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L’affondamento dell’incrociatore corazzato Giuseppe Garibaldi


di Achille Rastelli

 

pubblicato sul bollettino AIDMEN numero 25 - anno 2010

 

Immagine Allegata: FOTO01.jpg

 

L’incrociatore corazzato Giuseppe Garibaldi.

Nell’aprile 2008 il gruppo di ricerca Habanero di subacquei cechi si recò a Cavtat presso Dubrovnik dove cercarono di trovare il relitto dell’incrociatore corazzato Giuseppe Garibaldi, affondato il 18 luglio 1915 da Rudolf Singule, comandante austro-ungarico (ma di origine ceca) del sommergibile U4.
Il 28 aprile 2008 il relitto fu trovato alla profondità di 125 metri, ma per le condizioni del tempo non furono fatte molte immersioni e non furono prese immagini.
Tornati nel settembre successivo il gruppo fu funestato dalla morte di uno dei subacquei Jan Otys, avvenuta il 10 settembre 2008..
Il 12 settembre successivo Zdeněk Partyngl, l’organizzatore del gruppo fu condannato a 10 giorni di carcere e ad essere poi espulso dalla Croazia, ma la sentenza fu sospesa con il pagamento di 6.500 dollari.
Il 27 agosto 2009 fu la volta dei croati a tornare sul relitto con alcuni dei cechi della spedizione precedente; il gruppo era formato dall’associazione "Dragor Lux" di Zagabria ed era guidato da Drazen Goricki con l’appoggio di un minisommergibile tedesco.
Questa volta furono effettuate molte foto e dei filmati del relitto, ma la ricerca fu fatta sulla base del rapporto del comandante Singule che riteneva di avere silurato il lato destro della nave, mentre secondo gli italiani il siluramento avvenne sul lato sinistro. E’ quindi necessario comprendere cosa sia successo.

 

Storia del Garibaldi.

 

Questa nave rappresentava il maggior successo in assoluto della cantieristica italiana. Nel 1892 il generale del genio navale Masdea, seguendo le istruzioni del ministro della Marina Brin, insieme ai tecnici del cantiere Ansaldo di Genova mise a punto un progetto di incrociatore corazzato molto riuscito e di caratteristiche ben bilanciate: la velocità era di quasi 20 nodi, la protezione arrivava quasi ovunque a 150 mm, l’armamento era composto da un pezzo prodiero da 254/40 e da una torre a poppa con due pezzi da 203/45, oltre a un armamento secondario di 14 cannoni da 152/40. I limiti operativi di questo tipo di unità non erano allora del tutto valutati; tutte le marine ne costruivano in gran quantità in quanto erano visti come un buon surrogato delle navi da battaglia ed erano adatti anche a compiti esplorativi. I difetti di tali unità, molto armate, ma con una protezione scarsa, si sarebbero manifestati durante la Grande Guerra.

 

Immagine Allegata: FOTO01.jpg
L’incrociatore corazzato Giuseppe Garibaldi.

 

