciste o naziste, senza che ve ne fossero le prove, se non alcuni indizi di collaboratori. Mio padre, il maresciallo capo Antonio Mattesini, che nel III Battaglione “Pio Borri” del tenente Raffaello Sacconi (capitano “Sandri”) rivestiva l’incarico di comandante della compagnia “I” (Informazioni), fu raggiunto in casa dalle mogli dei prigionieri, che conoscendolo per il “maresciallo” lo implorarono di intercedere sui partigiani perché i loro uomini fossero liberati.

         Mio padre raggiunse il gruppo di partigiani poco prima del cimitero di Castel Focognano, a circa 300 metri dalla nostra abitazione. Camminando con loro verso la montana, direzione del bivio Carda - La Petrella, parlando a lungo con Licio, che conosceva dal febbraio 1944 quando gli aveva “offerto il suo appoggio alla causa antifascista”, riuscì a convincerlo a lasciar liberi i quattro prigionieri, sostenendo che, sebbene fossero ritenuti fascisti, lui li conosceva bene, e assicurava erano persone corrette e tranquille, con famiglia, che non davano fastidio ad alcuno.[1] Potete immaginare la gioia delle mogli e dei figli, e i ringraziamenti verso mio padre che durarono per giorni.

         Il 24 maggio Licio Nencetti fu catturato accidentalmente a Uomo di Sasso (passo della Crocina del Pratomagno), da una pattuglia della Guardia Nazionale Repubblicana e soldati tedeschi, mentre ritornava da una riunione col comandante della Divisione Garibaldi “Arno”. Interrogato brutalmente a Poppi e infine portato a Talla, fu ucciso il giorno 26, per ordine del Comandante tedesco di Borgo alla Collina, nella piazza del paese dal plotone d’esecuzione dei repubblichini di Rassina, comandato dai tenenti Mario Sorrentino e Pietro Sacchetti. Nella scarica di fucile fu colpito e restò ucciso anche un ragazzino, Marcello Baldi, che dalla porta della vicina chiesa seguiva curiosamente lo svolgimento dell’esecuzione. Ciò dimostra che non fu il tenente Sorrentino a uccidere Lucio sparandogli più volte in bocca con la pistola perché, come fu detto, ed è  ancora oggi creduto e discusso in modo artefatto, il plotone d’esecuzione si sarebbe rifiutato di sparare a quel giovane partigiano.

        Dopo la morte di Lucio Il comando della “Formazione volante” 8a Banda Autonoma,  abbandonò la denominazione di Gruppo Casentino trasformandosi in III Battaglione “Licio Nencetti”, al comando di Bruno Fantoni (“Bruno”), della cui attività di guerriglia in quel periodo, praticamente non sappiamo nulla, e trattandosi di un capo partigiano di una formazione importante e battagliera (nel bene e nel male), ciò è molto strano!

         Alcuni giorni dopo, nel mese di giugno, una formazione partigiana comunista, forse dell’8a Banda Autonoma comandata da Roual Ballocci, del Valdarno, su cui vi sono molti sospetti di atrocità, oppure, é più probabile, il 4° Squadrone del III Battaglione  “Licio Nencetti” di Bruno Fontani, con gli uomini assetati di vendetta per la fucilazione di Licio da colpire ogni fascista conosciuto o ritenuto fascista anche i più innocui, scese dal Pratomagno a Castel Focognano; e nella notte furtivamente prelevò i medesimi quattro uomini che erano stati liberati da Licio per l’intervento di mio padre, e condotti al cimitero li fucilarono lungo il muro esterno alla destra del cancello d’entrata, senza che si potesse fare nulla per impedirlo. Io, sempre curioso come può esserlo inconsciamente un ragazzino di otto anni, assieme ad altri amichetti assistetti l’indomani al recupero dei corpi e alla tumulazione, e alle strazianti scene di dolore dei loto famigliari.

         Si trattò di un vero atto barbarico, da uomini che con minacce alla popolazione impotente nascosta nelle loro abitazioni, urlando verso i poveretti indifesi che portavano alla morte, dimostrarono quale fosse tutta la loro brutalità,  mandandoli alla morte senza interrogatorio e processo. La spedizione era stata guidata da un certo comandante Vladimiro (nome di battaglia), del Valdarno si diceva a Castel Focognano, di cui, per lo stato di omertà, non sono riuscito a conoscere le generalità.

