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La mancata occupazione della Tunisia

Iniziato da Giancarlo Castiglioni , 10.01.2018 - 17:57

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#1

Giancarlo Castiglioni
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Nelle pagine da 101 a 103 del suo libro “Otto milioni di baionette”, Roatta ricostruisce la vicenda dell’armistizio italo francese di cui è stato testimone diretto.

Sapevo che le richieste italiane erano state molto moderate, ma per me è stata una sorpresa assoluta che Hitler avesse proposto inizialmente occupazioni molto più estese.

Ovviamente l’occupazione della Tunisia avrebbe enormemente facilitato il controllo del canale di Sicilia, la protezione dei convogli ed il rifornimento della Libia.

Chiedo ai soci se la ricostruzione di Roatta sia credibile e risulti anche da altre fonti.

Ho tentato di allegare le pagine senza riuscirci.

Riproverò dopo aver chiesto aiuto.


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  • Inviato 10 gennaio 2018 - 17:57

#2

Giancarlo Castiglioni
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Chi fosse interessato può leggere le pagine citate scaricando il libro da:

www.znaci.net/00003/482.pdf


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  • Inviato 20 gennaio 2018 - 23:44

#3

Platon Alexiades
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Hello Giancarlo,

 

The question if Italy should (or could) have occupied Tunisia in 1940 is an interesting one. At that time, French opinion was very resistant in ceding anything to Italy.

Could this occupation occur by political or military means?

To allow the occupation by political means would have certainly weakened the hand of the Pétain government and probably encouraged more Frenchmen to join De Gaulle. This might have meant that other French possessions would have been more receptive to an occupation by the British.

 

An occupation by seizing Tunisia by force would have been possible since the French forces were rather weak but then it would probably have been easier to invade Malta than Tunisia. At the same time, French Army circles in Tunisia appeared to be more prone to resist Axis interference than forces in Morocco or Algeria. The situation in Tunisia was particularly difficult as it could be threatened from Libya. Tunisia had a large Italian minority (about as numerous as French colonists) and the French military were inclined to be very wary of this "Fifth column".

 

The attack on Oran of 3 July 1940 could have played a part. Certainly the French Navy was then more prone to resist the British and perhaps political pressure could have been applied more successfully. The French Army was not affected at the same degree and it is probable that if the French Navy would have been less inclined to resist an Italian invasion, it is not certain that this would have been the case for the French Army (and in November 1942 this is what occurred). In a way, the attack at Oran was useful for the French Navy as they could extract concessions from the Axis regarding the demilitarization of their warships.

 

Finally, in the summer of 1940 the war appeared to be almost over and there was no urgency to invade Tunisia (or Malta).  Subsequent events would prove otherwise.

 

Best regards,

 

Platon


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  • Inviato 21 gennaio 2018 - 22:59

#4

Francesco Mattesini
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IL PENSIERO ITALIANO PER POTER DISPORRE DELLA TUNISIA PER IL “BLOCCO” DEL CANALE DI SICILIA

NELLE DISCUSSIONI ALL’INIZIO DEL 1942

 

            All’inizio del 1942, dopo aver completato la Direttiva Navale n. 7 (Di. Na. N. 7), ossia l’impiego della Squadra Navale contro iniziative britanniche verso il Mediterraneo centrale la cui nuova edizione fu diramata il 1° Gennaio 1942, inserendovi gli aggiornamenti determinati dalla necessità di usufruire dell’appoggio degli aerei tedeschi e lo schema di operazioni che la flotta italiana avrebbe dovuto applicare per contrastare il nemico anche nel Mediterraneo centro orientale, l’ammiraglio Giuseppe Fioravanzo, per la Regia Marina, e il generale Umberto Cappa, per la Regia Aeronautica, ricevettero dal generale Ugo Cavallero, Capo di Stato Maggiore Generale, l’ordine di preparare un nuovo studio per un intervento aeronavale che evitasse anche a piccoli carichi di rifornimento di arrivare a destinazione a Malta forzando il blocco. Lo studio, dal titolo “Controllo del traffico marittimo da e per Malta”, una questione già discussa fin dal 10 gennaio tra Supermarina e Superaereo e che era stata anche affrontata dall’O.B.S, doveva esaminare e stabilire quale migliore collaborazione si poteva ottenere in tale campo tra Marina e Aeronautica.

