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Il radar nella seconda guerra mondiale: una guerra tecnologica e una occasione perduta


di Gian Carlo Poddighe

 

Inzia con questo preambolo una trattatazione in cinque parti sull'invenzione del radar.

 

Parte I: Le premesse, i presupposti, gli intrecci

Dalla radio al radar: intrecci e continuità di un lungo percorso

 

Il radar, come già la stessa radio, è un esempio di invenzione collettiva, malgrado l’affanno di voler attribuire la paternità delle scoperte a un singolo uomo di scienza, maturate autonomamente con lo studio e la ricerca.
In effetti si trattò del progressivo assemblaggio ed integrazione di strumenti di complementare utilità, basati sui risultati perseguiti nel tempo da molti ricercatori.
La lunga evoluzione del radar nel periodo di un quarantennio è forse il primo caso di osmosi scientifica globale.

 

Riferendosi alla ricorrente citazione “… eravamo all’ avanguardia scientifica e tecnica ...” come italiani non possiamo certo vantare alcuna supremazia ,o primogenitura, ma possiamo solo affermare che in un diverso contesto politico, e soprattutto in un diverso contesto industriale avremmo avuto la possibilità di contribuire e partecipare, mentre in realtà ci siamo invece dovuti limitare a contributi imporanti di teoria e calcolo.
Poco vale il fatto che il 20 giugno 1920 presso l’ American Institute of Electrical and Radio Engineers di New York Guglielmo Marconi abbia tenuto un’importante relazione sui principi di funzionamento di un dispositivo capace di captare oggetti in movimento dal momento che altri in forma meno autorevole l’avevano preceduto; importa che pur avendone proposto la realizzazione all’intera comunità scientifica nessuno l’abbia apparentemente seguito men che meno in Italia.
Forse il personaggio, fortunato imprenditore più che apprezzato scienziato, non aveva il carisma ed il seguito necessari nel mondo scientifico, sempre molto diffidente verso suoi comportamenti e speculazioni che generarono vertenze legali su molte scoperte e brevetti.
In Italia solo nel 1933 Marconi ne riparlò durante un incontro a Castel Gandolfo con l’allora colonnello Luigi Sacco, importante figura di professore universitario con il quale condivise incarichi, già crittografo nella Prima guerra mondiale e fondatore dell’ ”Ufficio Crittografico del R.E.”, con il quale Marconi vantava un’antica collaborazione relativa al primo servizio di radiotelegrafia regolare con la Libia in occasione della guerra italo-turca.

 

Undici o tredici anni di intervallo, come li si voglia contare, sono molti in campo scientifico per poter dare un primato all’ Italia, e nel 1933 non solo gli studi ma anche le prime realizzazioni sugli apparati radioelettrici di scoperta erano molto avanzate in diversi paesi.
Salvo in Italia a scopo di propaganda, poco contò scientificamente una dimostrazione effettuata da Marconi con un “radio-ecometro”, e le ben orchestrate voci relative al famoso “raggio della morte”, teoria e miraggio che sempre accomunò gli eterni rivali Marconi e Tesla.

 

La storiografia navale italiana ha oscillato dal semplice racconto di "cosa" era successo, nell’ immediato dopoguerra, con vasta produzione di giustificazioni ed accuse, sino al più pacato ed obiettivo periodo, a partire dagli anni ’80, del “perché” e “come” era successo, con un’attenta analisi comparata resa possibile grazie al libero accesso ad archivi e produzione storiografica degli ex avversari.
Alberto Santoni, dalla sua posizione, per formazione, docenza e frequentazioni con varie generazioni di Ufficiali, sia italiani che stranieri, è stato uno dei massimi fautori di queste ricerche e di questo percorso, aprendo una nuova scuola di pensiero. Francesco Mattesini continua su questa strada con pignola obiettività.

 

Cercando di conoscere ed analizzare comparativamente gli studi sviluppati negli anni '30 in merito allo sviluppo di sistemi radioelettrici di scoperta, ho trovato curioso notare che tutti lavoravano per gli stessi obiettivi, condividevano persino le stesse componenti, ma tutti erano talmente assillati dal segreto e dalla presunzione da essere ciechi e scettici sui progressi degli altri.
Nello sviluppo del radar si potrebbe dire che brillarono più le visioni politiche che quelle militari, e questo è stato certamente uno degli handicap italiani.

