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Francesco Mattesini

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  1. INTRODUZIONE DELL’AUTORE Verso la fine di marzo del 1941 fu pianificata da Supermarina, l’organo operativo dello Stato Maggiore della Regia Marina italiana, e si svolse nel Mediterraneo orientale una grande operazione aeronavale tra le flotte britannica e italiana, conclusasi per quest’ultima, passata per la prima volta dall’inizio della guerra all’offensiva con un inaspettato rovescio, verificatosi nella notte del giorno 28 marzo a circa 100 miglia a sud di Capo Matapan, la punta estrema meridionale della penisola greca del Peloponneso. Quella sconfitta nel dopoguerra e negli anni seguenti a bruciato molto nell’animo degli italiani, che ancora non ne conoscevano quali erano stati i retroscena, anche perché furono scritti fiumi d’inchiostro che lasciavano nei lettori notevoli dubbi per il ruolo avuto in mare da coloro che erano preposti alla condotta dell’operazione, e dubbi altrettanto legittimi per il comportamento di Supermarina, che l’operazione “Gaudo” pianificò e diresse da Roma in modo irrazionale. Le battaglie di Gaudo e di Matapan, sono entrambi importanti dal punto di vista storico per il ruolo che ebbero le nuove tattiche e i nuovi strumenti tecnici della guerra aeronavale, soprattutto da parte britannica. Furono soprattutto determinanti gli aerei dell’aviazioni imbarcata (Fleet Air Arm) della nuova portaerei Formidable, che del successo britannico furono i massimi preparatori, mettendo a segno i siluri sulle navi italiani, la corazzata Vittorio Veneto e l’incrociatore Pola che poi portarono al definitivo successo. Vi influì il radar, strumento che, sebbene non avesse avuto nell’occasione un ruolo veramente determinante essendo in possesso di sole quattro navi ed ancora molto impreciso. Tuttavia, scoprendo il danneggiato incrociatori Pola, che era rimasto immobilizzato e arretrato dalle altre navi della Squadra Navale dopo il siluramento, indirizzò al combattimento notturno la forza da battaglia della Mediterranean Fleet. E ciò avvenne contro un nemico che era ignaro della vicinanza delle navi britanniche, pur essendovi molti indizi che indicavano il contrario, ossia gli incrociatori e i cacciatorpediniere della 1a Divisione Navale, che avevano ricevuto l’ordine dal Comandante della Squadra Navale di invertire la rotta per andare in soccorso del Pola. Furono determinanti le intercettazioni e le decrittazioni di alcuni messaggi radiotelegrafici della Regia Marina, scambiati tra Roma e Rodi, e trasmessi per radio dopo essere stati compilati con il codice della macchina cifrante Enigma di Supermarina, da parte dei crittografi dell’organizzazione crittografica britannica Ultra che aveva sede a Bletcchley Park, a nord di Londra. Notizie, segretissime, che erano poi diramate soltanto ai responsabili degli Alti Comandi in Capo dei vari settori di guerra. I decrittatori di Bletcchley Park, sfruttando le possibilità di decodificazione loro offerte dal “Bombe” (un ingegnoso apparato elettromeccanico di progettazione del matematico polacco Marian Rejewski) ma migliorato durante la guerra dal geniale matematico britannico Alan Turing, permisero all’ammiraglio Andrew Browne Cunningham, Comandante in Capo della Flotta del Mediterraneo, di preparare su notizie in verità generiche, una trappola i cui risultati furono inferiori al previsto, solo perché si verificarono ritardi di appuntamento a sud di Creta dei gruppi navali della Royal Navy, salpati dal Pireo e da Alessandria. Infine l’operazione rivelò in modo tragico agli italiani tutte le loro manchevolezze in materia di cooperazione aeronavale, per l’imprecisione del tiro delle artiglierie, che in un momento favorevole della battaglia di Gaudo non riuscirono a mettere a segno un solo