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Le corazzate italiane contro il Giappone? Note da una fonte inglese


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Da Charles Stephenson, "The Eastern Fleet and the Indian Ocean 1942-1944. The Fleet that Had to Hide", Pen & Sword Maritime,  Barnsley, 2020.

Un gran bel libro appena uscito. La storia della "flotta che dovette nascondersi", la Eastern Fleet dell'ammiraglio James Somerville di fronte alla schiacciante superiorità aeronavale giapponese.

In breve. L'Ammiragliato britannico, ossessionato com'è noto dalla presenza della TIRPITZ in Norvegia, tratteneva fisse nella Home Fleet le tre corazzate nuove  della classe KING GEORGE V, per averne sempre almeno due disponibili nel caso la nave tedesca facesse una sortita. Churchill, mai tenero con gli ammiragli, scrisse in proposito il 29 agosto 1941 in una lettera al Primo Sea Lord: "Il fatto che l'Ammiragliato ritenga che tre K.G.V. debbano esser usate per tenere a bada la TIRPITZ impone una seria riflessione sulle caratteristiche delle nostre navi più recenti, che essendo inferiori quanto ad artiglieria [356 mm contro i 380 della nave tedesca NdT] e indebolite dagli hangar posti al centro delle cittadelle, sono evidentemente giudicate inidonee ad affrontare il nemico in condizioni di parità numerica... Sarebbe molto sciocco farla uscire [la TIRPITZ NdT], quando solo restando dov'è tiene a bada le tre più forti e recenti navi da battaglia che abbiamo e al tempo stesso controlla il Baltico!"

Alla conferenza interalleata "Trident", tenutasi  a Washington il 12-25 maggio 1943,  gli americani, ed in particolare l'ammiraglio Ernest J. King, comandante in capo della US Navy e al tempo stesso Chief of Naval Operations, notoriamente assai poco amico degli inglesi,  esercitò una forte pressione perché  i britannici conducessero un'offensiva navale e terrestre dall'India   in Birmania, per liberare la strategica "Strada della Cina", arteria vitale per i rifornimenti americani alle forze di Chiang Kai-Shek e in mano  giapponese dalla primavera del 1942.

Ma la posizione americana rimase sulla carta, in quanto la Eastern Fleet britannica dell'Oceano Indiano era assolutamente troppo debole per affrontare i giapponesi. Sarà rafforzata solo alla fine di gennaio del 1944 con l'incrociatore da battaglia RENOWN, le navi battaglia QUEEN ELIZABETH e VALIANT (peraltro tutte unità assai anziane) e le portaerei moderne ILLUSTRIOUS e UNICORN. L'ammiraglio King prestò allora per un paio di mesi alla Eastern Fleet la portaerei SARATOGA (ricambiando quanto  avevano fatto gli inglesi con la VICTORIOUS, prestata alla US Navy a corto di portaerei nel Pacifico nel 1943), che arrivò il 27 marzo 1944, e un altro rinforzo venne dalla moderna corazzata francese RICHELIEU (che era passata dalla parte degli Alleati con Darlan solo il 23 novembre 1942 a Dakar ed era andata a Brooklyn per compiervi grandi lavori dal febbraio all'ottobre 1943), che arrivò a Ceylon il  12 aprile 1944.  

Cito testualmente: "Quando l'ammiraglio Somerville fu informato dell'arrivo di questo rinforzo, il suo commento fu 'Dovremo erigere una Torre di Babele a mo' di  stazione segnaletica portuale'. Peggio sarebbe stato se la proposta dell'ammiraglio Raffaele de Courten che le migliori navi da battaglia italiane partecipassero alla guerra contro il Giappone fosse stata accolta. Forse fortunatamente non lo fu.