 

La storia del radar è costellata di miti, e propaganda in ogni paese: alcuni di questi miti riguardanti la scoperta e l'impiego del radar sono ricorrenti.

  • la paternità non tanto dell’invenzione quanto della messa a punto del sistema: mentre in Inghilterra Sir Robert Watson-Watt è il padre e unico inventore del radar, in Italia lo stesso ruolo è attribuito a Marconi.
  • l'idea che i tedeschi non avessero un radar pre-guerra non avendo capito l'importanza di questa tecnologia. Secondo questa tesi i tedeschi svilupparono solo radar in risposta alla loro sconfitta nei cieli della Gran Bretagna, o dai piani e dalle attrezzature britanniche rubate. Nella realtà la scoperta e la comprensione del valore militare del radar, e la sua precoce realizzazione, si sono verificati in Germania negli anni 30, con piena operatività entro il 1940.
  • l'attribuire al radar il ruolo fondamentale nella sconfitta, in Italia della Regia Marina, in Germania della Luftwaffe nella battaglia d’ Inghilterra.

 

L’origine del radar risale alla scoperta di onde radio da James Maxwell ai teorici e agli inventori del radar.
In ogni paese, per quanto riguarda almeno i contendenti europei, gli studi e lo sviluppo del radar sono avvenuti in forma separata, indipendente, a seconda dei servizi o delle armi in dotazione ed in funzione degli obiettivi ed uso che si volevano raggiungere

 

Quello che è innegabile è che nel 1939 la Germania possedeva, ed impegnava operativamente i migliori e più affidabili apparati del tipo, utilizzati come strumenti essenziali di navigazione o bombardamento, soprattutto aereo.
La scoperta e la successiva preda nel 1939 di un apparato radar sulla Graf Spee autoaffondata a Montevideo furono non solo una sorpresa ma un monito per gli inglesi. L'episodio non suscitò né reazioni né preoccupazioni in Italia, che peraltro aveva molti osservatori sia a Montevideo che nella vicina Argentina.

 

La massima applicazione inglese non del radar vero e proprio, ma di “qualcosa” similare era la Chain Home, sviluppata da Robert Watson-Watt e Arnold Wilkins, la cui prima stazione fu installata presso Daventry, il 26 febbraio 1935, più di due anni dopo lo sviluppo di un radar operativo in Germania.

 

Si trattava di una tecnologia “nata morta” con le disponibilità del momento (in onda continua e non a impulsi, mentre altre applicazioni fondamentali seguirono anni dopo), orientata all’ allarme precoce ma con gravi carenze operative, i cui conclamati successi si devono non alle capacità del sistema ma all’ innovativo sistema di comando e controllo. La valutazione, postbellica, dei sistemi radar tedeschi ha ridimensionato grandemente anche il mito della Chain Home, della sua non avanzata tecnologia e della sua efficacia.

 

Una guida all’ industria di guerra rispetto ai miti

 

Parte del mito si può far risalire a Winston Churchill, che con parole ormai divenute celebri:
"Questa è stata una guerra segreta, le cui battaglie sono state perse o sconosciute al pubblico; e solo con difficoltà è compreso, anche adesso, da coloro che sono al di fuori dei piccoli alti ambiti scientifici interessati. Nessuna tale guerra era mai stata condotta dagli uomini mortali " immortalò da un lato lo sforzo britannico ed alleato per la guerra scientifica contro il nemico tedesco, dando credito al fatto che le tecniche radar britanniche fossero superiori e innovative.
Un comprensibile passaggio per giustificare opportunamente sia gli enormi investimenti effettuati sia i risultati dei programmi governativi e dei loro amministratori.
La distruzione, la sconfitta e la divisione della Germania del dopoguerra hanno reso più difficile la scoperta e l'attribuzione dell'altra parte della storia, e ovviamente il mondo scientifico e militare non era proclive a lodare gli scienziati tedeschi e riconoscerne l’innovazione tecnologica, con la sola eccezione dei razzi e della ricerca spaziale.
Per controbattere, in forma elementare, questi miti e riportare la materia alla sua giusta dimensione, si tratteranno quattro punti: il primo toccherà alcune teorie e storia della radio dai suoi inizi alla Prima guerra mondiale, il secondo lo sviluppo delle strategie difensive tedesche (soprattutto della Luftwaffe) e quindi l'esistenza del radar tedesco, il terzo contrapporrà lo stesso approccio britannico, il quarto un riesame alla luce della trattazione generale.