 

         Di questo importante documento i due ufficiali presentarono a Cavallero una relazione definitiva il 3 marzo 1942, proponendo alcune misure per aumentare la vigilanza, mediante un più razionale impiego dei mezzi di sorveglianza e degli sbarramenti minati; motivo per il quale, in gennaio, erano state diramate da Supermarina due direttive navali: una nuova edizione della Di. Na. 2, riguardante i nuovi compiti assegnati alla Ricognizione Marittima; e la nuova Di. Na. 8, che concerneva un aggiornamento dello sbarramento del Canale di Sicilia, da esercitare con l’impiego delle unità sottili di superficie e subacquee, come i Mas, le motosiluranti e i sommergibili. Tali proposte furono subito accolte dagli Alti Comandi i quali dettero le necessarie disposizioni perché trovassero al più presto concreta applicazione.

 

         Ma, per svolgere con maggiore efficacia il blocco di Malta, le potenze dell’Asse avrebbero dovuto assicurarsi il pieno controllo del Canale di Sicilia, occupando la Tunisia che nei riguardi della guerra che si combatteva nel Mediterraneo era ritenuta di grande importanza. Con la Tunisia, pensavano i Comandi italiani, si poteva rendere inoffensiva Gibilterra, affamare Malta interrompendo in maniera efficace il traffico britannico sulle rotte occidentali, creare una linea di rifornimento per mare e per terra con la Libia di assoluta sicurezza. Per ottenere il permesso di libero transito attraverso la Tunisia, Hitler, che non desiderava un’occupazione militare di quel territorio in favore dell’Italia, si era detto favorevole a un ravvicinamento con la Francia, facendo delle concessioni, ma trovò fiera opposizione in Mussolini che vedeva con sospetto un qualunque accordo con il governo di Vichy, perché il Duce non intendeva rinunciare alle proprie rivendicazioni territoriali, in particolare riguardo alla Tunisia, ma anche alla Corsica e forse anche a Nizza.

 

         Le discussioni sull’importante argomento si prolungarono nel tempo ma non si arrivò ad una minima intesa, perché il Governo del maresciallo Petain, inizialmente propenso ad un accordo su questo problema, cambiò a poco a poco parere in seguito alle difficoltà incontrate dai tedeschi nella campagna di Russia e alla crescente influenza degli Stati Uniti d’America. Per impossessarsi della Tunisia, gli italiani, oltre ad elaborare piani di sbarco per realizzare quella che era chiamata Esigenza C. 2, studiata dagli Stati Maggiori delle Forze Armate, proposero allora a Berlino di esercitare misure coercitive contro la Francia; ma non ebbero in questo tentativo l’appoggio tedesco, in quanto il Führer era sempre propenso a fare della Francia un possibile alleato.

 

         Venuto in tal modo a mancare l’unica possibilità di esercitare un blocco del Canale di Sicilia veramente efficace, a partire dal gennaio del 1942 la Regia Marina, nuovamente e pressantemente sollecitata da quella germanica,  si vide costretta ad intensificare gli sforzi per rendere quel tratto di mare il più pericolosamente insidiato al nemico, adottando misure che erano fissate nella Di.Na. 8, ossia:

 

1°) il rafforzamento degli sbarramenti minati a sud di Malta e nella zona a sud ovest di Marittimo, per creare un corridoio di sicurezza sulle rotte italiane con il nord Africa;

 

         2°) il mantenimento dei sommergibili in agguato nel Mediterraneo occidentale e centrale e nelle acque del Canale di Sicilia, con compito prevalentemente di scoperta navale soprattutto in zone scarsamente sorvegliate dalla propria ricognizione aerea;

 

         3°) l’inviò in agguato di Mas in tutte le notti di bel tempo tra Capo Bon e Pantelleria;

 

         4°) il mantenimento in mare nella zona dell’isola La Galite, con compito di vigilanza, di motovelieri camuffati e dotati di potenti apparati radio;

 

         5°) l’invio a Cagliari della 7^ Divisione Navale (due incrociatori e due cacciatorpediniere) per intercettare le forze navali provenienti da Gibilterra.

       

Sappiamo tutti con quale modesto risultato!

