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Quelli della CHARLES HENDERSON


di Pasquale B. Trizio - già Presidente dell’Assoc. Naz.le Marinai d’Italia - Bari
Il 9 aprile 1945, la città di Bari fu vittima di un evento tra i più tragici della sua storia. Una intera nave carica di munizioni, per motivi ancor’oggi sconosciuti, esplose nel gran porto seminando distruzione e morte.
Alle ore 11.57 di quel terribile giorno la nave statunitense Charles Henderson, mentre era ormeggiata alla banchina n.14 del gran porto di Bari, per cause mai accertate esplose improvvisamente seminando attorno a sé distruzione e morte.
In pochi istanti centinaia di vite umane venivano distrutte e della nave non restavano che pochi relitti informi sparsi qua e là nell'ambito portuale.
Vari spezzoni della sovrastruttura della nave – narra l’ingegnere del Genio Civile Giuseppe Geraci incaricato, più tardi, di ripristinare la banchina - del peso di qualche tonnellata, furono disseminati per un raggio di qualche chilometro, provocando non pochi danni agli edifici della zona portuale, mentre spruzzi di nafta provenienti dai doppifondi del piroscafo furono proiettati così lontano da raggiungere i sobborghi della città. I vetri delle case, a notevole distanza dal porto, andarono violentemente in frantumi, determinando numerosi feriti e parecchi morti tra la popolazione civile.
Porte e finestre furono divelte come fuscelli sotto la furia dello spostamento d’aria, disseminando le vie di un impressionante groviglio di macerie, rendendo difficile la circolazione della gente che, presa dal panico, correva come pazza alla ricerca di un qualche sicuro rifugio. Del piroscafo Charles Henderson che pochi minuti prima dominava con la sua potente mole la scena della calata, non restavano che due enormi spezzoni: la prua che era stata proiettata in avanti ed era andata a conficcarsi profondamente nel muro di sponda del molo antistante e la poppa ridotta ad un ammasso informe di ferraglie appena affioranti dalle acque. Della parte centrale dello scafo, in corrispondenza delle stive e dell’apparato motore, non si scorgeva alcuna traccia.
Il muro di sponda, dove trovavasi attraccata la nave per una lunghezza di 75 metri, era del tutto sparito ed anche la calata corrispondente denominata appunto n.14, per una analoga lunghezza e una profondità di 25 metri era saltata in aria: al suo posto si vedeva soltanto un laghetto per l’invasione delle acque marine della voragine provocata dallo scoppio.
Del grande capannone per il ricovero delle merci in transito, ubicato sulla banchina, del binarione di riva per la manovra delle grue di scarico e di tre potenti grue meccaniche, ivi operanti, non restava alcun segno.
Un terrificante quadro di devastazione e di morte, un ammasso caotico di macerie di ogni sorta, di grossi blocchi di calcestruzzo e di travate disseminate qua e là, che con le loro scheletriche sagome conferivano alla scena un’impressionante visione apocalittica.


Immagine Allegata: CHARLES HENDERSON-01.jpg





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3 Commenti

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Francesco De Domenico
07.04.2015 - 09:33

Aggiungo il resoconto da L.A.Sawyer e W.H. Mitchell, "The Liberty Ships", Lloyds' of London Press, 2a ediz. 1985:

 

"Dopo il disastro del dicembre 1943, in cui 18 navi tra cui cinque Liberty (cfr. JOHN HARVEY etc.) vennero affondate in un attacco aereo tedesco su Bari, il porto consolidò la sua posizione quale principale porto di rifornimento dell'esercito britannico in Italia [l'8a Armata ndr], oltre che come base di scarico delle  bombe pesanti per l'Air Force americana [di base a Foggia ndr].

Il 9 aprile 1945 tredici navi erano sotto scarico a Bari. Al molo 14, al centro del sistema dei moli, la CHARLES HENDERSON, con 2.000 tonnellate di bombe da 500 e 1.000 libbre ancora a bordo in cinque stive, stava operando con cinque squadre di scaricatori italiani sotto la supervisione di genieri britannici. Subito prima di mezzogiorno, senza preavviso alcuno, una enorme fiammata si levò dalle stive di poppa, che contenevano ancora 1.000 tonnellate di bombe, e fu seguita da una tremenda esplosione. Una colonna di fumo e rottami si innalzò per diverse migliaia di piedi in aria mentre la parte posteriore della nave si disintegrava. La parte anteriore della nave fu sospinta in avanti andando a schiantarsi contro il molo, una massa contorta di relitti in fiamme che conteneva ancora 1.000 tonnellate di bombe che avevano subito uno scossone violento.

Il molo 14,  con le sue gru, i capannoni, la ferrovia, il bar e gli uffici cessò di esistere, trasformandosi in un mucchio di macerie fumanti. Una sezione pesante 60 tonnellate del ponte di comando della nave fu scagliata a centinaia di metri di distanza nel settore della marina militare, dove provocò l'incendio di capannoni, sale mense e materiali militari. Due altre navi, anch'esse cariche di esplosivi, presero fuoco, come pure una nave cisterna carica di nafta, e numerosi incendi scoppiarono tra le autocisterne, gli autocarri, gli uffici e i carichi sui moli.

Un'ondata di marea, provocata dall'esplosione, danneggiò altri moli ed installazioni e tutte le navi in porto; inoltre migliaia di tonnellate di macerie accumulate presso il molo esterno dopo le esplosioni del dicembre 1943 vennero sparpagliate. La nave cisterna in fiamme venne rimorchiata fuori dal porto dai rimorchiatori militari, e portata ad arenarsi.

Un mese dopo i moli di Bari erano tornati operativi, proprio nel momento in cui  suonava il cessate il fuoco in Europa.

Nel 1948 il relitto della CHARLES HENDERSON fu venduto a demolitori di Genova per lo smantellamento."

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Francesco De Domenico
07.04.2015 - 12:04

Aggiungo che in base al Arnold Hague convoy database, CHARLES HENDERSON aveva fatto parte del convoglio USA-Mediterraneo UGS.80, salpato da Hampton Roads il 14 marzo 1945 con 50 mercantili e  5 navi scorta (DE della US Navy) e disperso verso vari porti di destinazione nel Mediterraneo (dove ormai non c'erano più minacce né subacquee né aeree) il 29 marzo. Il 3 aprile 1945 arriva ad Augusta come indipendente, e ancora come tale arriva a Bari il 5 aprile.

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Francesco De Domenico
07.04.2015 - 12:13

CHARLES HENDERSON, hull number MCE (Maritime Commission, Emergency fleet)-1043, costruito da Delta SB Co. Inc., New Orleans, La., n. costr. 54, impostato 29.3.1943, varato 1.5.1943 e consegnato 19.5.1943 (costruito in 51 giorni) in gestione dalla WSA (War Shipping Administration) alla Mississippi Shipping Co. Inc., porto di armamento New Orleans.

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