 

Il focus di questa analisi è pertanto sulla Germania e la Gran Bretagna pre-guerra; confrontando e contrastando dottrine e tecnologie esistenti prima delle ostilità.

 

La tecnologia della radio

 

Le teorie e le conoscenze scientifiche sulla tecnologia del radar sono disponibili dal 1887 quando Heinrich Hertz in Germania scoprì l'esistenza delle onde radio.
Il percorso di ricerca che porta a questa scoperta ha avuto inizio con la teoria del campo elettromagnetico di James C. Maxwell, sviluppata intorno al 1850, che ha teorizzato che esistevano raggi invisibili, ossia non visibili all'occhio umano, generati da correnti elettriche oscillanti. La ricerca di altri tipi di radiazioni è stata una feroce concorrenza scientifica che ha portato alla scoperta dei raggi X di Roentgen e culmina con la scoperta di Hertz dello spettro elettromagnetico.
Hertz sperimentò con scintille elettriche e nel 1888 scoprì che una scintilla che scoccava da due sfere di metallo in una spira di filo metallico poteva indurre un'altra scintilla tra altre due sfere metalliche grazie ad una spira simile, posizionata a pochi metri di distanza. Questo semplice effetto ha avuto enormi ed imprevedibili implicazioni e ha aperto un'alternativa al telegrafo a filo, il wireless. Guglielmo Marconi più che sviluppare nuove teorie elaborò il principio un decennio più tardi, ma la sua vera intuizione fu quella di registrare comunque e subito i risultati raggiunti e sollecitare il relativo brevetto britannico a tutela del suo progetto, ottenuto in extremis grazie ai collegamenti ed alle risorse finanziarie di cui disponeva.

 

Grazie a tale astuta premessa, già nel 1898 le stazioni della Marconi assicuravano le comunicazioni attraverso la Manica in concorrenza con il tradizionale telegrafo. L’iniziativa di Marconi, come impresa commerciale più che come scoperta scientifica, soddisfaceva le esigenze di comunicazione globale dell’Impero Britannico.
Va notato come l’invenzione di Marconi fosse stata immediatamente contestata, e rivendicata da altri, ed in qualche caso copiata, ma la protezione del brevetto inglese assicurò a Marconi il successo commerciale e, finanziario, quasi sempre in condizioni di monopolio.
La prosperità di Marconi e delle sue imprese fu assicurata nel 1909 dall’ assegnazione del premio NOBEL, ma poco è noto – soprattutto in Italia – che il premio fu assegnato, condiviso, sia a Marconi che al tedesco Karl F. Braun per il loro lavoro nell'ambito della radio. Da questo binomio si svilupparono due gruppi commerciali rivali, la società Marconi in Gran Bretagna e la società Telefunken in Germania, ambedue dedicate alle forniture militari nei rispettivi paesi, ed all’ esportazione di beni e servizi nelle are di rispettiva influenza. Marconi con una netta prevalenza – anche strategica – negli stati Uniti.

 

L'idea del radar

 