colpo su quasi seicentocinquanta colpi sparati dalle navi, e soprattutto per la mancanza di addestramento al combattimento notturno, poiché le dottrine d’impiego ancorate a quelle della prima guerra mondiale, non ne prevedevano lo svolgimento in un combattimento balistico tra grandi navi. L’idea di scrivere un primo libro sulla Battaglia di Capo Matapan, e portare quindi un nuovo contributo alla conoscenza storica di quell’operazione, poi chiamata “Gaudo”, mi venne dopo che fu stampato nel 1980 dalle Edizioni dell’Ateneo & Bizzarri, il fortunato e conosciutissimo libro La partecipazione tedesca alla guerra aeronavale nel Mediterraneo (1940-1945), di cui è coautore per la parte politica il Professor Alberto Santoni, all’epoca Capo della Sezione Documentazione dell’Ufficio Storico della Marina Militare. Fu allora che oltre a reperire il materiale per l’opera citata, mi dedicai a raccogliere notizie su tutto quanto era necessario per la stesura del nuovo libro, chiamato Il Giallo di Matapan. Revisione di Giudizi, trascrivendo minuziosamente i particolari attinenti all’argomento, poiché all’epoca negli uffici storici italiani era ammessa soltanto la consultazione e la trascrizione dei documenti, e solo in casi eccezionali, in cui fui agevolato, la loro fotocopiatura. Non ritenendo attendibili le dichiarazioni dell’Ammiraglio Angelo Iachino, ex Comandante in Capo della Squadra Navale, espresse in ben tre libi e in innumerevoli articoli, perché quanto era scritto sullo svolgimento della battaglia di Matapan mi appariva chiaramente manipolato, e non fidandomi neppure di questo era riportato nella storia ufficiale della Marina italiana, ossia nel libro dell’ammiraglio Giuseppe Fioravanzo, Le azioni navali nel Mediterraneo, Volume IV, perché vi si ripeteva quanto aveva scritto l’ammiraglio Iachino, ho basato tutta la mia grandissima ricerca nelle fonti documentarie originali, esistenti nei tre Archivi degli Uffici Storici delle Forze Armate italiane: Esercito, Marina e Aeronautica. Inoltre, svolsi una ricerca certosina nella Biblioteca Militare Centrale del Ministero dell’Esercito, dopo io prestavo servizio presso il IV Reparto, e mi tenni al corrente delle più recenti pubblicazioni acquistate in Italia e all’estero, ma sempre basandomi nella scelta delle notizie su quanto avevano scritto, in forma ufficiale e ufficiosa, i maggiori esperti militari. Il Giallo di Matapan, stampato dalle Edizioni dell’Ateneo nel 1985, e con cartine compilata da mio padre Antonio Mattesini, che durante la guerra, con il grado di maresciallo maggiore, era stato capo disegnatore del SIM Comando Supremo, fu accolto con quasi incredibilità per quanto vi era riportato su episodi assolutamente ignorati dagli storici che mi avevano preceduto. E con piacere constatai che nessuno, nell’ambiente della Marina e di altri enti militari, ebbe a lamentarsi poiché il libro portava argomenti documentati, e giudizi personali, da cui non vi era nulla da dissentire. Diventato collaboratore dell’Ufficio Storico della Marina Militare, e autore (dei primi) di sessanta saggi scritti nel Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, nel 1979 ebbi l’incarico, dall’allora Direttore, capitano di vascello Antonio Severi, di scrivere un libro su La battaglia di Punta Stilo, 1a edizione 1990, a cui seguì nel 2001 la 2a edizione rivisitata. Subentrato al Comandante Sereri l’ammiraglio di divisione Renato Sicurezza, egli, scrivendo di suo pugno un programma che io conservo, mi incaricò di effettuare una revisione storica dei libri e delle battaglie più famose combattute dalla Marina italiana nella seconda guerra mondiale. Incarico, poi rinnovato da altri Direttori, come gli ammiraglio Mario Buracchia, Alessandro Valentini e Francesco Loriga. Così nel 1993 fu stampata la prima edizione del libro; Betasom. La guerra negli