Francesco Mattesini


Messaggio modificato da Francesco Mattesini, 23 gennaio 2018 - 18:44

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  • Inviato 23 gennaio 2018 - 18:10

#5

Francesco Mattesini
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IL PENSIERO ITALIANO PER POTER DISPORRE DELLA TUNISIA PER IL “BLOCCO” DEL CANALE DI SICILIA

NELLE DISCUSSIONI ALL’INIZIO DEL 1942


Messaggio modificato da Francesco Mattesini, 23 gennaio 2018 - 18:23

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  • Inviato 23 gennaio 2018 - 18:11

#6

Francesco Mattesini
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IL PENSIERO ITALIANO PER POTER DISPORRE DELLA TUNISIA PER IL “BLOCCO” DEL CANALE DI SICILIA NELLE DISCUSSIONI ALL’INIZIO DEL 1942

            All’inizio del 1942, dopo aver completato la Direttiva Navale n. 7 (Di. Na. N. 7), ossia l’impiego della Squadra Navale contro iniziative britanniche verso il Mediterraneo centrale la cui nuova edizione fu diramata il 1° Gennaio 1942, inserendovi gli aggiornamenti determinati dalla necessità di usufruire dell’appoggio degli aerei tedeschi e lo schema di operazioni che la flotta italiana avrebbe dovuto applicare per contrastare il nemico anche nel Mediterraneo centro orientale, l’ammiraglio Giuseppe Fioravanzo, per la Regia Marina, e il generale Umberto Cappa, per la Regia Aeronautica, ricevettero dal generale Ugo Cavallero, Capo di Stato Maggiore Generale, l’ordine di preparare un nuovo studio per un intervento aeronavale che evitasse anche a piccoli carichi di rifornimento di arrivare a destinazione a Malta forzando il blocco. Lo studio, dal titolo “Controllo del traffico marittimo da e per Malta”, una questione già discussa fin dal 10 gennaio tra Supermarina e Superaereo e che era stata anche affrontata dall’O.B.S, doveva esaminare e stabilire quale migliore collaborazione si poteva ottenere in tale campo tra Marina e Aeronautica.

 

         Di questo importante documento i due ufficiali presentarono a Cavallero una relazione definitiva il 3 marzo 1942, proponendo alcune misure per aumentare la vigilanza, mediante un più razionale impiego dei mezzi di sorveglianza e degli sbarramenti minati; motivo per il quale, in gennaio, erano state diramate da Supermarina due direttive navali: una nuova edizione della Di. Na. 2, riguardante i nuovi compiti assegnati alla Ricognizione Marittima; e la nuova Di. Na. 8, che concerneva un aggiornamento dello sbarramento del Canale di Sicilia, da esercitare con l’impiego delle unità sottili di superficie e subacquee, come i Mas, le motosiluranti e i sommergibili. Tali proposte furono subito accolte dagli Alti Comandi i quali dettero le necessarie disposizioni perché trovassero al più presto concreta applicazione.

 

         Ma, per svolgere con maggiore efficacia il blocco di Malta, le potenze dell’Asse avrebbero dovuto assicurarsi il pieno controllo del Canale di Sicilia, occupando la Tunisia che nei riguardi della guerra che si combatteva nel Mediterraneo era ritenuta di grande importanza. Con la Tunisia, pensavano i Comandi italiani, si poteva rendere inoffensiva Gibilterra, affamare Malta interrompendo in maniera efficace il traffico britannico sulle rotte occidentali, creare una linea di rifornimento per mare e per terra con la Libia di assoluta sicurezza. Per ottenere il permesso di libero transito attraverso la Tunisia, Hitler, che non desiderava un’occupazione militare di quel territorio in favore dell’Italia, si era detto favorevole a un ravvicinamento con la Francia, facendo delle concessioni, ma trovò fiera opposizione in Mussolini che vedeva con sospetto un qualunque accordo con il governo di Vichy, perché il Duce non intendeva rinunciare alle proprie rivendicazioni territoriali, in particolare riguardo alla Tunisia, ma anche alla Corsica e forse anche a Nizza.

 

         Le discussioni sull’importante argomento si prolungarono nel tempo ma non si arrivò ad una minima intesa, perché il Governo del maresciallo Petain, inizialmente propenso ad un accordo su questo problema, cambiò a poco a poco parere in seguito alle difficoltà incontrate dai tedeschi nella campagna di Russia e alla crescente influenza degli Stati Uniti d’America. Per impossessarsi della Tunisia, gli italiani, oltre ad elaborare piani di sbarco per realizzare quella che era chiamata Esigenza C. 2, studiata dagli Stati Maggiori delle Forze Armate, proposero allora a Berlino di esercitare misure coercitive contro la Francia; ma non ebbero in questo tentativo l’appoggio tedesco, in quanto il Führer era sempre propenso a fare della Francia un possibile alleato.