La genesi di questa idea venne in un memorandum del 7 settembre 1943 scritto dall'ammiraglio de Courten, che a seguito della deposizione del Duce era stato nominato Ministro della Marina nel governo del maresciallo Pietro Badoglio. La sua lettera proponeva di offrire agli Alleati l'uso delle tre corazzate moderne VITTORIO VENETO, ROMA e ITALIA (l'ex LITTORIO ribattezzata) per impiegarle contro i giapponesi in Estremo Oriente. Quando l'armistizio con l'Italia ebbe messo in gioco la flotta come fattore politico, il problema dell'effettiva utilizzazione di due di queste corazzate veloci, con equipaggi italiani, fu seriamente preso in considerazione dagli Alleati. Ce n'erano solo due da prendere  in considerazione in quanto la terza, la ROMA, era stata affondata nello Stretto di Bonifacio tra la Sardegna e la Corsica il 9 settembre 1943. I tedeschi, emulando un po' quanto fatto dai britannici a Mers-el-Kebir tre anni prima, mandarono la Luftwaffe ad attaccare il loro ex alleato; la ROMA fu colpita da due bombe plananti antinave teleguidate 'Fritz X' ed affondò dopo l'esplosione della santabarbara. L'ITALIA/LITTORIO fu colpita anch'essa ma sopravvisse. L'offerta alla fine venne respinta, e i motivi pratici sono le ragioni più spesso citate.

Fonti: Francesco Mattesini, 'L'armistizio dell'8 settembre 1943, parte I', in 'Bollettino d'Archivio dell'Ufficio Storico della Marina Militare', giugno 1993, pp.57-58. Si veda anche Francesco Mattesini, 'Da Cobelligeranti ad Alleati? La Regia Marina e la dichiarazione di guerra al Giappone', in Antonio Nacca (Progetto grafico e realizzazione) 'Rimland: Storia Militare di una Penisola Eurasiatica. Tomo II: Suez', Roma, Società Italiana di Storia Militare, 2019, pp.447-62; Raffaele de Courten 'Le memorie dell'Ammiraglio de Courten (1943-1946)', Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1993; Erminio Bagnasco  e Augusto de Toro, 'The Littorio Class: Last and Largest Battleships', Seaforth, Barnsley, 2011, p. 270; Martin J. Bollinger, 'Warriors and Wizards. The Development and Defeat of Radio-Controlled Glide Bombs of the Third Reich', Annapolis, Md., Naval Institute Press, 2010, p.30."

 

 

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Grazie Francesco. Certo Somerville non considerava le corazzate italiane buone per la sua guerra nell'Oceano Indiano, ed é acido anche per la RICHELIEU che pure aveva ricevuto in USA un armamento contraereo formidabile, riguardo al tiro rapido, certamente migliore della sua RENOWN. Ma si sa, gli inglesi o britannici che siano, se non é materiale loro, hanno sempre da criticare.  Se le LITTORIO dovevano essere impiegate, sarebbe stato necessario non solo rinforzare al massimo l'armamento contraereo, sostituendo gli inutili pezzi da 90, e tutte le mitragliere Breda, che non colpivano un tubo.  Ma, secondo l'ammiraglio Accorretti, che comandava la IX Divisione ai Laghi Amari, una delle misure da prendere era quella di aumentare la protezione in coperta, impiegando lastre metalliche di 2 cm, anche se ciò avrebbe fatto diminuire la velocità delle corazzate da 30 nodi (mai raggiunta), a 29 nodi, che era quella sviluppata dalla ROMA (29,5), per un paio di ore, durante il viaggio per l'entrata in Squadra, Trieste - Taranto nell'agosto 1942.

Franco

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C'è anche un'altra citazione che ti riguarda:

"Questa rara iniziativa congiunta dell'Asse era in realtà un'impresa tripartita. Il 26 agosto il battello italiano classe MARCONI Aquila VI, già LUIGI TORELLI, era arrivato a Sabang, un'isola al largo della punta nordoccidentale di Sumatra e  a  circa 300 miglia nautiche ad est [sic! a ovest NdT] di Penang. Altri due battelli italiani, REGINALDO GIULIANI  della classe LIUZZI e COMMANDANTE CAPPELLINI  [sic NdT] della classe MARCELLO (ridesignati rispettivamente Aquila II e Aquila III) avevano già compiuto analoghi viaggi a Singapore e a Sabang."

Fonte: Francesco Mattesini, 'I sommergibili da trasporto di "BETASOM" e la cessione di sommergibili tedeschi tipo VII C 42 alla Marina Italiana. L'ultima missione del sommergibile Ammiraglio Cagni e le conclusioni della guerra oceanica', p. 63.             Disponibile su  https://independent.academia.edu/FrancescoMattesini

 

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