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I pionieri dell'armamento marittimo

06.01.2015 - 19:15 | Long John Silver in Articoli

di Mario Macciò
Conversazione tenuta il 18 novembre 2000 ai soci AIDMEN presso i locali della Confraternita di San Giovanni Battista de'Genovesi in Roma

Il tema che mi è stato proposto "I pionieri dell'armamento marittimo" porta ad un momento di riflessione, sotto il profilo storico e strutturale.
Sotto il profilo storico -quello culturale ne verrà di conseguenza- per un'attenta indagine sullo "status" del trasporto marittimo, è d'obbligo allargare il nostro esame alla situazione in cui si trovava la nostra Penisola, che Metternich aveva definito una "espressione geografica" nel 1815.
Il cosiddetto "senso della storia" per raccontare la vita del tempo e, quindi per dare un giusto valore all'impostazione del tema, ci porta ad affrontare, con stile agile, una letteratura di notevole spessore.
I diversi staterelli di questa "Italietta" gestivano ciascuno un loro trasporto marittimo per collegare il Continente alle isole di loro appartenenza: il Regno delle Due Sicilie, Napoli con Palermo; il Regno di Piemonte con la Sardegna; il Granducato di Toscana con l'Elba, e così via.
I primi gestori di questo trasporto si chiamano a Napoli Maurizio Dupont e Giorgio Sicard; a Genova Giobatta Torazza e Antonio De Ferrari; a Livorno Bruno e Wallich; a Palermo Beniamino Ingham.

Immagine Allegata: pionieri_2.jpg
Cartoline pubblicitarie d'epoca

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L'informazione navale fra '800 e '900

06.01.2015 - 00:45 | Long John Silver in Articoli

di Achille Rastelli
Intervento presentato al convegno “Conoscere il nemico – Apparati di intelligence e modelli culturali nella storia contemporanea” tenuto a Milano presso la Sala Convegni di Banca Intesa il 2-3-5 aprile 2003.

Immagine Allegata: info_navale_1.jpg
Samuel Pepys spiega un modello di nave ai lord dell’Ammiragliato. Tratto da: C. Hamilton Ellis, A picture history of ships

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Ricorrenze: la tragedia del veliero-scuola "Pamir"

05.01.2015 - 00:40 | Long John Silver in Articoli

di Enzo Scalfarotto e Giovanni Panconi

A cinquant’anni dalla tragedia del famoso veliero-scuola “Pamir” è doveroso un ricordo alla memoria del Comandante Johannes Diebitsch e dei suoi ufficiali, marinai ed allievi che perirono nel naufragio, avvenuto nell’oceano Atlantico a causa del violentissimo uragano “Carrie”. Il veliero aveva un equipaggio di ottantasei uomini e solo sei di essi si salvarono.
La ricorrenza ci spinge a ricordare l’origine di questo veliero, la lunga e tragica carriera, i passaggi di proprietà e le sue caratteristiche tecniche.

Immagine Allegata: pamir-01.jpg
Il “Pamir”a rimorchio entrando in porto con velatura ridotta e gran pavese

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Il Contributo italiano alle navi dell'Aliyah Beth 1945-1948

04.01.2015 - 22:55 | Long John Silver in Articoli

di Achille Rastelli
Presentato al Convegno AIDMEN tenuto a Roma il 17 novembre 2007 presso la Confraternita di San Giovanni Battista de’ Genovesi.
Dallo stesso convegno vedere anche La Scuola nautica del Bethar di Enrico Ciancarini.

Sostenuti dal sogno del Movimento sionista del focolare ebraico e spinti dalle paure degli anni Trenta diventate poi la realtà della Shoah, circa 125.000 ebrei affrontarono il pericoloso viaggio per mare nel periodo 1934-1948 nonostante i numerosi ostacoli posti dalla dura opposizione del Governo britannico.
All’inizio gruppi sionisti organizzarono e addestrarono dei giovani nei paesi europei e iniziarono a farli arrivare in Palestina, fra questi gruppi c’era già il Mossad e il Bethar. Il mandato inglese su quel territorio era stato assegnato in seguito alla Grande Guerra a cui era seguita la dichiarazione Balfour che aveva promesso una casa nazionale agli ebrei. La popolazione ebrea era dell’11% nel 1922 ed era salita al 30% nel 1937. Iniziarono le ostilità da parte degli arabi e che portarono a migliaia di morti. Per tentare di calmare la situazione gli inglesi introdussero delle limitazioni all'immigrazione ebraica mettendo nel 1939 il tetto di 75.000 immigrati per i successivi cinque anni.
Immagine Allegata: alyahbet_01.jpg
L’EMANUEL con la bandiera ufficiosa ebraica

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La fotografia come fonte per la storia navale

04.01.2015 - 22:30 | Long John Silver in Articoli

di Achille Rastelli
Tratto da La fotografia come fonte per la storia navale, in Le fonti per la storia militare italiana nell’età contemporanea, Roma Luiss 16-17 dicembre 1988, Roma, MBCCAA, 1993.

L'argomento poteva sembrare inconsueto nel 1988, ma da allora sono passati quasi vent'anni e la fotografia è ormai diventata una fonte primaria per la ricerca storica. Una ricerca nasce dall'esame critico di tutti i documenti che è possibile rintracciare relativamente ad un periodo o ad un avvenimento. Fra questi documenti da più di 140 anni c'è la fotografia e da almeno 90 anni anche la cinematografia.
La fotografia è una fonte d'informazione fredda e apparentemente incapace di comunicare alcunché, limitata come immagine in quanto inquadra solo un aspetto della scena, quello colto dall'obiettivo, e soprattutto statica: ciò che avviene un secondo prima o un secondo dopo per la foto non esiste. E' quindi un documento pieno di limiti, ma ha un vantaggio enorme rispetto ai documenti scritti: ciò che si vede è vero senza alcun dubbio, l'unica incertezza essendo la dimensione della verità fotografata e i suoi rapporti con le altre fonti; essa aiuta a stabilire l'autenticità maggiore o minore di altri documenti e fornisce una prova tangibile di ciò che è, o di ciò che è avvenuto.

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