 

         Venuto in tal modo a mancare l’unica possibilità di esercitare un blocco del Canale di Sicilia veramente efficace, a partire dal gennaio del 1942 la Regia Marina, nuovamente e pressantemente sollecitata da quella germanica,  si vide costretta ad intensificare gli sforzi per rendere quel tratto di mare il più pericolosamente insidiato al nemico, adottando misure che erano fissate nella Di.Na. 8, ossia:

 

1°) il rafforzamento degli sbarramenti minati a sud di Malta e nella zona a sud ovest di Marittimo, per creare un corridoio di sicurezza sulle rotte italiane con il nord Africa;

 

         2°) il mantenimento dei sommergibili in agguato nel Mediterraneo occidentale e centrale e nelle acque del Canale di Sicilia, con compito prevalentemente di scoperta navale soprattutto in zone scarsamente sorvegliate dalla propria ricognizione aerea;

 

         3°) l’inviò in agguato di Mas in tutte le notti di bel tempo tra Capo Bon e Pantelleria;

 

         4°) il mantenimento in mare nella zona dell’isola La Galite, con compito di vigilanza, di motovelieri camuffati e dotati di potenti apparati radio;

 

         5°) l’invio a Cagliari della 7^ Divisione Navale (due incrociatori e due cacciatorpediniere) per intercettare le forze navali provenienti da Gibilterra.

       

 

         Sappiamo tutti con quale modesto risultato!

Francesco Mattesini


Messaggio modificato da Francesco Mattesini, 23 gennaio 2018 - 18:43

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  • Inviato 23 gennaio 2018 - 18:11

#7

Francesco Mattesini
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IL PENSIERO ITALIANO PER POTER DISPORRE DELLA TUNISIA PER IL “BLOCCO” DEL CANALE DI SICILIA NELLE DISCUSSIONI ALL’INIZIO DEL 1942

            All’inizio del 1942, dopo aver completato la Direttiva Navale n. 7 (Di. Na. N. 7), ossia l’impiego della Squadra Navale contro iniziative britanniche verso il Mediterraneo centrale la cui nuova edizione fu diramata il 1° Gennaio 1942, inserendovi gli aggiornamenti determinati dalla necessità di usufruire dell’appoggio degli aerei tedeschi e lo schema di operazioni che la flotta italiana avrebbe dovuto applicare per contrastare il nemico anche nel Mediterraneo centro orientale, l’ammiraglio Giuseppe Fioravanzo, per la Regia Marina, e il generale Umberto Cappa, per la Regia Aeronautica, ricevettero dal generale Ugo Cavallero, Capo di Stato Maggiore Generale, l’ordine di preparare un nuovo studio per un intervento aeronavale che evitasse anche a piccoli carichi di rifornimento di arrivare a destinazione a Malta forzando il blocco. Lo studio, dal titolo “Controllo del traffico marittimo da e per Malta”, una questione già discussa fin dal 10 gennaio tra Supermarina e Superaereo e che era stata anche affrontata dall’O.B.S, doveva esaminare e stabilire quale migliore collaborazione si poteva ottenere in tale campo tra Marina e Aeronautica.

         Di questo importante documento i due ufficiali presentarono a Cavallero una relazione definitiva il 3 marzo 1942, proponendo alcune misure per aumentare la vigilanza, mediante un più razionale impiego dei mezzi di sorveglianza e degli sbarramenti minati; motivo per il quale, in gennaio, erano state diramate da Supermarina due direttive navali: una nuova edizione della Di. Na. 2, riguardante i nuovi compiti assegnati alla Ricognizione Marittima; e la nuova Di. Na. 8, che concerneva un aggiornamento dello sbarramento del Canale di Sicilia, da esercitare con l’impiego delle unità sottili di superficie e subacquee, come i Mas, le motosiluranti e i sommergibili. Tali proposte furono subito accolte dagli Alti Comandi i quali dettero le necessarie disposizioni perché trovassero al più presto concreta applicazione.