Oceani (1940-1943), a cui segui del 2003, considerevolmente ampliata, la seconda edizione. Nel frattempo avevo portato a termine la compilazione e stampa di altri due importanti libri: La battaglia di Capo Teulada nel 2000, preceduta nel 1998 dal grosso volume su L’operazione Gaudo e lo scontro notturno di Capo Matapan, di ben 740 pagine. Per la cui compilazione di Matapan, che riportava molti aggiornamenti, dovetti fare una nuova e lunghissima ricerca in tutti i settori storici, con richieste d’informazione anche all’estero, in particolare in Gran Bretagna e Germania, ottenendo con il libro, e mia grande soddisfazione, un risultato di assoluto valore storico, come è tutt’oggi riconosciuto. L’opera dell’Ufficio Storico della Marina Militare, con prefazione del Direttore ammiraglio di Divisione Mario Buracchia, in cui mi elogia considerandomi “il migliore ricercatore dell’Ufficio Storico per quanto riguarda la seconda guerra mondiale”, e sostenendo che avevo “rivisitato gli avvenimenti con grande rigore scientifico, sostenuto da una accurata ricerca documentale”, è molto dettagliata, e per i profani forse anche di difficile comprensione. Ed é per questo motivo, e anche per apportare all’avvenimento nuovi aggiornamenti, che una paio di anni fa ho deciso di dedicare parte del mio tempo di pensionato ad una nuova versione aggiornata della Battaglia, di Matapan, facendo in modo che il lettore possa trovarla più scorrevole nella lettura, ma senza perdere la conoscenza degli elementi più importanti. Tutto ciò ha comportato, rispetto al libro dell’Ufficio Storico, la riduzione all’essenziale dei vari capitoli, e pertanto all’eliminazione dei molti documenti inseriti nel testo, che in parte sono stati sintetizzati, e all’eliminazione di tutta la vastissima documentazione ufficiale, fotocopiata dagli originali, riportata in allegato. Concludo riferendomi ancora a quanto l’ammiraglio Buracchia ha scritto al termine della sua presentazione al mio libro L’operazione Gaudo e lo scontro notturno di Capo Matapan, citando il breve contenuto di un articolo apparso sul Times del 23 febbraio 1961: “Riconosciamo che Matapan fu una nostra fortunata e assai fruttuosa azione navale, ma tributiamo anche onore alla Marina italiana quando onore le è indubbiamente dovuto”. FRANCESCO MATTESINI
  2. Sono state stampate le prime copie del mio nuovo libro L'AGGUATO DI MATAPAN . Errori, Omissioni e Menzogne di una famosa Battaglia Navale. Il libro comprende 340 pagine Francesco Mattesini
  3. Bravo Francesco. Eccellente esposizione della consegna delle nostre navi agli ex nemici.
  4. Grazie della risposta. L'ho già passata al mio amico. Franco
  5. Un mio amico mi ha fatto questa richiesta di informazioni. Il primo tentativo di varo dell'incrociatore TRENTO, il 4 settembre 1927, era fallito a causa di un sabotaggio. Il motivo, secondo WIKIPEDIA, era stato: " La nave, infatti, dopo aver percorso 47 metri nella sua discesa in acqua, si fermò. Insieme al sego usato come lubrificante per il varo venne trovata della sabbia. La cerimonia venne così ripetuta un mese dopo ed il 4 ottobre questa volta tutto filò liscio". C'é qualcuno della lista che può darmi qualche elemento come conferma del sabotaggio ?. Francesco Mattesini
  6. Vorrei proprio che mi si trovasse uno storico di qualsiasi nazione che continui a scrivere, spesso decine di volte in una stessa pagina, il nome di una o più navi per nome 3e cognome. E poi, se uni si interessa di storia navale, sa benissimo cosa sia la CAVOUR. Leggere Roskill, Playfayr, Moloy, Morison ecc.
  7. I nomi delle navi vanno scritte per esteso la prima volta. Ma se il nome lo scrivi più volte ciò non é possibile. Se ricordate i nomi anni '50 in poi fino a un certo punto nessuno si era mai sognato di scrivere, faccio un esempio Conte di Cavour, ma soltanto Cavour.