         Per quanto riguarda il sito Banca Dati – Partigiani Toscani, come potrete constatare, quasi tutti i partigiani del Casentino e del Valdarno  aretino , sono privi di nome di battaglia, il che denuncia che, quelli più compromessi, sono stati praticamente blindati, per evitare che si conosca il loro vero nome.

         Si disse, ma non è stato provato, che la successiva reazione tedesca che portò il 4 luglio all’attacco tedesco a Castel Focognano, e all'impiccagione di quattro partigiani (dopo interrogatorio), fosse stata determinata dalla richiesta dei fascisti di Rassina, affinché avvenisse una qualche forma di rappresaglia; evidentemente in modo da far credere che i quattro fucilati erano realmente pericolosi fascisti, delle spie.[2] Ma in qual momento i tedeschi avevano in atto una grossa operazione di rastrellamento dei partigiani che si realizzo d’ovunque nel Casentino, poiché per ordine del Comitato Liberazione Nazionale (C.L.N.) toscano della fine di maggio, tutti i reparti partigiani s’impegnarono contemporaneamente in pattugliamenti offensivi sulle strade percorse da soldati e mezzi tedeschi, con atti di sabotaggio a linee telegrafiche e telefoniche, e sbarramenti stradali. Ciò portò, dopo che vi era stato un lungo periodo di quasi assoluta tranquillità, ad alcuni combattimenti e come al solito, dopo perdite umane tedesche, a rappresaglie più o meno pesanti, molte particolarmente dolorose.

         Purtroppo, anche nel libro di Carla Nassini e Massimo Martinelli, Castel Focognano. Obiettivo sul novecento. Identità e trasformazioni di una comunità casentinese, l’episodio della fucilazione dei quattro uomini a Castel Focognano dei partigiani di Vladimiro è assolutamente ignorato, come è stato  ignorato quello della cattura e uccisione a Pieve Socana, sempre da parte di Vladimiro, dell’autista di una motocicletta side-car, dove si trovava di un maggiore tedesco che pur restando ferito evitò la cattura o la morte. Nel libro dei due autori e’ soltanto riportato alla p. 72: “Il 14 giugno i partigiani catturano a Pieve Socana Giuseppe Baldassarri, che viene deportato in Pratomagno e ucciso sopra Carda. La data della cattura deve essere errata poiché l’attacco, attribuito “al 4° Squadrone Volante alla motocicletta con side-car, ferendo un tedesco che però riuscì a fuggire”, secondo il sito Internet “I massacri di Arezzi. Castelfocognano e Talla”, avvenne il 25 giugno.  E’ però da dire, che il 4° Squadrone Volante apparteneva al battaglione “Licio Nencetti”, che non doveva avere nulla a che fare con la banda di cui faceva parte Vladimiro, a meno che questi fosse stato aggregato.

         Vladimiro, considerato nei paesi e frazioni del Pratomagno un pericoloso spietato personaggio, terrore dei contadini che venivano sistematicamente derubati di viveri e bestiame dai “grattigiani” (come li chiamavano), dopo l’attacco al side-car prese prigioniero il conduttore della motocicletta, italiano, disarmato, ma in divisa tedesca come io e mio padre potemmo constatare di persona. Infatti, nel pomeriggio, mentre il Vladimiro da Pieve Socana percorreva la strada che conduce a Carda, passato il cimitero di Castel Focognano proprio mentre noi dopo una giornata alla macchia scendevamo sulla stessa strada verso il paese, da una curva abbiamo visto sbucare due persone, una avanti a piedi e l’altra dietro a cavallo. Quest’ultimo, il partigiano con la stella rossa sul berretto, teneva al laccio con una lunga corda il suo prigioniero, in divisa tedesca, come un cane al guinzaglio, mentre l'aguzzino lo seguiva sul suo cavallo bianco. Mi é passato accanto sulla strada, vicinissimo, e ricordo molto bene il suo sguardo verso di noi, piuttosto beffardo, come dire vedete come sono bravo, mentre l'italiano appariva angosciato; ma con lo sguardo fisso in avanti non disse nulla, anche se forse desiderava da noi un tentativo di aiuto, che non potevamo dargli. Arrivato sopra Carda il Vladimiro ha sparato freddamente all'italiano con la sua pistola uccidendolo, come poi in paese venimmo subito a conoscenza.

            Sul sito I Massacri di Arezzo 1944 (https://arezzomassacri.weebly.com/il-casentino.html), riguardo all’episodio è detto brevemente che “il 25 giugno il 4° Squadrone, il “Volante”, attaccò una motocicletta side-car, ferendo un tedesco che però riuscì a fuggire”; nulla è scritto sull’autista del side-car e sulla causa della sua penosa morte. Prima di essere ucciso aveva percorso con il laccio al collo almeno 25 chilometri e in gran parte in salita.