Nei propri esperimenti sulle onde radio, Heinrich Hertz notò che gli oggetti circostanti interferivano con le onde radio. Alla fine del secolo, i fenomeni dell'interferenza erano abbastanza noti per gli scienziati per poter teorizzare come usarla. Nel 1900, Nikola Tesla teorizzò un sistema che avrebbe utilizzato le onde radio riflesse per individuare gli oggetti e anche per misurare la loro distanza. Tesla definì il concetto come: "Quando alziamo la voce e sentiamo un'eco in risposta, sappiamo che il suono della voce deve aver raggiunto un muro o un ostacolo distanti e deve essere stato riflesso dagli stessi. Un'onda elettrica si riflette proprio come il suono, e le stesse prove possono essere utilizzate per determinare la posizione o il percorso di un oggetto in movimento come una nave in mare ".
Tesla per i suoi trascorsi ed addirittura per le sue posizioni e militanze politiche non godeva di credibilità né di sponsors o risorse finanziarie); le sue teorie e soluzioni sono state dimenticate per essere riscoperte di volta in volta negli anni successivi. Come per qualsiasi teoria rivoluzionaria, per dimostrare la validità del concetto e passare alla fase di industrializzazione era necessario superare sia pregiudizi che ostacoli tecnici.
Sino all’ inizio del 1900 la radio subiva l’impossibilità di generare segnali di grande potenza e meno amplificare i deboli segnali ricevuti. Nel 1904 l'invenzione delle valvole a vuoto fornì i mezzi sia per amplificare i deboli segnali radio ricevuti sulle antenne sia per generare segnali radio di potenza. Una variante altrettanto importante del tubo elettronico è stata l'invenzione del tubo a raggi catodici nel 1897 dal tedesco Karl F. Braun, che ha perfezionato la tecnica di presentare visivamente traiettorie di elettroni su vetro fluorescente.
Nella storia del radar il fatto meno noto, ma eclatante, è che nel 1904 il tedesco Christian Hülsmeyer ottenne un brevetto britannico per un “telemobiloscopio”, che era un "apparecchio di proiezione e ricezione dell'onda hertziana ... per avvertire la presenza di un corpo metallico come una nave o un treno". Non solo una teoria, ma un prototipo che venne messo alla prova nella mattina del 10 giugno 1904, dal ponte del Reno a Colonia, con una dimostrazione pubblica, sia con potenziali utenti sia con la stampa, che ne dette ampio ragguaglio. I tecnici di varie compagnie di navigazione ritennero trattarsi della dimostrazione convincente di una nuova tecnologia e della sua pratica applicazione, visto che una nave dotata di questo sistema avrebbe potuto individuare per tempo un ostacolo od altra nave fino a 5 chilometri di distanza.
Malgrado l’interesse concreto di armatori ed industriali, il progetto si arenò per una durissima campagna messa in atto dalla compagnia Marconi che minacciava gli interessati di violare gli accordi precedenti con la stessa società Marconi, che peraltro riguardavamo il servizio radio. Il mondo armatoriale, prima ancora che l’industria, aveva difficoltà a discernere tra sistema di ricerca e scoperta a onde hertziane ed il concetto di rilevamento radio, difficoltà su cui abilmente giocò la Marconi.

 

Immagine Allegata: Hulsmeyer.jpg
illustrazione della richiesta di brevetto di Hülsmeyer (1904)

 

Agli armatori sembrava assurdo “spendere due volte per gli stessi risultati”. Probabilmente un errore di marketing di Hülsmeyer che tardivamente cercò l’appoggio ed il sostegno finanziario della Marina tedesca, che respinse la proposta. Hülsmeyer, privo di mezzi, abbandonò poi completamente il settore e la sua scoperta passò nel dimenticatoio, anche se l’ufficio brevetti statunitense la oppose anni dopo a Tesla quando lo stesso presentò una richiesta per i suoi apparati.
È importante il fatto che già nel 1904 il concetto di radar fosse non solo stato dimostrato e brevettato, ma ne esistesse un prototipo funzionante. Le soluzioni di Hülsmeyer hanno stabilito concetti moderni che non sarebbero stati ripresi per altri trent' anni, ma tali soluzioni si intersecarono continuamente con quelle di Marconi e di Tesla.Sua, tra l’altro, l’idea di montare l’antenna sull’albero di una nave per misurare la distanza e la rotta di un bersaglio, poi ripresa nella Seconda Guerra Mondiale.
Non è tanto un’interessante speculazione riflettere su come questa invenzione avrebbe cambiato avvenimenti come la perdita del Titanic o la tattica della battaglia dello Jutland, quanto riflettere se sia stato possibile per un gruppo del peso e della forza della Marconi - che tanto si spese per osteggiare l’ adozione del sistema da parte degli armatori e scoraggiarne l’ interesse industriale - dimenticarne la validità e la conoscenza. Ccredo sia un dubbio più che valido conoscendo l’intraprendenza del gruppo Marconi e la sua capacità di lobby di sfruttare progressivamente le capacità.