  8. Si trattava della motonave requisita Vincenzo Dormio trasformata dalla Regia Marina in unità di scorta per il pilotaggio foraneo con la sigla F 81. L’informazione mi è stata gentilmente riferita da Lorenzo Colombo, che l’aveva a sua volta appresa da Platon Alexiades. Francesco Mattesini
  9. Chiedo scusa, ma non é nave Bornio ma Dormio ll sommergibile Pietro Micca (tenente di vascello Paolo Scrobogna), del tipo posamine, salpò da Taranto il 24 luglio 1943, diretto a Napoli, ma dopo quattro giorni di navigazione ebbe un’avaria mentre si trovava al largo di Capo Spartivento Calabro, e dovette invertire la rotta, per poi ricevere la notizia che una nave adibita alla sua scorta, la Dormio, doveva incontrarlo al largo di Santa Maria di Leuca. L’inversione di rotta fu fatale al Micca, poiché presso Santa Maria di Leuca fu avvistato in immersione alle 06.45 del 29 luglio dal sommergibile britannico Trooper (tenente di vascello G.S.C. Clarabut), che alle 06.54 fece partire da una distanza di 4.600 yard una salva di sei siluri di prora, uno dei quali raggiunse il Micca a mezza nave, sbalzando in mare con la violenta esplosione il comandante e gli uomini che si trovavano sulla torretta e in coperta. Per gli altri 65 uomini, compresi due ufficiali e un operaio civile, causa il rapido affondamento del sommergibile, avvenuto in lat. 39°48'N, long. 18°43'E, a 3 miglia per 207° dal faro di Santa Maria di Leuca, non ci fu scampo. I diciotto superstiti, compreso il comandante Scrobogna, furono recuperati poco dopo da barche di pescatori, che li trasbordarono sulla Dorneo. Il relitto del Micca, individuato nel 1944, si trova ad una profondità tra gli 80 e gli 85 metri. Il mio problema é quello di sapere che cosa era la Nave DORMIO, dato che nei libri della Marina e di Bargoni non esiste. E in Internet nessuna sa nulla!
  10. Ti ringrazio Francesco, ma mi é arrivata alle orecchie la voce che é già iniziata in Facebook una crociata contro di me! Io non mi sono voluto inserire in quel sito, per motivi di dignità. Chi ne é al corrente mi faccia il piacere di dirlo. Franco
  11. Caro Platon, ti ringrazio per gli elogi, anche forse non li merito tutti, in quanto errori, in buona fede, né ho fatti. Per il libro "U-Boats in the Bahamas", ne ero già a conoscenza, e l'ho cobntrollato nel fare il WESTINDIEN in quanto si trova in Internet. Ma é anxche mia intenzione acquistarlo in AMAZON. Cordialmente Franco
  12. Cari Platon e Francesco, . conoscete il mio Betasom - La guerra negli oceani,e anche io sono in sintoinia con le vostre osservazioni. La mia terza edizioni, di cui due editori si sono già offerti di stampare, e parecchio integrata con le azioni contro navi, riprese in buona parte dall'eccellente uboiat.net, ma anche da altre fonti per particolari più approfonditi. Attualmente é in Stampa l'Operazione Westindien", che é stata riveduta rispetto a quella postata in acedemia.edu. Il titolo é stato cambiato in:: L'ATTACCO DEI SOMMERGIBILI TEDESCHI E ITALIANI NEI MARI DELLE INDIE OCCIDENTALI (FEBBRAIO - APRILE 1942) OPERAZIONE WESTINDIEN Cordialmente Franco
  13. Grazie mille Platon, dovrò controllare dove sta l'errore sui vari documenti. Comunque la tua informazione mi serve per correzione sul mio libro di "BETASOM. LA GUERRA NEGLI ABISSI", che la Marina, e non per colpa di chi all'Ufficio Storicdo aveva ordinato il lavoro, lo ha rifiutato senza vergonarsi di non saldare l'Autore. E questo dopo averlo fatto lavorare per due anni, assieme ad un maresciallo del Comando Squadra Navale che ha ribattuto al computer tutto il libro..E sono ben 900 pagine. Franco

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