         E’ possibile che Vladimiro fosse nel 4° Squadrone Volante un comandante minore, di plotone o di squadra, e che avesse realizzato quell’azioni di guerriglia, agendo autonomamente. Quando lo incontrammo con il suo prigioniero era completamente solo, e non vedemmo arrivare sulla stessa strada alcun altro partigiano. La strada più breve e facile per raggiungere Pieve Socana dalle zone partigiane del Pratomagno (zona di Talla-Crocina) era quella di Salutio, sulla sponda destra dell’Arno. Se per spostarsi all’andata o al ritorno fossero passati per Castel Focognano, dove non vi erano né fascisti né tedeschi, i partigiani li avremmo visti. Vladimiro era sulla strada per Carda perché li era di stanza il “Gruppo Nencetti”.

         Nel dopoguerra, nel corso di varie discussioni che si svolgevano nella mia casa tra mio padre e due capi partigiani della Compagnia “I” del 3° Battaglione “Pio Borri”, Libero Burroni e Leo Boncompagni, e in cui si decideva di scegliere, come più meritevoli di riconoscimento, i partigiani e i patrioti da comunicare all’ANPI, fu spesso discusso sul comportamento di Vladimiro. Ricordo che Burroni disse che quando tornò a casa nel Valdarno i suoi compaesani, conoscendo i suoi delitti, lo avevano aggredito e picchiato sonoramente. Conosceva anche il nome, ma io purtroppo non lo ricordo. Per quanto riguarda il Comandante del 4° Squadrone, Bruno Fantoni, sull’Istituto Storico della Resistenza in Toscana, “Banca dati – Partigiani toscani”, non ci sono elementi sulla sua scheda. Niente nome di battaglia o dati anagrafici e di residenza, soltanto che apparteneva alla “Brigata Pio Borri”, e una piccola Nota: “Ferito liberazione”; ossia che era stato ferito alla liberazione, evidentemente quando arrivarono i britannici in Valdarno. In altro sito della Provincia di Arezzo è scritto soltanto “Fantoni Bruno di Raffaello – ferito invalido di guerra”. Ma quale fu la causa delle gravi ferite riportate  da questo capo partigiano che aveva sostituito "Licio Nencetti" nel "Volante" dopo la morte ?

         Quello stesso il 25 giugno dell'attacco al Side-car, i tedeschi si limitarono, come rappresaglia, a distruggere tre case di Pieve a Socana, antica città etrusca, e a rastrellare tutti i civili, che messi al muro con le mani alzate e interrogati, misericordiosamente furono poi rilasciati. Evidentemente, non essendo stato ucciso l’ufficiale, non dettero molta importanza alla cattura dell’autista italiano, poi ucciso barbaramente. Per loro era importante la regola, per ogni tedesco ucciso uccidere dieci italiani. Di rappresaglie chieste dagli italiani, difficilmente se ne occupavano.

                Quelli descritti erano, infatti, episodi che tutti a Castel Focognano e dintorni conoscevano, apprendendolo da contadini o dagli stessi partigiani del III Battaglione, ed erano discussi, tanto che quando si spargeva la voce che Vladimiro veniva in paese con i suoi uomini, anche se per visita amichevole (lo ricordo bene), tutti i paesani restavano in casa o scappavano nel timore che fossero loro gli obiettivi di quella spietata formazione comunista.

         E’ corretto uccidere in combattimento uomini nemici in divisa e armati, ma è anche facile e disonorevole giustiziare un prigioniero, per di più disarmato, o andare a prelevare con la forza bruta delle armi persone civili che hanno un certo ceto sociale, come dottori, farmacisti, banchieri, benestanti, ecc. E quindi elementi da eliminare secondo la teoria comunista, quella di far scomparire le classi dirigenti, in un paese dove non ci sono avversari che ti contrastano al momento dell’agognata presa del potere. E ciò avveniva strappandoli alle famiglie angosciate, con l’accusa, spesso falsa o fornita da delatori, spesso vere spie, di essere fascisti e ucciderli freddamente.

         Io durante la mia permanenza a Castelfocognano non ho visto nessun civile ucciso o ferito dai fascisti, anche quando da Rassina, lo ripeto, venivano in forze, per effettuare pagliaccesche scene dimostrative, come quelle di allinearsi sulla strada e sparare a lungo verso la chiesetta della Pretella (a nord) come atto di sfida ai partigiani, nulla di più. Ma aimè, gli omicidi avvennero in quel tranquillo paese a opera della “banda” comunista, guidata da Vladimiro.