         Ma, per svolgere con maggiore efficacia il blocco di Malta, le potenze dell’Asse avrebbero dovuto assicurarsi il pieno controllo del Canale di Sicilia, occupando la Tunisia che nei riguardi della guerra che si combatteva nel Mediterraneo era ritenuta di grande importanza. Con la Tunisia, pensavano i Comandi italiani, si poteva rendere inoffensiva Gibilterra, affamare Malta interrompendo in maniera efficace il traffico britannico sulle rotte occidentali, creare una linea di rifornimento per mare e per terra con la Libia di assoluta sicurezza. Per ottenere il permesso di libero transito attraverso la Tunisia, Hitler, che non desiderava un’occupazione militare di quel territorio in favore dell’Italia, si era detto favorevole a un ravvicinamento con la Francia, facendo delle concessioni, ma trovò fiera opposizione in Mussolini che vedeva con sospetto un qualunque accordo con il governo di Vichy, perché il Duce non intendeva rinunciare alle proprie rivendicazioni territoriali, in particolare riguardo alla Tunisia, ma anche alla Corsica e forse anche a Nizza.

         Le discussioni sull’importante argomento si prolungarono nel tempo ma non si arrivò ad una minima intesa, perché il Governo del maresciallo Petain, inizialmente propenso ad un accordo su questo problema, cambiò a poco a poco parere in seguito alle difficoltà incontrate dai tedeschi nella campagna di Russia e alla crescente influenza degli Stati Uniti d’America. Per impossessarsi della Tunisia, gli italiani, oltre ad elaborare piani di sbarco per realizzare quella che era chiamata Esigenza C. 2, studiata dagli Stati Maggiori delle Forze Armate, proposero allora a Berlino di esercitare misure coercitive contro la Francia; ma non ebbero in questo tentativo l’appoggio tedesco, in quanto il Führer era sempre propenso a fare della Francia un possibile alleato.

         Venuto in tal modo a mancare l’unica possibilità di esercitare un blocco del Canale di Sicilia veramente efficace, a partire dal gennaio del 1942 la Regia Marina, nuovamente e pressantemente sollecitata da quella germanica,  si vide costretta ad intensificare gli sforzi per rendere quel tratto di mare il più pericolosamente insidiato al nemico, adottando misure che erano fissate nella Di.Na. 8, ossia:

 

         1°) il rafforzamento degli sbarramenti minati a sud di Malta e nella zona a sud ovest di Marittimo, per creare un corridoio di sicurezza sulle rotte italiane con il nord Africa;

         2°) il mantenimento dei sommergibili in agguato nel Mediterraneo occidentale e centrale e nelle acque del Canale di Sicilia, con compito prevalentemente di scoperta navale soprattutto in zone scarsamente sorvegliate dalla propria ricognizione aerea;

         3°) l’inviò in agguato di Mas in tutte le notti di bel tempo tra Capo Bon e Pantelleria;

         4°) il mantenimento in mare nella zona dell’isola La Galite, con compito di vigilanza, di motovelieri camuffati e dotati di potenti apparati radio;

         5°) l’invio a Cagliari della 7^ Divisione Navale (due incrociatori e due cacciatorpediniere) per intercettare le forze navali provenienti da Gibilterra.

        

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Francesco Mattesini


Messaggio modificato da Francesco Mattesini, 23 gennaio 2018 - 18:43

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  • Inviato 23 gennaio 2018 - 18:13

#8

Giancarlo Castiglioni
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L'occupazione della Tunisia con la forza durante la guerra avrebbe comportato i problemi e le difficoltà indicate da Platon Alexiades e da Francesco Mattesini.

Infatti non fu mai presa seriamente in considerazione.

Io mi riferivo all'inizio della guerra, nel giugno '40 al momento dell'armistizio con la Francia.

Hitler aveva dichiarato che avrebbe fatto l'armistizio solo dopo aver definito il parallelo armistizio tra Francia e Italia, e propose all'Italia di occupare Tunisia, Corsica, una fascia costiera fino al confine della Spagna analoga a quella occupata dalla Germania in Atlantico ed una fascia al confine sulle Alpi che isolasse la Francia dalla Svizzera e si collegasse alla zona di occupazione Tedesca.

La Francia era alle corde e avrebbe sicuramente accettato.

Mussolini, forse per timore di un rifiuto francese, forse con l'idea che la guerra fosse finita, forse perché deluso dai risultati ottenuti dall'esercito, rispose che l'Italia si sarebbe limitata alle zone occupate in combattimento e così fu concordato.

