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I danni causati dalle mine nazionali alle navi italiane nei primi venti giorni di guerra


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I danni causati dalle mine nazionali alle navi italiane nei primi venti giorni di guerra

 

 

 

                Il 5 giugno 1940 l’incrociatore Pola, nave ammiraglia della 2a Squadra (ammiraglio Riccardo Paladini), e gli incrociatori della 3a Divisione Navale, Trento e Bolzano, si dislocarono a Messina e a Reggio Calabria. Lo stesso giorno iniziarono i movimenti dei sommergibili per raggiungere le dislocazioni previste dal documento DI.NA 8 ter.

         Il 6 giugno ebbe inizio la messa in opera degli sbarramenti difensivi di mine sulle coste dell’Italia e della Libia e Dodecaneso. Fu anche ordinato ai piroscafi nazionali requisiti e noleggiati dalla Regia Marina il dirottamento verso porti nazionali o neutrali. E il giorno 8 fu provveduto ad iniziare alcune esplorazioni con idrovolante dell’Aviazione Ausiliaria della Regia Marina (Ricognizione marittima), secondo i piani predisposti.

         Nella notte fra l’8 e il 9 giugno fu eseguita la posa prevista degli sbarramenti minati nel Canale di Sicilia, tutti posati da torpediniere, e si ebbero i primi incidenti della guerra “silenziosa”, perche in un momento in cui la guerra non era stata ancora dichiarata, e gli sbarramenti non notificati ai naviganti, affondarono per l’esplosione di mine la mattina del 9 giugno il piroscafo italiano Avvenire, di 957 tsl a 20 miglia a nord del semaforo di Pantelleria  mentre era in viaggio da Civitavecchia a Tripoli, ed il piroscafo greco Zinovia, di 2.975 tsl a 20 miglia a nord di Pantelleria, mentre partito da Cardiff era diretto a Chalkis con un carico di carburante. Questa nave, a differenza di quanto risulta nei documenti della Marina italiana, risulta affondata l’11 giugno, ossia il primo giorno di guerra. Ciò significava che l’armatore avrebbe potuto chiedere i danni, ed era meglio stare zitti. Vi furono due morti. Le due navi erano finite nello sbarramento 1 AN che era stato posato dai posamine Crotone e Fasana

La stessa sorte dello Zinovia subì la notte del 9 il piroscafo italiano Angiulin, di 909 tsl, in navigazione da Licata a Napoli, affondato da mine posate il 6 giugno dalle torpediniere Ariel e Airone, presso Capo Granitola (Trapani), senza alcun superstite. Furono recuperati nove naufraghi dell’Avvenire, dove vi furono cinque morti dell’equipaggio, e venticinque naufraghi dello Zinovia. Il medesimo giorno 9 un peschereccio italiano, la goletta San Teodoro, di 11 tsl, entrato in acque minate e vietate presso Brindisi, saltò in aria e decedettero sei uomini dell’equipaggio. Lo sbarramento era stato posato dall’incrociatore Taranto e dai cacciatorpediniere Mirabello e Riboty.

Il 10 giugno, sempre in periodo di pace per l’Italia, poiché Mussolini pose lo stato di guerra alle 00.01 dell’11 giugno, affondò su una mina a 9 miglia a nord-ovest di Capri posato da torpediniere il brigantino Danilo B, di 102 tsl. Lo stesso giorno il gruppo degli incrociatori leggeri Da Barbiano e Di Giussano e i posamine Scilla e Buccari, posarono uno sbarramento nel Canale di Sicilia (LK), e l’indomani fu ampliata la distesa di un’altra linea dello sbarramento fra Pantelleria e la Sicilia. Il piroscafo neutrale greco Makis, dei 3.546 tsl, in navigazione isolata tra Barry e Tessalonica con un carico di carbone, affondò sullo sbarramento 1N, a 15 miglia a nord di Pantelleria.

A guerra iniziata, l’11 giugno, sempre a causa di mine nazionali, affondò il veliero da carico Carlo, di 253 tsl. a 18 miglia da Pianosa, mentre probabilmente per mine si persero il giorno 11 il veliero San Calogero, di 57 tsl, e la Goletta Predappio, di 26 tsl, il primo presso Trapani, il secondo nel Golfo di Taranto. Il 12 giugno la piccola e moderna motonave da pesca La Mora, di 15 tsl, affondò su una mina, naturalmente italiana, posata dai posamine Crotone, Orlando e Sgarallino, a ponente delle foci del Serchio, poco a nord di Pisa. E la stessa sorte capitò il 18 al piroscafo da carico Reno, di 1.002 tsl , a 11 miglia per 28° dal Faro di Monte Capuccini (Ancona), su uno sbarramento minato posato dai posamine Azio e San Giusto.