            Quando la Storia è veritiera, e io sono riconosciuto come uno storico serio che non fa sconti, il revisionismo va scritto esattamente come gli episodi, anche i più crudi, sono realmente accaduti; ma non sopporto esagerazioni e tanto meno la faziosità, che è particolarmente odiosa quanto é originata da cause politiche, volendo nascondere la realtà.

         Fare almeno una targa ai quattro uomini assassinati dai partigiani di una banda di esaltati, dovrebbe essere doverosa per il Sindaco e la Giunta attuale di Castel Focognano, ma sono convinto che, essendo di sinistra, e temendo le reazioni che sempre ci sono,  manca loro la volontà e il coraggio.

         Nella cerimonia rievocativa di domani (Domenica 8 luglio 2018) degli oratori al monumento dei quattro impiccati a Castel Focognano, nel clima di esaltazione, si abbia almeno il coraggio di accennare qualcosa anche sulle altre quattro vittime del paese, ripeto del paese!

         Spero molto che qualche familiare, o qualcuno che era stato amico dei quattro civili fucilati e del motociclista, mi contatti per posta elettronica, o per posta normale, in modo da farmi conoscere i loro nomi l’età e la loro professione, che non ricordo. Sarò grato anche a coloro che volessero fornire sugli episodi altri particolari e i loro ricordi, che inserirò nel mio saggio.

         Comunque, questo mio intervento, che intendo riportare, dopo stampato in anteprima, in vari siti storici, servirà almeno a fare aprire gli occhi dopo 74 anni di omertà.

 

 

7 luglio 2018.

 

Francesco Mattesini (francesco.mattesini@fastwebnet.it), Via Imera, n. 3, Roma – 00183


                [1] Ho sempre la visione di un militare tedesco, che periodicamente veniva a Castel Focognano da Rassina in motocicletta per servizio, e che una volta aveva consegnato il suo fucile a un conoscente italiano, e per finta se lo faceva puntare contro. Fu una grossa leggerezza da parte dell’italiano. Vi fu una spiata, e quell’uomo, la cui abitazione nella piazza era davanti alla mia residenza, accusato di fraternizzare con i tedeschi ed essere una spia, era uno dei quattro ad essere prelevato dai partigiani di Licio Nencetti, e poi liberato per intercessione di mio padre.

 

                [2] Avendo la camera dell’abitazione (venendo da Rassina un palazzo alto sul lato sinistro,  della piazza di Castel Focognano) nel piano superiore, proprio sopra il luogo dell’impiccagione, distante non più di 30 metri, io e i miei genitori, che avevamo i tedeschi nel sottostante appartamento dove si era svolto l’interrogatorio degli uomini, vedemmo tutto e io lo ricordo come se fosse oggi. Al più alto dei quattro partigiani (quello impiccato al gelso sul lato sinistro della strada direzione per Rassina), che toccava il terreno scosceso con la punta dei piedi, gli aguzzini della Kompanie 16 del 4 Regiment-Brandenburg lo fecero girare su se stesso fino alla morte.


Messaggio modificato da Francesco Mattesini, 16 luglio 2018 - 17:47

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  • Inviato 07 luglio 2018 - 11:51

#2

Giuseppe Garufi
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Un dubbio, se mi posso permettere: cosa c'entra con questo forum "marittimo e navale"?


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  • Inviato 07 luglio 2018 - 13:42

#3

Francesco Mattesini
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Lo ritengo importante. Ma evidenbtemente Garufi non accetta quello che ho scritto. Meglio non taccare questi argomenti, cosa che io non condivido.


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  • Inviato 07 luglio 2018 - 14:45

#4

Giuseppe Garufi
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Vede, Mattesini, per questo ha ragione Lei: questi argomenti è meglio non toccarli, ma solo perché sono divisivi; Lei stesso ha frainteso il motivo del mio intervento puramente di opportunità "navale e marittima".

Avessi pensato ad altro lo avrei scritto senza problemi.

Buon fine settimana.

 

 

P.S.: ... non sono mai stato marxista.   :lol: ... nemmeno quando, ai tempi di scuola, sarebbe stato molto comodo e fruttuoso con le ragazze.