La Regia Marina ordinò due incrociatori di questo tipo, uno all’Ansaldo e uno al cantiere Orlando, impostati nel 1893 e battezzati rispettivamente Giuseppe Garibaldi e Varese, ma furono acquistati dal governo argentino in conseguenza di una delle numerose crisi politico-militari che travagliavano le repubbliche sudamericane e grazie anche all’interessamento di Ferdinando Maria Perrone, ben introdotto presso quel governo e anche presso la ditta Ansaldo, allora di proprietà della famiglia Bombrini e pochi anni dopo rilevata dallo stesso Perrone e da suo fratello.
Ottenuto il consenso della Marina, le due unità entrarono a far parte della Armada argentina a tamburo battente, battezzati Garibaldi e General San Martin e considerati un ottimo acquisto.
Le due unità in seguito ordinate dall’Italia ad Ansaldo e Orlando, e denominate ancora Garibaldi e Varese, furono un’altra volta acquistate da marine estere: quello di Livorno ancora dall’Argentina, che lo ribattezzò General Belgrano, quello di Ansaldo dalla Spagna che gli diede il nome di Cristobal Colon. Quest’ultimo, prima unità di questo tipo a perdersi in battaglia, alla consegna nel 1897 disponeva solo di due cannoni da 203 mm nella torre poppiera, in attesa che fossero approntati gli altri due per la torre prodiera. Il governo spagnolo non accettò questa soluzione, in quarto l’ordine prevedeva due cannoni da 254 mm in impianto singolo, uno a prora e l’altro a poppa. La torre fu così sbarcata e il Colon partì da Genova per la Spagna senza l’armamento principale, che avrebbe dovuto essere sistemato a bordo più tardi, non appena pronto. Poco dopo, però, l’incrociatore dovette partire d’urgenza per Cuba e lo stabilimento inglese Armstrong non aveva fornito i cannoni per l’embargo alla nazione belligerante (e per fare un favore agli Stati Uniti). Inserito nella squadra dell’ammiraglio Cervera, fu coinvolto con gli altri tre incrociatori corazzati spagnoli (Vizcaya, Oquendo, Maria Teresa) nella battaglia di Santiago de Cuba del 3 luglio 1898; affrontò lo scontro con il suo scarso armamento contro le corazzate della U.S. Navy, cercando di difendersi con i calibri minori e affidando la sua salvezza nella velocità di 20 nodi, per l’epoca elevata. Dopo poche miglia però, dovette cedere alla superiorità del nemico e fu portato in costa dove affondò coricandosi su un fianco, dopo aver dato prova di notevoli qualità incassatrici.
La Spagna aveva poi ordinato all’Ansaldo una seconda unità dello stesso tipo, che avrebbe dovuto chiamarsi Pedro d’Aragona, ma nel 1900, dopo la sconfitta subita ad opera degli Stati Uniti e la perdita delle Filippine e di Cuba, nell’ambito di un ridimensionamento della flotta vendette la nave, non ancora impostata, all’Argentina che ribattezzò l’unità Rivadavia, ma la costruzione fu poi annullata. Anche un’altra unità impostata ancora come Giuseppe Garibaldi era stata comprata dall’Argentina e ribattezzata Pueyrredon, costituendo così una squadra di quattro incrociatori corazzati, una delle più forti dell’America del Sud.
La Regia Marina riuscì infine ad avere, fra il 1901 e il 1905, i suoi incrociatori corazzati della classe “Garibaldi”: Giuseppe Garibaldi, Varese e Francesco Ferruccio. Nonostante il progetto avesse più di dieci anni di vita, e fosse ormai superato, nel 1902 l’Argentina ordinò altre due unità della stessa classe al cantiere Ansaldo, battezzandole Mariano Moreno e Bernardino Rivadavia. Questa volta, però, fu l’Argentina a rinunciare alle due unità: il Rivadavia al varo fu ribattezzato Mitra e il Moreno diventò il Roca, ma nel 1903 furono ceduti al Giappone che si stava preparando ad affrontare la Russia e doveva rafforzare in fretta la sua squadra da battaglia. Ribattezzati Kasuga e Nisshin, furono consegnati nel gennaio 1904 e raggiunsero le acque della Corea, in tempo per partecipare in modo efficiente al conflitto, con un ottimo rendimento operativo.
La considerazione che si può fare sugli incrociatori della classe “Garibaldi” è che, nell’arco di pochi anni, ne furono costruiti dieci per quattro nazioni diverse, caso unico nella storia navale. Le loro qualità costruttive erano ottime, tanto che le unità argentine rimasero in servizio per circa cinquant’anni. Furono ben presto superati da unità più moderne, ma resero sempre un ottimo servizio nei ruoli secondari ai quali furono adibiti.

 

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L’incrociatore corazzato Ferruccio prima della guerra.

 

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L’incrociatore corazzato Varese in entrata nel poeto di Brindisi.
Al momento dell’affondamento il Garibaldi aveva già quasi 15 anni di vita molto intensa con una partecipazione alla guerra contro la Turchia nel 1911-12, era quindi già superata ma ancora valida.
Le sue caratteristiche erano le seguenti:
Dislocamento: 7234 t,7972 t a pieno carico
Dimensioni: 104,8616,25x7,10 m
Apparato motore: 2 motrici alternative a tripla espansione, 24 caldaie
Potenza: 14,713 cv
Velocità:19,3 nodi
Autonomia: 9,300 miglia a 5 nodi, 5.500 miglia a 10 nodi (10kts)
Protezione: orizzontale max 38 mm; verticale da 80 a 150 mm; artiglieria 140-150 mm; torrione 150 mm
Armamento: 1-254/40, 2-203/45,14-152/40, 10-76/40, 6-47 mm, 4 tubi lanciasiluri da 450 mm.
Equipaggio: 25 ufficiali + 530 sottufficiali e marinai





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