Il 26 giugno 1940 la motonave da carico italiana Loasso di 5.968 tsl, in navigazione da Venezia a Bari trasportando carbone, affondo su una mina in lat. 41°40’N e 16°20’E, a 3 miglia da Mattinata nel Golfo di Manfredonia, e a 3,3 miglia per 48° da Torre Proposti. Secondo i britannici il 10 giugno il sommergibile Rorqual (capitano di corvetta Ronald Hugh Dewhurst), era salpato da Malta per posare il giorno 14 uno sbarramento di 50 mine presso Brindisi, all’incirca nella posizione 40°39'N, 18°10'E, e quindi molto più a sud del Golfo di Cefalonia. Con parecchio ottimismo, vengono assegnate all’affondamento delle mine del sommergibile britannico la perdita del  Loasso e di altre due navi italiane, il piroscafo Rina Croce, di 569 tsl, il 25 settembre 1940, e il motoveliero Peppino C, di 43 tsl,  addirittura il 17 agosto 1941.

Se non che, tra il 6 e il 25 giugno, il posamine Vieste, il cacciatorpediniere Mirabello e l’incrociatore Taranto posarono, 255 mine nella zona del Gargano. Gli sbarramenti vanno da: lat. 41°45’E a long. 16°19’N; da lat. 41°26’ N a long. 16°17E; e infine da lat. 41°30’N a 16°18’E. Poiché, come detto, il Loasso affondò in 41°40’N e 16°20’E (e non vicino alla posizione britannica 40°39'N, 18°10'E), la zona del suo affondamento e quasi esattamente da assegnare al primo sbarramento posato dal Vieste e dal Mirabello, mentre poco più distante è il terzo sbarramento posato dal Taranto. Pertanto per l’affondamento del Loasso io ritengo sia dovuto senza dubbio a mina italiana, e con la massima probabilità del primo sbarramento.

 

Anche il caso della perdita del piroscafo da carico Santa Croce, di 569 tsl, affondato alle 06.30 del 26 settembre a poco più di 6 miglia a levante del Capo di Torre Cavallo (coordinate lat. 39°47′56″N, long. 18°19′55″E), mentre era diretto da Augusta a Brindisi, e azzardato ad assegnarlo alle mine del sommergibile Rorqual, posate molto più distanti; e lo stesso dicasi per il motoveliero Peppino C il 17 agosto 1941 mentre si trovava in navigazione da Brindisi a Durazzo, e il cui affondamento, con nessun superstite, avvenuto al largo di Punta Mattarella a sud di Brindisi,  è stato ritenuto probabile, dall’Ufficio Storico della Marina Italiana, dovuto ad una mina alla deriva, staccatasi da chissà quale sbarramento. Dal 6 al 25 giugno furono posati nella zona di Brindisi, con 450 mine, sette sbarramenti, realizzati dall’incrociatore Taranto e dai cacciatorpediniere Mirabello e Riboty. Lo sbarramento più vicino al punto di perdita del piroscafo Santa Croce, a 6 miglia a levante di Capo Torre Cavallo, è  uno dei tre posati dal Taranto.

 

L’ultimo affondamento del mese di giugno dovuto alle mine, le uniche che nel corso del mese causarono dei danni alle navi italiane, riguarda il piroscafo da carico Alessandro Podestà, di 633 tsl, affondato verso le 21.00 del giorno 28 nel Golfo dell’Asinara, a 9 miglia per nord-ovest di Castelsardo in posizione lat. 40°59’N, long. 08°34°E, mentre era in rotta dalla Maddalena a Porto Torres. In questo caso è responsabile della perdita lo sbarramento minato e il 2 AN posato il 6 giugno 1940 dal posamine Durazzo.

Che ancora le navi non conoscessero le posizioni degli sbarramenti italiani mi sembra strano, è probabile che chi guidava le navi sbagliava la rotta, ma è anche possibile che non conoscessero le posizioni minate, non avendo ricevuto le carte con le posizioni. Guerra all’italiana. Anche se il nemico non faceva danni nei mari italiani ci pensava la silenziosa.

In definitiva tutte le navi affondate per mine nel corso del mese di giugno sono state causate da sbarramenti italiani.

 

Quanto ho scritto, dopo le dovute correzioni, farà parte di un libro, o di un grosso saggio, che sto scrivendo sui dodici giorni della guerra tra l'Italia e la Francia.

 

Francesco Mattesini

 

 

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