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  • Inviato 07 luglio 2018 - 16:13

#5

Francesco Mattesini
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Questo lo avevo capito, ed io ho sempre votato al centro. La formazione partigiani di mio padre era "Badogliana". Ma io vorrei che i parenti dei quattro fucilati avessero giustizia. Purtroppo alla cerimonia di oggi non saranno ricordati, perché il sito "Arezzo Notizie" dove io lo chiedo alla Giunta di Castel Focognano, ha cancellato l'ultima parte dell'articolo, ad iniziare da dopo io parlo dell'uccisione dell'autista del side-car.

Buona Domenica


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  • Inviato 08 luglio 2018 - 05:33

#6

Francesco Mattesini
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Terminata la cerrimonia il pezzo mancante é stato riportato per intero:

 

https://disqus.com/h...edit-3977704190


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  • Inviato 08 luglio 2018 - 17:27

#7

Giancarlo Castiglioni
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Effettivamente non è di argomento "marittimo e navale", ma cosa importa?

Si tratta di una testimonianza diretta degli avvenimenti, questo è l'interessante.

Che episodi simili siano avvenuti non dovrebbe essere una sorpresa per nessuno, è ridicolo che qualcuno si offenda perché li si ricorda.

Infatti credo non si sia offeso nessuno.

L'AIDMEN dovrebbe essere un gruppo di amici e tra amici si può parlare di tutto, polemizzare educatamente e magari anche prendersi amabilmente in giro.

Forse ci stiamo prendendo troppo sul serio. 


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  • Inviato 08 luglio 2018 - 21:30

#8

Francesco De Domenico
  • Francesco De Domenico
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Su richiesta dell'amico Mattesini, posto due immagini. E' vero che non si tratta di materia marittima o navale, ma di una testimonianza personale di uno storico navale e nostro apprezzato socio che non mi sento mio malgrado di censurare.

 

Mattesini scrive:

"La prima foto rappresenta Castel Focognano. Il palazzo in basso a sinistra, che ha sul tetto l'abbaino, è quello in cui la famiglia Mattesini e la famiglia Bianchini, sfollate da Arezzo, abitavano ospitati da parenti. Al primo piano, dove c'è la terrazza, si svolse l'interrogatorio degli uomini, una ventina compresi i quattro partigiani, da parte di tre ufficiali tedeschi. Il cortile a sinistra, quello delle stalle, è il luogo dove gli uomini, a sinistra del cortile, erano stati tenuti allineati al muro in attesa dell'interrogatorio.

La nostra abitazione dava sulla facciata del palazzo dove vi è in alto una finestrella, quella della nostra camera da cui assistemmo all'esecuzione dei partigiani, proprio sopra la sala della sottostante abitazione in cui si svolgevano gli interrogatori. La strada che scende, dopo la fila di alberi della piazza, è quella in cui i quattro partigiani furono impiccati, a 30 metri circa dalla nostra finestra. Le case lungo la strada non esistevano, essendo più recenti, e nello stesso punto vi erano i campi con i vigneti."

 

"La seconda foto rappresenta il posto dove i quattro partigiani furono impiccati il 4 luglio 1944, tre sul lato destro verso Rassina dove è il monumento, su tre grosse piante da uva del campo del mio parente Luigi Falzini, e uno sul lato sinistro su un gelso. Il monumento commemorativo del comune di Castel Focognano (sede a Rassina) tra l'altro riporta il nome delle quattro vittime. Le case che si vedono dietro il monumento allora non c'erano, sono costruzioni successive. Sulla destra della fotografia, a una ventina di metri di distanza vi è il grosso palazzo/fattoria (non ripreso) in cui, ospitata dai parenti, viveva la famiglia Mattesini (quattro persone). La finestra in alto era quella della loro camera. Da lì, in prima fila (sic), tra i pochi testimoni, videro tutto."

Allega File(s)


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  • Inviato 09 luglio 2018 - 09:19

#9

Francesco Mattesini
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Mille grazie Francesco.

 

Franco


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  • Inviato 09 luglio 2018 - 18:44

#10

Nereo Castelli
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Avete tutti ragione ma per me questi non sono assolutamente argomenti che possano riguardare l'AIDMEN.

Di tutto si può parlare solo nei siti generalisti.

 

Che il prof Mattesini non se l'abbia a male, il suo saggio l'avrei letto molto volentieri ma da qualche altra parte.


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  • Inviato 12 luglio 2018 - 22:49

#11

Francesco Mattesini
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Non né dubitavo. Vuol dire che il saggio completo lo leggerà altrove!

 

Grazie


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  • Inviato 13 luglio 2018 - 12:04




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