 

I primi impieghi della radio in mare

 

Dallo stesso momento della scoperta della radio, le Marine mostrarono il proprio grande interesse per un sistema capace di rivoluzionare le operazioni navali. Sia la Marconi che la Telefunken per sostenere le loro nuove imprese poterono immediatamente contare su succose commesse navali. Già nel 1903 Marconi sottoscrisse un accordo di 11 anni con l'Ammiragliato britannico per l'utilizzo del suo sistema, mentre nel 1904 la Telefunken aveva già installato 75 apparati su unità militari tedesche e costruito 11 stazioni navali costiere. Pur considerando rivoluzionario l'uso della radio, le marine interessate non valutarono appieno le sue potenzialità nel combattimento navale. Era facile intuire il suo impiego per le comunicazioni tra gruppi navali e con la terra, ma meno se ne compresero le sue applicazioni come strumento di comando e controllo. Fu subito chiaro che le azioni navali non dovevano più sottostare ai soli contatti visivi, ma più importante, il comando a terra poteva mantenere un contatto costante con la flotta e partecipare alle azioni navali in mare.
Queste opzioni di comando e controllo hanno generato altre necessità, dalla crittografia alla decodificazione, alla violazione dei codici. Da allora l’esito degli scontri dipese anche dall'abilità e rapidità nella decifrazione dei messaggi avversari così come dallo sviluppo e dalla precisione dei rilevamenti radiogoniometrici, necessità che hanno segnato la nascita dello spionaggio elettronico.

 

Immagine Allegata: Radiogoniometro Marconi.jpg
Radiogoniometro Marconi Bellini-Tosi prodotto intorno al 1916 dalla Marconi’s Wireless Telegraph Co. Ltd. Veniva usato sia dalla Royal Navy che British Army per rilevare la posizione delle stazioni trasmittenti tedesche. Dette ottimi risultati per l’individuazione di sommergibili, unità di superficie e dirigibili d Zeppelin.

 

All'inizio della prima guerra mondiale, sia la Germania che l'Inghilterra erano i leader nella tecnologia radio.
Entrambi i paesi avevano costruito potenti stazioni radio in patria, nelle colonie e comunque nelle dislocazioni oltremare comprendendo appieno il valore strategico della tecnologia. Nel 1914 la Gran Bretagna iniziò a costruire una catena di stazioni radiogoniometriche in tutta l’estensione delle coste del paese, che permise agli inglesi di intercettare e tracciare l’origine delle trasmissioni avversarie. Gli inglesi furono in grado di individuare le trasmissioni agendo su una base di rilevamento spaziata di 10 chilometri, e riuscirono persino a realizzare e operare clandestinamente una stazione di localizzazione radio in Norvegia, a Oslo, per ottenere una migliore tracciabilità sulle navi operanti dalle basi navali tedesche di Kiel e Wilhelmshaven.
I tedeschi dettero invece la priorità allo sviluppo di un capillare sistema di comando e controllo radiofonico per le operazioni della loro flotta. Questa peculiarità, con un intenso traffico radio monitorato costantemente da parte britannica, è divenuta il fattore chiave per il blocco della Marina tedesca. La flotta britannica veniva messa in allarme tempestivamente in modo da poter configurare a seconda dei casi una squadra di intervento superiore a quella tedesca.
La qualità dei segnali intercettati era talmente buona che l’Ammiragliato britannico poteva essere informato ogni mattina sulla posizione della nave ammiraglia tedesca
Le intercettazioni permisero alla squadra britannica di uscire in mare proprio nel momento giusto per ostacolare l’uscita della flotta tedesca, dando luogo alla battaglia di Jutland nel maggio del 1916.

 

Immagine Allegata: tracciato-min.jpg
Tracciato dei rilevamenti di due dirigibili tedeschi per mezzo di radiogoniometri Marconi il 27–28 novembre 1916. Nel caso specifico l’accuratezza dei rilevamenti permise l’intercettazione e l’abbattimento dei due Zeppelin, nelle due posizioni indicate con crocette.

 

I tedeschi avevano peraltro compreso che i loro segnali venivano intercettati, ma si trovarono in difficoltà a limitare il traffico radio necessario per una flotta di quelle dimensioni. Durante la battaglia del Jutland, misero in atto misure di inganno, commutando il trasmettitore della nave ammiraglia e trasmettendo falsi segnali da terra. L'inganno fu efficace, ma il volume delle trasmissioni mise peraltro in allerta gli inglesi.
I britannici, da questa loro esperienza nella prima guerra mondiale, puntarono sulla necessità di mantenere e sviluppare continuamente un sofisticato sistema di intercettazione dei segnali, unito alla capacità di decrittazione, per monitorare i movimenti nemici attraverso stazioni radiogoniometriche. L'intercettazione ed interpretazione dei segnali rimase un fattore fondamentale della strategia britannica, che contava su un tempestivo allarme per distruggere o contenere con forze sufficienti la Marina tedesca e, più tardi ma prioritariamente, gli aeromobili.