Questa la ricostruzione di Roatta; chiedevo appunto se è confermata da altre fonti.


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  • Inviato 27 gennaio 2018 - 19:32

#9

Francesco Mattesini
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La questione era che se Mussolini lo ha detto esplicitamente ad Hitler quado si riunirono a Monaco, Hitler si é sempre dichiarato nettamente contrario a umiliare ancor più la Francia , perché intendeva portare la Francia di Vichy nella sfera d'influenza combattiva dell'Asse.

 

Quindi Hitler faceva gli interessi della Germania e non certamente dell'Italia. La Germania aveva vinto la Francia, e costretto i britannici a ritirarsi nella loro isola, con le sole sue forze armate, e l'italia era avanzata soltanto di 2 Km a Mentone, facendo poi cattiva figura in Cielo, dominato dai caccia francesi Dewoitine Do.520, e soprattutto nel mare.

 

Come dimendicare il bombardamento di Genova del 14 giugno 1940 da parte di quattro incrociatori pesanti e undici cacciatorpediniere francesi, trovando sgombro il Mar Ligure perché tutta la flotta era nei porti meridionali dell'Italia.

 

Di questo scarso comportamento militare Mussolini, che non era un illuso, lo conosceva, e nonostante tutte le pressioni di Ciano e dei suoi gerrarchi e mediocri capi militari per costringere Hitler a darci soddisfazione, il Duce, e da supporre, preferi non insistere troppo sull'argomento.

 

Certo che, vista la posta in gioco per il controllo del Canale di Sicilia e lo sbarramento del Mediterraneo alla flotta britannica, la conquista della Tunisia sarebbe stata la ciliegina nella torta. Ma sono anche convinto che la Germania non ci avrebbe negato la Tunisia se il comportamento militare dell'Italia fosse stato aggressivo, con il superamento delle Alpi, e una maggiore attività in cielo e in mare.

 

Mussolini e i suoi Capi Militari ritenevano che senza fare grossi sforzi, qualche centiniaio di morti sarebbero serviti al tavolo della pace; e quindi perché combattere se lo facevano i tedeschi. Ma si sbagliava di grosso, perché i tedeschi non erano fessi. Non si acquistano meriti se non li sai guadagnare.

 

Franco


Messaggio modificato da Francesco Mattesini, 30 gennaio 2018 - 09:57

  • Giuseppe Garufi piace questo
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  • Inviato 29 gennaio 2018 - 15:28

#10

Giancarlo Castiglioni
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Le osservazioni di Mattesini sono logiche e condivisibili, ma Roatta ci racconta un'altra storia.

Dovrebbero esistere dei documenti diplomatici per confermarla o smentirla.


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  • Inviato 30 gennaio 2018 - 16:53

#11

Francesco Mattesini
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Esiste tutta una documentazione, ad esempio i Diari del Comando Supremo, pubblicati, però con minima  parte dei  documenti allegati al Diario Storico, dall'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito. Suggerisco il 1940 e il 1941. Dare anche uno sguardo alle mie "Direttive di Superaereo" (Ufficio Storico dell'Aeronautica) e alle mle mie "Direttive di Supoermarina" (Ufficio Storico della Marina). Dato che   va letto attentamente ogni documento, e sono migliaia,, ci vuole tempo e costanza.

 

Franco


Messaggio modificato da Francesco Mattesini, 01 febbraio 2018 - 21:22

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  • Inviato 01 febbraio 2018 - 21:20

#12

Giancarlo Castiglioni
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E' possibile ridurre notevolmente il campo della ricerca.

Sono da esaminare solo documenti dal 18 giugno 1940 (conferenza a Monaco di Baviera presenti Hitler e Mussolini per concordare le condizioni di armistizio) al 24 Giugno 1940 (firma dell'armistizio).

Dovrebbe esserci traccia sia nei documenti diplomatici che in quelli del Comando Supremo.

In particolare Roatta cita un telegramma personale di Hitler a Mussolini in cui si chiedeva un ampliamento dell'occupazione italiana.

Dovrebbe essere in data 23 o 24 giugno.

Giancarlo


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  • Inviato 01 febbraio 2018 - 22:25

#13

Francesco Mattesini
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E' vero. Domani controllo se posseggo qualcosa, da farti sapere.

Franco


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  • Inviato 06 febbraio 2018 - 21:33




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