 

Per ragioni di spazio e di attinenza, campo preminentemente navale ed analisi dei diretti alleati/avversari dell’Italia, si tralasciano alcuni passaggi, in parte gli studi e gli sviluppi delle altre branche, sia in Inglesi, che tedesche.In proposito, pur dovendo necessariamente prendere in considerazione alcuni aspetti delle ricerche delle forze aeree dei due paesi, vale anche la considerazione che, per quanto riguarda il Regno Unito, l’uso di radio e radar non furono preminenti per l’esercito britannico . In campo terrestre l’esercito britannico non percepì né utilizzò il potenziale della radio per uso tattico, e meno strategico, a causa della natura stagnante della guerra di trincea. Per i tedeschi, al contrario, l'uso estensivo della radio sul fronte orientale fu una preziosa esperienza che più tardi ne fece lo strumento essenziale per la guerra mobile, base per la successiva dottrina di Blitzkrieg.

 

Nell'aria…
L'uso di aerei e dirigibili nella prima guerra mondiale portò allo sviluppo della tecnologia radio creando nuove applicazioni, diverse da quelle navali, con l’alleggerimento e la semplificazione degli apparati; ed ai richiamati autori manca la memoria della grave mancanza di apparati radio sui caccia della Regia Aeronautica della Seconda guerra mondiale, carenza forse ancor più grave del radar.
Nel caso degli aerei, la dimensione e la lunghezza delle antenne ed il peso delle apparecchiature radio le relegavano al solo impiego su grandi velivoli che potessero non solo imbarcare un operatore ma anche generare una potenza elettrica adeguata. I tedeschi compresero rapidamente il vantaggio della combinazione tra radio e dirigibili Zeppelin per missioni di ricognizione navale e per missioni strategiche di bombardamento. Il primo utilizzo della radio era per gli avvistamenti, il secondo per la radio-navigazione; i tedeschi compresero rapidamente che l’accurata determinazione della posizione era vitale sia per le missioni di ricognizione che per i bombardamenti notturni. Sperimentarono sia apparati di radionavigazione basati a terra che a bordo di dirigibili Zeppelin, sebbene con risultati contrastanti in termini di precisione. Riscontrato che condizioni atmosferiche e di propagazione potevano causare errori di molte decine di chilometri, si dedicarono allo studio di possibili correzioni.I britannici, d'altra parte, avevano capito che attraverso le loro stazioni radiogoniometriche potevano seguire i movimenti dei dirigibili per poi lanciare efficaci missioni di intercettazione.
Lo sviluppo del sistema di intercettazione delle comunicazioni e di radiogoniometria era affidato alla Marconi; nel novembre del 1916 le stazioni britanniche della Marconi seguirono e contribuirono alla distruzione di un dirigibile Zeppelin tedesco sopra il Canale della Manica usando le trasmissioni dello stesso dirigibile.Entrambi i paesi nella prima guerra mondiale grazie alla radio fecero tesoro di preziose lezioni. I britannici, grazie alla loro catena di stazioni radiogoniometriche, riuscirono a monitorare i movimenti della flotta tedesca e dei mezzi aerei per poi coordinare le proprie azioni difensive e offensive, anche se l’intercettazione dei segnali radio come allarme ed intervento, è stato in vari modi sfruttato da tutte le forze in lotta.
Entrambi i contendenti capirono la necessità di sistemi di telefonia mobile, soprattutto per la guida di aerei da caccia. La radio divenne una tecnologia onnipresente, a volte semplice e scontata come strumento di comunicazione altre volte divenne lo strumento chiave per sfruttare il potere militare in forma non convenzionale.L’ intercettazione e valutazione dei segnali radio diede importanti contributi già nel lento andare della prima guerra mondiale ma assurse a strumento essenziale nella seconda guerra mondiale. Durante la prima guerra mondiale i soli segnali radio fornirono ai comandi navali le giuste posizioni delle unità nemiche, permettendo in parallelo anche il tracciamento dei velivoli quando dotati di apparati radio. Nella 2^GM sia la radio, ma soprattutto la sua evoluzione, il radar permisero un tracciamento ancor più accurato del nemico, mentre le intercettazioni continuarono ad essere un fattore determinante di allarme e difesa. Il radar costituì il passo logico nell'evoluzione della tecnologia radio.
La conoscenza e le basi teoriche per la costruzione del radar esistevano già prima della prima guerra mondiale e sarebbero servite solo volontà e preveggenza per metterlo a punto, e industrializzarlo, e questo non può che gettare ombre proprio sulla Marconi. Stanti anche le dichiarazioni, addirittura sibilline, fatte da Guglielmo Marconi a partire dagli anni 20 e le successive promesse fatte a Mussolini “…avrete uno strumento per vedere – e combattere – di notte...”.

 

Il percorso e l’evoluzione dei tedeschi

 

Le clausole del Trattato di Versailles del 1919 avevano l'obiettivo di porre fine al potere militare della Germania ma tale trattato presentava la debolezza di una pratica mancanza di restrizioni per servizi civili e per l’industria, ancor più marcata nel successivo accordo di Parigi del 1926, che rimosse ogni vincolo per determinati settori. D’ altra parte, già dal 1920 il generale Hans von Seeckt, ai vertici del Ministero della Difesa, stava cercando la chiave per ripristinare il potere militare tedesco, collocando militari in posizioni civili di controllo, ed il citato accordo di Parigi del 1926 fornì la cortina dietro la quale preparare segretamente il riarmo tedesco.
Quando Hitler con il partito nazista prese il potere nel 1933, con tali premesse poterono contare da subito con una struttura militare e scientifica aggiornata, capace di supportare e gestire i programmi di riarmo, all’ inizio ancora segretamente e poi apertamente dalla denuncia del trattato nel marzo del1935: è difficile, limitandosi al radar, quale servizio avesse le responsabilità o capacità al riguardo.

 

Limitazioni tecniche e politiche, analogie con l’Italia

 

Il rapido e ambizioso programma di riarmo nazista, tanto scontato e scoraggiante per osservatori superficiali, è stato condizionato da gravi problemi strutturali nell'ambito dell'economia tedesca. La situazione economica della Germania degli anni '30 era condizionata dalle carenze di materiali e di valuta convertibile per l'acquisto di materiali strategici.L'unica risorsa naturale della Germania era il carbone; tutto il resto doveva essere importato.Materie prime e beni strategici dovevano essere acquistati con valuta convertibile ed erano comunque oggetto di blocco. Per acquisire valute “dure”, i tedeschi dovevano mantenere una forte produzione industriale di beni di esportazione, che limitava la dimensione dei programmi di riarmo.
Quale differenza con l’Italia?

 

Un’Italia che non aveva materie prime da esportare, come il carbone, ma in cambio avrebbe potuto giocare su industrie di trasformazione, per il basso costo della mano d'opera, e soprattutto, sino al 1936, non era soggetta a condizioni di embargo.
Molti autori dimenticano sia la posizione antitedesca e filoinglese dell’Italia sino alla conferenza di Stresa sia la perdurante benevolenza statunitense (sino a guerra iniziata).In quegli anni si stava lavorando sul radar, e più in generale sull’industria elettro/elettronica, con Marconi protagonista sulle due sponde dell’Atlantico: i nuovi storici si sono mai chiesti perché Marconi, tanto in auge e tanto onorato e retribuito dal regime non contribuì allo sviluppo dell’elettronica in Italia?
Tutto cambiò evidentemente con l’avventura etiopica e le conseguenti “inique sanzioni” che ridussero l’Italia nelle stesse condizioni della Germania soggetta al trattato di Versailles. A prescindere dal fatto che malgrado le sanzioni investitori inglesi avevano ancora posizioni di rilievo se non di controllo nell’ industria italiana, ed in particolare in quella bellica, come si può pensare che l’Italia, come paese/sistema detenesse primati e si potesse lanciare in sviluppi tecnologici avanzati, comprese rivoluzioni industriali, come quelli del radar?
Una posizione politicamente e strategicamente assurda, quella dell’ Italia, sanzionata dagli inglesi ed emarginata dai nuovi alleati, i tedeschi, che mai ci misero al corrente di loro sviluppi, non parliamo solo del radar, citiamo per esempio – tra i fattori critici - i trattamenti termici degli acciai, la saldatura degli scafi, i motori diesel veloci a 4 tempi, il munizionamento antivampa e senza fumo, le mine ad influenza e gli acciarini magnetici per siluri, i siluri elettrici.
Quell’ Italia che non volle, seppur sollecitata da tutti, potenziali nemici e falsi alleati, mantenere la posizione di non belligeranza.
Eppure si trattò di uno dei periodi economici, e di peso politico, migliori del nostro paese. Le priorità tedesche, e l’alternanza delle stessePer gli stessi rapporti personali all’ interno delle gerarchie naziste, la priorità del riarmo tedesco fu assegnata alla Luftwaffe, una forza da costruire da zero, senza zavorre da trascinare, che i nuovi strateghi pensavano di orientare ai bombardamenti strategici, così come i loro omologhi in America e in Gran Bretagna.
Una Luftwaffe pensata anche per fornire l’appoggio essenziale gli altri servizi, ma basata sui bombardieri strategici quali arma decisiva Nel 1936, ci si rese conto che l'industria aeronautica tedesca non aveva i progettisti e la capacità industriale per costituire creare una flotta strategica da bombardamento, e si ripiegò su velivoli tattici e bombardieri bimotori. La tradizione della Germania quale potenza continentale influenzava il pensiero strategico. In ogni conflitto, i tedeschi si erano trovati a fronteggiare la immediata minaccia terrestre, non quella navale, ed ora dovevano pensare a quella aereaLa Luftwaffe doveva occuparsi della guerra aerea per non compromettere la guerra terrestre.
L’obiettivo strategico della Luftwaffe dal 1933 al 1939 era la dissuasione, sia della Polonia che della Francia, da un attacco preventivo contro il Reich, sostenendo che il modo migliore per proteggere il paese fosse attraverso operazioni aeree offensive e non in misure difensive. Il radar, in questa ottica era un’arma difensiva, ed al riguardo l’intelligence dell’US Army dopo la guerra valutò che i vertici della Luftwaffe ritardarono lo sviluppo di sistemi di allarme e di controllo perché non indispensabili per le operazioni offensive. L'Alto Commando tedesco si concentrò sul concetto strategico di annientare gli avversari in tempi brevi e la Luftwaffe sviluppò di conseguenza una dottrina di operazioni puramente offensive. Doveva essere evitata la possibilità di una guerra di attrito difensiva, rendendo pertanto superflua per il Reich l’acquisizione di sistemi di difesa aerea. Il bilanciamento delle necessità e l’indirizzo offensivo si scontravano con la realtà economica del tempo.
La Germania non aveva risorse per perseguire contemporaneamente strategie offensiva e difensiva, se non a scapito della componente di offesa. La Luftwaffe ha pertanto osteggiato qualsiasi progetto che potesse compromettere l’incremento del potenziale offensivo, linea di pensiero consona alla tradizione militare tedesca dove l'offensiva è la migliore difesa. Gli anni di evoluzione e ricostruzione delle FFAA tedesche hanno coinciso con la guerra civile spagnola, che fornì alla Luftwaffe il terreno di prova per nuovi aeromobili e tattiche. Da questo impegno i tedeschi appresero lezioni preziose, ma parziali ed in qualche caso fuorvianti.Probabilmente la nozione più nota fu la necessità di un coordinamento tra le forze aeree terrestri e tattiche, con l'installazione di radio sui velivoli e ufficiali di collegamento Luftwaffe in unità di terra in modo che le unità aeree potessero essere direttamente controllate dalle unità di terra, ma emerse anche la difficoltà di trovare e colpire obiettivi durante la notte o con scarsa visibilità nonché ad utilizzare sistemi di radio guida (anche se praticamente in assenza di contromisure). Ciò attivò nuovi studi, portando tra l’altro al sistema di puntamento Knickebein poi utilizzato con successo nella battaglia britannica, ma la guerra civile spagnola ha evidenziato altri limiti della strategia unica ed assoluta dei bombardamenti, dimostrando la necessità e l’efficacia della caccia e di sistemi di difesa in grado di minimizzare gli effetti del bombardamento strategico.
Tra questi lo sviluppo di sistemi di allerta, quali il radar.




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